NonStampCollector ci mostra cosa avvenne quando Dio decise di abolire la schiavitù, ordinandone la fine nella Bibbia:
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mercoledì 30 gennaio 2013
mercoledì 17 novembre 2010
A quali domande può rispondere la scienza? (Una risposta a Funes)
Questo post è stato scritto da Cristiano, e riguarda l'articolo «Funes e il confine tra scienza e religione». Originariamente costituiva il commento di Cristiano a quell'articolo, ma, dato che ritengo esprima al meglio anche le mie opinioni a riguardo, gli ho chiesto di farne un post completo, e lui ha cortesemente accettato.
Ringrazio il Censore per darmi l'opportunità di esprimere la mia opinione in merito ad un suo post attraverso la pubblicazione di questo mio pensiero.
Tutto nasce dall'intervista del direttore della Specola Vaticana, José Funes, il quale si interrogava sul significato della domanda «Perché esiste l’universo e non il nulla?» dando poi alcune risposte.
Ovviamente noi possiamo leggere questa domanda come: «Dio ha creato l'Universo?».
Innanzitutto sono della ferma opinione che la scienza debba avere la possibilità di indagare su tutto, senza limiti precostituiti ma in un quadro etico preciso e stabilito dalla comunità nella quale la scienza opera. Tale quadro non può e non deve far riferimento a dottrine assolutistiche da considerarsi definitive, ma deve essere il risultato di un processo di sintesi operato dalla società stessa che, se virtuosa (ovvero se opera una buona sintesi), conferisce a ciascun attore che vi agisce pari dignità e libertà di esprimere la propria opinione.
Tutto nasce dall'intervista del direttore della Specola Vaticana, José Funes, il quale si interrogava sul significato della domanda «Perché esiste l’universo e non il nulla?» dando poi alcune risposte.
Ovviamente noi possiamo leggere questa domanda come: «Dio ha creato l'Universo?».
Innanzitutto sono della ferma opinione che la scienza debba avere la possibilità di indagare su tutto, senza limiti precostituiti ma in un quadro etico preciso e stabilito dalla comunità nella quale la scienza opera. Tale quadro non può e non deve far riferimento a dottrine assolutistiche da considerarsi definitive, ma deve essere il risultato di un processo di sintesi operato dalla società stessa che, se virtuosa (ovvero se opera una buona sintesi), conferisce a ciascun attore che vi agisce pari dignità e libertà di esprimere la propria opinione.
giovedì 17 dicembre 2009
I presunti meriti del cristianesimo
La mia opinione è che in molti casi si tratti di evoluzioni della sensibilità collettiva, alle quali la fede cristiana può avere dato semmai un contributo, ma che, ad un'analisi attenta, non sono mai stati causati da essa.
Naturalmente ogni volta che si prova ad argomentare una tesi del genere con degli integralisti cattolici, sia pure di un certo spessore intellettuale (ne ho fatto esperienza personale in una discussione su Ipazia con Roberto Manfredini), si viene accolti da un fuoco di sbarramento, messo lì a protezione di quella sensazione di superiorità morale del cristianesimo, grazie alla quale persone altrimenti ragionevoli possono credere in leggende semitiche di millenni fa.
Sono stato quindi contento di leggere il seguente scritto di Remo Cacitti, professore di Storia del cristianesimo antico e di Letteratura cristiana antica all'Università di Milano, compreso nel libro Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione, e che formula splendidamente la mia posizione in materia:
In termini generali, si tratta di valutare quale influenza abbia avuto il cristianesimo nella trasformazione della società. In particolare, se e come lo "spirito" cristiano sia servito a cambiare l'ordinamento giuridico o il costume sociale. Ci si può chiedere: quando il cristianesimo diventa religione di Stato, l'annuncio del vangelo aiuta a cambiare le leggi che riguardano la posizione della donna, la sessualità, la famiglia? O le norme che regolavano il rapporto con le altre religioni o la legittimazione della schiavitù? Favorisce, più a fondo, il mutamento della mentalità corrente?
