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giovedì 1 dicembre 2011

Boicottata un'altra campagna pubblicitaria atea negli Stati Uniti

Ancora una volta una campagna pubblicitaria con un messaggio ateo è stata boicottata dall'azienda che ne avrebbe dovuto curare l'affissione. La LIND Billboard Company ha infatti rescisso all'ultimo istante il contratto che aveva stipulato con l'associazione Mid Ohio Atheist.

La pubblicità censurata è la seguente:



La spiegazione fornita informalmente dalla LIND è stata (enfasi mia):
[...] la natura incendiaria delle esposizioni proposte sarebbe stata considerata senza dubbio offensiva dalla gran parte della comunità e sarebbe stata dannosa per la buona reputazione della Lind presso la comunità. Lind si è sempre riservata e continuerà a riservarsi il diritto di non pubblicare pubblicità che, a suo esclusivo giudizio, siano oscene, inutilmente offensive e non nel miglior interesse della comunità in generale.
Ora, la situazione è ridicola per tre ragioni.

Prima: la libertà di parola non è mai «oscena» né «inutilmente offensiva». Il messaggio degli atei dell'Ohio afferma semplicemente che Dio non esiste, e che non si deve credere a qualunque cosa si senta. Affermare che Dio non esista non può essere osceno od offensivo, senza implicare che il diritto alla parola degli atei sia osceno. È inoltre un invito a ragionare con la propria testa e ad esaminare tutte le possibilità prima di decidere, e non mi pare vi sia nulla di offensivo in ciò.

Seconda: la LIND ha diffuso messaggi ben più offensivi, ma commissionati da cristiani e che dunque non sono stati censurati. La LIND ha infatti diffuso un messaggio pubblicitario in cui si accusano i cristiani che vanno a messa di domenica, invece che di sabato, di recare il segno dell'Anticristo:
Sabato è il VERO giorno del Signore. L'Anticristo l'ha cambiato, evita il suo marchio.

Terza: la pubblicità censurata perché offensiva per i cristiani è stata copiata da una campagna pubblicitaria di cristiani! La Mid Ohio Atheist non ha inventato lo slogan pubblicitario «Non c'è alcun Dio - Non credere a tutto ciò che senti», ma l'ha ripresa da una campagna pubblicitaria della McElroy Road Church of Christ, una chiesa dell'Ohio che ha scelto di veicolare il suo messaggio cristiano col seguente cartellone, che però nessuno ha pensato di censurare:

Insomma, meglio rendersi tre volte ridicoli che affrontare l'ira dei «buoni» cristiani...

Michael, «Billboard backlash (before it ever started)», Mid Ohio Atheists, 22 novembre 2011.

lunedì 28 novembre 2011

La Bibbia? «Volgare e violenta», va ritirata dalle librerie

Brendan Smith è l'autore del sito «The Brick Testament» (Il Testamento di mattoncini, più o meno), in cui pubblica le storie della Bibbia ricostruite attraverso i mattoncini Lego. Si tratta di un lavoro che va avanti da circa un decennio e ha prodotto quasi 5000 illustrazioni per 400 scene.
Ecco Gesù sulla croce:

Le storie sono riprese direttamente dalla Bibbia e adattate il più precisamente possibile (talvolta con virtuosismi notevoli nel piegare i mattoncini alle necessità narrative), e corredate da citazioni dirette dei brani biblici o comunque direttamente derivate dagli stessi.

Il lavoro è notevole, ed oltre che sul sito http://www.bricktestament.com/index.html è stato pubblicato anche in edizione cartacea. Smith è infatti l'autore di The Brick Bible: A New Spin on the Old Testament, un libro contenente alcune delle storie pubblicate sul sito.


Pochi giorni dopo la pubblicazione del libro nelle librerie statunitensi, Smith è stato informato che The Brick Bible è stato ritirato dalla catena di distribuzione Sam's Club a causa di «un piccolo, imprecisato numero di rimostranze di clienti di Sam's Club che il libro sia volgare e violento, e che l'autore è ateo».

Insomma, dei credenti ritengono che questo libro di storie della Bibbia, evidentemente percepito come destinato ad un pubblico di minori, sia troppo «volgare e violento». E dire che l'edizione cartacea manca persino delle scene raffiguranti rapporti sessuali!

Che la Bibbia non sia una storia per ragazzini, dunque, lo pensano persino i cristiani!

Daniel Terdiman, «'Brick' breaker: Lego bible too racy for Sam's Club», CNet, 23 novembre 2011.

mercoledì 5 ottobre 2011

Il «diritto ad offendersi» dei credenti non può giustificare la censura

In Turchia, il famoso vignettista Bahadir Baruter è stato denunciato per aver disegnato una vignetta in cui un fedele musulmano, durante la preghiera in moschea, telefona a Dio chiedendogli il permesso di saltare la parte finale della cerimonia perché ha degli impegni; in un angolo della vignetta, Baruter ha inserito una scritta che recita «Non esiste Allah, la religione è una menzogna».
La vignetta, pubblicata da Hurriet Daily News, con il testo incriminato cerchiato.
Il pubblico ministero ha chiesto la sua condanna ad un anno di carcere per aver «insultato i valori religiosi adottati da una parte della popolazione».

