Visualizzazione post con etichetta Ragione e Fede. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ragione e Fede. Mostra tutti i post

sabato 3 luglio 2010

Qumran: and the winner is...

Chi segue il mio blog ricorderà probabilmente il mio post in cui smontavo la frottola del presunto manoscritto del Vangelo secondo Marco risalente al I secolo.

Per chi non lo ricordasse, sui siti cristianisti si era diffusa la notizia che un esperimento dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare stesse per confermare la storicità dei vangeli attraverso uno studio dei Manoscritti del Mar Morto, testi ebraici ritrovati a Qumran, nei pressi del Mar Morto appunto, tra i quali pochi isolati studiosi individuano un frammento del Vangelo secondo Marco.

Bene, a distanza di poco tempo è stato reso pubblico il risultato dell'esperimento dell'INFN, che ha stabilito che i Manoscritti di Qumran furono scritti... a Qumran!

E allora? Sappiamo che quei manoscritti non furono compilati altrove, ma scritti dalla comunità di Qumran stessa (comunità che probabilmente non era composta da Esseni), dunque da una setta ebraica fiorente a cavallo dell'inizio della nostra era, ma questo non conferisce più veridicità ai testi cristiani.

domenica 13 giugno 2010

Gli apologeti e la frottola del papiro 7Q5

Aggiornato il 15 giugno.

Sono il primo a dirmi che dovrei smettere di leggere blogs apologetici, ma non ce la faccio, è più forte di me. A spingermi c'è, da una parte, la possibilità di trovarvi argomentazioni serie, anche se si tratta di una cosa più unica che rara, come ha dimostrato l'esperienza; dall'altra c'è il divertimento di vedere gli apologeti arrabattarsi per riconciliare religione e ragione.

Il caso di oggi parte da un articolo del IlSussidiario.net, giornale on-line riconducibile a Comunione e Liberazione, in cui si riporta la notizia che l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), insieme all'Istituto Bam di Berlino, sottoporranno ad un'indagine spettrometrica alcuni frammenti dei Rotoli del Mar Morto, anche noti come Manoscritti di Qumran. In particolare, gli scienziati intendono comprendere se, in base alla composizione chimica dei rotoli, sia possibile comprendere l'origine dei rotoli stessi.

Bene, come hanno reagito gli apologeti a questa notizia? Cercando di tirare più acqua possibile al loro mulino, a che a costo di lasciare intendere cose non vere.

Ad esempio, il blogger Aguado del blog Ragione e Fede (di cui ho avuto modo di parlare in passato) se n'è uscito con un post intitolato «Nuovi studi sui rotoli di Qumran, garanti dell’autenticità dei Vangeli».

Ecco il salto apologetico. Nell'articolo de ilSussidiario si parla di «Bibbia», non di «vangeli», dunque l'introduzione di questo riferimento è di Aguado. E perché questo sarebbe un errore? Perché tra i Manoscritti del Mar Morto non vi sono testi cristiani, dato che gli autori di quei testi erano ebrei, probabilmente esseni.

Aguado tira allora fuori il frammento 7Q5 (quinto frammento dalla cava 7 di Qumran), affermando che si tratta di un frammento del Vangelo secondo Marco. L'intenzione è chiara: se l'analisi spettrometrica dovesse confermare l'originalità dei manoscritti, cosa che nessuno studioso mette in dubbio, allora, secondo il ragionamento di Aguado, anche i vangeli sarebbero autentici (qualunque cosa questa significhi).

Il ragionamento di Aguado è fallato sotto due aspetti:
  1. i fisici dell'INFN non analizzeranno 7Q5, ma «i Rotoli del Tempio, che descrivono un tempio virtuale non realizzato», come detto nell'articolo de ilSussidiario;
  2. l'identificazione di 7Q5 con un passo del Vangelo secondo Marco è scientificamente infondata.
Tra l'altro Aguado non può negare di sapere che 7Q5, un frammento di papiro contenente una ventina di lettere, non è un passo marciano, dato che lo ha letto nel relativo articolo di Wikipedia. Ma dato che le notizie, per un apologeta, possono essere manipolate per farle rientrare nel progetto apologetico, Aguado definisce la voce di wiki «parecchio spoglia», e rimanda alle pubblicazioni degli unici due studiosi che sostengono l'identificazione, il papiriologo gesuita spagnolo José O'Callaghan e quello tedesco Carsten Peter Thiede, famoso per aver anche anticipato la datazione del più antico papiro contenente un testo del Nuovo Testamento (facendolo passare dal 200 all'80 d.C.) e per aver definito autentico il Titulus crucis, poi datato al X secolo.


Al di là dello smascheramento dell'ennesimo tentativo (malriuscito) di fare apologetica, cosa ci insegna questo episodio? Che gli apologeti, per natura, non sono interessati alla verità, ma a far rientrare i fatti nella loro teoria, di metterli al servizio della religione.

Per questo sono gente dalla quale bisogna stare alla larga. Anche se sono il primo a non seguire questo consiglio.

L'immagine del papiro 7Q5, alterata per evidenziare il testo, è di pubblico dominio.

Aggiornamento. Giovanni Bazzana, storico del Cristianesimo antico, mi ha cortesemente segnalato due articoli di approfondimento sulla questione 7Q5. «Il Nuovo Testamento e Qumran: 7Q5», di Giovanni Bazzana, e «7Q5? Passiamo ad altro, per favore», di Luigi Walt, che tratta della stessa fonte apologetica di cui mi sono occupato io.

domenica 18 aprile 2010

Della caducità dei blog

Ammetto di essere un dilettante totale del mondo dei blog, ma non credevo che le piattaforme di blog fossero così instabili, che si "mangiassero" commenti e post.

A me è capitato che siano scomparsi diversi commenti all'articolo "La Sindone di Torino è un falso, ma molti ci vogliono credere lo stesso", per cui adesso la discussione è monca. Mi dispiace soprattutto perché a mancare sono commenti interessanti, invece che quelli pieni di livore e di scarso contenuto informativo, ma forse sono proprio i commenti più lunghi ad essere penalizzati.

