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lunedì 6 giugno 2011

Parole sante

Jabez Thomas Sunderland
Dal blog Why Evolution is True, di Jerry Coyne, riporto queste parole del pastore statunitense Jabez Thomas Sunderland, dal suo libro The Bible: its origin, growth, and character, and its place among the sacred books of the world (1893).
Dunque sappiamo che una delle più diffuse e continuative lotte della razza è stata quella che ha combattuto per sfuggire ai legacci del passato e del superato, che il dominio dei cosiddetti «infallibili» libri sacri le ha sempre imposto.

Ma come può farlo? Generalmente non è in grado di farlo direttamente, ma è indirizzato a metodi indiretti. Il metodo più frequentemente usato è quello dei nuovi, e, va confessato, più o meno perversi e falsi, metodi di interpretazione. Gli uomini si autorizzano convenientemente a lasciar cadere sullo sfondo alcune delle più incredibili e obiettabili cose che i libri contengono; sviluppano una capacità meravigliosa nello spiegare contraddizioni e inaccuratezze e cose che l'aumento della conoscenza ha dimostrato non essere vere e nel leggere nei libri in un migliaio di passi ogni tipo di nuovo significato e di cosiddette «interpretazioni più profonde», per armonizzare gli insegnamenti dei libri con l'aumentata conoscenza. Ciò che realmente appartiene alla mente del lettore è attribuito a quella dell'autore. Il significato naturale e semplice delle parole è messo da parte. Interpretazioni forzate sono imposte ai brani allo scopo di obbligarli ad armonizzarsi con ciò che si presume debbano significare. Nei libri si scoprono affermazioni, dottrine, allusioni che non solo non esistono in quelle pagine, ma che sono assolutamente straniere all'epoca in cui furono scritte.
Parole sante.

E questo non solo nel caso delle profezie dell'Antico Testamento reinterpretate per adattarle alla nascente dottrina cristiana (una fra tutte quella della giovane donna incinta di Isaia 7:14 divenuta la vergine di Matteo 1:23), né nel caso di alcuni recenti dogmi cattolici, ma anche nella semplice e, direi, «quotidiana» interpretazione del testo rivelato: ogni volta che è incompatibile con la conoscenza acquisita o con la morale contemporanea, gli si adatta un'interpretazione che permette di fargli dire quello che non dice ma che convenga che dica.

Jerry A. Coyne, «Prescient words», Why Evolution is True, 3 giugno 2011.

mercoledì 7 luglio 2010

«Quale prova ti convincerebbe dell'esistenza di un dio?»

Jerry Coyne, professore del Dipartimento di ecologia ed evoluzione all'Università di Chicago e autore del libro Why Evolution is True, ha pubblicato nel suo blog un articolo intitolato «What evidence would convince you that a god exists?» («Quale prova ti convincerebbe dell'esistenza di un dio?»), che tratta delle prove che convincerebbero un ateo dell'esistenza di un dio, a confronto con quelle che convincerebbero un credente della sua inesistenza.

Coyne inizia sottolineando due differenze tra l'atteggiamento della scienza e quello della religione di fronte alle prove che possono mettere in discussione le rispettive posizioni.

La prima è che i fedeli sono "isolati" dalle prove a sfavore della loro religione, in modo che non vi entrino mai a contatto. A tal proposito non posso che sottolineare come la non-storicità di molti libri della Bibbia ebraica/Antico Testamento non sia una verità diffusa al di fuori della cerchia degli esperti del settore, come pure la loro derivazione da testi e tematiche diffuse tra le civiltà del Vicino Oriente; allo stesso modo, ai fedeli non sono spiegate le contraddizioni tra le narrazioni evangeliche, né quelle narrative né quelle teologiche.

La seconda è che i fedeli tendono comunque a non prendere in considerazione le prove contro la loro fede. Coyne è un biologo, e dunque fa l'esempio dell'evoluzione, una teoria scientifica supportata da tonnellate di prove e da nessuna confutazione, ma rifiutata dal 60% degli statunitensi perché ritenuta incompatibile con il racconto biblico (e in Italia la situazione non è poi migliore).

