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domenica 7 maggio 2017

Anche gli opinionisti di Avvenire sbagliano

Mi è capitato di dare un'occhiata all'articolo su Avvenire.it «La fede non contrasta con la storia, ma la sostiene», a firma di Pier Giorgio Liverani (ex-direttore della stessa testata): in questo articolo l'opinionista si lamenta perché un non credente che voleva chiarimenti sulla Risurrezione avrebbe chiesto consiglio a un altro non credente (Corrado Augias), invece che a un «`esperto' credente», e passa a spiegare l'errore nella risposta di Augias; la cosa singolare è che a commettere un errore, piccolo ma significativo, è proprio Liverani...

Stando a quanto riportato da Liverani, la posizione di Augias sulla storicità della Risurrezione si rifa' a quella di Bergoglio, secondo il quale «mentre la morte di Gesù è un fatto storico, la sua resurrezione è solo un atto di fede» (parole di Bergoglio, citate da Augias, citate da Liverani, citate da me...), con l'annotazione (di Augias) che «vangeli si limitano a descrivere il sepolcro vuoto».

Liverani prima lancia una frecciatina al libro Inchiesta su Gesù di Mauro Pesce e Augias stesso, poi rammenta le parole dello stesso Bergoglio: «Abbiamo in san Paolo – aveva detto il Papa – una piccola sintesi di tutti i racconti pasquali e di tutte le persone che sono entrate in contatto con il Risorto... Paolo fa un elenco delle persone a cui Gesù risorto apparve e con cui mangiò... Ne abbiamo qui una piccola sintesi... In cima all'elenco ci sono Pietro e il gruppo dei Dodici, poi "500 fratelli", molti dei quali ancora potevano rendere la loro testimonianza, poi viene citato Tommaso [l'apostolo del dito nella ferita di Gesù]. Ultimo della lista – come il meno degno di tutti – è Paolo stesso».

Infine Liverani chiosa: «Questo elenco di testimoni della Risurrezione è la sintesi esplicita di quanto riferiscono i quattro Vangeli. In sostanza, la fede non contrasta con la storia che, invece, anche qui la sostiene». Peccato che inavvertitamente Liverani commetta un paio di errori.

Innanzitutto, Paolo non parla mai di persone che avrebbero «mangiato» con Gesù dopo la Risurrezione. Nella Prima lettera ai Corinzi (15,3-11) si parla solo di apparizioni di Gesù, a Cefa, ai Dodici, a cinquecento persone, a Giacomo, a tutti gli apostoli (e si noti come il nome di Tommaso non venga citato affatto), e infine a Paolo stesso. L'errore sembra veniale, ma non lo è se si considera che con il solo riferimento all'apparizione, eliminando dunque quello al pasto, tutte le apparizioni di cui parla Paolo sono dello stesso tipo di quella che ha avuto lui, una visione appunto, e non un'interazione fisica con il Gesù risorto.

Il secondo errore di Liverani, invece, sta nel considerare il racconto di Paolo come una conferma delle storie narrate nei Vangeli. Paolo. infatti, dice esplicitamente che sta riportando quanto gli è stato detto (le apparizioni multiple di Gesù risorto), ma non fa riferimento a cene di Gesù risorto con gli apostoli, né a dita infilate nel costato; il suo racconto non può essere dunque usato come conferma di ciò che narrano gli autori dei Vangeli, che scrissero decenni dopo Paolo e che non furono testimoni oculari dei fatti.

Sarebbe come affermare che i fumetti originali di Batman confermano la storicità dei film di Christopher Nolan sul Cavaliere Oscuro semplicemente perché anche in quelli si parla di un supereroe che difende Gotham City dai criminali...

Pier Giorgio Liverani, «La fede non contrasta con la storia, ma la sostiene», Avvenire.it, 7 maggio 2017, https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/la-fede-non-contrasta-con-la-storia-ma-la-sostiene

mercoledì 12 marzo 2014

Marco Respinti colpisce ancora

Qualche lettore ricorderà l'articolo che raccontava l'imbarazzante capacità di ragionamento dell'apologeta cattolico Marco Respinti («I want my money back!», 12 maggio 2010).

A quanto pare c'è gente che non conosce le sue imprese, e lo invita a discussioni impegnative con gente che ne capisce più di lui; il nostro eroe è stato infatti invitato ad un incontro con l'esperto di storia del pensiero ebraico Mino Chamla e col filosofo Giulio Giorello e, malgrado il resoconto sia fatto dalla faziosa Nuova Bussola Quotidiana, l'eroe ci fa una figura barbina. Come fa notare il blog Bioetica, Respinti è stato capace di una perla simile, mentre cercava di spiegare perché secondo lui esiste un diritto naturale e immutabile:
«Dio crea l’uomo dotandolo di una determinata natura ed è da quella natura che derivano delle regole precise quanto delle leggi fisiche. Se io violo una legge fisica, ad esempio butto a terra il mio computer, questo si rompe. Non è per cattiveria che si spacca, è una legge fisica, è un dato di natura»
Insomma, uno degli esponenti di spicco dell'apologetica cattolica (un tizio che, ricordiamolo, chiedeva 80 euro per un suo corso di otto ore in apologetica...) gettare a terra un computer è una violazione di una legge fisica! E si noti, prego, che questo non è un lapsus rilevato da qualcuno che intende giustamente prenderlo per i fondelli, ma un concetto selezionato da un suo sostenitore e, presumibilmente, rappresentativo del pensiero di Respinti.

E ci si può davvero stupire se, come annota il sostenitore dell'apologeta, «l’intervento di Respinti [...] sia stato l’unico contestato in tutta la serata»?