Che dire? «I soliti fanatici musulmani»? «La Turchia non rispetta la libertà di pensiero»? Certo, per l'ennesima volta i musulmani dimostrano di non avere nessuna considerazione per i diritti delle persone, mettendoli dietro la religione. Ma forse dovremmo guardare anche in casa nostra, perché la situazione non è poi migliore.


Una pubblicità «blasfema»

L'azienda di abbigliamento Fracomina ha recentemente diffuso una campagna pubblicitaria in cui alle modelle sono attribuiti slogans come:
Si tratta di una pubblicità che ha causato reazioni differenti, da chi la considera un modo di rompere i luoghi comuni a chi la considera sessista.

martedì 16 novembre 2010

Nel mondo islamico la libertà di religione è sempre più calpestata. Non sarebbe il caso di fare qualcosa?


Non cessa il flusso di brutte notizie per la libertà di religione, e più in generale per quella di parola, che origina dai paesi islamici.

Pochi giorni fa è giunta la notizia che una cristiana pachistana, Asia Bibi, è stata condannata a morte per blasfemia, per aver detto che Gesù era morto in croce per l'umanità e per aver chiesto cosa avesse fatto Maometto. In un paese rispettoso dei diritti umani, questo sarebbe un normale confronto tra due religioni; in Pakistan no, questa domanda è punibile con la morte.

Ma non finisce qui:
Solo un movimento di protesta e di riprovazione di grandi dimensioni può spingere i paesi musulmani ad accogliere e fare propri i diritti e le libertà degli esseri umani. Per questo motivo non possiamo fare finta di nulla.

sabato 15 maggio 2010

Ancora sulla libertà di espressione

Come molti sapranno, il disegnatore svedese Lars Vilks, autore di un disegno raffigurante Maometto come un rondellhund, è stato assalito durante una lezione universitaria sulla libertà di parola da islamici "offesi" dal suo disegno. Solo l'intervento della polizia, che scorta Vilks da quando ha ricevuto minacce di morte e da quando è stato sventato un gruppo di terroristi che intendeva ucciderlo, ha impedito che questo episodio di violenza terminasse peggio.

Si tratta di un ennesimo episodio in cui dei musulmani affermano di essere stati offesi da una raffigurazione del loro profeta e in cui reagiscono con la violenza.

Un ennesimo episodio in cui una norma religiosa (quella della non raffigurazione del profeta dell'Islam, che non è neppure condivisa da tutti i musulmani) è imposta con la violenza anche a chi non è un fedele dell'Islam.

Ho già scritto a proposito di queste violenze, e posso confermare che quello che mi dà maggiormente fastidio è la disponibilità di molti non-musulmani di privarsi della propria libertà in nome del presunto "rispetto" per il sentimento religioso dei credenti.

La critica avanzata contro coloro che disegnano vignette di Maometto è riassumibile in questo post:
Alcuni cercano di demonizzare i musulmani con le vignette per dimostrare la propria "libertà di espressione". Cosa pensate di ottenere offendendo i musulmani? Credete che demonizzando i musulmani avrà un impatto sull'estremismo e la supremazia religiosi? Quali menti pensate che il disprezzo cambierà? Quali cuori credete che la mancanza di rispetto raggiungerà?
Il problema di questa posizione è che non comprende il cuore della questione. Ovviamente sarebbe meglio se esistesse una possibilità di conservare la libertà di espressione senza che nessuno si sentisse offeso. Ma questo non è possibile, dato che il cuore della questione è che qualcuno afferma di essere offeso proprio dalla libertà di espressione altrui.

Da una parte c'è chi afferma che ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, quale che esso sia. Dall'altra parte c'è chi afferma che le proprie credenze religiose sono più importanti della libertà di espressione.

Bisogna decidere da quale parte stare. Non è possibile tentennare, in questa battaglia.

Aggiornamento
Due ragazzi svedesi di origine kosovara hanno dato fuoco alla casa di Vilks.

venerdì 23 aprile 2010

South Park e il diritto di criticare

Rivoluzione Musulmana vs. South Park

Secondo Wikipedia, Revolution Muslim è:
un'organizzazione e un movimento islamico radicale con sede a New York che sostiene la formazione di uno stato islamico, il terrorismo sia negli Stati Uniti che nei paesi democratici di tutto il mondo, la rimozione degli attuali governanti dei paesi musulmani, la distruzione di Israele, e la fine di quello che loro considerano "imperialismo occidentale".
Il movimento è diventato improvvisamente famoso perché uno dei suoi capi, Abu Talhah al Amrikee, ha scritto un post sul sito RevolutionMuslim.com, in cui minaccia i creatori del cartone animato South Park, Trey Parker e Matt Stone, per aver raffigurato Maometto col costume di un orso.

