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martedì 12 marzo 2013

Cardinali elettori del Conclave 2013: il meglio e il peggio della Chiesa cattolica

Una piccola collezione del meglio e del peggio del Conclave 2013. La raccolta non è completa, lo ammetto, ma dà una prima idea.
  • Jorge Mario Bergoglio (Argentina) - Papa Francesco I: ha definito la legislazione argentina sul matrimonio tra omosessuali una "pretesa distruttiva contro i piani di Dio", una "macchinazione del Padre della Menzogna che cerca di confondere e ingannare i figli di Dio".
  • Christoph Schönborn (Austria): ha aperto all'uso del preservativo e alla teoria dell'evoluzione, ma solo nella sua versione teleologica.
  • Odilo Scherer (Brasile): ha sostenuto che la rimozione dei crocifissi dagli uffici pubblici non sia nell'interesse del secolarismo brasiliano.
  • Marc Oullet (Canada): sostiene che la Chiesa cattolica sia perseguitata nel Quebec secolarizzato; si è scusato pubblicamente per gli errori della Chiesa in Quebec, inclusi l'antisemitismo, il razzismo, la discriminazione contro donne e omosessuali.
  • Peter Turkson (Ghana):  ha affermato che le legislazioni omofobe africane sono giustificate dalla tradizione di quel continente.
  • Rainer Woelki (Germania): ha assunto posizioni conciliatorie nei confronti delle comunità omosessuali della sua città.
  • Domenico Calcagno (Italia): sebbene fosse a conoscenza dei ripetuti abusi compiuti da don Nello Giraudo, Calcagno, all'epoca vescovo di Savona, non lo denunciò né gli impedì di continuare gli abusi sui giovani parrocchiani.
  • Norberto Rivera Carrera (Messico): mentre ricopriva la carica di vescovo di Tehuacan, coprì gli abusi sessuali del sacerdote Nichoilas Aguilar; inoltre ignorò le denunce di pedofilia contro Marcial Maciel, il defunto fondatore dei Legionari di Cristo.
  • Godfried Danneels (Paesi Bassi): si è trovato a gestire lo scandalo degli abusi su minori da parte di sacerdoti olandesi; ha chiesto ad una delle due vittime di abusi da parte del vescovo Roger Vangheluwe di non rendere pubbliche le accuse.
  • Keith O'Brien (Regno Unito): ha definito "anti-cristiana" la politica estera britannica, per aver fornito aiuti al Pakistan senza chiedere in cambio al governo pakistano di offrire tutele legali alle minoranze cristiane. Si è opposto alla legislazione in favore delle coppie omosessuali, affermando che «le prove empiriche sono chiare, le relazioni omosessuali sono dimostrabilmente dannose per il benessere medico, emotivo e spirituale delle persone coinvolte». Tre sacerdoti e un ex-sacerdote della Diocesi di St. Andrews ed Edinburgo lo hanno accusato di aver tenuto nei loro confronti "comportamenti inappropriati". O'Brien ha rinunciato a partecipare al conclave.
  • Roger Mahony (Stati Uniti): all'epoca arcivescovo di Los Angeles, sebbene fosse a conoscenza del fatto che il sacerdote Oliver O'Grady avesse abusato di bambini per due decenni, non gli impedì in alcun modo di entrare in contatto con bambini. Nel 2007 la diocesi ha patteggiato un accordo di 660 milioni di dollari con 508 vittime di abusi.

venerdì 1 marzo 2013

È partita la campagna elettorale per il Conclave 2013

È partita la campagna elettorale per il Conclave 2013.

Dopo l'ubriacatura di manifesti per le politiche e le regionali, la capitale è stata tappezzata di manifesti elettorali per il prossimo conclave, che si presume agguerritissimo.

In pole, per potenza di fuoco mediatica, il cardinale Peter Turkson, il cardinale ghanese di cui mi pregio di essere amico:



Favoriti anche in questo, come facilmente comprensibili, sono i cardinali italiani, che giocano "in casa" e che non si sono fatti sorprendere impreparati. Ecco infatti Tarcisio Bertone, che non esita a giocare sullo strisciante sentimento anti-teutonico causato dalla recente austerità:


E Angelo Bagnasco, che in qualità di presidente della Conferenza Episcopale Italiana conosce bene il tema che hanno a cuore gli elettori del conclave:


Le immagini provengono dall'articolo di Viola Giannolli, «Vaticano, i papabili sui manifesti ma è una campagna elettorale fake», laRepubblica.it, 1 marzo 2013; il primo manifesto è opera del collettivo 00kk, 00kk.org; i secondi sono del sito Quink.

martedì 19 febbraio 2013

Peter Turkson, cardinale ghanese in cima alla lista dei papabili, ha difeso le legislazioni omofobe africane

Il cardinale ghanese Peter Turkson, uno dei porporati in cima alla lista dei papabili per il prossimo conclave, ha difeso le legislazioni africane che condannano penalmente l'omosessualità, sostenendo che è necessario comprendere le ragioni dietro queste legislazioni e rispettare la cultura che ne è alla base.

Come riportato dal quotidiano cattolico National Catholic Register:
In un discorso tenuto il 28 gennaio [2012] a 54 nazioni africane alla Conferenza dell'Unione Africana ad Addis Abeba, [il Segretario generale dell'ONU Ban] Ki-moon ha detto che la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o l'eguaglianza del gender «è stata ignorata o persino punita da molti Stati per troppo a lungo». Ha aggiunto che alcuni governi trattano le persone omosessuali come «cittadini di seconda classe o persino come criminali», e che «dobbiamo essere all'altezza degli ideali della Dichiarazione Universale».