Coyne riassume la differenza nell'approccio tra scienza e religione:
La religione non è un mezzo per conoscere perché non possiede un metodo per riconoscere ciò che è falso. E senza questo metodo, non si può capire di avere ragione. È per questo che la scienza permette di far avanzare la conoscenza del mondo, mentre la religione è ancora impantanata nella teologia medioevale.
Naturalmente la capacità di cambiare idea non deve essere pretesa solo dai credenti, ma deve essere dimostrata anche dai non credenti.

Coyne presenta alcune possibili confutazioni dell'ateismo. Darwin affermò che sarebbe stato disposto a credere alla creazione delle specie, invece che alla loro evoluzione, se avesse visto discendere un angelo dal cielo che portasse testimonianza a favore del creazionismo. Altri scrittori atei parlano profezie accurate o di rivelazione di verità scientifiche ora ignote all'interno dei testi sacri, come pure aumento della qualità della vita per i fedeli di una particolare congregazione non spiegabile altrimenti, eccetera.

Per quanto mi riguarda, riconosco che sarebbe per me difficile formulare una prova che mi convinca dell'esistenza di Dio, ma semplicemente perché le qualità che normalmente si associano a questa entità sono difficilmente verificabili. In altre parole, è impossibile per un osservatore che abbia una conoscenza limitata distinguere tra un'entità onnisciente e un'altra con conoscenza enormemente vasta ma non infinita, oppure tra un'entità onnipotente e una solo enormemente potente. Ma se il requisito fosse allentato, e invece di dover trovare una prova che dimostri l'esistenza di Dio ne dovessi trovare una la suggerisca fortemente, credo che le mie scelte sarebbero:
  • che le preghiere dei fedeli di una certa fede fossero accolte e quelle dei fedeli di tutte le altre no (e sto parlando di richieste davvero miracolose, come la ricrescita completa di arti amputati);
  • che i fedeli di una fede fossero protetti dal male e godessero dei frutti del bene;
  • che le persone di successo fossero quelle che seguono i dettami di una certa fede e che quelle delle altre fedi non avessero successo;
  • che i testi sacri di una fede contenessero conoscenze scientifiche avanzate e ignote al tempo della loro rivelazione, oltre a profezie chiare e consistentemente verificate.
Queste sono le mie prove; e le vostre?

mercoledì 21 aprile 2010

L'Origine delle (argomentazioni) speciose


Esce oggi in Italia per la Feltrinelli il controverso libro Gli errori di Darwin, del filosofo e cognitivista Jerry Fodor e del cognitivista Massimo Piattelli-Palmarini.

Il titolo scelto fa intuire come questo libro diventerà il cavallo di battaglia di quella schiera di oscurantisti che, in nome della religione (con eccezioni più uniche che rare), combattono l'idea stessa di evoluzione. L'arrivo di questo libro ha causato infatti un grande fermento in quel sottobosco di cattolicisti italiani che sono disposti a negare una teoria scientifica così forte come quella dell'evoluzione, pur di rimuovere quello che percepiscono come un ostacolo alla loro visione religiosa del mondo.

Già da giorni sono comparsi su Internet commenti trionfalistici da parte dei denigratori della teoria dell'evoluzione, creazionisti in primis, secondo i quali questo libro smonterebbe il fondamento scientifico del Darwinismo.

Ma è vero? Fodor e Piattelli-Palmarini, nessuno dei quali è creazionista (anzi, sono atei), demoliscono realmente il Darwinismo? Per scoprirlo bisogna andare a leggere cosa i due autori dicono nell'articolo «Survival of the fittest theory: Darwinism's limits», pubblicato su New Scientist il 3 febbraio di quest'anno, in cui presentano il contenuto del loro libro, e le reazioni della comunità scientifica alle loro opinioni.

Come funziona l'evoluzione?

Ecco come Fodor e Piattelli-Palmarini descrivono la teoria dell'evoluzione (che loro definiscono "neo-Darwinismo"). Innanzitutto spiegano la variabilità casuale dei genotipi, cioè dei corredi genetici dei singoli individui, e quella conseguente dei fenotipi, i corpi dei singoli individui intesi come espressione dei rispettivi genotipi: