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domenica 23 dicembre 2012

Misurare l'influsso dell'appartenenza religiosa sul sostegno alla democrazia

In psicologia è noto il fenomeno del priming: quando siamo sottoposti a un particolare stimolo, questo avrà un effetto su una nostra reazione successiva anche quando lo stimolo sarà dimenticato a livello conscio.

Ad esempio, come dice l'articolo di Wikipedia, leggere una lista di parole che include "tavola" farà sì che se successivamente ci chiedono di scegliere una parola che inizia per "tav" sarà estremamente probabile scegliere "tavola", anche dopo che la lista iniziale sarà dimenticata. L'effetto vale anche quando lo stimolo era incorrelato alla reazione; si è visto che se alle persone si mostra un numero casuale prima di chiedere loro domande del tipo "quanti stati africani fanno parte dell'ONU", la risposta sarà fortemente correlata al numero visto anche se lo sperimentatore chiarisce che quel numero non ha alcuna attinenza con la risposta.

Il priming è un fenomeno di cui si deve tenere considerazione quando si conducono indagini demoscopiche. Allo stesso tempo è un interessante oggetto di indagine; Patiz Ben-Nun Bloom e Gizem Arikan, studiose di scienze politiche rispettivamente della The Hebrew University di Gerusalemme e della Yasar Universitesi di Izmir, hanno scelto di studiare l'influenza delle credenze religiose sul sostegno alla democrazia proprio attraverso il priming (Pazit Ben-Nun Bloom e Gizem Arikan, "Priming Religious Belief and Religious Social Behavior Affects Support for Democracy", International Journal of Public Opinion Research, prima pubblicazione in linea 18 novembre 2012 doi:10.1093/ijpor/eds030).

Le studiose hanno preso due gruppi di studenti, uno composto da studenti israeliani ebrei e uno di studenti turchi musulmani, e hanno sottoposto a ciascuno di essi lo stesso insieme di domande, estratto da un test internazionale noto come World Values Survey, per misurarne il sostegno alla democrazia. La particolarità del loro studio consiste nell'aver suddiviso ciascun gruppo in tre sotto-gruppi: uno cui erano state somministrate preventivamente somande sul loro comportamento religioso sociale (se partecipavano alle cerimonie di culto, se avevano amici della loro stessa religione, eccetera); uno cui erano state prima somministrate domande sulla loro credenza religiosa (credenza in Dio, nel paradiso, nella vita dopo la morte, eccetera); infine un terzo sotto-gruppo, di controllo, cui non erano state somministrate domande precedenti.

Il risultato dello studio è stato che, indipendentemente dalla religione professata e dal livello di religiosità dichiarato, coloro che appartenevano al primo gruppo (quello soggetto a priming relativo al proprio comportamento religioso sociale) mostravano un incremento nel loro sostegno alla democrazia.

Sempre indipendentemente dalla religione professata e dal livello di religiosità dichiarato, coloro che appartenevano al secondo gruppo (quello soggetto a priming relativo alla propria credenza religiosa) mostravano un decremento nel loro sostegno alla democrazia.

Le studiose concludono che la continua esposizione a idee e messaggi religiosi costituisce una sorta di priming che dura tutta la vita. La socializzazione religiosa incoraggia la coesione di gruppo, cosa che potrebbe influenzare il sostegno per la democrazia. Le credenze religiose stimolano pensieri legati al tradizionalismo, alla sicurezza, alla conformità, che potrebbero agire nella direzione della riduzione del sostegno alla democrazia.

L'articolo è basato sul seguente post, rilasciato sotto licenza Creative Commons by-sa 2.0: Tomas Rees, "Religious belief and religious involvement have opposite effects on support for democracy", Epiphenomenom, 22 dicembre 2012.