I livelli infimi raggiunti dall'apologetica cattolica italiana sono una vergogna per tutti i cattolici, e anche per gli italiani tutti, che non riescono a scrollarsi di dosso un pensiero di tale incredibile sciatteria.

Stefano Magni, «Eppur non si muove: l'immutabile diritto naturale», La Nuova Bussola Quotidiana, 11 marzo 2013; Giuseppe Regalzi, «Violare la legge», Bioetica, 11 marzo 2013.

venerdì 21 dicembre 2012

Ma Ratzinger ha davvero definito aborto, unioni di fatto e tra omosessuali "ferite alla giustizia e alla pace"?

Ha avuto notevole riscontro il messaggio di Ratzinger in occasione della XLVI Giornata Mondiale della Pace, soprattutto per le parole attribuitegli contro il matrimonio tra omosessuali e l'aborto, paragonati ad una "ferita alla giustizia e alla pace":
I «tentativi» di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna «giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» ("Benedetto XVI: matrimoni gay «offesa contro la verità della persona umana»", Il Sole24Ore).
Duro attacco del pontefice alle nozze tra coppie omosessuali: per Benedetto XVI i "tentativi" di rendere il matrimonio "fra un uomo e una donna" "giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" sono "un’offesa contro la verità della persona umana" («Papa: “I matrimoni gay sono una ferita alla giustizia e alla pace”», Il Fatto Quotidiano).
il Papa non ha fatto sconti in merito dicendo che i «tentativi» di rendere il matrimonio «fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» («Il Papa: unioni gay offensive per la pace», Il Giornale).
Queste affermazioni di Ratzinger non sono passate sotto silenzio, fortunatamente, e diversi commentatori hanno fatto notare quanto inopportuni e sbagliati siano stati questi attacchi alle unioni tra omosessuali: Marco Politi ha sottolineato come «Le parole contro i gay allontanano la pace», mentre Paola Concia ha dichiarato che «Così “il Papa alimenta l’odio contro i gay” [...] perché sono “parole pericolose, che esprimono qualcosa di profondamente violento”» e che «rappresentare come minaccia “noi cittadini, che siamo senza diritti, significa fomentare aggressività contro i gay”».

domenica 2 dicembre 2012

Le scommesse sui cavalli e la risurrezione di Gesù (I)


Un vostro amico appassionato di ippica vi ha convinti ad andare all'ippodromo in una giornata di corse. State aspettando l'inizio delle gare e decidete che, in fin dei conti, una piccola scommessa ci starebbe bene. Leggete il programma della prima corsa e il nome di un cavallo vi salta agli occhi: Soldatino!

Chiedete al vostro amico se Soldatino sia un buon cavallo, ma la risposta è decisamente negativa: di 105 gare alle quali ha partecipato, si è piazzato (cioè è arrivato entro i primi tre posti) in appena 7, ovvero per ogni piazzamento ottenuto non si è piazzato per ben 14 volte! Insomma, non esattamente il favorito della gara..

Vedendo la vostra delusione, il vostro amico cerca di tirarvi un po' su il morale: «Durante la notte è piovuto molto, e quindi la pista è molto pesante». Notando la vostra espressione interrogativa, il vostro amico vi spiega che nel 70% delle volte che Soldatino si è piazzato, il terreno era pesante, mentre in quelle volte in cui è arrivato dal quarto posto in poi, il terreno era pesante nel 10% dei casi.

venerdì 30 novembre 2012

Validità della testimonianza degli apostoli riguardo la risurrezione di Gesù

 

Alcuni apologeti cristiani (William Lane Craig, Is There Historical Evidence for the Resurrection of Christ?; Mike Licona, The Case for the Resurrection of Jesus) sostengono che la risurrezione di Gesù debba essere stata un evento reale perché altrimenti non si spiegherebbe la disponibilità degli stessi apostoli a farsi martirizzare per testimoniarla: se Pietro non fosse stato convinto che Gesù era realmente morto e realmente risorto, non si sarebbe fatto uccidere nel suo nome, ma avrebbe confessato l'inganno e si sarebbe salvato.

Su questo argomento andrebbero discusse alcune considerazioni preliminari: ad esempio, non siamo sicuri che Pietro sia stato effettivamente martirizzato, né sappiamo con certezza che il rinnegare la risurrezione di Gesù gli avrebbe salvato la vita, né possiamo escludere che avesse ragioni particolari per preferire la morte allo svelamento della menzogna (si pensi a Ron Hubbard e a Scientology). Ma per questa discussione, daremo per scontato che Pietro potesse rinnegare Gesù senza ulteriori conseguenze ma che abbia scelto di morire per portare testimonianza della sua risurrezione.

mercoledì 15 agosto 2012

L'Assunta, l'imperatore e lo sproloquio dell'apologeta

Tiziano, Assunzione della Vergine
Rino Cammilleri, noto apologeta cattolico e frequentatore suo malgrado di queste pagine, ha pubblicato sul periodico on-line ciellino ilsussidiario.net l'articolo «L'Assunta e Napoleone» in cui fa a pezzi da par suo le critiche dei laicisti al dogma dell'Assunzione. E quando scrivo «da par suo» intendo proprio «come sua consuetudine»: in maniera inetta, inefficace e ridicola.