Ad altri è capitato di peggio. A Roberto Manfredini è scomparso l'articolo su Ipazia di cui avevo parlato nel mio post "La seconda morte di Ipazia". E' un peccato, perché sebbene l'articolo di Manfredini fosse molto discutibile nei contenuti, l'autore si è dimostrato disponibile ad intavolare un confronto serio su diversi argomenti: uno scambio che a me è parso molto interessante, e che per il momento è disponibile solo nella cache di Google (di cui mi sono affrettato a salvare una copia). Tra l'altro Manfredini coglie l'occasione di questa scomparsa per un post in cui, dopo aver accusato di trollaggio un po' tutti indistintamente, ha annunciato il suo abbandono dei blog; peccato.

Esistono però casi in cui la scomparsa dei commenti è però troppo strana per essere totalmente casuale, troppo selettiva. Sul blog Dalla Ragione alla Fede, Aguado ha preso la brutta abitudine di cancellare o modificare i commenti, propri e altrui. E non stiamo parlando di spam. Il caso riguarda questo post.

Mi sono accorto di questo strano comportamento poco dopo il 10 aprile, quando Aguado cancella un proprio commento di risposta al mio. Non ho lo screenshot del suo commento cancellato, ma nell'immagine qui a fianco si può vedere come Aguado non si sia accorto di essersi lasciato dietro le tracce della cancellazione.

In alto si vede la fine del mio commento del 10 aprile alle 10:52. Immediatamente sotto si vede il commento di Aguado, che stranamente inizia dal punto "3": è evidente che manchino i primi due punti. Purtroppo per Aguado, i primi due punti del suo commento si sono conservati nella mia confutazione, l'inizio della quale è alla fine del commento. Aguado, cioè, ha cancellato il suo commento precedente a quello visibile nell'immagine e contenente i primi due punti del suo ragionamento, ma non si è accorto che la mia risposta li citava esplicitamente.

Quando mi accorgo della scomparsa, la faccio presente ad Aguado. Il commento col quale avverto Aguado non riceve risposta, anzi, viene manipolato da Aguado stesso e tutti i riferimenti al commento cancellato sono rimossi. La cosa mi lascia basito. Non riesco a comprendere per quale motivo abbia cancellato il commento e si ostini a non ammetterlo. Giunge persino a manipolare i miei commenti pur di rimuovere ogni riferimento alla faccenda.

Gli scrivo allora due commenti di risposta ad un suo commento dell'11 aprile 2010 delle 20:53 (si veda immagine qui a fianco). Inizio il primo chiedendogli esplicitamente per quale ragione abbia manipolato i miei commenti, poi proseguo discutendo dell'argomento del post.

Si notino alcune cose:
  • i commenti sono due, entrambi datati "12 aprile 2010 00.21";
  • il mio nome è linkato al sito, perché quando ho scritto il commento, blogspot, la piattaforma blog usata sia da me che da Aguado, ha riconosciuto la mia identità e ha automaticamente inserito il link;
  • il testo è formattato, con le citazioni dei commenti di Aguado in corsivo o in grassetto.
Questa volta faccio immediatamente uno screenshot della pagina. Vicino alle date dei miei due commenti si vede un'icona raffigurante un cestino della spazzatura: per pochi minuti dopo il salvataggio del commento Blogspot permette all'autore del commento (me, in questo caso) di cestinarlo.

Il mattino dopo Aguado risponde con un commento datato "12 aprile 2010 09.41". Ma quello che è accaduto è che Aguado ha manipolato i miei due commenti senza fornire nessuna giustificazione, anzi, non ha neppure segnalato il fatto.

Andando ora a guardare i miei commenti (screenshot a fianco), si riconosce in alto la fine del suo commento delle 20.53:
  • i miei due commenti, scritti a mezzanotte e 21, sono diventati uno solo, datato "12 aprile 2010 09.06", vale a dire 35 minuti prima della pubblicazione della risposta di Aguado;
  • il mio nome non è linkato, perché quando Aguado ha scritto il commento attribuendolo a me, dopo aver cancellato i miei due commenti, il sistema di autenticazione Blogspot, che serve ad identificare l'autore, non ha riconosciuto Aguado come IlCensore;
  • la formattazione è scomparsa, dato che Aguado ha fatto un semplice copia e incolla.
Ah, già, Aguado ha apportato un'altra modifica, illuminante sulle ragioni della sua manipolazione:
  • ogni riferimento alla scomparsa del suo commento e alla manipolazione dei miei è sparita.
Per riassumere: Aguado del blog Ragione e Fede manipola e cancella i commenti che gli danno fastidio. Vergogna.

La foto si intitola "Fallen Leaves of Autumn" ed è opera di capn madd matt.

Aggiornamento: Aguado, adducendo come scusa fantomatici insulti mai comparsi sul suo blog, ha attivato la moderazione dei commenti, e tre dei miei sono già svaniti. Complimenti all'onestà!

domenica 24 gennaio 2010

La teodicea e i dodici poliziotti

Il terremoto di Haiti. Quello dell'Aquila. Lo tsunami di fine anno nel Sud-Est asiatico. Il terremoto di San Giuliano di Puglia, con un'intera generazione di bambini cancellata.

Sono eventi che impongono di fermarsi a riflettere del mondo che ci circonda. Sembra banale, ma siamo costretti a pensare che cosa ci facciamo in questo mondo, da dove viene il male.

Alcuni lo sanno già. Se "padre" Livio Franzaga aveva affermato che il terremoto dell'Aquila, avvenuto a ridosso della Pasqua cristiana, fu voluto da Dio per far partecipare le popolazioni abruzzesi alla "sofferenza della sua passione" e che in questo va letto "qualcosa di positivo", il "reverendo" Pat Roberson ha affermato che Dio ha inviato il terremoto per punire gli haitiani del patto col demonio stipulato per liberarsi dai colonialisti. Altri affermano che l'intervento di Dio consiste nel dare la possibilità alle "persone volenterose e buone di aiutare il prossimo", come a dire che se il buon Dio non avesse mandato un terremoto ad uccidere 500.000 persone e a distruggere la vita di una nazione intera, le associazioni benefiche non avrebbero avuto nulla da fare.

La teodicea, la giustificazione dell'esistenza del male in un mondo creato da un dio onnipotente e buono, è un problema noto da lungo tempo, ma che non è stato ancora risolto in maniera soddisfacente (basta vedere come ogni credente formuli una risposta differente).