Il post di Amrikee inizia con una foto del cadavere di Theo Van Gogh. Van Gogh era un regista e un giornalista olandese, autore del cortometraggio Submission, che denuncia la violenza sulle donne nelle società musulmane. Dopo aver ricevuto una serie di minacce di morte, il 2 novembre 2004 Van Gogh fu stato brutalmente assassinato. Mohammed Bouyeri, legato al gruppo terroristico Hofstad, uccise Van Gogh con otto colpi di pistola, gli tagliò la gola, lo decapitò e lo pugnalò, lasciando un volantino con minacce al co-autore di Van Gogh.

Dopo aver annunciato la messa in onda della puntata incriminata, Amrikee pubblica nel proprio post informazioni sulla residenza dei due registi di South Park, indicando dove possono essere trovati. Poi Amrikee "avverte" Parker e Stone, con stile che ricorda gli avvertimenti mafiosi:
Dobbiamo avvertire Matt e Trey che ciò che stanno facendo è stupido e che probabilmente finiranno come Theo Van Gogh per aver mandato in onda questa puntata. Questa non è una minaccia, ma un avvertimento sulla realtà di ciò che probabilmente accadrà loro.
A seguito delle minacce, Comedy Central (l'emittente di South Park) ha deciso di censurare l'episodio, cosa che a Parker e Stone non è andata giù.

Ritorno al Medioevo?

Amrikee e Revolution Muslim vogliono, anzi pretendono, che tutto il mondo rispetti i precetti musulmani. Pretendono che chiunque — musulmani, scettici, cristiani, ebrei, eccetera — limitino la propria libertà di espressione perché la loro religione non permette la raffigurazione del loro "Profeta".

Bouyeri e gli altri estremisti islamici sono disposti ad uccidere affinché nessuno critichi la loro religione, anche solo per dire che il loro libro ispirato, il Corano, approva la violenza sulle donne (Corano 4:34):
Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele.
Amrikee e Revolution Muslim pretendono che si rinunci a tutto il sapere che essi ritengono incompatibile col loro libro "ispirato". Non è un caso che il post precedente a quello di minacce nei confronti degli autori di South Park fosse un attacco alla teoria dell'evoluzione.

Comedy Central, infine, ritiene che sia giusto chinare il capo di fronte a queste minacce e a queste violenze. Che i violenti e gli intolleranti abbiano diritto di dettare agli altri cosa dire, cosa pensare, cosa credere.

Lottare per i propri diritti

Io, invece, ritengo che Bouyeri sia un criminale e che Amrikee sia un intollerante e un violento. E che il primo debba restare in carcere, dove dovrebbe essere raggiunto dal secondo.

Credo che tutti abbiano il diritto di parola, e che questo diritto di parola include anche il diritto a criticare le posizioni altrui. Si, anche le credenze religiose altrui.

Credo che questo diritto di critica sia inalienabile e prezioso anche quando le critiche sono sbagliate. Dunque credo che sia ancor più inalienabile e prezioso quando queste critiche sono rivolte ad una visione oscurantista della società, retaggio di un mondo medioevale e oscuro.

Credo anche che si debba lottare per i propri diritti. Che ci sono troppe persone in giro per il mondo che vogliono toglierceli, che sono disposte ad uccidere coloro che esercitano i propri diritti, che pretendono di imporre la propria visione con la violenza. Che chinare il capo come ha fatto Comedy Central sia una vergogna, che ricade in primis su di loro, ma anche su tutti coloro che non ne denunciano l'idiozia.

Infine, credo che sia ora di smettere di riconoscere alle religioni, a tutte le religioni, un rispetto speciale e tacito, tale da imporre il silenzio di fronte alle loro oscenità. Che si accettino comportamenti, prevaricazioni, intrusioni, violenze fisiche e psichiche, solo perché chi li mette in atto afferma che siano compatibili con una sua credenza intima, che chiama religione.

domenica 11 aprile 2010

Il Messori incatenato, o Anche gli apologeti si piangono addosso

Vittorio Messori, noto apologeta cattolico, ha pubblicato un post sul suo blog in cui si piange addosso, puntando il dito contro la cattiveria di chi la pensa differentemente da lui.

Piccolo riassunto delle puntate precedenti.
Puntata 1: La cattiva regista austriaca Jessica Hausner gira il film Lourdes, che riceve premi sia dall'organizzazione cinematografica cattolica che dai cattivissimi dell'UAAR.

Puntata 2: Il nostro eroe Vittorio Messori sconfigge i nemici della fede e di Lourdes con un articolo sul Corriere della Sera in cui svergogna il cattivone Emile Zola, colpevole di essersi rimangiato la parola riguardo ad un miracolo mariano. Ma Satana non si dà per vinto, e assume le sembianze del traduttore di Zola, il professor Pierluigi Pellini, il quale, cattivissimo, risponde a Messori sostenendo che l'eroe ha mentito! Il Bene resiste ancora un po', e il Corriere non pubblica la risposta di Pellini, ma Satana ha mille risorse e la risposta di Pellini vede la luce.