Secondo il Catholic Family and Human Rights Institute (C-FAM), la maggioranza dei paesi africani disapprova l'omosessualità in quanto immorale e degradante, e molti puniscono gli atti omosessuali, alcuni giungendo persino a comminare la pena di morte. Molte di queste leggi sono successive al periodo coloniale e sono state promulgate negli ultimi dieci anni. Nella maggior parte dei paesi, i diritti di «lesbiche, omosessuali, bisessuali e transgender» non sono neppure contemplati come possibilità in un futuro distante.
Questa dichiarazione incontrò la dura reazione del cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio consiglio "Cor Unum", il quale attaccò questa posizione dell'ONU affermando che le parole di Ki-moon erano «stupide» e che la politica da esse convogliata «non è la nostra cultura, è contraria alla nostra fede», chiosando «non è possibile imporre ai poveri questo genere di mentalità europea».

Turkson, presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, si schierò al fianco di Sarah, sostenendo che sebbene alcune pene imposte agli omosessuali in Africa fossero una «esagerazione»,
«l'intensità della reazione è probabilmente commisurata alla tradizione.»
Commentando poi lo stigma connesso all'omosessualità in Africa, ha sostenuto che fosse importante comprenderne le ragioni e rispettare la cultura alla loro base:
«Proprio come c'è un significato nel richiedere i diritti, c'è anche una chiamata a rispettare la cultura, di tutte le persone». «Quindi, se viene stigmatizzata, in tutta onestà, è probabilmente giusto scoprire il perché sia stigmatizzata».
Insomma, riferendosi alle legislazioni di un continente in cui gli omosessuali sono perseguitati, e passibili persino di pena di morte, uno dei cardinali in cima alla lista dei papabili ritiene che sia importante comprendere e accettare la cultura alla base di tale omofobia, perché è giusto rispettare tutte le culture e le tradizioni.

Oltre a un cardinale che ha coperto per decenni i preti pedofili della sua arcidiocesi, al prossimo conclave parteciperanno almeno due che ritengono accettabile l'omofobia, anche quella codificata nelle legislazioni. E uno di questi, purtroppo, è persino in cima alla lista dei papabili.

Edward Pentin, «Cardinal Responds to U.N.'s Criticism of Africa's Social Policies», National Catholic Register, 21 febbraio 2012; Cavan Sieczkowski, «Cardinal Peter Turkson, Possible Pope Successor, Has Defended Legislation Like Uganda's 'Kill The Gays' Bill», Huffington Post, 13 febbraio 2013. Fotografia di Bongoman (Opera propria) e rilasciata sotto licenza [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons.

sabato 22 dicembre 2012

Ma davvero Ratzinger ha benedetto la promotrice della legge ugandese "Ammazza i gay"?

Ratzinger riceve Rebecca Kadaga,
promotrice della legge "uccidi-omossessuali"
Ancora un altro scandalo per Ratzinger. Sui media nazionali e internazionali si è diffusa la notizia dell'incontro tra il pontefice e Rebecca Kadaga, presidente del parlamento ugandese e promotrice di una legge anti-omosessuali, anche nota come "Kill the Gays" perché prevedeva la pena di morte per alcuni omosessuali. Ratzinger è stato criticato per aver accolto e benedetto Kadaga praticamente nello stesso periodo in cui ha diffuso un messaggio in cui definisce le unioni tra omosessuali "ferita alla giustizia e alla pace".

La legge ugandese "Uccidi l'omosessuale"

Ecco come Wikipedia (quella inglese, la versione italiana non ha una pagina corrispondente) descrive la legge anti-omosessualità ugandese:
La Proposta di legge Anti-Omosessualità ugandese (spesso chiamata la "proposta di legge Uccidi gli omosessuali" dai media) è una proposta legislativa che amplierebbe la criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso in Uganda, dividendo il comportamento omosessuale in due categorie: "omosessualità aggravata", in cui il reo sarebbe punito con la pena di morte, e "reato di omosessualità", in cui il reo sarebbe punito con l'ergastolo. L'"omosessualità aggravata" è definita in modo da includere atti omosessuali compiuti da una persona che sia HIV-positiva, che sia un genitore o una figura di autorità, o che somministri sostanze intossicanti, oltre ad atti omosessuali compiuti su minori o persone con disabilità, e infine i pregiudicati. Il "reato di omosessualità" è definito in modo da includere rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, la partecipazione in un matrimonio tra persone dello stesso sesso, o il tentativo di compiere un reato di omosessualità aggravata. La proposta di legge include provvedimenti contro gli ugandesi che siano coinvolti in rapporti tra persone dello stesso sesso al di fuori dell'Uganda, affermando che possono essere estradati per essere puniti in Uganda, e include punizioni per individui, aziende, gruppi di informazione o organizzazioni non governative che siano a conoscenza di persone omosessuali o sostengano i diritti LGBT.
La legge è stata proposta nel 2009, ed è stata ispirata da diversi gruppi di cristiani evangelici statunitensi, ma ha subito un forte rallentamento a causa delle pressioni internazionali, ivi incluse quelle del Vaticano. Nel 2011 l'attivista ugandese per i diritti omosessuali David Kato è stato assassinato dopo che un giornale locale aveva pubblicato una foto che lo ritraeva insieme ad altri omosessuali sotto un titolo che invitava a "impiccarli".

venerdì 21 dicembre 2012

Ma Ratzinger ha davvero definito aborto, unioni di fatto e tra omosessuali "ferite alla giustizia e alla pace"?

