Rino Cammilleri è un apologeta. La sua missione è dunque quella di difendere la fede cristiana dimostrandone la razionalità, l'effettiva origine "rivelata" e divina. Per raggiungere il proprio scopo, un apologeta deve trovare argomentazioni razionali, non può ricorrere soltanto ad argomenti morali o religiosi.
Cammilleri è dunque un apologeta, e la sua apologetica non disdegna di assestare colpi decisi a quelli che considera nemici del Cristianesimo, con articoli pubblicati su
Il Giornale, sul periodico di apologetica
Il Timone e sul suo blog personale, «
Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea». Sono sempre articoli sapidi e decisi, ma spesso Cammilleri incappa di errori, tanto più irritanti quanta maggiore è l'intransigenza e la protervia dell'autore.
Ma, come dice l'adagio, "errare è umano". Solo che l'adagio completa saggiamente "perseverare è diabolico". La saggezza antica, del resto, vorrebbe che si imparasse dai propri errori, quantomeno adottando una maggiore prudenza nel trattare temi coi quali ci si è già scottati.
Umano errareIl 18 ottobre 2009, Cammilleri pubblica il post «
Ipazia» sul suo blog. Siamo all'epoca della petizione per far uscire nelle sale italiane il film
Agora, che narra della morte della scienziata e filosofa alessandrina Ipazia. Cammilleri si dimostra fedele al titolo del suo blog, "Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea" — dove per veleni si intendono tutte le argomentazioni che possono dar fastidio al Cristianesimo.
Il post inizia con la dichiarazione di intenti.
Poiché non pochi lettori mi avvisano dell’appello in circolazione circa un film su Ipazia, l’intellettuale pagana trucidata da un gruppo di cristiani verso il 415, ecco come andò la cosa
Cammilleri ha scoperto che alcune persone (schegge impazzite di "cultura contemporanea"?) hanno fatto circolare un appello riguardo la scienziata alessandrina uccisa dai cristiani nel 415, e vuole spiegare ai suoi lettori che le cose andarono diversamente. Del resto come potrebbe un apologeta ammettere le colpe della Chiesa? E questa questione di Ipazia sembra essere dannatamente seria, tanto che Cammilleri precisa:
(mi sono consultato, per vostra sicurezza, con Vittorio Messori).
Cammilleri sa bene com'è andata la storia di Ipazia, ma per la sicurezza
dei suoi lettori, ha pensato bene di consultare un esperto in materia. Uno storico? No, un altro apologeta, anzi il capo degli apologeti,
Vittorio Messori (a chi fosse interessato alle disavventure apologetiche di Messori, consiglio la
serie di post su Zola).
Cammilleri spiega che la morte di Ipazia non fu dovuta alla intolleranza religiosa, all'azione del "santo" e "dottore della Chiesa" Cirillo, vescovo di Alessandria, ma a motivi politici: alcuni cristiani
fanatici ed
eretici, i parabolani, sarebbero
sfuggiti al controllo di Cirillo che cercava di
tenerli a bada, e avrebbero ucciso barbaramente Ipazia, che era la
favorita del prefetto Oreste. Per giustificare il vergognoso atto, Cammilleri butta nel calderone l'astio anti-bizantino degli egiziani con conseguente invasione araba. L'apologeta chiosa: «Cirillo seppe del linciaggio a cose fatte». E il caso è chiuso.
Ma è chiuso davvero? Il problema, come al solito, è costituito dalle fonti. Conta poco quello che pensa lo storico moderno, se non è sostenuto dalle fonti. Ancor meno conta quello che pensa un apologeta, che per definizione deve dimostrare l'innocenza dei cristiani e del Cristianesimo, non ricostruire la realtà dei fatti.
Quindi Cammilleri deve basarsi su fonti antiche. Probabilmente quelle suggeritegli da Messori, ma sempre fonti antiche devono essere. E quale sarebbe la fonte di Messori? Ce lo dice lui stesso all'inizio del post:
Racconta Eusebio di Cesarea che Ipazia non fu uccisa per ordine di s. Cirillo di Alessandria né per motivi religiosi bensì politici.
Eusebio di Cesarea? Eusebio di Cesarea, storico della Chiesa, morì nel 340. Vale a dire 75 anni
prima della morte di Ipazia. Sarebbero queste le fonti di Cammilleri e Messori?
Ma l'errore di Cammilleri non si riduce a questo. Non ripeto tutto quello che ho
scritto altrove, ma i parabolani non erano eretici (erano la guardia personale di Cirillo), non erano sfuggiti al suo controllo (egli li utilizzava come gruppo di pressione fisica sui suoi nemici, cristiani novaziani ed Ebrei), Ipazia non era la favorita di Oreste (ma una sua consigliera), infine, la popolazione di Alessandria non era ostile a Oreste (furono gli alessandrini a salvarlo quando i parabolani cercarono di ucciderlo).