A tal proposito vorrei segnalare un testo, in inglese, intitolato "The Tale of the Twelve Officers (2002)" e scritto da Mark I. Vuletic. Si tratta dell'esposizione di dodici argomenti della teodicea sotto forma narrativa: l'autore immagina che dodici ufficiali di polizia (Dio, l'essere onnipotente, onnisciente e buono) assistano senza intervenire allo stupro di una donna (l'evento negativo, il male nel mondo) e forniscano poi le dodici argomentazioni per il loro mancato intervento. Il racconto merita di essere letto per intero; ne traduco qui un breve estratto, quello in cui il secondo poliziotto spiega la ragione per la quale non è intervenuto a salvare la signora K.:
«Beh», disse il secondo poliziotto, «la mia motivazione è un po' differente. Stavo per puntare la mia pistola sull'assassino, quando ho pensato tra me e me, "Aspetta un attimo, non è questa un'opportunità perfetta per un passante disarmato per esercitare un po' di eroismo altruista, nel caso passasse da qui? Se intervenissi tutte le volte come stavo per fare ora, nessuno potrebbe mai esercitare questa virtù. Anzi, tutti diventerebbero probabilmente viziati ed egoisti, se prevenissi ogni stupro e assassinio". E così mi sono fatto indietro. E' un peccato che nessuno si sia fatto avanti per intervenire eroicamente, ma questo è il prezzo di un universo in cui la gente può dimostrare virtù e maturità. O preferiresti piuttosto che il mondo fosse tutto amore, pace e rose?»

L'immagine è un omaggio ad Epicuro, un pensatore che nell'Atene di ventitré secoli fa si chiedeva «Se Dio vuole prevenire il male e non può, allora non è onnipotente; se può prevenire il male e non vuole farlo, allora è cattivo; se può e vuole, allora da dove viene il male?».

Piccola annotazione: cliccando su uno dei collegamenti del post («dare la possibilità alle "persone volenterose e buone di aiutare il prossimo"») probabilmente si sarà riportati sul sito di questo blog o su quello del Vaticano. La ragione di questo strano comportamento è che l'autore del blog Seraphim, allergico a qualunque critica, verifica o confutazione della sua ideologia "cattolicista", ha inserito nella sua homepage un javascript che impedisce a coloro che giungono al suo sito dal mio di leggere i suoi articoli! Provo una grande tristezza per questo auto-proclamato "Soldato di Dio" cercatore di verità.

giovedì 17 dicembre 2009

La Sindone di Torino è un falso, ma molti ci vogliono credere lo stesso

Hai voglia a dire che la fede non dipende da prove concrete, ma che è un dono di Dio. Hai voglia ad affermare che non sono i miracoli a dimostrare che i cristiani venerano il vero Dio. Stringi stringi, molti "fedeli" hanno bisogno di attaccarsi a prove "concrete" dell'esistenza di Gesù; il loro problema è che di tali prove ce ne sono ben poche.

Una presunta "prova", addirittura testimonianza della risurrezione, dovrebbe essere la famigerata Sindone di Torino (dire "sindone" e basta non è sufficiente, dato che ne esistono diverse): secondo i credenti, recherebbe i segni del corpo di Gesù morto, essendo il lenzuolo funebre con cui fu avvolto. La posizione ufficiale della Chiesa sull'autenticità del reperto è cauta, ma intanto programma ostensioni, come quella del 2010, che permetteranno, tra le altre cose, alla pingue cassa vaticana di introitare il denaro dei fedeli, e pure quello di chi non crede (si veda lo stanziamento di quasi due milioni di euro del Comune e della Provincia di Torino): intanto si tengono il denaro e gli altri benefici legati a questa "reliquia", se poi dovesse rivelarsi falsa...

Il problema di tale punto di vista è che la Sindone di Torino è un falso, di epoca medioevale, e la Chiesa lo sa: un esame col metodo del carbonio-14, effettuato nel 1988, ha datato il telo all'intervallo 1260-1390. Ma - guarda il caso! - si tratta proprio dell'epoca in cui è "comparsa" la Sindone, la cui prima testimonianza storica risale al 1357.

Malgrado ciò, proprio per quel bisogno di sentire la propria fede più salda grazie a prove concrete, molti cristiani continuano a sostenere che la Sindone di Torino sia vera, e difendono a spada tratta questa loro convinzione anche di fronte alle prove del contrario. Il buffo è che nel far ciò, spesso usano due pesi e due misure. Vorrei analizzare allora due momenti, recenti ed importanti, nel dibattito (posticcio) sull'autenticità della Sindone di Torino (falso medioevale).

Nell'ottobre 2009, Luigi Garlaschelli, ricercatore del Dipartimento di Chimica organica all'Università di Pavia, afferma di aver riprodotto delle copie della Sindone di Torino. La notizia consiste proprio nella riproduzione di un telo simile a quello sindonico: i "credenti" hanno sempre affermato che l'impossibilità ad ottenere qualcosa di simile all'originale fosse una prova dell'autenticità della Sindone (posizione alquanto illogica, dato che l'onere della prova è a carico di chi afferma l'autenticità, ma lasciamo perdere). Garlaschelli riproduce non una, ma tre sindoni, le cui caratteristiche sono simili a quelle della Sindone di Torino, ma i "credenti" non cedono, affermando che questo non dimostra nulla, che la riproduzione deve essere identica all'originale.

Due mesi dopo, a metà dicembre, si diffonde la notizia del ritrovamento di una sindone palestinese del I secolo (incidentalmente, la sindone autentica è stata trovata ad Akeldamà, il campo che fu acquistato da Giuda con i soldi del tradimento di Gesù). La notizia è vecchia, dato che il ritrovamento è del 1998, ma ancor più categorica di quella precedente nel sancire che la Sindone di Torino è un falso. La sindone di Akeldamà, infatti, è completamente differente dalla Sindone di Torino: è composta da un fazzoletto che ricopre il volto e da più pezzi usati per avvolgere strettamente il cadavere, oltre ad essere intessuta con un filo ed una tecnica di filatura completamente differenti da quelli della sindone torinese, che invece è un telo unico, di filatura simile solo ad un altro telo del XIV secolo.

I presunti meriti del cristianesimo

E' diffusa la sensazione che il merito di molti progressi avvenuti nella vita degli uomini negli ultimi due millenni sia da attribuire al cristianesimo. Senza raggiungere eccessi, come quello di affermare che "L'origine della Scienza è nel Cristianesimo" (si noti l'uso delle maiuscole), si sostiene che indubbi progressi, come l'abolizione della schiavitù, l'emancipazione delle donne, la libertà di religione... insomma, i diritti oggi riconosciuti quali propri dell'essere umano, siano dovuti ad un cambiamento della morale causata dalla dottrina cristiana.