Ha avuto notevole riscontro il messaggio di Ratzinger in occasione della XLVI Giornata Mondiale della Pace, soprattutto per le parole attribuitegli contro il matrimonio tra omosessuali e l'aborto, paragonati ad una "ferita alla giustizia e alla pace":
I «tentativi» di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna «giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» ("Benedetto XVI: matrimoni gay «offesa contro la verità della persona umana»", Il Sole24Ore).
Duro attacco del pontefice alle nozze tra coppie omosessuali: per Benedetto XVI i "tentativi" di rendere il matrimonio "fra un uomo e una donna" "giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" sono "un’offesa contro la verità della persona umana" («Papa: “I matrimoni gay sono una ferita alla giustizia e alla pace”», Il Fatto Quotidiano).
il Papa non ha fatto sconti in merito dicendo che i «tentativi» di rendere il matrimonio «fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» («Il Papa: unioni gay offensive per la pace», Il Giornale).
Queste affermazioni di Ratzinger non sono passate sotto silenzio, fortunatamente, e diversi commentatori hanno fatto notare quanto inopportuni e sbagliati siano stati questi attacchi alle unioni tra omosessuali: Marco Politi ha sottolineato come «Le parole contro i gay allontanano la pace», mentre Paola Concia ha dichiarato che «Così “il Papa alimenta l’odio contro i gay” [...] perché sono “parole pericolose, che esprimono qualcosa di profondamente violento”» e che «rappresentare come minaccia “noi cittadini, che siamo senza diritti, significa fomentare aggressività contro i gay”».

mercoledì 14 novembre 2012

Irlanda, una donna muore perché i medici si sono rifiutati di farla abortire: "Questo è un paese cattolico", le hanno detto

Michael Nuget racconta l'assurda morte di una donna cui è stata negata l'interruzione di gravidanza che le avrebbe salvato la vita. E non si tratta di qualche paese retrogrado, ma dell'Irlanda:
Savita Praveen Halappanavar, una dentista di 31 anni che viveva a Galway, in Irlanda, era alla diciassettesima settimana di gravidanza quando si è recata allo University Hospital col mal di schiena, domenica 21 ottobre. I medici si sono subito accorti del pericolo di aborto, e che il feto non sarebbe potuto sopravvivere. Tuttavia, si sono rifiutati di rimuovere il feto, perché aveva ancora un battito cardiaco.
Savita ha trascorso tre giorni di dolore, a volte di agonia, mentre l'ospedale ha ignorato le sue ripetute richieste di una interruzione medica della gravidanza. Suo marito, l'ingegnere trentaquattrenne Praveen Halappanavar, afferma che è stato spiegato loro che «Questo è un paese cattolico».
Poiché la sua cervice è rimasta completamente aperta per tutto questo tempo, Savita è stata in prolungato pericolo di infezione, paragonabile a quello che si ha con una ferita aperta e non trattata alla testa. Savita ha poi sviluppato la setticemia, ed è morta domenica 28 ottobre, una settimana dopo l'ingresso in ospedale.
A quel punto i medici avevano già rimosso il feto, ma solo dopo che il suo battito cardiaco si era fermato. Se avessero tolto il feto quando era chiaro che non poteva sopravvivere, la cervice di Savita si sarebbe chiusa prima e lei avrebbe avuto meno probabilità di sviluppare l'infezione.
Rachel Donnelly, portavoce di attivisti pro-choice a Galway, dice: «È stata un'emergenza ostetrica che avrebbe dovuto essere trattata in un modo convenzionale. Eppure i medici irlandesi sono trattenuti dal fare ovvie decisioni mediche per paura di conseguenze potenzialmente gravi».
La situazione irlandese è riconducibile, secondo Nuget, all'unione di due cause: la presa dei dogmi cattolici e la codardia dei politici irlandesi.

Il 13 novembre, il vescovo di Killala, John Fleming, ha affermato:
Infatti, l'Irlanda, senza l'aborto, è riconosciuta come uno dei paesi più sicuri al mondo per essere una madre incinta. Questo è qualcosa di cui dovremmo essere fieri ed è un omaggio alle cure eccellenti fornite dal personale ospedaliero che tratta sia la madre che il bambino non ancora nato con pari dignità e rispetto come persone a pieno titolo. Chiaramente, se la vita della madre è in pericolo, a causa di malattia o di altre condizioni mediche, l'assistenza prestata dai medici farà in modo che riceva tutte le cure mediche necessarie.
Nuget fa notare come questo sia palesemente falso, e, aggiungo io, come sia incredibile che Fleming abbia il coraggio di dire che le donne in pericolo di vita ricevano "tutte le cure mediche necessarie", se queste cure prevedono esplicitamente che il feto non venga rimosso neppure in caso di pericolo di vita.

Il fondamento del punto di vista di Fleming è surreale, nota ancora Nuget; Fleming infatti afferma:
Per coloro che vedono la vita attraverso la lente della propria fede cristiana, i nostri corpi sono sacri; templi dello Spirito Santo, creati ad immagine di Dio e redenti attraverso la morte e risurrezione di Gesù Cristo. Per i cristiani, i nostri corpi non sono nostri per farci ciò che vogliamo. I nostri corpi vengono da Dio, sono creati a immagine di Dio e sono destinati a vivere eternamente con lui in cielo. Questa è la nostra fede, e questo è ciò che ci distingue da coloro che non condividono la nostra fede.
Quella qui sopra è la foto di Savita. Questa donna è morta a 31 perché i medici si sono rifiutati di operare l'aborto che l'avrebbe salvata.

È morta perché Fleming crede che il suo corpo non appartenga a lui ma a "Dio", e, insieme ai medici dell'ospedale e ai cattolici irlandesi, ha imposto questa sua credenza a Savita.