Cammilleri inizia attaccando i "laicisti"; riporto le sue parole perché è proprio qui che si dà la proverbiale zappa sui piedi, affermando il contrario di quanto emergerà dalla sua apologia:
Contrariamente a quanto pensano i laicisti (la cui ignoranza religiosa è direttamente proporzionale all’attitudine a dare lezioni ai cattolici e allo stesso papa), i dogmi non sono “fabbricati” dal Vaticano, che a un certo punto decide di gravare i fedeli di un altro fardello «scientificamente indimostrabile» a tutto danno delle loro facoltà razionali. Sono, bensì, verità credute da sempre e alle quali - di solito con ritardi anche millenari - la Chiesa appone il suo autorevole sigillo, dopo ponderate consultazioni e riflessioni, ufficializzandole.
Purtroppo per Cammilleri, i "laicisti" dimostrano una conoscenza della materia religiosa ben superiore alla sua. Vediamo quali sono le prove addotte da Cammilleri per questa «verità creduta da sempre» e quali siano state le «ponderate consultazioni e riflessioni» della Chiesa, prima di apporvi il suo «autorevole sigillo».

lunedì 19 marzo 2012

Paolo di Tarso contro le donne

Sul blog bzImage, Fabrizio ha pubblicato qualche tempo fa l'articolo «S.Paolo e il femminismo», in cui analizza un brano della Lettera agli Efesini di Paolo di Tarso e ne discute il contenuto misogino.

I due punti fondamentali avanzati da Fabrizio sono:
  1. Paolo prende atto della situazione sociale dei suoi tempi, utilizzando il rapporto di subalternità della donna antica rispetto all'uomo come metafora ben comprensibile ai suoi contemporanei del rapporto di subalternità dei fedeli a Dio;
  2. le parole di Paolo non sono le cause del maschilismo nella storia.
Riguardo il secondo punto, naturalmente nessuno imputa a Paolo la nascita storica del maschilismo, fenomeno sociale notoriamente antecedente il Cristianesimo. La critica è che sin dalle origini, il Cristianesimo abbia relegato le donne a un posto secondario, e che questo valga a tutt'oggi (basti vedere la composizione delle alte sfere della Chiesa).

martedì 28 dicembre 2010

Messori e le motivazioni dell'eutanasia

Mi è capitato di leggere due articoli di Vittorio Messori sulle motivazioni dell'eutanasia, articoli tratti da La Bussola Quotidiana e intitolati «Duri a morire» e «Il significato del soffrire».

Lo specchio dell'egoismo

Nel primo articolo l'apologeta ricorda come già nel 1982 avesse previsto che l'eutanasia sarebbe diventata legale anche in Italia, seguendo il percorso di divorzio e aborto; di fronte a questa ineluttabilità, Messori afferma che la vera ragione dell'inesorabilità di questo percorso sarebbe «il desiderio di liberarsi di qualcuno o di qualcosa»:
In fondo, il divorzio permette al marito di liberarsi dalla moglie che non sopporta più e viceversa; l’aborto permette di liberarsi del pupo in arrivo e che limiterebbe la mia libertà o graverebbe troppo sulle mie finanze; l’eutanasia mi permette di liberarmi del nonno che non vuole congedarsi e magari liberare la casa. 
A me questo ragionamento pare alieno e aberrante: davvero la maggioranza degli italiani che è a favore dell'eutanasia vuole solo uccidere il proprio padre o il proprio nonno che sta male? Davvero questa ecatombe di anziani genitori è impedita soltanto dall'illegalità dell'eutanasia?

sabato 25 dicembre 2010

Fulminata e fulminati: il cattivo rapporto di un apologeta con la storia

Di Rino Cammilleri ho già parlato diverse volte: scrive articoli taglienti e diretti per Il Giornale, per la rivista di apologetica Il Timone e su di un blog intitolato «Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea». Purtroppo, però, si tratta di un apologeta con un pessimo rapporto con le fonti storiche, che distorce malamente per piegarle alle sue esigenze, ignorando che le fonti "si ribellano" sbugiardando il loro manipolatore.

Gli infortuni in cui è incappato e di cui mi sono accorto sono molteplici. Per denigrare Ipazia si appella ad uno storico morto 75 anni prima dei fatti («Ipazia e il diabolico Cammilleri»); per attaccare Galileo, lo accusa di non conoscere la teoria delle maree e di sostenerne una sbagliata, quando questa fu formulata correttamente solo da Newton diversi anni dopo («Galileo e le maree, ovvero Cammilleri colpisce ancora »); anche quando se la prende con l'ultimo imperatore romano pagano, Giuliano, Cammilleri sciorina la sua zoppicante conoscenza della storia - o, meglio, la sua pessima scelta delle fonti - sbagliando la cronologia degli eventi («Cammilleri fallisce ancora»).

L'ultimo strafalcione di Cammilleri, anche in questo caso imputabile alla sua pessima scelta di fonti, dovuta più alla loro corrispondenza con quanto il nostro sostiene che alla loro competenza, riguarda un episodio di storia romana, noto come il "miracolo della pioggia", descritto dal nostro apologeta nel suo post «Fulminata». Nel 172, durante la guerra di Marco Aurelio contro i Quadi, un distaccamento della legione XII Fulminata è circondato dal nemico e sta per capitolare per mancanza d'acqua, quando un'improvvisa tempesta sopperisce alle esigenze idriche dei legionari, che riescono poi a rompere l'accerchiamento. Secondo lo storico romano Cassio Dione, l'evento miracoloso fu causato dall'intervento di Mercurio, invocato da un mago egiziano di nome Harnuphis; secondo lo scrittore cristiano Tertulliano, invece, fu merito delle preghiere dei soldati cristiani che erano arruolati nella legione; secondo la Colonna antonina a Roma, che raffigura l'episodio, fu l'intervento di una divinità sconosciuta.

lunedì 29 novembre 2010

Cammilleri fallisce ancora

Rino Cammilleri ci casca ancora. Come già avvenuto nel caso di Ipazia, la sua foga di screditare quelli che individua come nemici del Cristianesimo lo porta a strafalcioni non da poco. Certo, il nostro si difende rifacendosi all'autorità altrui, ma il problema è che spesso l'altrui non è poi tanto qualificato in materia.