[...]
Torno a Paolo facendo un altro esempio. Quando lo schiavo Onesimo si rifugia presso di lui, l'apostolo non esita a rimandarlo al suo padrone Filemone, limitandosi a raccomandargli un atteggiamento di mitezza e clemenza. Questo di Paolo non è certo un atteggiamento nuovo, gli stoici avevano già teorizzato esattamente le stesse cose.
mercoledì 18 novembre 2009
La schiavitù tra "Ragione e Fede"
Ancora dal blog "Ragione e Fede", ancora sull'affermazione dell'autore Aguado "il Cristianesimo abolì la schiavitù". Avevo risposto con un commento, che metto qui di seguito, al suo post, ma Aguado ha nuovamente cancellato il commento, e ha modificato parte del suo post per rispondere a brani estrapolati dal mio commento scomparso."Chiedendo di dialogare spulcia e fabbrica in modo machiavellico delle contraddizioni. Questo non è dialogo è provocazione".
La sua è un'accusa pesante, vediamo come la giustifica.
"scrive [...] "Urbano VII proibì di far schiavi i nativi americani ma non parlò degli africani". Cioè, è come dire che Benedetto XVI è a favore della guerra perché, ieri ha chiesto la pace nello Sri Lanka ma non ha parlato della guerra in Afghanistan".
La frase completa, naturalmente non riportata da lei, spiega come i Papi avessero prima promulgato bolle a favore della schiavitù e come abbiano poi via via mutato la propria posizione, esattamente la tesi da me sostenuta.
"Capite qual'è il trucco? Spulciare ed interpretare gli scritti, decontestualizzandoli e modificandone così il significato. Accade così perché, l'ho ripetuto mille volte, non si conosce quel che si pretende di giudicare: si chiama, purtroppo, ignoranza".
"Spulciare e decontestualizzare a causa della propria ignoranza". Vediamo questa ignoranza:
"San Paolo riteneva gli schiavi [...] come fratelli e parte integrante della comunità [...] Chiede loro di continuare a vivere secondo i valori Cristiani, nonostante il giogo della loro condizione, cioè di non maltrattare i padroni poiché anche loro sono fratelli, e maltrattare gli altri equivale a bestemmiare contro Dio".
Veramente l'autore della Prima lettera a Timoteo (che non è Paolo di Tarso) dice "Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina". Come si vede l'autore invita gli schiavi a trattare bene i loro padroni affinché non si parli male di Dio; e come si tratta bene un padrone? Facile, ubbidendogli! E infatti il versetto dopo l'autore continua: "Quelli che hanno padroni credenti non li disprezzino perché sono fratelli, ma li servano con maggiore impegno". Che strano, ma non si era detto che in Cristo non c'erano schiavi e padroni?
"Il blog è pieno di affermazioni di questo genere, totalmente estrapolate e decontestualizzate, che raramente c'entrano con il discorso centrale. Non è questo un dialogo".
Sta dicendo che non è dialogo estrapolare, ad esempio, due esempi tra tanti altri ignorati, e commentare questi due cambiandone il significato? Forse ha ragione.
"Comunque sostenere in questo modo che la Chiesa in fondo è sempre stata contro l'uomo [...]"
Questo è un pensiero che non mi appartiene, la prego di non addebitarmelo.
"Riccardo rispondendo a il Censore afferma:"Papa Paolo III, il 2 giugno 1537 pubblica la bolla Veritas Ipsa [...] che scomunica chiunque riduca in schiavitù [...] "gli Indiani e le altre genti"".
Che è esattamente quello che avevo scritto, più succintamente, io: "a partire dal XIV secolo la Chiesa cattolica inizia ad opporsi alla schiavitù, anche con documenti ufficiali (Pio II nel 1462, Paolo III nel 1537, Urbano VII nel 1639, Benedetto XIV nel 1741, Pio VII nel 1814, Gregorio XVI nel 1837) [...]".