Fleming è moralmente responsabile della morte di Savita. E chi lo sostiene è suo complice.

venerdì 9 novembre 2012

Polonia, cristiani offesi dalla campagna a favore dell'ateismo

L'Azione Cattolica dell'Arcidiocesi di Czestochowa e l'Associazione Cattolica dei Giornalisti hanno protestato vivacemente contro una campagna pubblicitaria che promuove l'ateismo.

«Non uccido, non rubo, non credo»
«Chi non crede, non è solo»

Questi due slogan sono stati usati in una campagna pubblicitaria, finanziata dalla Freedom from Religion Foudation e dall'Associazione polacca dei razionalisti, diffusa nella città polacca di Lublino ad ottobre. La rivendicazione da parte degli atei di una propria moralità, accompagnata da un riferimento all'esistenza di un'associazione di non credenti, è stata considerata offensiva dai due gruppi cattolici.

«I cartelloni apparsi nella nostra città, vanno direttamente contro la Chiesa cattolica e la Dottrina cristiana. E tutto si realizza in una società libera e democratica», recita un comunicato delle due associazioni:
«In Polonia è stato colpito il Decalogo: la cosa più sacra per i credenti, nonché il fondamento della  moralità umana. L'invasione degli atei moderni nella santità della legge di Dio attraversa il confine della libertà di religione, e pertanto va almeno chiamato con il suo nome: vandalismo»
Affermare di non rubare né uccidere, e al contempo di non credere, è dunque un'offesa ai credenti, in quanto «colpisce» il Decalogo; con questo atto vandalico, gli atei «invadono la legge di Dio». Ogni uso di riferimenti religiosi è una violazione della libertà di religione, per queste persone. La mera esistenza di persone che la pensano differentemente da loro - che addirittura osano essere morali senza dover ricorrere alla presunta «santa legge di Dio» - costituisce una minaccia che va soffocata.

Ironicamente, la pagina dell'agenzia di stampa Zenit che riporta questa notizia indica come notizia correlata «Pellegrini dal Papa in difesa della libertà e del pluralismo dei media in Polonia»; ovvero, i cattolici polacchi si  battono per la libertà dei media, ma vogliono censurare le libere espressioni altrui. Come si dice, «chiagni e fotti»...

Don Mariusz Frukacz, «Proteste in Polonia contro la campagna a favore dell'ateismo», Zenit, 8 novembre 2012.

sabato 27 ottobre 2012

Cardinale di Chicago teme future persecuzioni dei cattolici

Francis George, cardinale e arcivescovo di Chicago, ritiene che le recenti campagne elettorali presidenziali statunitensi abbiano «portato in superficie il sentimento anti-religioso, in gran parte esplicitamente anti-cattolico», in crescita negli Stati Uniti per decenni; ha inoltre confermato di aver detto «io mi aspetto di morire nel letto, il mio successore morirà in prigione e il suo successore morirà martire nella pubblica piazza», precisando che queste parole volevano avvertire in un modo «estremamente drammatico» di ciò cui potrebbe portare la «completa secolarizzazione della nostra società».

Nell'editoriale del Catholic New World, George ha affermato che il risultato delle prossime elezioni presidenziali è una questione di minore importanza rispetto al vero problema: la secolarizzazione della cultura statunitense. Il secolarismo è infatti, secondo George, il «compagno di letto più pulito del comunismo», che è morto ma ha lasciato «molti dei suoi peccaminosi effetti» con noi.

Per George chi non si riunisce presso la croce di Gesù e la sua tomba vuota, «è dalla parte sbagliata dell'unica storia che alla fine conta», così come il mondo moderno, che ha «divorziato dal Dio che l'ha creato e redento».

È significativo che questa dichiarazione di George venga dopo che l'ennesimo sondaggio ha mostrato come gli statunitensi siano sempre meno credenti, e che i credenti siano sempre meno istituzionalizzati. A voler pensare male, parrebbe che i cristiani si stanno rendendo conto di perdere il controllo delle coscienze (e delle leve di potere), e rispolverino l'antica e collaudata tattica di fare le vittime.

Francis George, «The wrong side of history», Catholic New World, 21 ottobre-3 novembre 2012; «Cardinal George warns US secularization is more serious than elections», Catholic News Agency, 23 ottobre.

mercoledì 26 settembre 2012

Il pastore che rubava la beneficenza e l'8xmille

Carl Keynes
Il pastore statunitense Carl Keyes è accusato di aver stornato una cifra considerevole da un fondo di 4,8 milioni di dollari; il fondo conteneva i contributi versati da migliaia di persone per sostenere le vittime dell'11 settembre 2001 e poi quelle dell'uragano Katrina. Una commissione di indagine ha però esaminato i conti di Keyes con risultati sconvolgenti. Mentre da un lato si accreditava delle opere benefiche portate avanti da altri, dall'altro Keyes dirottava una parte consistente dei fondi per ripianare i debiti della sua congregazione, per coprire spese di centinaia di migliaia di dollari fatte con la sua carta di credito e per pagare le tasse scolastiche dell'università privata del figlio.

Il comportamento di Keyes è scandaloso: ha chiesto contributi in denaro per aiutare le persone in difficoltà, ma poi ha usato una parte considerevole di quanto ricevuto per altri scopi, per finanziare le proprie attività religiose, per ripianare i propri debiti e per altri usi "privati". E mi ha ricordato quello della Chiesa cattolica con l'8xmille.

Cartellone pubblicitario a Roma Termini
L'8xmille è un meccanismo in base al quale, volente o nolente, il contribuente versa l'8xmille del proprio IRPEF ad alcune confessioni religiose e allo Stato. La proporzione con la quale il gettito complessivo è distribuito agli aventi diritto è determinata dalla proporzione dei voti espressi con una firma: se una confessione è beneficiaria dell'X% delle firme apposte, riceverà l'X% dell'8xmille di tutti i contribuenti, sia di quelli che hanno firmato per lei, sia di quelli che hanno firmato per altri, sia di quelli che non hanno firmato.