La mia opinione è che in molti casi si tratti di evoluzioni della sensibilità collettiva, alle quali la fede cristiana può avere dato semmai un contributo, ma che, ad un'analisi attenta, non sono mai stati causati da essa.

Naturalmente ogni volta che si prova ad argomentare una tesi del genere con degli integralisti cattolici, sia pure di un certo spessore intellettuale (ne ho fatto esperienza personale in una discussione su Ipazia con Roberto Manfredini), si viene accolti da un fuoco di sbarramento, messo lì a protezione di quella sensazione di superiorità morale del cristianesimo, grazie alla quale persone altrimenti ragionevoli possono credere in leggende semitiche di millenni fa.

Sono stato quindi contento di leggere il seguente scritto di Remo Cacitti, professore di Storia del cristianesimo antico e di Letteratura cristiana antica all'Università di Milano, compreso nel libro Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione, e che formula splendidamente la mia posizione in materia:
In termini generali, si tratta di valutare quale influenza abbia avuto il cristianesimo nella trasformazione della società. In particolare, se e come lo "spirito" cristiano sia servito a cambiare l'ordinamento giuridico o il costume sociale. Ci si può chiedere: quando il cristianesimo diventa religione di Stato, l'annuncio del vangelo aiuta a cambiare le leggi che riguardano la posizione della donna, la sessualità, la famiglia? O le norme che regolavano il rapporto con le altre religioni o la legittimazione della schiavitù? Favorisce, più a fondo, il mutamento della mentalità corrente?
[...]
Torno a Paolo facendo un altro esempio. Quando lo schiavo Onesimo si rifugia presso di lui, l'apostolo non esita a rimandarlo al suo padrone Filemone, limitandosi a raccomandargli un atteggiamento di mitezza e clemenza. Questo di Paolo non è certo un atteggiamento nuovo, gli stoici avevano già teorizzato esattamente le stesse cose.

sabato 21 novembre 2009

Sull'irrazionalità degli atei

Pubblico qui la mia risposta al post "Risposta: l'irrazionalità degli atei", dato che l'autore ha preferito cancellarla e rispondere solo alle parti che più riteneva opportune, lasciando cadere le altre.

"Il Censore sembra inviperito...forse perchè gli abbiamo colpito la sua UAAR..."

Non si preoccupi, non sono per nulla inviperito, anzi.

Le avevo detto che "Predicare contro qualcosa non rende quella cosa vera", facendole l'esempio della predicazione contro gli dèi pagani. Lei ha evitato di rispondere al rilievo "logico" (se mi concede di usare il termine) e si è concentrato sull'esempio. Ricordavo l'episodio dell'Areopago e l'accoglienza riservata a Paolo, ma non la frase da lei citata: sono andato a verificare e ho notato che il suo significato, estrapolato dal contesto, cambia (e dire che lei aveva avvertito me dei pericoli di citare fuori dal contesto, i casi della vita!). Paolo parlava di una statua "Al dio sconosciuto" e dice di voler rivelare questo dio: non sta dunque predicando contro altri dèi, dunque l'uso dell'esempio per confutare la mia posizione è errato.

Resta comunque il concetto centrale: non si può affermare che sostenere l'inesistenza di Dio sia una prova della sua esistenza!

"Assolutamente falso: ho molti amici atei (quelli veri non finti come i tuoi amici UAAR) e a loro non frega niente dello sbattezzarsi poichè gli è indifferente il sacramento del battesimo."

A parte la velenosa punzecchiatura fuori luogo, non è lei che si lamentava di chi non portava fonti? Le ho portato come fonte la pagina dell'associazione che promuove lo sbattezzo, ma lei ritiene che quanto sta scritto conti meno dell'opinione che lei si è fatto personalmente grazie alla conoscenza di atei che non si sbattezzano. Non le pare poco serio?

"Ho scritto spesso con gli Atei Italiani e le motivazioni dello sbattezzo le conosco bene: credono e credete così di non risultare più appartenenti alla Chiesa (riconoscendo così il valore del Battesimo)."

Vede, lei non è lontano dalla verità, e infatti sa che alcuni atei si sbattezzano per non essere contati tra le pecorelle di Santa Madre Chiesa, ma poi cade nell'errore logico di cui prima e crede che siccome il battesimo è un atto religioso, allora anche lo "sbattezzo" lo sia: non lo è, è un atto civile.

"In realtà sarete sempre appartenenti della Chiesa perché non ci si può "sbattezzare" per la dottrina cattolica."

Come sta scritto nella fonte che le ho fornito, non è questa la motivazione per la quale la gente si sbattezza.

"Un consiglio? Godetevi la vita!!"

Magari! Per godere della vita, però, dovrebbero sparire tutte quelle limitazioni della libertà pubblica e privata basate su credenze metafisiche non condivisibili da tutti.

"Ricordo con grande garbo che la Chiesa cattolica farà rientrare sempre nelle statistiche gli sbattezzandi."

Se continuassero a considerare come propri fedeli gente che ha pubblicamente dichiarato di voler uscire dal gregge, non avrebbero bisogno di punire queste persone con ripicche tipo l'impossibilità di fare da padrino ai battesimi o il matrimonio religioso (forse non hanno capito che stanno parlando con degli atei...)

Un saluto sincero.

Come detto, l'autore del blog ha cancellato il commento e ha parzialmente risposto. Qui di seguito le mie considerazioni.


"Complimenti! Ed è pure andato a verificare (chissà se non lo avesse fatto)!"

Avrei dovuto concederle un punto non suo. La citazione integrale del brano degli Atti mostra che abbiamo entrambi compreso cosa avvenne e di cosa parlava Paolo, solo che lei estende l'episodio a comprendere tutti gli déi pagani. E, comunque, le ricordo il fulcro della discussione: in contrasto con lei dico che si può affermare l'inesistenza di qualcosa senza in alcun modo dimostrarne l'esistenza. Un esempio? "Non esiste un'invisibile unicorno rosa dietro le sue spalle", affermazione che non implica l'esistenza di questo essere, giusto?

"Perchè sono atei veri a cui non interessa nè della Chiesa, nè delle sue statistiche, nè di Dio, nè di associazioni religiose deistiche o anti-deistiche come la UAAR e quindi non hanno motivi per sbattezzarsi."