Per riassumere, nel post che avrebbe inteso commentare qui:
"Nella storia della schiavitù ci sono cristiani che si schierarono dalla parte degli abolizionisti e cristiani che si schierarono dalla parte degli schiavisti. Questo dimostra che l'atteggiamento dei cristiani verso la schiavitù (sia pure con i distinguo personali e particolari relativi ad un ambito così vario) è mutato con il passare dei secoli, con la nascita e la crescita della sensibilità nei confronti di questo problema, non con una cesura netta e calata dall'alto, ed è dunque fuori luogo attribuire al cristianesimo il merito di aver abolito la schiavitù."
Grazie per l'attenzione e buona notte.
A questo punto, come detto, Aguado rimuove il mio commento, modifica il suo post e risponde ad alcuni brandelli del mio commento, che diventa sconclusionato e senza senso. Rispondo allora qui alla nuova versione del post.
"Nessun Papa ha mai promosso o difeso la schiavitù, come pregio in sè."
Che significa "come pregio in sé"? Nicola V promulgò una bolla con la quale permetteva ai Portoghesi di fare schiavi in Africa e Alessando VI fece lo stesso con gli Spagnoli: si tratta dunque di due Papi che legalizzarono la schiavitù nei fatti, un evento che cozza con la sua pretesa "il Cristianesimo abolì la schiavitù" e che necessita di una difesa ben più solida di un "si però lo fecero senza promuovere la schiavitù come un pregio in sé".
"San Paolo riteneva gli schiavi [...] come fratelli e parte integrante della comunità, in questo caso quella cristiana, al pari delle vedove e dei presbiteri."
Appunto, della comunità cristiana. E quindi? Qui si discute dell'abolizione della schiavitù da parte del cristianesimo, non dell'organizzazione interna dei gruppi cristiani.
"San Paolo non ha il potere di fare una rivoluzione culturale"
Ma come, è la persona che ha permesso al cristianesimo di passare da pochi fedeli in Palestina a tante comunità nel Mediterraneo orientale (lo dicono le tradizioni cristiane, mica io), è una persona che organizza queste comunità secondo principi di uguaglianza, per di più secondo lei dispone che gli schiavi servano i loro padroni con buona volontà, ma non sarebbe in grado di dire ai padroni cristiani di liberare i propri schiavi? E poi non ha scritto che "Gesù riuscì, nel tempo, a modificare il tessuto culturale"? Come fece, se non attraverso il messaggio propagandato dai suoi apostoli? C'è qualcosa che non quadra nel suo ragionamento.
"[Paolo] chiede loro di continuare a vivere secondo i valori Cristiani, nonostante il giogo della loro condizione, cioè di non maltrattare i padroni (cioè i nemici) poichè anche loro sono fratelli, e maltrattare gli altri equivale a bestemmiare contro Dio. Di continuare a servirli per non essere giustiziati. E' l'insegnamento di Gesù: amare i propri nemici e porgere l'altra guancia."