La parte del leone va alla Chiesa cattolica, la quale ogni anno mette in piedi una campagna pubblicitaria faraonica per rammentare ai fedeli di mettere la firma nella casella giusta (incluso un concorso a premi per la raccolta dei modelli CUD correttamente firmati...); circa l'85% del gettito, pari a quasi 1 miliardo di euro (dati 2010), va alla Chiesa cattolica, a fronte del 37% delle firme espresse in suo favore (anche grazie alle campagne pubblicitarie).

Come sono ripartiti questi soldi? Dell'oltre 1 miliardo di euro ricevuto per il 2012 (fonte: rendiconto 2012),
  • il 22% è speso per "Interventi caritativi",
  • il 32%  è speso per  "Sostentamento del clero",
  • il 48%  è speso per  "Esigenze di culto e pastorale" (voce che include l'edilizia di culto, nuove chiese comprese).
Insomma, l'attività che è la punta di diamante della campagna per l'8xmille alla Chiesa cattolica, quella delle opere di beneficenza, è anche quella più negletta dalla distribuzione del denaro ricevuto.

L'articolo su Keyes dice:
Secondo gli investigatori, [i documenti esaminati] rivelano un lato oscuro al ruolo umanitario internazionale interpretato da Keyes, confondendo i confini tra le sue organizzazioni benefiche, il suo ministero e le sue finanze personali.
Questo confine, nel caso dell'8xmille alla Chiesa cattolica, è del tutto inesistente, dato che essa chiede denaro in nome degli interventi benefici, ma poi destina loro solo il 22% del gettito.

Chissà se Keyes ha usato più o meno di quella percentuale per le opere di beneficenza a favore delle quali l'aveva ricevuto. Chissà se un criminale come lui è stato più onesto della Chiesa cattolica.

"Ground Zero pastor 'funneled cash from $4.8million 9/11 and Hurricane Katrina donations to pay his mortgage, credit card bill and son's private college fees'", Daily Mail, 24 settembre 2012. L'immagine della campagna pubblicitaria per l'8xmille alla Chiesa cattolica proviene da Lanfranco Palazzolo, "Chiedilo a loro: Cosa ne pensano delle dimissioni di Gotti Tedeschi e del corvo Vaticano?", Lanfranco Palazzolo, 26 maggio 2012.

domenica 5 febbraio 2012

I processi contro i preti pedofili? Ledono il diritto alla religione, secondo una diocesi cattolica

Edward Paquette, coinvolto in 23 processi
per abusi su minori
Secondo i rappresentanti legali della Diocesi di Burlington (in Vermont, Stati Uniti), un giudice non può condannare la diocesi al pagamento dei danni nel processo per gli abusi sessuali di un suo sacerdote su di un bambino, perché si tratterebbe di una violazione del diritto alla religione. Questo sostengono nel processo intentato dalla vittima delle molestie del prete Edward Paquette nei confronti della diocesi.

A partire dal 2002 la diocesi è stata coinvolta in 46 processi per abusi su minori da parte di suoi sacerdoti. Nel maggio 2010 chiuse 26 di questi processi accettando di pagare 17,6 milioni di dollari alle vittime; per racimolare la somma, ha dovuto vendere la propria sede per 10 milioni di dollari. Ma questo accordo ha riguardato solo una parte dei processi, e altri nove processi - sempre per abusi su minori da parte di sacerdoti della diocesi - sono stati iniziati nel frattempo.

I legali della diocesi affermano che una condanna a pagare danni alle vittime sarebbe una violazione del diritto alla religione garantito dalla Costituzione statunitense (in particolare, dal Primo emendamento), se  l'ammontare fosse superiore alla disponibilità della diocesi. In questo caso si profilerebbe la bancarotta della diocesi e questo, secondo l'interpretazione dei legali della diocesi, sarebbe una violazione dei diritti dei cattolici della diocesi.

La pretesa della diocesi è stata rigettata dai legali delle vittime, i quali sottolineano che il Primo emendamento non è un rifugio per i criminali e che altre otto diocesi statunitensi hanno dovuto dichiarare bancarotta a seguito dei risarcimenti per le vittime di preti pedofili, e nessuna di loro ha chiuso i battenti. La strategia scelta dalla diocesi, inoltre, «dimostra ulteriormente che la diocesi non si cura dei sopravvissuti degli abusi dei preti», ed è stata scelta solo «per tirare i processi il più a lungo possibile e rendere la vita delle vittime la più difficile possibile».

Sam Hemingway, «Priest abuse lawsuit erodes religious freedom, Vermont diocese claims», BurlingtonFreePress.com, 4 febbraio 2012.

martedì 6 dicembre 2011

La Curia di Bologna è un'offesa all'umanità

Mi scuso per il titolo, deciso e diretto; non mi piace spararle grosse, ma - come si dice a Roma - quanno ce vo', ce vo'.

Qualche giorno fa, il presidente della commissione Politiche sociali del Comune di Bologna, Pasquale Caviano, ha ammesso alla Consulta per la famiglia diverse associazioni che avevano fatto richiesta, tra cui le Famiglie Arcobaleno (associazione delle famiglie con genitori omosessuali) e l'Agedo (Associazione dei Genitori di Omosessuali).