Ah, ecco, ora molte cose sono chiare. Siccome lei si aspetta che gli atei si comportino in un certo modo, e che in particolare si estraneino dal mondo e permettano ai credenti di monopolizzarlo, ogni ateo che promuove la propria visione della vita non rientra nei suoi schemi e dunque non è un "vero" ateo. Mi auguro che lei possa incontrare molti di questi "atei molesti": gioverebbe alla sua capacità di accettare chi la pensa differentemente.

"[Quelli che si sbattezzano] dovrebbero allora cancellarsi dai registri delle scuole cattoliche che hanno frequentato da piccoli senza che nessuno chiedesse il loro permesso ecc...."

Non si entra a far parte del novero dei cristiani frequentando una scuola cristiana, ma attraverso il battesimo; dunque è più che razionale segnare la propria uscita dal "gregge" attraverso la negazione del battesimo, mentre la cancellazione dalle liste delle scuole non ha questo significato.

"Ribatte dicendo: "Magari! Per godere della vita, però, dovrebbero sparire tutte quelle limitazioni della libertà pubblica e privata basate su credenze metafisiche non condivisibili da tutti". Finchè c'è la democrazia e finchè i politici affermeranno i valori cattolici sarà così. Ma non è limitazione, si chiama democrazia."

La democrazia che ignora i diritti fondamentali si chiama dittatura della maggioranza. Dato che esiste la libertà di religione, malgrado tutti gli sforzi della Chiesa, nessuno può essere obbligato a vivere la propria vita secondo i dettami di una religione che non condivide, dunque le argomentazioni religiose non sono criteri oggettivi, e dunque non possono essere usati per argomentare posizioni politiche.

"Poi per godersi la vita occorre conoscerne il significato e lo scopo, altrimenti si sopravvive..lei ne sa qualcosa??"

Perché, ha motivo di dubitarne?

Arrivederci.

Aggiornamento (23 novembre): il sig. Aguedo ha pensato bene di cancellare il mio commento, che segnalava questa risposta. Non posso non pensare che abbia finito le argomentazioni razionali per giustificare la sua fede.

mercoledì 18 novembre 2009

La schiavitù tra "Ragione e Fede"

Ancora dal blog "Ragione e Fede", ancora sull'affermazione dell'autore Aguado "il Cristianesimo abolì la schiavitù". Avevo risposto con un commento, che metto qui di seguito, al suo post, ma Aguado ha nuovamente cancellato il commento, e ha modificato parte del suo post per rispondere a brani estrapolati dal mio commento scomparso.

"Chiedendo di dialogare spulcia e fabbrica in modo machiavellico delle contraddizioni. Questo non è dialogo è provocazione".

La sua è un'accusa pesante, vediamo come la giustifica.

"scrive [...] "Urbano VII proibì di far schiavi i nativi americani ma non parlò degli africani". Cioè, è come dire che Benedetto XVI è a favore della guerra perché, ieri ha chiesto la pace nello Sri Lanka ma non ha parlato della guerra in Afghanistan".

La frase completa, naturalmente non riportata da lei, spiega come i Papi avessero prima promulgato bolle a favore della schiavitù e come abbiano poi via via mutato la propria posizione, esattamente la tesi da me sostenuta.

"Capite qual'è il trucco? Spulciare ed interpretare gli scritti, decontestualizzandoli e modificandone così il significato. Accade così perché, l'ho ripetuto mille volte, non si conosce quel che si pretende di giudicare: si chiama, purtroppo, ignoranza".

"Spulciare e decontestualizzare a causa della propria ignoranza". Vediamo questa ignoranza:

"San Paolo riteneva gli schiavi [...] come fratelli e parte integrante della comunità [...] Chiede loro di continuare a vivere secondo i valori Cristiani, nonostante il giogo della loro condizione, cioè di non maltrattare i padroni poiché anche loro sono fratelli, e maltrattare gli altri equivale a bestemmiare contro Dio".

Veramente l'autore della Prima lettera a Timoteo (che non è Paolo di Tarso) dice "Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina". Come si vede l'autore invita gli schiavi a trattare bene i loro padroni affinché non si parli male di Dio; e come si tratta bene un padrone? Facile, ubbidendogli! E infatti il versetto dopo l'autore continua: "Quelli che hanno padroni credenti non li disprezzino perché sono fratelli, ma li servano con maggiore impegno". Che strano, ma non si era detto che in Cristo non c'erano schiavi e padroni?

"Il blog è pieno di affermazioni di questo genere, totalmente estrapolate e decontestualizzate, che raramente c'entrano con il discorso centrale. Non è questo un dialogo".

Sta dicendo che non è dialogo estrapolare, ad esempio, due esempi tra tanti altri ignorati, e commentare questi due cambiandone il significato? Forse ha ragione.

"Comunque sostenere in questo modo che la Chiesa in fondo è sempre stata contro l'uomo [...]"

Questo è un pensiero che non mi appartiene, la prego di non addebitarmelo.

"Riccardo rispondendo a il Censore afferma:"Papa Paolo III, il 2 giugno 1537 pubblica la bolla Veritas Ipsa [...] che scomunica chiunque riduca in schiavitù [...] "gli Indiani e le altre genti"".

Che è esattamente quello che avevo scritto, più succintamente, io: "a partire dal XIV secolo la Chiesa cattolica inizia ad opporsi alla schiavitù, anche con documenti ufficiali (Pio II nel 1462, Paolo III nel 1537, Urbano VII nel 1639, Benedetto XIV nel 1741, Pio VII nel 1814, Gregorio XVI nel 1837) [...]".

Per riassumere, nel post che avrebbe inteso commentare qui:

"Nella storia della schiavitù ci sono cristiani che si schierarono dalla parte degli abolizionisti e cristiani che si schierarono dalla parte degli schiavisti. Questo dimostra che l'atteggiamento dei cristiani verso la schiavitù (sia pure con i distinguo personali e particolari relativi ad un ambito così vario) è mutato con il passare dei secoli, con la nascita e la crescita della sensibilità nei confronti di questo problema, non con una cesura netta e calata dall'alto, ed è dunque fuori luogo attribuire al cristianesimo il merito di aver abolito la schiavitù."

Grazie per l'attenzione e buona notte.

A questo punto, come detto, Aguado rimuove il mio commento, modifica il suo post e risponde ad alcuni brandelli del mio commento, che diventa sconclusionato e senza senso. Rispondo allora qui alla nuova versione del post.