Non dice questo. Mi stupisce che accusi me di spulciare i testi e fabbricare macchinazioni quando dimostra ignoranza del testo di cui stiamo discutendo (e che per lei è pure sacro). Quello che dice l'autore della Prima lettera a Timoteo (che non fu scritta da Paolo, ma questo è un altro discorso) è questo (1Tm 6,1-2, traduzione Nuova Riveduta):
1 Tutti quelli che sono sotto il giogo della schiavitù, stimino i loro padroni degni di ogni onore, perché il nome di Dio e la dottrina non vengano bestemmiati. 2 Quelli che hanno padroni credenti non li disprezzino perché sono fratelli, ma li servano con maggiore impegno, perché quelli che beneficiano del loro servizio sono fedeli e amati. Insegna queste cose e raccomandale.Noti il comandamento nel versetto 1: gli schiavi cristiani devono stimare e onorare i propri padroni, affinché non si bestemmi Dio; non si dice che i padroni sono fratelli,degli schiavi, né si dice che "maltrattare gli altri equivale a bestemmiare contro Dio", ma piuttosto l'autore avverte che in caso di cattivo comportamento da parte di schiavi cristiani (l'ordine è indirizzato agli schiavi, non ai padroni, ai quali l'autore non impone di trattare bene gli schiavi allo stesso modo) sarà il nome di Dio ad essere bestemmiato. Nel secondo versetto l'autore specifica ulteriormente che gli schiavi con padroni cristiani non devono disprezzare questi loro fratelli (come si vede sono i padroni cristiani ad essere definiti "fratelli", qualifica non attribuita ai padroni in generale), ma li devono servire meglio in quanto sono persone "fedeli e amate". Nel brano in questione non si parla di nemici, non si parla di porgere l'altra guancia, non si parla neppure di servire i padroni "per non essere giustiziati", come afferma lei: con queste disposizioni l'autore chiede agli schiavi cristiani di servire onorevolmente i padroni pagani, per il buon nome di Dio e della dottrina, e con maggiore impegno quelli cristiani, che sono membri fedeli e amati della comunità cristiana.
"Questo arrampicarsi sui vetri mi fa venire in mente i bambini che, arrabbiati, di fronte ad un fiore rosso dicono: "No, no, no, è rosso!"."
Mi permetto anch'io un appunto personale, allora. A parte la considerazione chelei frequenta bambini strani, "arrampicarsi sugli specchi" è il nome di quanto ha fatto lei per giustificare il fatto che gli insegnamenti della Prima lettera a Timoteo non corrispondono con quanto ha affermato. Sarebbe opportuno che evitasse altri di comportamenti che in realtà mette in pratica lei.
"La nascita e la crescità di sensibilità contro la schiavitù è stata parallela allo sviluppo del Cristianesimo. Per un ultima definitiva prova vedere l'enciclopedia Treccani sotto la voce "decadenza della schiavitù tradizionale""
Non c'è neppure bisogno che io confuti questa affermazione, ci pensa direttamente la Treccani. Vediamo questa voce da lei citata come "ultima definitiva prova":
La diffusione del cristianesimo e delle idee morali dello stoicismo divulgò la consapevolezza che anche gli schiavi erano uomini e ne favorì l'emancipazione. La stessa trasformazione economica e sociale seguita alla caduta dell'Impero romano d'Occidente li rese meno utili [...] Intorno al 9° sec. la schiavitù persistette, ma quale fenomeno largamente secondario.Quindi si parla di diffusione del cristianesimo e "delle idee morali dello stoicismo", della diffusione del riconoscimento dell'umanità degli schiavi e della loro scarsa utilità dovuta a mutamenti economici e sociali. Direi che siamo giunti ad una conclusione differente da quella che aveva presentato originariamente, che il cristianesimo avrebbe abolito la schiavitù, non crede?
Il post riporta ancora pari pari brani che avevo commentato precedentemente, a dimostrazione che lei, signor Aguado, non legge quanto non le piace. In particolare presenta come rilevante la precisazione di Riccardo, che "risponde" al sottoscritto ripetendo, in realtà, quanto io stesso avevo detto (ma che il lettore del suo post non sa, avendo lei rimosso ogni traccia dei miei commenti).
In risposta al rilievo di Marcoz, il quale ricorda come già Seneca aveva detto cose simili sugli schiavi, dice: "Anche se quella di Seneca non aveva certo la radicalità di Gesù, tant'è che rimase un'idea moralmente giusta ma che non cambiò nulla per gli schiavi. Gesù riuscì, nel tempo, a modificare il tessuto culturale, dando valore e dignità ad essi." Strana questa sua affermazione, in quanto lei stesso ha citato l'articolo della Treccani in cui si dice che la diffusione della morale stoica fu una delle concause della riduzione della schiavitù: come giustifica allora questa posizione?
Saluti.