Quattro giorni dopo il primo post, Cammilleri ne scrive un secondo, «
Ipazia-bis», in cui ammette l'errore di Eusebio, causato dall'aver scritto il testo "frettolosamente" e a "memoria", ma senza spiegare quale sarebbe la fonte della sua ricostruzione. Come fanno gli apologeti, Cammilleri ammette solo l'inevitabile, ma non si degna di fornire le fonti né ammette di aver sbagliato in toto, anzi, attacca anche quelli che si sono permessi di fargli notare lo strafalcione.
Strafalcione che, come l'erba maligna, si è propagato tra altri apologeti (come nel caso del
post di Roberto Manfredini), mentre l'ammissione di errore di Cammilleri è rimasto limitato al suo blog.
Diabolico perseverareSei mesi dopo l'infelice post, Cammilleri si trova a scrivere sullo stesso tema per
Il Giornale. Si spererebbe che abbia imparato dai suoi errori, ma già il titolo dell'articolo «
Ipazia la "martire" usata come clava contro i cristiani. In barba alla storia», non fa sperare in nulla di buono.
Cammilleri ricorda che sia
Alejandro Amenábar, regista di
Agora, che
Ridley Scott, regista di
Le crociate, abbiano voluto girare due film di denuncia del fanatismo e dell'intolleranza religiosa, ma si lamenta del fatto che i due registi abbiano scelto due episodi della storia "nera" del Cristianesimo (la morte di Ipazia e le crociate). Per Cammilleri non avrebbero dovuto rivangare «cose avvenute mille e rotti anni fa»; per l'apologeta, infatti non sono i musulmani e la scienza ad essere minacciati oggi, ma il Cristianesimo stesso. E per questa ragione Amenábar e Scott hanno fatto scelto male il loro obiettivo: i cattivi oggi sono i musulmani.
Il ragionamento di Cammilleri è però sbagliato. Se Scott e Amenábar avessero fatto due film sulla condizione femminile nell'Islam o sul terrorismo islamico, questi sarebbero stati inevitabilmente letti come critiche al fondamentalismo islamico e alla visione oscurantista dell'Islam.
Non che ci sia nulla di male in questo, sia chiaro. Anzi, dovremmo ricordarci più spesso che l'Islam e tutte le altre religioni
possono e devono essere criticate per le loro posizioni oscurantiste e prevaricatrici. Spesso tendiamo a concedere alla religione un'intoccabilità cui non ha diritto.
Ma Scott e Amenábar non intendevano criticare solo il fondamentalismo islamico, bensì tutti i fondamentalismi, di ogni epoca e religione. Compreso il fondamentalismo cristiano, che infatti scelgono come esempio (anche se in
Agora né i pagani né gli Ebrei fanno una bella figura, anzi, si mostrano tutti intolleranti). E questo non perché i cristiani siano più antipatici dei musulmani, ma perché il Cristianesimo fa parte della cultura occidentale, della nostra cultura.
Se Amenábar e Scott avessero scelto di girare film sul fondamentalismo islamico, avrebbero dato allo spettatore l'impressione di essere scagionato, a pensare che l'intolleranza e il fondamentalismo non siano problemi di noi tutti, ma solo di una parte. Se i cattivi sono i musulmani e i buoni i cristiani, noi che ci immedesimiamo nei secondi siamo scagionati dalle accuse.
Invece il film di Amenábar è riuscito nel suo intento. Alla fine della proiezione, le persone sono uscite dalla sala sentendosi in disagio rispetto a quello che avevano visto sullo schermo. Da una parte la riprovazione per la violenza e l'ingiustizia, dall'altra la sensazione di essere in qualche modo colpevoli per quella violenza e quell'ingiustizia, in quanto i violenti e gli ingiusti, nella storia raccontata dal film, sono anche i cristiani.
Ma torniamo all'articolo di Cammilleri, che prosegue con un pistolotto sul fatto che la storia di Ipazia è stata rivangata solo dall'Illuminismo in poi. Il pistolotto merita solo l'annotazione di passaggio che prima dell'Illuminismo la cultura era controllata da argomentazioni religiose, e che merito dell'Illuminismo è stato quello di usare un nuovo metro per vedere il mondo: il lume della ragione, appunto. Quindi, che prima dell'Illuminismo Ipazia non fosse ricordata dai discendenti culturali dei suoi carnefici non pare una rivelazione sconvolgente.