Ma procediamo con ordine.

Come detto, il precedente è Ipazia. In quel caso, descritto in «Ipazia e il diabolico Cammilleri», Cammilleri ricostruiva una certa versione della storia della scienziata alessandrina trucidata da fanatici cristiani, versione molto indulgente nei confronti dei cristiani in quanto derubricava la questione da religiosa a politica. A maggior sicurezza dei suoi lettori, Cammilleri si rifaceva, come fonte storica, a Vittorio Messori.

lunedì 21 giugno 2010

L'ossessione dell'apologeta

Non ce la fa, proprio non ce la fa.

Sia chiaro, lui si impegna, scrive un articolo interessante, giunge persino a parlare in termini positivi di una istituzione laica, non ecclesiastica, che secoli fa aveva rappresentanti femminili di rilievo.

Ma poi sul più bello, cade in tentazione e fa nuovamente una cattiva figura.

Trotula

Sto parlando di Rino Cammilleri e del suo post su Trotula.

Cammilleri è un apologeta e scrittore cristiano, di cui ho avuto modo di parlare in passato. Su questo blog ho infatti parlato degli sfondoni in cui è incappato tentando di sminuire la figura di Ipazia.

Ieri Cammilleri ha dedicato un post alquanto sui generis a Trotula, un'esponente della scuola medica salernitana. Il post, interessante, fa notare come questa scuola fosse «laica ed aperta a tutti», secondo tradizione persino fondata da un ebreo, un arabo, un greco e un latino. Cammilleri sottolinea il contributo, tra tante, di tre donne, tra cui Trotula, autrice di un manuale di medicina dedicato al corpo femminile, restato in uso per lungo tempo.

Poi, però, deborda e il post finisce male...

Ipazia

Perché, infatti, Cammilleri ha scritto questo post? Perché ha scoperto che Tratula era una donna, e l'esistenza di un'antica donna-scienziato (Cammilleri non sembra conoscere il sostantivo «scienziata») gli permette di prendersela ancora con Ipazia.

domenica 13 giugno 2010

Gli apologeti e la frottola del papiro 7Q5

Aggiornato il 15 giugno.

Sono il primo a dirmi che dovrei smettere di leggere blogs apologetici, ma non ce la faccio, è più forte di me. A spingermi c'è, da una parte, la possibilità di trovarvi argomentazioni serie, anche se si tratta di una cosa più unica che rara, come ha dimostrato l'esperienza; dall'altra c'è il divertimento di vedere gli apologeti arrabattarsi per riconciliare religione e ragione.

Il caso di oggi parte da un articolo del IlSussidiario.net, giornale on-line riconducibile a Comunione e Liberazione, in cui si riporta la notizia che l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), insieme all'Istituto Bam di Berlino, sottoporranno ad un'indagine spettrometrica alcuni frammenti dei Rotoli del Mar Morto, anche noti come Manoscritti di Qumran. In particolare, gli scienziati intendono comprendere se, in base alla composizione chimica dei rotoli, sia possibile comprendere l'origine dei rotoli stessi.

Bene, come hanno reagito gli apologeti a questa notizia? Cercando di tirare più acqua possibile al loro mulino, a che a costo di lasciare intendere cose non vere.

Ad esempio, il blogger Aguado del blog Ragione e Fede (di cui ho avuto modo di parlare in passato) se n'è uscito con un post intitolato «Nuovi studi sui rotoli di Qumran, garanti dell’autenticità dei Vangeli».

Ecco il salto apologetico. Nell'articolo de ilSussidiario si parla di «Bibbia», non di «vangeli», dunque l'introduzione di questo riferimento è di Aguado. E perché questo sarebbe un errore? Perché tra i Manoscritti del Mar Morto non vi sono testi cristiani, dato che gli autori di quei testi erano ebrei, probabilmente esseni.

Aguado tira allora fuori il frammento 7Q5 (quinto frammento dalla cava 7 di Qumran), affermando che si tratta di un frammento del Vangelo secondo Marco. L'intenzione è chiara: se l'analisi spettrometrica dovesse confermare l'originalità dei manoscritti, cosa che nessuno studioso mette in dubbio, allora, secondo il ragionamento di Aguado, anche i vangeli sarebbero autentici (qualunque cosa questa significhi).

Il ragionamento di Aguado è fallato sotto due aspetti:
  1. i fisici dell'INFN non analizzeranno 7Q5, ma «i Rotoli del Tempio, che descrivono un tempio virtuale non realizzato», come detto nell'articolo de ilSussidiario;
  2. l'identificazione di 7Q5 con un passo del Vangelo secondo Marco è scientificamente infondata.
Tra l'altro Aguado non può negare di sapere che 7Q5, un frammento di papiro contenente una ventina di lettere, non è un passo marciano, dato che lo ha letto nel relativo articolo di Wikipedia. Ma dato che le notizie, per un apologeta, possono essere manipolate per farle rientrare nel progetto apologetico, Aguado definisce la voce di wiki «parecchio spoglia», e rimanda alle pubblicazioni degli unici due studiosi che sostengono l'identificazione, il papiriologo gesuita spagnolo José O'Callaghan e quello tedesco Carsten Peter Thiede, famoso per aver anche anticipato la datazione del più antico papiro contenente un testo del Nuovo Testamento (facendolo passare dal 200 all'80 d.C.) e per aver definito autentico il Titulus crucis, poi datato al X secolo.