La Curia di Bologna ha risposto con un editoriale non firmato dell'inserto settimanale di Avvenire, in cui afferma che la decisione del Comune è:
una grave offesa in primo luogo alla ragione e al buon senso comune perché non si capisce la congruenza dell’una con le altre; poi alla comunità civica, perché in palese contrasto con l’articolo 29 della Costituzione; e inoltre alla comunità cattolica – che pure è parte rilevante del consorzio bolognese - perché degrada a un relativismo senza fondamento nella persona umana quella concezione della famiglia che da secoli è patrimonio della nostra gente.
Trovo questo messaggio della Curia di Bologna una grave offesa:
  1. in primo luogo alla ragione e al buon senso, dato che entrambe le associazioni sono associazioni di famiglie - in cui i genitori e/o i figli sono omosessuali, certo, ma sempre famiglie - e la congruenza tra tali associazioni e la Consulta per la famiglia è lampante;
  2. in secondo luogo alla comunità civica, dato che la Costituzione non richiede che in una famiglia i figli o i genitori siano eterosessuali;
  3. all'umanità tutta, dato che le preferenze sessuali di una persona non sono a disposizione né della Curia né di altri.
Con questa presa di posizione si evidenzia, ancora una volta, l'intolleranza della gerarchia ecclesiastica e la sua politica di imposizione alla società tutta delle sue peculiari e - aggiungo - infondate posizioni morali.

È giunta l'ora di scrollarsi di dosso questo fardello.

«Famiglia, il comune ha deciso anche i gruppi gay nella Consulta», laRepubblica Bologna.it, 1 dicembre 2011; «Consulta, la Curia attacca il Comune "L'ingresso dei gay offesa ai cattolici"», laRepubblica Bologna.it, 1 dicembre 2011.

mercoledì 23 novembre 2011

Cattivi maestri: il vescovo Crociata e l'etica pubblica

In presenza di palesi limitazioni della giustizia e dell'uguaglianza, si rende urgente il rilancio di un concetto di legalità che non si riduca alla pur necessaria osservanza delle norme giuridiche, ma implichi una nuova etica pubblica come indispensabile cornice entro cui le leggi stesse devono essere fatte e osservate.
Queste le parole del vescovo Mariano Crociata, segretario della CEI, al convegno delle Caritas diocesane.

Chissà perché queste parole mi suonano ipocrite. Forse sarà legato al fatto che negli ultimi 17 anni la Chiesa si è schierata dalla parte di chi ha macellato la morale pubblica, chiudendo gli occhi in cambio di prebende?

Se l'invito di Crociata è segno di una conversione dell'animo dei vescovi italiani, allora hanno il mio «benvenuti», ma l'assenza di autocritiche mi pare suggerisca l'ennesima bella predica di chi razzola male.



«A questa Italia serve una "nuova etica pubblica"», Rainews24.it, 22 novembre 2011. L'immagine è «berlusconi - ratzinger: pensieri nascosti», di eagle giò, rilasciata sotto licenza CC-by-nc-nd 2.0.

lunedì 15 agosto 2011

L'Assunzione di Maria: un dogma creato dal nulla

Quello dell'Assunzione di Maria, per la cui celebrazione è stata scelta la data dell'antichissima festa pagana delle Feriae Augusti («Ferragosto»), è un dogma cattolico estremamente recente. Risale infatti al 1° novembre 1950, quando papa Pio XII promulgò la costituzione apostolica Munificentissimus Deus:
«Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
Ma su quali basi poggia questo dogma? Quali sono le testimonianze dell'assunzione di Maria «in anima e corpo»? Poiché neppure le opere del Nuovo Testamento dicono una parola sulla morte di Maria, tutto si deve basare su flebili interpretazioni dei testi, sulle storie elaborate dai «Padri della Chiesa», e sulla teologia.

lunedì 25 luglio 2011

Il vescovo Magee ha deliberatamente mentito sui casi di abusi su minori da parte di preti

Nell'articolo «Irlanda: continua la piaga dei preti pedofili, continuano le coperture del Vaticano» ho parlato del Rapporto Cloyne, prodotto dalla commissione che ha indagato sulla gestione degli abusi su minori da parte di sacerdoti della diocesi di Cloyne (Irlanda). Il rapporto dimostra come successivamente al 1996 (anno in cui il governo irlandese tentò di porre fine a questa piaga con nuove direttive) e fino al 2009, la diocesi di Cloyne fu estremamente attiva nel coprire i sacerdoti accusati di aver molestato dei bambini.

Michael Nugent ha letto il rapporto e ne riassume la gravità delle accuse contro il vescovo  John Magee, il quale ingannò i rappresentanti del governo e i propri diocesani per coprire i sacerdoti accusati di aver molestato dei bambini:
Come possiamo credere, senza prove, a qualunque cosa che i membri della gerarchia cattolica irlandese affermano in casi in cui è nel loro interesse ingannarci? Questa è certamente la questione centrale che sorge dal rapporto Cloyne sulla gestione delle accuse di abusi sessuali su bambini da parte di sacerdoti della diocesi cattolica di Cloyne in Irlanda, specie quando osservato fianco a fianco con la precedente scoperta che  l'arcivescovo Desmond Connell di Dublino era felice di ingannare deliberatamente la gente attraverso un processo da lui chiamato di «riserva mentale».

sabato 23 luglio 2011

Christopher Hitchens sulla Chiesa cattolica e contro un apologeta islamico

Il video dell'intervento di Christopher Hitchens sulla Chiesa cattolica, in un dibattito organizzato dal gruppo Intelligence Squared nell'ottobre 2009 sul tema «La Chiesa cattolica è una forza per il bene nel mondo?».



Due anni prima, ad un incontro della Freedom From Religion Foundation, Hitchens rispose così ad un sostenitore dell'Islam che accusava l'Occidente di sopraffare i popoli islamici.