"Nessun Papa ha mai promosso o difeso la schiavitù, come pregio in sè."

Che significa "come pregio in sé"? Nicola V promulgò una bolla con la quale permetteva ai Portoghesi di fare schiavi in Africa e Alessando VI fece lo stesso con gli Spagnoli: si tratta dunque di due Papi che legalizzarono la schiavitù nei fatti, un evento che cozza con la sua pretesa "il Cristianesimo abolì la schiavitù" e che necessita di una difesa ben più solida di un "si però lo fecero senza promuovere la schiavitù come un pregio in sé".

"San Paolo riteneva gli schiavi [...] come fratelli e parte integrante della comunità, in questo caso quella cristiana, al pari delle vedove e dei presbiteri."

Appunto, della comunità cristiana. E quindi? Qui si discute dell'abolizione della schiavitù da parte del cristianesimo, non dell'organizzazione interna dei gruppi cristiani.

"San Paolo non ha il potere di fare una rivoluzione culturale"

Ma come, è la persona che ha permesso al cristianesimo di passare da pochi fedeli in Palestina a tante comunità nel Mediterraneo orientale (lo dicono le tradizioni cristiane, mica io), è una persona che organizza queste comunità secondo principi di uguaglianza, per di più secondo lei dispone che gli schiavi servano i loro padroni con buona volontà, ma non sarebbe in grado di dire ai padroni cristiani di liberare i propri schiavi? E poi non ha scritto che "Gesù riuscì, nel tempo, a modificare il tessuto culturale"? Come fece, se non attraverso il messaggio propagandato dai suoi apostoli? C'è qualcosa che non quadra nel suo ragionamento.

"[Paolo] chiede loro di continuare a vivere secondo i valori Cristiani, nonostante il giogo della loro condizione, cioè di non maltrattare i padroni (cioè i nemici) poichè anche loro sono fratelli, e maltrattare gli altri equivale a bestemmiare contro Dio. Di continuare a servirli per non essere giustiziati. E' l'insegnamento di Gesù: amare i propri nemici e porgere l'altra guancia."

Non dice questo. Mi stupisce che accusi me di spulciare i testi e fabbricare macchinazioni quando dimostra ignoranza del testo di cui stiamo discutendo (e che per lei è pure sacro). Quello che dice l'autore della Prima lettera a Timoteo (che non fu scritta da Paolo, ma questo è un altro discorso) è questo (1Tm 6,1-2, traduzione Nuova Riveduta):
1 Tutti quelli che sono sotto il giogo della schiavitù, stimino i loro padroni degni di ogni onore, perché il nome di Dio e la dottrina non vengano bestemmiati. 2 Quelli che hanno padroni credenti non li disprezzino perché sono fratelli, ma li servano con maggiore impegno, perché quelli che beneficiano del loro servizio sono fedeli e amati. Insegna queste cose e raccomandale.
Noti il comandamento nel versetto 1: gli schiavi cristiani devono stimare e onorare i propri padroni, affinché non si bestemmi Dio; non si dice che i padroni sono fratelli,degli schiavi, né si dice che "maltrattare gli altri equivale a bestemmiare contro Dio", ma piuttosto l'autore avverte che in caso di cattivo comportamento da parte di schiavi cristiani (l'ordine è indirizzato agli schiavi, non ai padroni, ai quali l'autore non impone di trattare bene gli schiavi allo stesso modo) sarà il nome di Dio ad essere bestemmiato. Nel secondo versetto l'autore specifica ulteriormente che gli schiavi con padroni cristiani non devono disprezzare questi loro fratelli (come si vede sono i padroni cristiani ad essere definiti "fratelli", qualifica non attribuita ai padroni in generale), ma li devono servire meglio in quanto sono persone "fedeli e amate". Nel brano in questione non si parla di nemici, non si parla di porgere l'altra guancia, non si parla neppure di servire i padroni "per non essere giustiziati", come afferma lei: con queste disposizioni l'autore chiede agli schiavi cristiani di servire onorevolmente i padroni pagani, per il buon nome di Dio e della dottrina, e con maggiore impegno quelli cristiani, che sono membri fedeli e amati della comunità cristiana.

"Questo arrampicarsi sui vetri mi fa venire in mente i bambini che, arrabbiati, di fronte ad un fiore rosso dicono: "No, no, no, è rosso!"."

Mi permetto anch'io un appunto personale, allora. A parte la considerazione chelei frequenta bambini strani, "arrampicarsi sugli specchi" è il nome di quanto ha fatto lei per giustificare il fatto che gli insegnamenti della Prima lettera a Timoteo non corrispondono con quanto ha affermato. Sarebbe opportuno che evitasse altri di comportamenti che in realtà mette in pratica lei.

"La nascita e la crescità di sensibilità contro la schiavitù è stata parallela allo sviluppo del Cristianesimo. Per un ultima definitiva prova vedere l'enciclopedia Treccani sotto la voce "decadenza della schiavitù tradizionale""

Non c'è neppure bisogno che io confuti questa affermazione, ci pensa direttamente la Treccani. Vediamo questa voce da lei citata come "ultima definitiva prova":
La diffusione del cristianesimo e delle idee morali dello stoicismo divulgò la consapevolezza che anche gli schiavi erano uomini e ne favorì l'emancipazione. La stessa trasformazione economica e sociale seguita alla caduta dell'Impero romano d'Occidente li rese meno utili [...] Intorno al 9° sec. la schiavitù persistette, ma quale fenomeno largamente secondario.
Quindi si parla di diffusione del cristianesimo e "delle idee morali dello stoicismo", della diffusione del riconoscimento dell'umanità degli schiavi e della loro scarsa utilità dovuta a mutamenti economici e sociali. Direi che siamo giunti ad una conclusione differente da quella che aveva presentato originariamente, che il cristianesimo avrebbe abolito la schiavitù, non crede?

Il post riporta ancora pari pari brani che avevo commentato precedentemente, a dimostrazione che lei, signor Aguado, non legge quanto non le piace. In particolare presenta come rilevante la precisazione di Riccardo, che "risponde" al sottoscritto ripetendo, in realtà, quanto io stesso avevo detto (ma che il lettore del suo post non sa, avendo lei rimosso ogni traccia dei miei commenti).