Al di là dello smascheramento dell'ennesimo tentativo (malriuscito) di fare apologetica, cosa ci insegna questo episodio? Che gli apologeti, per natura, non sono interessati alla verità, ma a far rientrare i fatti nella loro teoria, di metterli al servizio della religione.

Per questo sono gente dalla quale bisogna stare alla larga. Anche se sono il primo a non seguire questo consiglio.

L'immagine del papiro 7Q5, alterata per evidenziare il testo, è di pubblico dominio.

Aggiornamento. Giovanni Bazzana, storico del Cristianesimo antico, mi ha cortesemente segnalato due articoli di approfondimento sulla questione 7Q5. «Il Nuovo Testamento e Qumran: 7Q5», di Giovanni Bazzana, e «7Q5? Passiamo ad altro, per favore», di Luigi Walt, che tratta della stessa fonte apologetica di cui mi sono occupato io.

mercoledì 12 maggio 2010

I want my money back!

Vi piace Vittorio Messori? Impazzite per Rino Cammilleri? Volete diventare, come loro, maestri di apologetica?

Bene, il Timone, la «rivista di apologetica elementare» in cui scrivono entrambi i vostri beniamini, organizza una imperdibile serie di lezioni per voi, intitolata «L'evoluzionismo oggi: domande, dubbi, incertezze» e tenuta niente poco di meno che da Marco Respinti!

Per chi, come me, si è chiesto «chi è Marco Respinti?», ecco una foto e alcune illuminanti risposte.

Identikit di un conservatore creazionista

Respinti è un giornalista che collabora con le testate «Libero, il Tempo, Il Foglio, Cronache di Liberal, l'Occidentale, Tempi, Cristianità, Il Timone, Radici Cristiane e Voglio Vivere», un membro di vari gruppi conservatori americani e internazionali, tra cui uno dal nome roboante di World Congress of Families (dove ovviamente per "famiglie" si intendono quelle "naturali" fondate "dal Creatore") e uno, il The Leadership Institute, che lo ha anche premiato per «la dedizione alla causa conservatrice, la professionalità e l’influenza esercitata a livello internazionale».

Con un curriculum così, è chiaro che di "domande, dubbi e incertezze" ve ne saranno poche, nel corso; Respinti, in fin dei conti, è autore di una prefazione ad un libro di William Dembski, sostenitore del movimento creazionista e pseudo-scientifico del "Disegno intelligente", che secondo i suoi sostenitori dovrebbe essere alternativo alla teoria scientifica dell'evoluzione naturale, e l'autore del libro Processo a Darwin. Un'inchiesta a tutto campo sul darwinismo, per smascherare incongruenze, falsità e luoghi comuni.

Respinti e la matematica (apologetica)

Ma non è del Disegno intelligente che voglio parlare, bensì del livello delle argomentazioni di Respinti. Voglio dire, se devo pagare 80 euro per un corso di otto ore in apologetica, mi posso aspettare argomentazioni di un certo spessore, no? Che genere di argomentazioni potrebbe attendersi, allora, chi segue questo corso?

Respinti è autore di un articolo pubblicato su Il Timone e intitolato «Gesù e la matematica»; titolo intrigante, almeno per me. E che dice Respinti in questo articolo? Riporta un calcolo fatto da Peter Stoner, già direttore del Dipartimento di Matematica e di Astronomia del Pasadena City College in California, il quale calcolò la probabilità che un uomo realizzasse casualmente le profezie dell'Antico Testamento. Secondo Stoner, e Respinti, «il realizzarsi casuale anche di sole otto profezie ammonta a una probabilità di 1 su 100.000.000.000.000.000 ovvero 1 su 10 in potenza 17».

Ora, lasciamo perdere il fatto che il calcolo di Stoner, un creazionista come Dembski, è stato ridicolizzato dai revisori dei suoi libri di apologetica; mi interessa quello che Respinti afferma di seguito:
Nei Vangeli però Gesù ha realizzato ben 48 profezie, almeno 48 profezie.

La probabilità che dunque Gesù sia stato un semplice uomo i cui gesti siano per caso coincisi con quanto il Messia avrebbe dovuto realizzare a norma di Scritture Sacre è infinitesimale, forse persino meno. A rigore allora di statistica e di matematica, Gesù era Dio.
In altre parole, Respinti prende i vangeli, opera di cristiani che credevano nella divinità di Gesù, vi legge che Gesù realizzò le profezie dell'Antico Testamento, e ne deduce che Gesù era Dio. Anzi, che «a rigore di statistica e di matematica, Gesù era Dio».

Purtroppo per lui, Respinti si è però rivolto alle discipline sbagliate: non sono la statistica e la matematica che devono essere tirate in ballo, ma la critica biblica, la quale spiega che furono gli autori evangelici a prendere le profezie dell'Antico Testamento e ad adattarle a Gesù per dimostrare che egli era il Messia.

E a confutare la sua ipotesi, che basterebbe il rasoio di Occam a recidere, è uno dei padri della Chiesa, Papia di Ierapoli, vissuto tra I e II secolo. Papia narra infatti che l'autore del Vangelo secondo Matteo, dove vi sono il maggior numero di profezie soddisfatte, prese gli "oracoli" (le profezie dell'Antico Testamento) «e ciascuno li interpretò come poté».