Puntata 3: Il cavaliere senza macchia e senza paura (Messori) risponde a Pellini sul proprio blog, in un articolo non linkato nella pagina principale in quanto in attesa di pubblicazione sul Corriere della Sera, ma riportato in lungo e in largo per la blogsfera. Ma il tempo passa e l'articolo non viene pubblicato sul Corrierone: che i cattivi abbiano trionfato?
Ebbene, finalmente il Bene contrattacca: Messori può pubblicare la sua risposta a Pellini. Purtroppo il Male è ancora potente, e quindi la risposta non andrà sulle pagine del Corriere della Sera, ma de Il Timone, "periodico di apologetica popolare". Ma cosa c'è di interessante in questa risposta?

Innanzitutto, Messori ritratta quanto aveva scritto nel primo articolo, confermando quanto scritto da Pellini, ma lo fa tacitamente, senza avvisare i suoi lettori. Certo, conferma altri particolari, la bufala della scommessa di Zola non è più ripetuta.

Ma mi interessa soprattutto il cappello introduttivo della sua risposta. Messori aveva infatti intenzione di presentare la sua risposta come una lettera al direttore del Corriere. Ora che il Corriere non pubblica più la risposta, come invece sbandierato per settimane dal blog di Messori, l'apologeta cristiano inserisce alcune parole di spiegazione per i lettori de Il Timone. E non è che questa spiegazione deponga a favore di Messori, anzi.

Messori afferma: "Mi sono visto aggredito, spesso con autentico odio, su siti Internet,soprattutto per i cenni dedicati a Emile Zola".

Questo vittimismo mi pare infondato e degradante per il nostro autore. Innanzitutto il suo articolo è stato sbugiardato da un professionista, di cui lui non si degna neppure di fare il nome, il quale ha elencato gli errori nell'apologia messoriana, ma non ha certo avuto parole d'odio per l'apologeta. La risposta di Pellini è stata poi ripresa in alcuni blog, non molti, e da una rapida ricerca non mi pare che vi siano "aggressioni con autentico odio", come riporta vittimisticamente Messori: certo i commenti non sono sempre favorevoli, ma uno non può riportare una bufala e attendersi un'ovazione!

Messori continua affermando di aver scritto la risposta sotto forma di lettera al direttore e dicendo: "Di comune accordo [col direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli] abbiamo poi deciso di non pubblicarla sul Corriere, anche per non dare a quegli aggressori la soddisfazione di essere presi sul serio sulle colonne del più diffuso giornale italiano".

L'apologeta dice che la motivazione della mancata pubblicazione della lettera sarebbe stata anche quella di non dare soddisfazione agli aggressori; segno che di motivazioni ne esiste almeno un'altra, e non posso fare a meno di pensare, malignamente, che sia l'insufficienza della sua risposta, forse adatta ai lettori de Il Timone, un po' meno a quelli del prestigioso Corriere.

Messori, però, tace anche ai lettori de Il Timone - che ricordo essere un "periodico di apologetica", in cui Messori dunque "gioca in casa" - l'effettiva fonte delle critiche a lui portate, il professor Pierluigi Pellini, liquidandole come "polemiche avvenute sulla Rete" (cosa vera in parte, dato che l'articolo di Pellini è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano).

Credo che Messori non abbia fatto una bella figura, in questo caso.

La foto è "The Apology Project #2", di Tsar Kasim (CC-by-sa).

domenica 14 marzo 2010

Zola, Lourdes e gli apologeti cattolici

Vittorio Messori è uno dei principali scrittori cattolici italiani. Messori è stato in gioventù un laico agnostico, che nel 1964 si convertì al cattolicesimo a seguito della lettura dei Vangeli; da allora è diventato un fervente cristiano in cerca di spiegazioni razionali a sostegno della sua fede, un difensore del cattolicesimo. Un apologeta, insomma, e un apologeta di successo: il suo Ipotesi su Gesù (1976) ha venduto un milione e mezzo di copie, ha scritto un libro-intervista a Giovanni Paolo II e uno con Joseph Ratzinger, quando non era ancora pontefice.

Per il Corriere della Sera, Messori ha pubblicato un articolo intitolato «Come nell'Ottocento si riaccende (ora su Internet) la guerra di Lourdes», scaturito dal dibattito legato al film Lourdes, di Jessica Hausner (di cui ho già parlato). Nel suo articolo Messori attacca Emile Zola, che lui chiama «maestro del materialismo ateo». Messori narra di come nel 1892 Zola, che si era aggregato al Pellegrinaggio Nazionale al santuario mariano per scrivere il suo romanzo Viaggio a Lourdes, conobbe una donna coperta di piaghe purulente, Marie Lebrauchu, e disse che si sarebbe convertito se essa fosse guarita miracolosamente. Messori aggiunge che Lebrauchu guarì non appena immersa nell'acqua, ma che Zola, pur assistendo incredulo ai fatti, non si convertì: anzi, tentò di corrompere Lebrauchu per farle negare la guarigione, inutilmente.

Questa storia, già citata da Messori nel libro Ipotesi su Maria, fu ripresa da Antonio Socci, altro apologeta cristiano e fervente devoto della Madonna in un articolo su Libero.