«Hitchens on the Catholic Church», RichardDawkins.net, 23 luglio 2011.

mercoledì 20 luglio 2011

Irlanda: continua la piaga dei preti pedofili, continuano le coperture del Vaticano

Una commissione d'indagine indipendente ha scoperto che nella sola diocesi di Cloyne, in Irlanda, tra il 1995 e il 2009 ben 19 sacerdoti furono segnalati alla diocesi per presunti abusi, ma nessuno di essi fu denunciato alle autorità. Un sacerdote accusato di due casi di abusi fu invece segnalato alla polizia, ma senza che ne conseguissero indagini.

Il rapporto, la quarta indagine del governo irlandese sugli abusi dei sacerdoti cattolici sui bambini, ha dimostrato che gli abusi dei sacerdoti e la loro copertura sono continuati ancora 13 anni dopo il 1996, quando il governo irlandese promulgò delle linee guida per la protezione dei bambini.

A gennaio si era scoperto che la conferenza episcopale irlandese aveva promulgato delle direttive che rispettavano le linee guida del governo, ma l'anno successivo il Vaticano, attraverso una lettera dell'arcivescovo Luciano Storero, aveva comunicato la posizione contraria della Congregazione per il Clero riguardo queste disposizioni, affermando che non vigeva l'obbligo di denuncia dei sacerdoti a meno che questa non fosse esplicitamente prevista dalle leggi dello Stato (ne avevo parlato nell'articolo «Il Vaticano chiese ai vescovi irlandesi di non denunciare alla polizia gli abusi dei preti»). Il Cloyne Report ha dimostrato che la conseguenza di questa presa di posizione del Vaticano ha reso di fatto carta straccia le disposizioni della conferenza episcopale irlandese a difesa dei bambini: gli abusi sono continuati almeno fino al 2009 e così sono continuate le coperture.

Alan Shatter, Ministro della Giustizia irlandese, si è detto scandalizzato dalla scoperta, in quanto la Chiesa irlandese aveva promesso di denunciare tutti i casi dal 1995 in poi. Le vittime degli abusi vi hanno visto una conferma delle accuse alla Chiesa irlandese di preoccuparsi della protezione dei preti più che delle vittime abusate.

John Magee, segretario particolare di tre papi e vescovo di Cloyne dal 1987 al 2010, se da una parte si è assunto la responsabilità indiretta delle coperture, ha affermato che queste sono state conseguenza della mancata applicazione delle procedure e non della politica vaticana.
Sebbene fossi pienamente sostenitore delle procedure, mi rendo ora conto che avrei dovuto assumere un ruolo più fermo nell'assicurarmi della loro implementazione. Accetto nella sua interezza il punto di vista della commissione secondo il quale la responsabilità principale del fallimento nell'implementazione delle procedure ecclesiastiche nella diocesi ricade su di me.


Insomma, ancora due anni fa la Chiesa irlandese continuava a proteggere i preti che abusano di bambini piuttosto che le vittime, e ancora oggi non si trova nessuno che sappia spiegare per quale motivo ciò avvenga: tutti sembrano fare del proprio meglio, ma c'è sempre qualcuno che non vigila abbastanza e alla fine chi ne subisce le conseguenze sono dei bambini. È vergognoso.

Douglas Dalby e Rachel Donadio, «Irish Report Finds Abuse Persisting in Catholic Church», The New York Times, 13 luglio 2011. «Ireland Versus the Vatican, Continued», Daylight Atheism, 20 luglio 2011.

sabato 16 luglio 2011

Ravenna, ragazza lesbica: «Insegnante di religione dice che gay sono malati e finiranno all’inferno»

Riprendo la notizia dal sito dell'UAAR:
Una diciassettenne lesbica che frequentava una scuola superiore della provincia di Ravenna ha reso noto un episodio di omofobia a sfondo religioso. La ragazza sostiene infatti di aver avuto una discussione con la sua insegnante di religione in classe, come riporta il sito Ravenna e Dintorni. L’insegnante avrebbe definito l’omosessualità una “malattia” e detto che i gay “finiscono all'inferno”, proprio dopo aver saputo che la ragazza era lesbica. La studentessa ha quindi abbandonato quell'istituto prima di finire l’anno scolastico.
Dal canto suo la maestra nega di aver usato il termine “malattia”. Ma ha ammesso di aver detto che l’omosessualità deriva da disturbi di natura psichica e di relazione, proprio rifacendosi ad un libro di Luca Di Tolve (ex omosessuale che si definisce ‘guarito’ grazie ad un percorso religioso, come da Ultimissima del 26 febbraio 2007).

Ricapitolo.

Sulla base di testi scritti venti secoli fa (all'epoca in cui era normale avere schiavi e morale considerare le donne esseri inferiori, per intenderci), l'organizzazione più influente in Italia - che ha il potere di indottrinare i bambini italiani dalla scuola dell'infanzia alle superiori e che detta l'agenda politica nazionale - sostiene che gli omosessuali sono persone con disordini mentali il cui comportamento non è mai accettabile.

La conseguenza peggiore di questo atteggiamento repressivo e oscurantista è il dramma psicologico vissuto dagli omosessuali cattolici, ai quali viene detto che ciò che sono è sbagliato, che i loro sentimenti e le loro pulsioni sono malate. L'alternativa cui sono posti di fronte è quella tra il sopprimere questa parte del loro sé o patire una sofferenza indescrivibile in eterno.