Dunque, a rigor di logica e di esegesi biblica, questa argomentazione di Respinti è fasulla. Se le argomentazioni del corso di apologetica sono dello stesso livello, Respinti dovrebbe preoccuparsi dell'eventualità che i suoi allievi gli chiedano il rimborso dei costi.

martedì 11 maggio 2010

Galileo e le maree, ovvero Cammilleri colpisce ancora

Ho già avuto modo di parlare di Rino Cammilleri nel post «Ipazia e il diabolico Cammilleri», in cui discutevo di alcuni "sfondoni" del nostro sul caso Ipazia; Cammilleri, che sul suo blog è descritto come uno dei «principali apologeti italiani», è stato bacchettato per quei posts pure da Umberto Eco, come racconta un po' piccato lo stesso giornalista de Il Giornale.

La sua risposta, indiretta, è consistita nello scrivere un post alquanto fuori tema, che conclude con queste parole che dimostrano uno stato d'animo insofferente:
E adesso basta con Ipazia e Cirillo, perché sono stufo di fare da bersaglio ai nullafacenti del web. Ci sono centinaia di università cattoliche con storici di professione: ci pensino loro.
A parte il riferimento alle «università cattoliche», che illumina sulla concezione che Cammilleri ha di come si studia la storia (solo da fonti "amiche", cioè), ho trovato buffo questo invito agli storici di professione alla luce di un altro sfondone storico in cui Cammilleri è incorso.

Ho già parlato del libro di Jerry Fodor e Massimo Piattelli-Palmarini contro la selezione naturale nel post «L'origine delle (argomentazioni) speciose». Ampio spazio a questo libro è stato dato da Il Foglio, che il 1 maggio gli ha dedicato anche una tavola rotonda alla quale ha partecipato il filosofo della scienza Giulio Giorello.

Cammilleri riporta nel suo post «Giorello» le seguenti parole del filosofo:
Prendiamo la teoria delle maree di Galileo, che lui riteneva essere la prova del movimento della terra e invece non lo era; all'epoca fu da alcuni respinta dicendo "Dio avrebbe potuto decidere altrimenti". Poi una alternativa scientifica fu trovata con la teoria delle maree legata all'attrazione lunare.

domenica 9 maggio 2010

Ancora su Cammilleri e Ipazia

I pochi lettori del mio blog ricorderanno l'articolo dell'apologeta Rino Cammilleri contro Ipazia, oggetto del mio post «Ipazia e il diabolico Cammilleri».

Segnalo un'altra recensione, negativa, dello stesso articolo, postata sul blog Zetesis, «Delerium. Rino Cammilleri e Ipazia», da cui traggo questa citazione:
Ritengo che il giudizio più grave espresso dall’autore consista nella lapidea dichiarazione “non se la filava nessuno”, a contorno dello sforzo di sminuirne a tutti costi la fama e la rispettabilità tra i suoi contemporanei. Forse bisognerebbe rammentare a Cammillerri il peso della scuola filosofica platonica alessandrina di cui Ipazia era a capo nell’economia delle correnti filosofiche del tempo. Dettaglio che, manco a dirlo, ci viene tramandato dal cristiano Socrate Scolastico. La notorietà di Ipazia e la riverenza che suscitava tra i suoi concittadini non vennero meno neppure dopo la sua morte. Se ancora un secolo dopo la sua morte Damascio poteva esprimersi in questi termini, non osiamo immaginare quale fosse la sua reputazione di sapiente stimata mentre era ancora viva.
Buona lettura.

lunedì 26 aprile 2010

Ipazia e il diabolico Cammilleri

Rino Cammilleri è un apologeta. La sua missione è dunque quella di difendere la fede cristiana dimostrandone la razionalità, l'effettiva origine "rivelata" e divina. Per raggiungere il proprio scopo, un apologeta deve trovare argomentazioni razionali, non può ricorrere soltanto ad argomenti morali o religiosi.

Cammilleri è dunque un apologeta, e la sua apologetica non disdegna di assestare colpi decisi a quelli che considera nemici del Cristianesimo, con articoli pubblicati su Il Giornale, sul periodico di apologetica Il Timone e sul suo blog personale, «Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea». Sono sempre articoli sapidi e decisi, ma spesso Cammilleri incappa di errori, tanto più irritanti quanta maggiore è l'intransigenza e la protervia dell'autore.

Ma, come dice l'adagio, "errare è umano". Solo che l'adagio completa saggiamente "perseverare è diabolico". La saggezza antica, del resto, vorrebbe che si imparasse dai propri errori, quantomeno adottando una maggiore prudenza nel trattare temi coi quali ci si è già scottati.

Umano errare

Il 18 ottobre 2009, Cammilleri pubblica il post «Ipazia» sul suo blog. Siamo all'epoca della petizione per far uscire nelle sale italiane il film Agora, che narra della morte della scienziata e filosofa alessandrina Ipazia. Cammilleri si dimostra fedele al titolo del suo blog, "Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea" — dove per veleni si intendono tutte le argomentazioni che possono dar fastidio al Cristianesimo.

martedì 13 aprile 2010

Ancora su Zola, Lourdes, Messori e Pellini


Credo che questo sarà il mio ultimo post sulla questione "Messori vs. Zola", un incontro dal quale l'apologeta è uscito con le ossa rotte.

Il professor Pierluigi Pellini ha pubblicato su Nazione Indiana un'ultima replica agli attacchi di Messori contro Zola: «Bufale Ultimissime». Credo che non vi sia altro da dire, oltre che ribadire il fatto che Messori ha fatto una pessima figura: va bene essere sconfitti, ma nella vita bisogna saper incassare con stile.