Eppure le cose non sono andate nel modo narrato da Messori. Lo svela Pierluigi Pellini, docente di Letterature comparate all'Università di Siena e curatore dell'edizione italiana dei romanzi di Zola. Pellini spiega come Messori abbia attribuito a Zola gli eventi narrati al protagonista del romanzo, scambiano la finzione per la realtà; Messori avrebbe anche accettato senza verificarle le accuse contro Zola formulate all'epoca dal medico incaricato di verificare le guarigioni miracolose e dal biografo di Bernardette (la pastorella che avrebbe avuto le visioni).

Putroppo, la replica di Pellini è stata ignorata dal Corriere della Sera, ed è stata pubblicata solo il 13 marzo su Il Fatto Quotidiano («Chi ha paura di Emile Zola», p. 18). Se il Corriere non ne prendesse atto, potremmo gridare alla censura cattolica? Probabilmente ci sono altre ragioni, ma che un quotidiano nazionale pubblichi un tale articolo senza poi pubblicarne la smentita è un segno negativo dei tempi.

Nella prima foto, Vittorio Messori. Nella seconda foto, Pierluigi Pellini. Il testo dell'articolo del professor Pellini pubblicato su Il Fatto Quotidiano è riprodotto nel blog Nazione Indiana. Segnalo anche un altro commento ad un articolo apologetico di Messori in difesa della Chiesa nello scandalo dei preti pedofili: «Il più sano c'ha la rogna», di Teo Leorini.

Aggiornamento. Pare che Messori abbia risposto a Pellini sul Corriere. Dico "pare", perché un anonimo commentatore ha fatto il giro dei blog che hanno trattato l'argomento e ha postato il link ad un articolo di Messori sul sito di Messori; però questo articolo è accessibile solo attraverso il link diretto dell'anonimo commentatore, perché Messori non l'ha ancora pubblicato "in attesa della pubblicazione sul Corriere della Sera, domenica". A tal proposito, Pellini ha spiegato perché non ha ancora risposto a Messori nel post "Bufale alla carica", dal sito Nazione Indiana.

sabato 5 dicembre 2009

Attacchi Comunione e Liberazione? Ti sospendono dal lavoro

Enrico De Alessandri, funzionario dell'Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia, è stato sospeso per un mese dal servizio per aver pubblicato un libro in cui critica l'occupazione sistematica di posti chiave della Regione Lombardia da parte di Comunione e Liberazione. La motivazione della sospensione è la presenza nel libro di "notizie denigratorie del suo datore di lavoro, con oggettivo discredito dell'amministrazione regionale, del suo presidente e dei suoi singoli amministratori".

Ma questa motivazione non fa altro che confermare l'identità tra amministrazione regionale e Comunione e Liberazione, e dunque il discredito sulla Regione non l'ha causato l'autore del libro, ma chi quella identità l'ha creata. E poi si parla di separazione tra Stato e Chiesa...

La fonte della notizia è l'articolo "Attacca Cl sul web: sospeso per un mese" de L'espresso. Il libro di De Alessandri è disponibile al sito http://www.teopol.it/.


Aggiornamento: il caso è descritto con dovizia di particolari sul blog de Il Fatto Quotidiano: "Lombardia, chi critica Comunione e Liberazione viene punito".

lunedì 30 novembre 2009

Censura e ipocrisia

E' notizia di oggi che la Polizia postale di Arezzo ha eseguito un ordine di chiusura emesso dalla Procura di Forlì nei confronti di un forum del partito di estrema destra Forza Nuova. Secondo i giornali, esponenti di Forza Nuova hanno così commentato: "Aspettiamo di capire cosa sia successo probabilmente è una misura preventiva di per evitare la reiterazione di un qualche reato. Noi di solito censuriamo chi insulta. Aspettiamo di capire qualcosa in più".

Intanto che aspettano spiegazioni dalla Polizia postale, gli esponenti di Forza Nuova potrebbero cogliere l'occasione e spiegare per quale motivo hanno chiesto e ottenuto la censura della pagina di Wikipedia dedicata al suo segretario Roberto Fiore (questa ma la versione sbagliata è stata già sequestrata).

giovedì 19 novembre 2009

La seconda morte di Ipazia

Già a maggio avevo parlato del film Agorà di Alejandro Amenábar, dedicato alla vita e alla morte di della scienziata e filosofa alessandrina Ipazia, ma non scrissi quello che sentivo come un presentimento: che la distribuzione del film avrebbe potuto avere problemi a causa della immancabile opposizione delle strutture clericali.

Ma è andata peggio di quanto temevo, dato che questo film - uscito il 12 ottobre in Spagna e acquistato per i circuiti cinematografici di mezzo mondo, Taiwan e Thailandia incluse - in Italia non sarà distribuito. Nessuna casa di distribuzione ha infatti annunciato di aver acquistato i diritti per la distribuzione in Italia, sebbene il film, al di là dei suoi contenuti culturali, sia anche un investimento economico di una certa importanza, dati i mezzi profusi nella sua produzione, il curriculum del regista (autore di The Others e Mare dentro) e il successo che sta avendo in Europa.

Ma che il tema fosse delicato è indicato dai dibattiti che si sono sviluppati anche in mancanza del clamore successivo alla distribuzione del film. Un esempio è l'agghiacciante post (non che gli altri siano molto migliori) del blog Totalitarismo Totale (Roberto Manfredini), "Ipazia, la Salomè dei filosofi", in cui l'autore uccide per la seconda volta la scienziata e filosofa alessandrina.