giovedì 29 novembre 2012

Un ebreo ortodosso riconosce che Dio non può essere perfetto

Il filosofo israeliano Yoram Hazoni, ebreo ortodosso, ha scritto un articolo sul The New York Times in cui spiega perché Dio non può essere perfetto:
Dio è perfetto? Si sentono spesso i filosofi descrivere il “teismo” come la credenza in un essere perfetto — un essere i cui attributi sono ritenuti includere l'essere onnipotente, onnisciente, immutabile, perfettamente buono, perfettamente semplice e necessariamente esistente (tra le altre cose). E oggi una visione simile a questa è diffusa anche tra la gente comune.
Ci sono due famosi problemi con questa visione di Dio. Il primo è che appare impossibile renderla coerente. Per esempio, sembra improbabile che Dio possa essere sia onnipotente sia perfettamente buono se il mondo è pieno (come è ovvio che sia) di casi di terribile ingiustizia. Similmente, è difficile vedere come Dio possa detenere il suo infinito potere di operare alterazioni e cambiamenti in tutte le cose, se è completamente immutabile. E ci sono altre contraddizioni simili a queste.

mercoledì 10 ottobre 2012

Stati Uniti, per la prima volta i protestanti non sono più maggioranza, mentre la crescita dei "non affiliati" continua

Il Pew Forum on Religion and Public Life ha reso pubblici i risultati di un'analisi demoscopica che rivelano come per la prima volta i protestanti non siano più maggioranza assoluta negli Stati Uniti. Lo stesso studio ha confermato la crescita dei "non affiliati".

Lo studio ha trovato che solo il 48% degli statunitensi si dichiara affiliato ad una delle confessioni che compongono la galassia protestante. Questo risultato conferma una tendenza, stabile negli anni, che vede il numero dei protestanti diminuire: nel 2007, infatti, i protestanti erano ancora la maggioranza assoluta, costituendo il 53% degli intervistati. Incidentalmente, il primo studio a suggellare con certezza questo cambiamento cade in un periodo in cui nessun giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti è protestante (sei sono cattolici e tre ebrei) e in cui, per la prima volta, i Repubblicani non hanno un protestante nell'accoppiata candidato presidente-candidato vicepresidente (Romney è mormone, Ryan è cattolico).

Una delle ragioni di questo calo dei protestanti è l'aumento dei "non affiliati", passati dal 15% al 20% nello stesso periodo; uno statunitense su cinque, dunque, dichiara di non appartenere ad alcuna religione. Questo 20% è composto in maggioranza da teisti senza affiliazione (14%), con una componente rilevante di atei/agnostici dichiarati (6%).

La scomposizione per età dei risultati mostra come l'incidenza dei non affiliati sia maggiore al diminuire dell'età: le generazioni più recenti mostrano percentuali superiori al 30% di non affiliati, a fronte del 9% che caratterizza la classe di età maggiore.

Inoltre, a coloro che si sono dichiarati "non affiliati" è stato chiesto se cercassero una religione adatta a loro, e la risposta è stata negativa per l'88% degli intervistati, a conferma che la mancata affiliazione ad una particolare denominazione religiosa è stabile.

"“Nones” on the Rise", The Pew Forum on Religion and Public Life, 9 ottobre 2012. Rachel Zoll, "Rise of the atheists: U.S. Protestants lose majority status as church attendance falls", National Post, 9 ottobre 2012.

mercoledì 27 giugno 2012

Tribunale tedesco equipara la circoncisione religiosa su bambini ad un'aggressione

La corte regionale di Colonia, in Germania, è stata chiamata a giudicare un caso in cui la circoncisione di un bambino di quattro anni, voluta dai genitori musulmani, è terminata con il ricovero del bambino stesso a causa di un forte sanguinamento. Il medico accusato è stato assolto, perché la legislazione relativa è troppo confusa, ma la corte ha riconosciuto la circoncisione del bambino un atto di grave aggressione fisica, non giustificabile neppure dal consenso dato dai genitori.

Relativamente al diritto dei genitori a praticare la propria religione, che prevede la circoncisione, la corte ha stabilito che «il diritto fondamentale del bambino all'integrità corporea prevale sui diritti fondamentali dei genitori». Secondo la corte «il corpo del bambino è irreparabilmente e permanentemente cambiato dalla circoncisione. Questo cambiamento contravviene agli interessi del bambino di decidere successivamente le proprie credenze religiose».