Per chi volesse una ricapitolazione chiara e lineare dei fatti, suggerisco l'articolo «Le storie di Messori», dal blog Bioetiche.

La foto è Non mollo..., di Luca Rossato.

domenica 11 aprile 2010

Il Messori incatenato, o Anche gli apologeti si piangono addosso

Vittorio Messori, noto apologeta cattolico, ha pubblicato un post sul suo blog in cui si piange addosso, puntando il dito contro la cattiveria di chi la pensa differentemente da lui.

Piccolo riassunto delle puntate precedenti.
Puntata 1: La cattiva regista austriaca Jessica Hausner gira il film Lourdes, che riceve premi sia dall'organizzazione cinematografica cattolica che dai cattivissimi dell'UAAR.

Puntata 2: Il nostro eroe Vittorio Messori sconfigge i nemici della fede e di Lourdes con un articolo sul Corriere della Sera in cui svergogna il cattivone Emile Zola, colpevole di essersi rimangiato la parola riguardo ad un miracolo mariano. Ma Satana non si dà per vinto, e assume le sembianze del traduttore di Zola, il professor Pierluigi Pellini, il quale, cattivissimo, risponde a Messori sostenendo che l'eroe ha mentito! Il Bene resiste ancora un po', e il Corriere non pubblica la risposta di Pellini, ma Satana ha mille risorse e la risposta di Pellini vede la luce.

Puntata 3: Il cavaliere senza macchia e senza paura (Messori) risponde a Pellini sul proprio blog, in un articolo non linkato nella pagina principale in quanto in attesa di pubblicazione sul Corriere della Sera, ma riportato in lungo e in largo per la blogsfera. Ma il tempo passa e l'articolo non viene pubblicato sul Corrierone: che i cattivi abbiano trionfato?
Ebbene, finalmente il Bene contrattacca: Messori può pubblicare la sua risposta a Pellini. Purtroppo il Male è ancora potente, e quindi la risposta non andrà sulle pagine del Corriere della Sera, ma de Il Timone, "periodico di apologetica popolare". Ma cosa c'è di interessante in questa risposta?

Innanzitutto, Messori ritratta quanto aveva scritto nel primo articolo, confermando quanto scritto da Pellini, ma lo fa tacitamente, senza avvisare i suoi lettori. Certo, conferma altri particolari, la bufala della scommessa di Zola non è più ripetuta.

Ma mi interessa soprattutto il cappello introduttivo della sua risposta. Messori aveva infatti intenzione di presentare la sua risposta come una lettera al direttore del Corriere. Ora che il Corriere non pubblica più la risposta, come invece sbandierato per settimane dal blog di Messori, l'apologeta cristiano inserisce alcune parole di spiegazione per i lettori de Il Timone. E non è che questa spiegazione deponga a favore di Messori, anzi.

Messori afferma: "Mi sono visto aggredito, spesso con autentico odio, su siti Internet,soprattutto per i cenni dedicati a Emile Zola".

Questo vittimismo mi pare infondato e degradante per il nostro autore. Innanzitutto il suo articolo è stato sbugiardato da un professionista, di cui lui non si degna neppure di fare il nome, il quale ha elencato gli errori nell'apologia messoriana, ma non ha certo avuto parole d'odio per l'apologeta. La risposta di Pellini è stata poi ripresa in alcuni blog, non molti, e da una rapida ricerca non mi pare che vi siano "aggressioni con autentico odio", come riporta vittimisticamente Messori: certo i commenti non sono sempre favorevoli, ma uno non può riportare una bufala e attendersi un'ovazione!

Messori continua affermando di aver scritto la risposta sotto forma di lettera al direttore e dicendo: "Di comune accordo [col direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli] abbiamo poi deciso di non pubblicarla sul Corriere, anche per non dare a quegli aggressori la soddisfazione di essere presi sul serio sulle colonne del più diffuso giornale italiano".

L'apologeta dice che la motivazione della mancata pubblicazione della lettera sarebbe stata anche quella di non dare soddisfazione agli aggressori; segno che di motivazioni ne esiste almeno un'altra, e non posso fare a meno di pensare, malignamente, che sia l'insufficienza della sua risposta, forse adatta ai lettori de Il Timone, un po' meno a quelli del prestigioso Corriere.

Messori, però, tace anche ai lettori de Il Timone - che ricordo essere un "periodico di apologetica", in cui Messori dunque "gioca in casa" - l'effettiva fonte delle critiche a lui portate, il professor Pierluigi Pellini, liquidandole come "polemiche avvenute sulla Rete" (cosa vera in parte, dato che l'articolo di Pellini è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano).

Credo che Messori non abbia fatto una bella figura, in questo caso.

La foto è "The Apology Project #2", di Tsar Kasim (CC-by-sa).

martedì 6 aprile 2010

Cortocircuiti (III): chiacchiericcio e meschinità

Il giorno di Pasqua, durante la cerimonia in Piazza San Pietro, il cardinale Angelo Sodano ha preso la parola e, con uno strappo alle consuetudini, ha rivolto un saluto a Papa Ratzinger:
E' con lei il popolo di Dio, che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio del momento, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti.
Adesso verranno a dire che no, non era un riferimento alle accuse avanzate al Papa di aver gestito in modo indegno tutta la questione decennale degli abusi sessuali su minori da parte di preti. Così come nel caso di Cantalamessa, che durante la Via Crucis al Colosseo ha affermato che la Chiesa è perseguitata come lo furono gli Ebrei, voci apologetiche come quella di Messori si sono subito alzate a dire che è solo un problema di cattiva comunicazione, anche in questo caso verranno a dire che Sodano parlava d'altro.