Per comprendere il retroterra culturale del signor Manfredini basti sapere che, oltre a sistemare Amenábar definendolo "un pederasta", definisce Rachel Weisz, interprete di Ipazia nel film: "una genuina rappresentante di quel filone ugrico-khazaro trapiantato in America (vedi Zsa Zsa Gabor, Jamie Lee Curtis, Goldie Hawn, Debra Winger ecc…), che ad ogni generazione sforna le “zoccole altolocate” per la mondanità di Hollywood". Lettore avvisato...

L'autore inizia la sua opera tentando di infangare la reputazione filosofica di Ipazia. "Ipazia, dal punto di vista filosofico, era una nullità: lo sanno anche i suoi “sostenitori”, che per trarre fuori sangue da una (testa di) rapa, dovettero inventarsi immaginifici scenari culturali e incontri ravvicinati del terzo tipo con Platone", afferma il signor Manfredini, senza specificare le fonti per questa sua affermazione. Eppure proprio "rapa"Ipazia non doveva essere: lo storico cristiano Socrate Scolastico afferma infatti che "ottenne tali successi nella letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni". Ipazia aveva dunque una scuola frequentata da numerosi studenti, tra cui il funzionario, letterato e filosofo (e successivamente vescovo) Sinesio di Cirene, che per tutta la propria vita ebbe grande stima della propria maestra; inoltre aveva una certa influenza sui funzionari locali, oltre ad un'amicizia col praefectus augustalis Oreste, rapporti indicati come causa della morte di Ipazia dallo stesso Socrate Scolastico, dal cristiano Giovanni di Nikiu e dal pagano Damascio; infine, non va dimenticato che tutto questo Ipazia l'aveva ottenuto in un ambiente non certo favorevole al successo di una donna.

Naturalmente l'autore "dimentica" l'Ipazia scienziata: non sarebbe stato infatti funzionale al suo intento far notare che i "trattatelli matematici" che Ipazia compose (un Commentario sull'Aritmetica di Diofanto, un Commentario sulle Coniche di Apollonio e un Canone astronomico, oltre a pubblicare l'Almagesto di Tolomeo e il Commento agli Elementi di Euclide di suo padre) sono opere che pochi lettori del signor Manfredini comprenderebbero, e che Ipazia inventò l'idrometro e un modello di astrolabio, strumenti figli di una cultura scientifica che fu massacrata definitivamente dalla religione difesa del signor Manfredini e che sopravvisse solo grazie ai tanto vituperati musulmani.

Successivamente l'autore giunge all'esposizione del proprio contributo originale: Ipazia sarebbe "una Salomè per filosofi", e la fonte usata per una tale affermazione è lo storico cristiano Giovanni di Nikiu, vissuto nel VII secolo (due secolo dopo la morte di Ipazia); la credibilità della testimonianza di Giovanni è resa evidente dalle accuse di magia che porta contro Ipazia, affermando che legò a sé molti credenti, incluso Oreste, e che fu per questo motivo che i cristiani di Alessandria fecero a pezzi la filosofa.

Solo ripetendo queste ridicole affermazioni il signor Manfredini può giustificare il gesto dei sostenitori cristiani di "san" Cirillo, giungendo a lamentare la loro reazione in quanto "perseguitati da pagani e giudei e accerchiati da ogni tipo di eretici (già da allora)"! Certo, come se non fossimo ottant'anni dopo fine delle persecuzioni con Costantino I e venti dopo la proclamazione del cristianesimo a religione di Stato! Come se "san" Cirillo non avesse fatto espellere gli ebrei e il suo predecessore Teofilo non avesse distrutto il Serapeo, il tempio di Serapide ad Alessandria (evento celebrato dai cristiani come un trionfo e raffigurato qui di fianco).

Manfredini conclude dicendo: "se penso a tutte le Sante che subirono il martirio, non provo nessun senso di colpa, né come cristiano, né tantomeno come uomo (ovvero rappresentante del potere patriarcale)". Al che io mi chiedo se il signor Manfredini si renda conto o meno che sta parlando del linciaggio di una donna innocente di qualsiasi colpa, persino per la legislazione dell'epoca, estremamente discriminatoria nei confronti di chi non era cristiano ortodosso, e che la sua morte dovrebbe far inorridire un uomo moderno. Il mancato senso di colpa del signor Manfredini getta un'ombra lunga sulla pretesa superiorità morale del cristianesimo.

"Forse sarà questione di carattere," aggiunge Manfredini "ma in questi casi giudico doveroso una sorta di “apologetica di reato”, poiché è difficile non vedere la giustizia della punizione nei confronti di Ipazia. Fu un moto spontaneo in difesa del vescovo Cirillo, santo eroe ecclesiastico, minacciato dalla Nuova Salomè". Non si tratta di una questione di carattere, signor Manfredini, ma di fanatismo: un gruppo di persone che prendono una donna, la linciano, la uccidono e fanno scempio del suo cadavere perché (secondo un tizio vissuto duecento anni dopo) faceva uso di arti magiche non è una "giusta punizione", come lei azzarda, ma un crimine infame, aggravato da motivazioni religiose. E' per questo che Ipazia è considerata una "martire" del libero pensiero, perché è stata uccisa per il fatto di avere un'opinione differente da quella che i cristiani dell'epoca avevano; e il "santo eroe ecclesiastico" Cirillo, che non mosse un dito per impedire questo scempio o per far punire i colpevoli, è il mandante di questo omicidio religioso.