Aggiornamento (23 novembre): il sig. Aguedo ha pensato bene di cancellare il mio commento, che segnalava questa risposta. Non posso non pensare che abbia finito le argomentazioni razionali per giustificare la sua fede.
sabato 14 novembre 2009
Due esperienze con siti cattolici
Avevo trovato un interessante blog in cui si sosteneva che la fede è pertinente alla ragione, mentre l'ateismo no. Certo, alcuni atteggiamenti sono un po' troppo decisi per i miei gusti, certo l'autore tende ad attaccare più gli atei che l'ateismo, ma mi facevano ben sperare una certa attenzione a provvedere il testo di fonti e l'inserimento tra gli scopi del sito del dialogo con chiunque.
Ho iniziato a lasciare qualche commento succinto, che l'autore ha cancellato con la scusa di rispondere in una pagina apposita alle critiche. La sua risposta è stata, come sarei dovuto aspettare, molto diretta; in particolare mi ha colpito l'accusa di non portare fonti a favore di quanto dicevo nel commento (succinto) e quella di ignoranza in materia. Allora ho scritto un post in cui presentavo, letteratura alla mano, le mie ragioni, e ho indicato il link in un commento alla risposta: il commento è stato cancellato, ho ricevuto un commento al mio post qui dove si prometteva una contro-argomentazione, ma poi non se ne è fatto nulla.
Successivamente, sullo stesso blog, è comparso un post che rivendicava al cristianesimo il merito di avere abolito la schiavitù, affermando che l'"eguaglianza essenziale tra tutti gli esseri umani è una idea essenzialmente e originalmente cristiana". Ho scritto a mia volta un post di risposta, documentandomi e citando la bibliografia, al fine di dimostrare che l'atteggiamento dei cristiani verso la schiavitù non è stato sempre e nettamente di condanna, anzi, e l'ho segnalato in un commento al post originale. Mi sono ritrovato una risposta piena di insinuazioni (la mia bibliografia sarebbe falsa e inattendibile, io non avrei argomenti e dovrei appoggiarmi ai suoi), in cui afferma che io basi la mia argomentazione su testi religiosi e non storici (non è vero, naturalmente, ma se anche fosse? si sta discutendo di religione, mi pare), e poi chiude il discorso indirizzandomi attacchi gratuiti e dicendo che non intende più prendermi in considerazione.
Alla faccia del dialogo! O forse per dialogo intendeva "catechesi"?
Contemporaneamente ho intrecciato un secondo dialogo con un altro blog cattolico, svoltosi nei commenti ad un post (link alternativo) sulla sentenza della Corte europea riguardo ai crocifissi nelle scuole. Anche questo blogger ha un atteggiamento molto diretto e aggressivo: "gli atei sono prepotenti e spacciano la loro visione facendola passare per neutrale", si augura che io "non abbia problemi di vista o non abbia avuto guai con l'istruzione primaria", mi invita a "cambiare nazione". A questo si aggiungono altre perle, come l'opinione che "la nazione esiste per motivi cristiani" e che lo "stato è nato cristiano", che il bene si persegua solo per motivi religiosi, che i diritti umani sono nati dal cristianesimo (a chi chiede spiegazioni risponde "povero lei"), che la rimozione del crocifisso dalle scuole sarà seguita dalla proibizione di indossarlo, che chi si oppone al crocifisso nelle scuole non è una persona di buon senso. Ah, si, e che chi non si fa convincere dalle sue argomentazioni è un troll.
Insomma, non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma certo in due blog cattolici su due si parla di dialogo e si pratica l'intolleranza. Non ero così quando ero cattolico...
Aggiornamento: uno dei due autori cui facevo riferimento ha scritto due commenti a questo post per chiarire il fatto che la sua opera consiste nell'"istruire gli stolti", cosa che corrisponde (immagino nella sua religione) ad "un'opera di carità spirituale". I suoi due commenti sono esemplari dell'atteggiamento aggressivo e prevaricatore di cui mi lamentavo, e di cui questo personaggio va fiero.
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