In risposta al rilievo di Marcoz, il quale ricorda come già Seneca aveva detto cose simili sugli schiavi, dice: "Anche se quella di Seneca non aveva certo la radicalità di Gesù, tant'è che rimase un'idea moralmente giusta ma che non cambiò nulla per gli schiavi. Gesù riuscì, nel tempo, a modificare il tessuto culturale, dando valore e dignità ad essi." Strana questa sua affermazione, in quanto lei stesso ha citato l'articolo della Treccani in cui si dice che la diffusione della morale stoica fu una delle concause della riduzione della schiavitù: come giustifica allora questa posizione?

Saluti.

Aggiornamento (23 novembre): il sig. Aguedo ha pensato bene di cancellare il mio commento, che segnalava questa risposta. Non posso non pensare che abbia finito le argomentazioni razionali per giustificare la sua fede.

"Ragione e Fede"? Connubio pericoloso, per la fede

Malgrado gli avvertimenti del gentile Marcoz, ho continuato a cercare una sorta di dialogo con il blog cattolico "Ragione e Fede". Purtroppo devo notare alcuni comportamenti poco corretti, come il costante dileggio del proprio interlocutore, la pratica di cancellare i commento altrui quando vi si risponde (e talvolta anche quando non si risponde), quella di rispondere solo ad alcuni brandelli del commento cancellato, e quella di manipolare il post correggendolo e facendo sparire le versioni precedenti.

L'esempio di cui vorrei parlare è il post "Risposte: storicità dei Vangeli (sottotitolo del blog)".

Al mio commento sulla dubbia autenticità della Prima lettera di Pietro, l'autore risponde con quel post, iniziando con un riferimento alla mia "profonda ignoranza" e concludendo con la riflessione che "chi vuole criticare non argomenti mai con fonti storiche attendibili (nonostante su questo argomento ci siano). Facile screditare senza essere sostenuti da nessuna fonte...peccato che si è poco credibili". Sottolineo le due cadute di stile in quanto mi serviranno nel seguito della storia.

Punto sul vivo, scrivo un post, "Sull'attribuzione della Prima lettera di Pietro", in cui documento con autorevole bibliografia le mie affermazioni. Cosa fa Aguado (l'autore di "Ragione e Fede")? Prima mi scrive un commento in cui si felicita per aver trovato qualcuno che "ha argomentato la risposta basandosi su dati attendibili" (parole sue) e promettendo di mettere un link verso il mio post per rispondere, poi si dimentica di farlo. Sollecitato, scrive un secondo commento in cui mi accusa di "riscrivere le stesse cose" (sì, ma ora ho messo le fonti come mi aveva chiesto) e di "copi-incollare da qualche sito (UAAR)" (ma come, aveva detto che erano dati "attendibili"!), mi invita a "convertirmi e capire quello di cui sta parlando"; in fin dei conti "sostenere una cosa senza conoscerla non è dialogo, è presunzione"!

Vabbé, mi armo di pazienza e gli scrivo il seguente post nel commento della sua risposta (sempre allo stesso indirizzo).

Rispondo al suo commento al mio post (http://uticense.blogspot.com/2009/11/sullattribuzione-della-prima-lettera-di.html)

"Noto cmq che non hai letto la risposta che ho dato, tant'è che riscrivi le stesse cose."

Veramente è lei che non ha preso in considerazione quanto ho scritto e ripete gli stessi errori.

"La tradizione la assegna a Pietro perchè i contenuti furono lasciati da lui e successivamente alla sua morte vennero scritti da Silvano che alla fine saluta"

La tradizione l'assegna a Pietro, come dimostrato dalla fonte cattolica che le ho fornito (e che lei ha ignorato). Che a scriverla sia stato Silvano bisogna dimostrarlo (e non lo dico né io né l'UAAR, ma le fonti che le ho fornito e che le ha ignorato), e comunque questo non farebbe della lettera una lettera "di Pietro".

"Sostenere una cosa senza conoscerla non è dialogo, è presunzione." Sono d'accordo: quando le si portano le fonti è inutile continuare a ripetere la stessa solfa catechistica, ci vuole poco a controllare e verificare.
Come suo solito, Aguado cancella il mio post, ne estrapola alcuni brani per rispondervi, ignora le argomentazioni che ho presentato sostenendole con "dati attendibili" e modifica il suo post originale...

Nella nuova versione del post continua a sostenere che "Il canone Cattolico (e non la fede) non dice che sia Pietro a scrivere la lettera, poichè nella lettera stessa è menzionato che a scriverla sia stato Silvano." Peccato che io gli avessi fatto presente che la tradizione attribuiva la lettera a Pietro, come spiegato nella Catholic Encyclopedia, e che la sua sia una non-risposta.

Mi informa poi che la lettera "si chiama lettera di inspirazione Pietrina" (sic) e presenta come "sito ufficiale" (di cosa?) laparola.net, in cui si dice "Più che il latore, si è voluto vedere in lui [Silvano] l'amanuense o il traduttore o l'estensore, e perfino l'autore della Epistola, ma è questo un navigar nelle ipotesi". Aguado ignora dunque le fonti da me presentate e ne presenta a sua volta una anonima che ammette a denti stretti quello che dico io...

Aguado continua affermando che "la maggior parte degli studi conduce al fatto che Pietro abbia indicato a Silvano i contenuti e, quest'ultimo li abbia ordinati e scritti". Naturalmente non è dato sapere da quale fonte ha prelevato tale informazione, dato che dice il contrario di quanto scritto nei libri da me consultati ed elencati.

C'è anche del mistero in questa storia. Nella prima versione del suo post, Aguado aveva anche scritto che "L'epoca di composizione è ritenuta comunque tra il 60 e il 63 d.C. Non prima, perché la lettera di Paolo ai Romani, scritta nel 58, non fa menzione della presenza di Pietro a Roma, e non dopo perché pare difficile che l’autore inviti a “onorare” l’imperatore (Nerone) (2,13.17), che stava perseguitando la comunità di Roma, attribuendole ingiustamente l’incendio della città". Nella seconda versione, però, questo testo scompare senza lasciare traccia della modifica; fortunatamente il post originale è ancora presente nella cache di Google a testimoniare quelle affermazioni. Forse Aguado ha rimosso il brano in quanto ha dovuto ammettere che la lettera fu probabilmente scritta dopo la morte di Paolo, a causa dei riferimenti che gli ho portato, ma non fa riferimento al cambiamento d'idea né alla sua origine (eppure mi rammenta che "un dialogo costruttivo si basa non su chiacchiere vane, ma esclusivamente su opinioni sostenute da fonti attendibili!").