Mi sta venendo il dubbio che Joseph Ratzinger sia davvero innocente di tutto. Si, avrà sbagliato a gestire il caso del prete tedesco che, all'epoca del suo arcivescovato aveva violentato un bambino di undici anni e che Ratzinger fece semplicemente sottoporre a terapia. Ma, appunto, ho il dubbio che anche in quel caso sia stato malconsigliato. Del resto, come può una persona come lui, rinchiusa tra le mura del Vaticano, avere una visione corretta del mondo al di fuori delle mura leonine, se quelli che lo circondano e che dovrebbero aiutarlo a comprendere le cose sono così propensi a "fraintendere"?

Del resto Ratzinger è circondato da persone che, per piaggeria o per altri motivi, non fanno altro che celebrarne le azioni, come se fosse un idolo pop, invece di fargli capire che talvolta sbaglia anche lui.

Un esempio. Dopo decenni di silenzio Ratzinger scrive una lettera infuocata alla Chiesa irlandese, in cui dice chiaro e tondo che chi ha sbagliato deve pagare. Bene, peccato che la lettera sia indirizzata esclusivamente agli irlandesi, e che non lo sfiori neppure da lontano l'idea che il suo comportamento in Germania non è troppo dissimile da quello dei vescovi irlandesi.

Allora i suoi cortigiani cosa dicono? Cantalamessa afferma che è in atto una persecuzione della Chiesa che ricorda l'antisemitismo, Sodano che si tratta di chiacchiericcio. E Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, se ne esce con una difesa delle azioni del Pontefice così arzigogolata e fasulla che da sola è indizio di colpevolezza certa.

domenica 14 marzo 2010

Zola, Lourdes e gli apologeti cattolici

Vittorio Messori è uno dei principali scrittori cattolici italiani. Messori è stato in gioventù un laico agnostico, che nel 1964 si convertì al cattolicesimo a seguito della lettura dei Vangeli; da allora è diventato un fervente cristiano in cerca di spiegazioni razionali a sostegno della sua fede, un difensore del cattolicesimo. Un apologeta, insomma, e un apologeta di successo: il suo Ipotesi su Gesù (1976) ha venduto un milione e mezzo di copie, ha scritto un libro-intervista a Giovanni Paolo II e uno con Joseph Ratzinger, quando non era ancora pontefice.

Per il Corriere della Sera, Messori ha pubblicato un articolo intitolato «Come nell'Ottocento si riaccende (ora su Internet) la guerra di Lourdes», scaturito dal dibattito legato al film Lourdes, di Jessica Hausner (di cui ho già parlato). Nel suo articolo Messori attacca Emile Zola, che lui chiama «maestro del materialismo ateo». Messori narra di come nel 1892 Zola, che si era aggregato al Pellegrinaggio Nazionale al santuario mariano per scrivere il suo romanzo Viaggio a Lourdes, conobbe una donna coperta di piaghe purulente, Marie Lebrauchu, e disse che si sarebbe convertito se essa fosse guarita miracolosamente. Messori aggiunge che Lebrauchu guarì non appena immersa nell'acqua, ma che Zola, pur assistendo incredulo ai fatti, non si convertì: anzi, tentò di corrompere Lebrauchu per farle negare la guarigione, inutilmente.

Questa storia, già citata da Messori nel libro Ipotesi su Maria, fu ripresa da Antonio Socci, altro apologeta cristiano e fervente devoto della Madonna in un articolo su Libero.

Eppure le cose non sono andate nel modo narrato da Messori. Lo svela Pierluigi Pellini, docente di Letterature comparate all'Università di Siena e curatore dell'edizione italiana dei romanzi di Zola. Pellini spiega come Messori abbia attribuito a Zola gli eventi narrati al protagonista del romanzo, scambiano la finzione per la realtà; Messori avrebbe anche accettato senza verificarle le accuse contro Zola formulate all'epoca dal medico incaricato di verificare le guarigioni miracolose e dal biografo di Bernardette (la pastorella che avrebbe avuto le visioni).

Putroppo, la replica di Pellini è stata ignorata dal Corriere della Sera, ed è stata pubblicata solo il 13 marzo su Il Fatto QuotidianoChi ha paura di Emile Zola», p. 18). Se il Corriere non ne prendesse atto, potremmo gridare alla censura cattolica? Probabilmente ci sono altre ragioni, ma che un quotidiano nazionale pubblichi un tale articolo senza poi pubblicarne la smentita è un segno negativo dei tempi.

Nella prima foto, Vittorio Messori. Nella seconda foto, Pierluigi Pellini. Il testo dell'articolo del professor Pellini pubblicato su Il Fatto Quotidiano è riprodotto nel blog Nazione Indiana. Segnalo anche un altro commento ad un articolo apologetico di Messori in difesa della Chiesa nello scandalo dei preti pedofili: «Il più sano c'ha la rogna», di Teo Leorini.

Aggiornamento. Pare che Messori abbia risposto a Pellini sul Corriere. Dico "pare", perché un anonimo commentatore ha fatto il giro dei blog che hanno trattato l'argomento e ha postato il link ad un articolo di Messori sul sito di Messori; però questo articolo è accessibile solo attraverso il link diretto dell'anonimo commentatore, perché Messori non l'ha ancora pubblicato "in attesa della pubblicazione sul Corriere della Sera, domenica". A tal proposito, Pellini ha spiegato perché non ha ancora risposto a Messori nel post "Bufale alla carica", dal sito Nazione Indiana.