La notizia sulla mancata distribuzione di Agorà è presa da un articolo di Flavia Amabile pubblicato su La Stampa, "La Weisz fa paura al Vaticano", il 7 ottobre 2009. Estratti delle fonti antiche che parlano di Ipazia sono disponibili sul sito di HomoLaicus. Un post che invece evidenzia i tratti essenziali della figura è "Ipazia, la donna che non trova perdono" da Il nuovo mondo di Galatea.

sabato 14 novembre 2009

Due esperienze con siti cattolici

Vorrei parlare di due esperienze fatte con due blog cattolici, con i quali avevo intenzione di aprire un dialogo. Le esperienze non sono state positive, ma credo siano state non di meno utili.

Avevo trovato un interessante blog in cui si sosteneva che la fede è pertinente alla ragione, mentre l'ateismo no. Certo, alcuni atteggiamenti sono un po' troppo decisi per i miei gusti, certo l'autore tende ad attaccare più gli atei che l'ateismo, ma mi facevano ben sperare una certa attenzione a provvedere il testo di fonti e l'inserimento tra gli scopi del sito del dialogo con chiunque.

Ho iniziato a lasciare qualche commento succinto, che l'autore ha cancellato con la scusa di rispondere in una pagina apposita alle critiche. La sua risposta è stata, come sarei dovuto aspettare, molto diretta; in particolare mi ha colpito l'accusa di non portare fonti a favore di quanto dicevo nel commento (succinto) e quella di ignoranza in materia. Allora ho scritto un post in cui presentavo, letteratura alla mano, le mie ragioni, e ho indicato il link in un commento alla risposta: il commento è stato cancellato, ho ricevuto un commento al mio post qui dove si prometteva una contro-argomentazione, ma poi non se ne è fatto nulla.

Successivamente, sullo stesso blog, è comparso un post che rivendicava al cristianesimo il merito di avere abolito la schiavitù, affermando che l'"eguaglianza essenziale tra tutti gli esseri umani è una idea essenzialmente e originalmente cristiana". Ho scritto a mia volta un post di risposta, documentandomi e citando la bibliografia, al fine di dimostrare che l'atteggiamento dei cristiani verso la schiavitù non è stato sempre e nettamente di condanna, anzi, e l'ho segnalato in un commento al post originale. Mi sono ritrovato una risposta piena di insinuazioni (la mia bibliografia sarebbe falsa e inattendibile, io non avrei argomenti e dovrei appoggiarmi ai suoi), in cui afferma che io basi la mia argomentazione su testi religiosi e non storici (non è vero, naturalmente, ma se anche fosse? si sta discutendo di religione, mi pare), e poi chiude il discorso indirizzandomi attacchi gratuiti e dicendo che non intende più prendermi in considerazione.

Alla faccia del dialogo! O forse per dialogo intendeva "catechesi"?

Contemporaneamente ho intrecciato un secondo dialogo con un altro blog cattolico, svoltosi nei commenti ad un post (link alternativo) sulla sentenza della Corte europea riguardo ai crocifissi nelle scuole. Anche questo blogger ha un atteggiamento molto diretto e aggressivo: "gli atei sono prepotenti e spacciano la loro visione facendola passare per neutrale", si augura che io "non abbia problemi di vista o non abbia avuto guai con l'istruzione primaria", mi invita a "cambiare nazione". A questo si aggiungono altre perle, come l'opinione che "la nazione esiste per motivi cristiani" e che lo "stato è nato cristiano", che il bene si persegua solo per motivi religiosi, che i diritti umani sono nati dal cristianesimo (a chi chiede spiegazioni risponde "povero lei"), che la rimozione del crocifisso dalle scuole sarà seguita dalla proibizione di indossarlo, che chi si oppone al crocifisso nelle scuole non è una persona di buon senso. Ah, si, e che chi non si fa convincere dalle sue argomentazioni è un troll.

Insomma, non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma certo in due blog cattolici su due si parla di dialogo e si pratica l'intolleranza. Non ero così quando ero cattolico...

Aggiornamento: uno dei due autori cui facevo riferimento ha scritto due commenti a questo post per chiarire il fatto che la sua opera consiste nell'"istruire gli stolti", cosa che corrisponde (immagino nella sua religione) ad "un'opera di carità spirituale". I suoi due commenti sono esemplari dell'atteggiamento aggressivo e prevaricatore di cui mi lamentavo, e di cui questo personaggio va fiero.

martedì 14 aprile 2009

Il nuovo editto bulgaro

Non sono un fan di Michele Santoro, ma quando è troppo è troppo.