Del problema della circoncisione religiosa dei bambini avevo già parlato in passato («Infibulazione e circoncisione: due pesi e due misure?» e «Rabbini e vescovi uniti per la circoncisione dei bambini: proibirla è "un'incosciente violazione dei diritti religiosi"»); la sentenza della corte regionale tedesca sarà verosimilmente portata in appello dai genitori e dalle organizzazioni religiose, adamantine nel loro intento di ritagliarsi il diritto di "tagliare", di "marchiare" i propri appartenenti. Ma è un primo passo importante sulla strada verso il rispetto del diritto dei bambini (e delle bambine, ovviamente, vittime dell'ancora più abominevole infibulazione) alla propria integrità corporea.

domenica 18 marzo 2012

Pensiero pre-pasquale

Perché un Dio onnipotente è costretto a mandare sé stesso nel mondo e a farsi uccidere come sacrificio a sé stesso, per redimere il mondo da una punizione che egli stesso ha inflitto?

Non poteva perdonare direttamente Adamo ed Eva, così ci evitavamo tutti questi casini?

giovedì 1 dicembre 2011

Boicottata un'altra campagna pubblicitaria atea negli Stati Uniti

Ancora una volta una campagna pubblicitaria con un messaggio ateo è stata boicottata dall'azienda che ne avrebbe dovuto curare l'affissione. La LIND Billboard Company ha infatti rescisso all'ultimo istante il contratto che aveva stipulato con l'associazione Mid Ohio Atheist.

La pubblicità censurata è la seguente:



La spiegazione fornita informalmente dalla LIND è stata (enfasi mia):
[...] la natura incendiaria delle esposizioni proposte sarebbe stata considerata senza dubbio offensiva dalla gran parte della comunità e sarebbe stata dannosa per la buona reputazione della Lind presso la comunità. Lind si è sempre riservata e continuerà a riservarsi il diritto di non pubblicare pubblicità che, a suo esclusivo giudizio, siano oscene, inutilmente offensive e non nel miglior interesse della comunità in generale.
Ora, la situazione è ridicola per tre ragioni.

Prima: la libertà di parola non è mai «oscena» né «inutilmente offensiva». Il messaggio degli atei dell'Ohio afferma semplicemente che Dio non esiste, e che non si deve credere a qualunque cosa si senta. Affermare che Dio non esista non può essere osceno od offensivo, senza implicare che il diritto alla parola degli atei sia osceno. È inoltre un invito a ragionare con la propria testa e ad esaminare tutte le possibilità prima di decidere, e non mi pare vi sia nulla di offensivo in ciò.

Seconda: la LIND ha diffuso messaggi ben più offensivi, ma commissionati da cristiani e che dunque non sono stati censurati. La LIND ha infatti diffuso un messaggio pubblicitario in cui si accusano i cristiani che vanno a messa di domenica, invece che di sabato, di recare il segno dell'Anticristo:
Sabato è il VERO giorno del Signore. L'Anticristo l'ha cambiato, evita il suo marchio.

Terza: la pubblicità censurata perché offensiva per i cristiani è stata copiata da una campagna pubblicitaria di cristiani! La Mid Ohio Atheist non ha inventato lo slogan pubblicitario «Non c'è alcun Dio - Non credere a tutto ciò che senti», ma l'ha ripresa da una campagna pubblicitaria della McElroy Road Church of Christ, una chiesa dell'Ohio che ha scelto di veicolare il suo messaggio cristiano col seguente cartellone, che però nessuno ha pensato di censurare:

Insomma, meglio rendersi tre volte ridicoli che affrontare l'ira dei «buoni» cristiani...

Michael, «Billboard backlash (before it ever started)», Mid Ohio Atheists, 22 novembre 2011.

lunedì 15 agosto 2011

L'Assunzione di Maria: un dogma creato dal nulla

Quello dell'Assunzione di Maria, per la cui celebrazione è stata scelta la data dell'antichissima festa pagana delle Feriae Augusti («Ferragosto»), è un dogma cattolico estremamente recente. Risale infatti al 1° novembre 1950, quando papa Pio XII promulgò la costituzione apostolica Munificentissimus Deus:
«Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
Ma su quali basi poggia questo dogma? Quali sono le testimonianze dell'assunzione di Maria «in anima e corpo»? Poiché neppure le opere del Nuovo Testamento dicono una parola sulla morte di Maria, tutto si deve basare su flebili interpretazioni dei testi, sulle storie elaborate dai «Padri della Chiesa», e sulla teologia.

martedì 5 luglio 2011

Il bando olandese sulle macellazioni rituali e la levata di scudi delle religioni

La Camera dei Deputati olandese ha recentemente passato una legge che obbliga sempre a macellare gli animali solo dopo averli storditi. La legge olandese conteneva già questo obbligo, ma prevedeva delle eccezioni per le macellazioni halal e kosher, quelle rituali musulmana ed ebraica, secondo le quali l'animale deve essere cosciente mentre viene sgozzato. La legge dovrà essere approvata dal Senato olandese prima di entrare in vigore.