Cammilleri deve poi smontare la fama di scienziata di Ipazia:
Scienziata? Suo padre, Teone, si dava da fare coi misteri ermetici e orfici. Lei era neoplatonica e la sua «scuola» era in realtà un cenacolo ristretto in cui si insegnavano «misteri» da non divulgare ai «profani» (infatti, non rimane alcuna sua opera, quel poco che si sa lo si deve ai discepoli). Come neoplatonica era molto vicina al cristianesimo di cui apprezzava le virtù stoiche, tant’è che Sinesio di Cirene, suo alunno e ammiratore, finì vescovo.
Qui Cammilleri ricade diabolicamente nei soliti errori. Deve denigrare Ipazia, perché solo così può sminuire la tragicità della sua sorte.
Teone di Alessandria, padre di Ipazia, non fu solo un filosofo, ma anche un matematico, collegato alla gestione della Biblioteca di Alessandria. Fu autore di commenti all'
Almagesto e alle
Tavole manuali di Tolomeo e alle poesie scientifiche di Arato; produsse anche un'edizione commentata degli
Elementi di Euclide che è la versione che si è conservata fino ad oggi.
Per quanto riguarda Ipazia, lo scrittore cristiano
Socrate Scolastico afferma che «era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche. Per questo motivo accorrevano da lei da ogni parte tutti coloro che desideravano pensare in modo filosofico».
Damascio aggiunge che «la donna [Ipazia], gettandosi addosso il mantello e uscendo in mezzo alla città, spiegava pubblicamente a chiunque volesse ascoltarla Platone o Aristotele o le opere di qualsiasi altro filosofo». Dunque niente «"misteri" da non divulgare ai "profani"», come dice Cammilleri, ma una disponibilità a diffondere il sapere esemplificata da quella Biblioteca che furono i cristiani a distruggere, non Ipazia.
Oltre che filosofa, però, Ipazia fu scienziata, e Cammilleri dimentica questo aspetto. Ipaza, infatti, scrisse un commento all'
Aritmetica di Diofanto, uno alle
Coniche di Apollonio e curò l'edizione paterna degli
Elementi oltre a produrne una propria dell'
Almagesto. Inventò anche il densimetro e un modello di astrolabio. Non male per la scienza ellenistica dell'epoca.
Sulla simpatia di Ipazia verso il Cristianesimo Cammilleri non fornisce alcuna fonte (come del resto fa per tutto l'articolo), dunque non ho potuto verificare questa notizia. Resta il fatto che l'esistenza di un suo discepolo cristiano dimostra l'interesse dei cristiani verso la filosofia insegnata da Ipazia, non il contrario.
Cammilleri ripete poi il solito discorso: Ipazia morì a causa di un contrasto politico.
Suo [di Cirillo] antagonista politico era il governatore (cristiano) Oreste, il quale, da buon funzionario bizantino e, dunque, cesaropapista, riteneva che la Chiesa dovesse essere sottomessa alla Stato. Il contrasto (ripetiamo: politico) tra i due aveva creato in città partiti contrapposti, fazioni politiche che nell’età bizantina erano la regola.
Ancora una volta Cammilleri mescola le carte per poter giustificare il comportamento di Cirillo; questa volta l'odio degli Egiziani per i Bizantini non c'entra, la colpa è proprio di Oreste che era cesaropapista e voleva sottomettere la Chiesa.
Peccato che il cesaropapismo nasca circa
un secolo dopo questi fatti. All'epoca della morte di Ipazia era Imperatore romano d'Oriente Teodosio II, il quale però era minorenne e sotto la tutela della sorella
Pulcheria, una cristiana tanto devota da essere stata proclamata santa.
Peccato che fosse Cirillo ad avocare a sé i poteri che spettavano alle cariche civili, come detto dal cristiano Socrate Scolastico. Dunque neppure questa scusa è valida.
Infine, Cammilleri insiste a presentare i parabolani come un gruppo di cristiani fuori dal controllo di Cirillo:
Nel partito favorevole a Cirillo c’era un gruppo che il santo a stento riusciva a tenere a bada, i famigerati «parabolani»
Certo, almeno questa volta il nostro apologeta non afferma che erano eretici, e questo è un passo avanti. Ma raccontare che i parabolani erano una sorta di guardia personale del vescovo di Alessandria sarebbe stato problematico per la linea eretta da Cammilleri in difesa di Cirillo, e infatti si è scordato di informare i suoi lettori di questo fatto.
Forse perché un santo e dottore della Chiesa intollerante e violento è una brutta bestia per un apologeta?
Per altri post sull'argomento Ipazia, si veda il relativo tag.