Dopo aver chiosato con l'ammonimento "Infine faccio notare come chi vuole criticare non argomenti mai con fonti storiche attendibili (nonostante su questo argomento ci siano)", al quale verrebbe da rispondere "ma se lo sai che esistono perché le ignori?", si giunge alla bibliografia: quattro libri senza neppure l'indicazione delle pagine accompagnati dal capolavoro finale di Aguado, dall'apoteosi del suo metodo di lavoro tutto basato sulle fonti autorevoli e controllate.

Nella seconda versione del post, Aguado aggiunge infatti in testa alla sua bibliografia "Wikipedia: che conferma, come al solito, quanto sostenuto" e mette il link alla pagina wikipediana della Prima lettera di Pietro, ma non si accorge che questa pagina dice esattamente il contrario di quello che afferma lui! Mitico!

Cosa aveva affermato lui, che "gli studiosi sono ancora incerti sulla verità"? La sua fonte dice invece che "I critici biblici moderni ritengono invece che l'autore della lettera non possa essere identificato col pescatore galileo". Aguado sostiene che la lettera è di "inspirazione Pietrina"? La sua fonte afferma invece che "la teologia presupposta dalla Prima lettera di Pietro è chiaramente paolina". Il suo cavallo di battaglia, anzi, la sua ancora di salvezza è ritenere che "comunque, stando ai contenuti, non cambia molto che la Lettera di Pietro sia stata scritta da lui o da un suo disepolo che riporta le sue indicazioni"? Wikipedia gli risponde con la citazione di uno studioso il quale afferma che "se [Silvano avesse scritto Pietro], allora Pietro non sarebbe il vero autore di 1 Pietro in nessun senso".

Un po' mi dispiace per lui. Mi ricordo di quanto fosse difficile per me far combaciare i dettami della mia fede con quelli della razionalità; nel mio caso, alla fine ha vinto la razionalità, e la fede si è dovuta accomodare in qualche angoletto nascosto, ma in generale deve essere difficile conciliarle, se tanti rinunciano alla razionalità.

Aggiornamento (23 novembre): il sig. Aguedo ha pensato bene di cancellare il mio commento, che segnalava questa risposta. Non posso non pensare che abbia finito le argomentazioni razionali per giustificare la sua fede.

sabato 14 novembre 2009

Due esperienze con siti cattolici

Vorrei parlare di due esperienze fatte con due blog cattolici, con i quali avevo intenzione di aprire un dialogo. Le esperienze non sono state positive, ma credo siano state non di meno utili.

Avevo trovato un interessante blog in cui si sosteneva che la fede è pertinente alla ragione, mentre l'ateismo no. Certo, alcuni atteggiamenti sono un po' troppo decisi per i miei gusti, certo l'autore tende ad attaccare più gli atei che l'ateismo, ma mi facevano ben sperare una certa attenzione a provvedere il testo di fonti e l'inserimento tra gli scopi del sito del dialogo con chiunque.

Ho iniziato a lasciare qualche commento succinto, che l'autore ha cancellato con la scusa di rispondere in una pagina apposita alle critiche. La sua risposta è stata, come sarei dovuto aspettare, molto diretta; in particolare mi ha colpito l'accusa di non portare fonti a favore di quanto dicevo nel commento (succinto) e quella di ignoranza in materia. Allora ho scritto un post in cui presentavo, letteratura alla mano, le mie ragioni, e ho indicato il link in un commento alla risposta: il commento è stato cancellato, ho ricevuto un commento al mio post qui dove si prometteva una contro-argomentazione, ma poi non se ne è fatto nulla.

Successivamente, sullo stesso blog, è comparso un post che rivendicava al cristianesimo il merito di avere abolito la schiavitù, affermando che l'"eguaglianza essenziale tra tutti gli esseri umani è una idea essenzialmente e originalmente cristiana". Ho scritto a mia volta un post di risposta, documentandomi e citando la bibliografia, al fine di dimostrare che l'atteggiamento dei cristiani verso la schiavitù non è stato sempre e nettamente di condanna, anzi, e l'ho segnalato in un commento al post originale. Mi sono ritrovato una risposta piena di insinuazioni (la mia bibliografia sarebbe falsa e inattendibile, io non avrei argomenti e dovrei appoggiarmi ai suoi), in cui afferma che io basi la mia argomentazione su testi religiosi e non storici (non è vero, naturalmente, ma se anche fosse? si sta discutendo di religione, mi pare), e poi chiude il discorso indirizzandomi attacchi gratuiti e dicendo che non intende più prendermi in considerazione.

Alla faccia del dialogo! O forse per dialogo intendeva "catechesi"?

Contemporaneamente ho intrecciato un secondo dialogo con un altro blog cattolico, svoltosi nei commenti ad un post (link alternativo) sulla sentenza della Corte europea riguardo ai crocifissi nelle scuole. Anche questo blogger ha un atteggiamento molto diretto e aggressivo: "gli atei sono prepotenti e spacciano la loro visione facendola passare per neutrale", si augura che io "non abbia problemi di vista o non abbia avuto guai con l'istruzione primaria", mi invita a "cambiare nazione". A questo si aggiungono altre perle, come l'opinione che "la nazione esiste per motivi cristiani" e che lo "stato è nato cristiano", che il bene si persegua solo per motivi religiosi, che i diritti umani sono nati dal cristianesimo (a chi chiede spiegazioni risponde "povero lei"), che la rimozione del crocifisso dalle scuole sarà seguita dalla proibizione di indossarlo, che chi si oppone al crocifisso nelle scuole non è una persona di buon senso. Ah, si, e che chi non si fa convincere dalle sue argomentazioni è un troll.

Insomma, non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma certo in due blog cattolici su due si parla di dialogo e si pratica l'intolleranza. Non ero così quando ero cattolico...

Aggiornamento: uno dei due autori cui facevo riferimento ha scritto due commenti a questo post per chiarire il fatto che la sua opera consiste nell'"istruire gli stolti", cosa che corrisponde (immagino nella sua religione) ad "un'opera di carità spirituale". I suoi due commenti sono esemplari dell'atteggiamento aggressivo e prevaricatore di cui mi lamentavo, e di cui questo personaggio va fiero.