Trovo abominevole questa situazione, e credo che ogni cattolico razionale dovrebbe farsi un serio esame di coscienza e capire se vuole essere complice di questi misfatti o ribellarsi ad essi.

sabato 4 giugno 2011

Cristiani si offendono ancora: la diocesi di Valenza contro il Valencia CF

Il Valencia CF, squadra di calcio di Valenza, ha commissionato una nuova pubblicità per promuovere gli abbonamenti per la stagione 2011/12. Lo slogan è «Nostra fuerza es tu fe. Cree.» (La nostra forza è la tua fede. Credi.). La pubblicità mostra una persona che si confessa in una chiesa, lamentando che col passare del tempo le cose non vanno bene, e il prete che lo invita ad avere fede; due calciatori del Valencia compaiono vestiti da monaci.



Ovviamente questo video non è piaciuto ad alcuni cattolici valenzani; l'arcivescovado di Valenza ha dichiarato di aver ricevuto molte telefonate di protesta contro lo spot; le lamentele si sono concentrate sulla presunta parodia  dei «sacramenti dell'Eucaristia e della Penitenza» (anche se non c'è traccia della prima nel video), e alcuni soci del club hanno dichiarato di provare «vergogna e indignazione» per la scelta del club.

Ovviamente il Valencia CF ha subito emesso un comunicato in cui afferma che non c'era alcuna volontà di offendere i cristiani, eccetera, eccetera.

Insomma, ancora una volta i credenti si offendono.

«La iglesia, "indignada y avergonzada" con la 'poca fe' del Valencia CF», Público.es, 3 giugno 2011.

sabato 7 maggio 2011

Ma i cattolici credono realmente a ciò in cui dovrebbero credere?

Qualche anno fa scoprii un gioco di carte intitolato Credo! The Game of Dueling Dogmas. Non ci ho mai giocato, ma leggendo il regolamento e guardando il materiale, mi sembra un gioco dall'ambientazione molto affascinante.

I giocatori impersonano dei patriarchi che partecipano ad un concilio ecumenico (non è detto esplicitamente, ma sembrerebbe il concilio di Nicea del 325): il loro compito è votare i nove articoli del Credo (o meglio, di una sua versione fittizia). Per ciascun articolo esistono diverse varianti, «ortodossa», «apollinare», «monofisista», eccetera, e ciascun patriarca ha un suo «credo» personale che è una combinazione di queste dottrine. I giocatori-patriarchi si alleano tra di loro e si combattono a colpi di anatemi, persecuzioni, conversioni, eccetera, acquistando e perdendo vescovi e fedeli, fin quando l'imperatore convoca una sessione del concilio per votare un articolo: dopo il voto, i giocatori-patriarchi che hanno una versione dell'articolo diversa da quella vincente vengono perseguitati e perdono fedeli, in numero tanto maggiore quanto più quell'articolo era per loro importante.

Parlo di questo gioco perché leggendo le versioni non-ortodosse degli articoli rimasi colpito della varietà delle credenze cristiane di quell'epoca: sebbene si tratti di un gioco e non di un testo accademico, infatti, ciascuna versione è stata realmente sostenuta da qualche cristiano dell'epoca. Tendiamo a vedere il Cristianesimo come qualcosa di ben definito, eppure ci sono state persone che si definivano cristiane e che credevano in cose che molti cristiani oggi troverebbero assurde.

martedì 3 maggio 2011

Il sostegno vaticano a Guantanamo

l'Espresso sta pubblicando alcuni cablogrammi diplomatici statunitensi che sono stati recuperati da Wikileaks. In particolare, il settimanale si sta occupando di quelli che riguardano l'Italia o, come in questo caso, il Vaticano.

Nel gennaio 2002, Jim Nicholson, ex-colonnello dell'esercito e ambasciatore di Bush presso la Santa Sede dal 2001 al 2005, comunicava di aver avuto dei colloqui col cardinale Mariano Montemayor sulle reazioni del Vaticano riguardo all'istituzione del carcere di Guantanamo.

Secondo Montemayor, l'enorme numero di talebani e terroristi catturati dalle truppe statunitensi in Afganistan fece sorgere una corrente, all'interno del Vaticano, che si preoccupava della possibile violazione dei diritti umani da parte degli Stati Uniti e che chiedeva, per questa ragione, una ferma presa di posizione della diplomazia vaticana contro il trattamento dei prigionieri.

Nicholson narra anche che Montemayor gli riferì, con zelo, che alla fine aveva vinto un'altra corrente, la quale garantì, con qualche riserva, il sostegno del Vaticano alle pratiche di detenzione dei detenuti istituite dall'amministrazione Bush. Ed è purtroppo tristemente noto quali fossero queste pratiche.

Camp x-ray detainees
Detenuti appena giunti a Camp X-Ray, Guantanamo, gennaio 2002

Interessante anche il commento di Nicholson su Montemayor. L'ambasciatore fu colpito dallo zelo col quale il cardinale perorava la causa degli statunitensi e comunica le ragioni del cardinale argentino: Montemayor è figlio di un alto ufficiale della marina argentina; inoltre, «Come argentino, Montemayor si trova in acque familiari, legalmente ed eticamente, nello sviluppo del suo approccio a Guantanamo. E si è chiesto se i tribunali militari argentini del passato potranno presto trovare i loro equivalenti americani».

Ora, passi per De Mattei, che in fin dei conti non è un esponente del Vaticano, ma è davvero possibile che un cardinale addentro alle cose d'Oltretevere, la cui posizione su di una questione così delicata come la violazione dei diritti dei prigionieri è divenuta quella della diplomazia vaticana, possa rappresentare la Chiesa, per di più quella di Wojtyla?

Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi, «La Chiesa approvò Guantanamo», l'Espresso, 29 aprile 2011; Elena Llorente, «Un monseñor argentino en Wikileaks», El Mundo, 29 aprile 2011.