Nell'ultima puntata di Annozero, quella di giovedì 9 intitolata "Resurrezione", hanno mostrato il lato oscuro degli interventi della protezione civile in occasione del devastante terremoto dell'Aquila. Hanno detto che a distanza di quattro giorni dal sisma non era stato ancora nominato un coordinatore degli interventi; hanno registrato il racconto di un padre il cui figlio era sotto le macerie di un palazzo crollato e che raccontava quanto disperatamente e inutilmente aveva dovuto cercare di far arrivare una gru per intervenire; hanno mostrato che i numerosi volontari che si sono recati in Abruzzo ad aiutare a rimuovere le macerie stavano spesso con le mani in mano in mancanza di attrezzi adatti; hanno raccontato come le popolazioni di alcuni paesi non si erano ancora viste assegnate le tende. Santoro ha quindi fatto ciò che un giornalista dovrebbe fare, raccontare la verità.

Quale è stata la reazione di chi aveva la responsabilità politica di queste mancanze? Inizialmente silenzio, poi attacco frontale a Santoro, alla persona, non a quanto aveva raccontato. Se i vari Fini, Gasparri e Cicchitto avessero dimostrato che quanto raccontato in trasmissione è falso, avrebbero avuto pienamente ragione, ma questo a loro non interessa, quel che interessa è far fuori l'ultima voce dissenziente negli organi d'informazione italiani, l'ultimo giornalista di una qualche influenza non dedito alla formulazione delle lodi al nostro ducetto, all'"unto del signore".

Mi convinco sempre di più che una rivoluzione come quella rumena contro Ceaucescu è l'unico modo per estirpare il cancro di questa classe politica. Questo, o attendere la morte naturale del Grande C.

giovedì 19 febbraio 2009

Chiesa e pedofilia

Naturalmente queste notizie sui giornali italiani non arrivano; non si tratta di censura, certo, ma se l'Italia è classificata 40 nel Rapporto per la libertà di stampa, una ragione ci sarà, no?

domenica 7 dicembre 2008

Imprimatur

Imprimatur è il titolo di un romanzo italiano, scritto da Rita Monaldi e Francesco Sorti e pubblicato nel 2002 da Mondadori (ISBN 9788804503606). Il libro è un romanzo storico, ambientato nel Seicento, che dipana la sua trama eruditamente tra le pieghe della storia; ricorda un po' Q, capolavoro di Luther Blisset, in quanto anche qui c'entra il Protestantesimo, anche qui è protagonista un papa (qui Innocenzo XI Odescalchi, lì Paolo IV Carafa), anche qui gli autori hanno studiato a fondo l'epoca e dirigono i propri personaggi in intrighi verosimili. Insomma, ci sarebbero tutti gli ingredienti per un successo.

E infatti il successo arriva. Nell'aprile 2002 Imprimatur raggiunge il quarto posto nella graduatoria dei libri più venduti del Corriere della Sera, nella sezione "Narrativa italiana" (per coincidenza al terzo posto c'è 54 di Wu Ming, nuovo nome del collettivo Luther Blisset). Imprimatur viene pubblicato nel Regno Unito, in Francia, Germania, Olanda, Belgio, Turchia, spesso in edizioni che comprendono un CD di musica barocca del Seicento italiano citata nel libro (uno dei protagonisti del romanzo è Atto Melani, un cantante castrato veramente esistito); in totale, pare sia stato tradotto in ventidue lingue e pubblicato in cinquantatré paesi, dove avrebbe venduto più di un milione di copie. In Italia escono anche una prima e una seconda ristampa, oltre ad una edizione economica nella collana "Oscar bestsellers" (ISBN 9788804517559).

Ma poi succede l'imprevisto. L'edizione italiana del libro scompare. Scompare.

Non è presente nel catalogo Mondadori. Non è presente nei principali siti che vendono libri on-line - non c'è su BOL, non c'è su Hoepli, non c'è su IBS, non c'è su LibreriaUniversitaria; laFeltrinelli.it è l'unica a riportare il libro, fuori catalogo. Gli autori rescindono il contratto con la Mondadori e pubblicano l'edizione italiana in Olanda. Viene persino pubblicato un libro sulla vicenda del boicottaggio di Imprimatur, intitolato Il caso Imprimatur, di Simone Berni.

Attorno a questo caso girano voci di censure vaticane, che non voglio ripetere, in quanto non posso confermare. Fatto sta che un libro italiano, pubblicato in Italia e nel mondo con grande successo, è scomparso dalla circolazione, e anche le sue tracce sono state cancellate. Perché?

Moltre informazioni qui sopra sono state tratte da: http://www.attomelani.net/
Simone Berni ha scritto un post nel suo blog: http://simoneberni.blogspot.com/2008/03/introduzione-de-il-caso-imprimatur-in.html

Nota a margine. Imprimatur è il primo di una serie di sette libri, i cui titoli formano una frase latina di cui oggi sono note solo le prime cinque parole, Imprimatur Secretum Veritas Misterium Unicum, che dovrebbe significare, nelle intenzioni degli autori "Si pubblichino tutti i segreti del mondo, ma la verità è sempre un mistero. Alla fine rimane solo...". I primi tre volumi sono già usciti. In Olanda.