Marianne Thieme, esponente del minuscolo Partito dei Diritti Animali che aveva inizialmente proposto la norma, sostiene che «questo modo di uccidere causa sofferenze inutili agli animali. La libertà religiosa non può essere illimitata. Per noi la libertà religiosa termina lì dove iniziano le sofferenze umane o animali». La sua collega di partito Esther Ouwehand ha affermato che «attraverso questa modifica della legge, speriamo di ispirare altri paesi»; in Europa, infatti, solo Svezia, Lussemburgo, Norvegia e Svizzera non hanno esenzioni di tipo religioso dall'obbligo di stordire gli animali da macellare, come invece avviene nei restanti Paesi, Italia inclusa.

Reazioni

Naturalmente contro questa modifica c'è stata una levata di scudi da parte di ebrei, musulmani e cristiani.

Binyomin Jacobs, il rabbino capo dei Paesi Bassi, si è spinto fino a paragonare questo bando alle leggi anti-semite in vigore sotto l'occupazione nazista del territorio olandese durante la Seconda Guerra mondiale. «Una delle prime misure prese durante l'occupazione fu la chiusura dei mattatoi kosher. Il solo fatto che esista un dibattito su questo argomento è molto penoso per la comunità ebraica. Quelli che sono sopravvissuti alla guerra ricordano come la prima legge promulgata dai tedeschi in Olanda fu la proibizione della procedura ebraica di macellazione degli animali».

lunedì 27 giugno 2011

In cosa crede chi crede: politeismo, monoteismo, trinitarianismo

Alcune volte articoli che sembrano trattare argomenti del tutto alieni, come in questo caso «Celts to Anglo-Saxons, in light of updated assumptions» («Dai Celti agli Anglo-Sassoni, alla luce di ipotesi aggiornate»), contengono piccole gemme.

Questo articolo tratta fondamentalmente di filosofia della scienza, discutendo l'uso di modelli psicologici verosimili ma fondamentalmente errati in svariati campi; contiene però un brano rilevante per chi, come me, è interessato alla psicologia della religione.
Per dare un esempio dei difetti di questa metodologia, in molto del lavoro di Rodney Stark sulla sociologia della religione (la produzione antecedente il suo recente materiale  quasi-apologetico) il suo pensiero è incisivo e logico, ma i modelli psicologici sono intuitivi e ingenui e tendono a essere poco influenzati dalle scoperte più recenti delle scienze cognitive.

In One True God offre una spiegazione del motivo per il quale il trinitarismo cristiano sia psicologicamente più soddisfacente del rigido monoteismo degli ebrei e dei musulmani, o del più elaboratamente diffuso politeismo che precede il monoteismo. Ciò che sostengo è che, siate convinti o no, il ragionamento di Stark ha una certa coerenza logica e un certo livello di plausibilità, fintanto che non si esplora la letteratura delle scienze cognitive sulla concettualizzazione degli agenti sovrannaturali.

La letteratura psicologica delineata in Theological Incorrectness indica molto chiaramente che, indipendentemente dalla natura filosofica di Dio come definita da una certa religione, cognitivamente la mente umana ha dei forti vincoli in termini di come rappresenta le astrazioni, così che la grande maggioranza dei credenti concettualizza la divinità nello stesso modo.

Per dirla più chiaramente, anche se gli ebrei e i musulmani sono rigidamente monoteisti e alcuni indù si ritengono politeisti, la loro effettiva immagine mentale del divino non varia così tanto da persona a persona e da religione a religione. In pratica, gli indù che possono accettare sulla carta la realtà di un numero di dei quasi infinito, pure esibiscono una devozione personale solo ad una manciata di essi. Ebrei e musulmani che sono rigidamente monoteisti, non di meno possono avere culti di santi e agenti sovrannaturali minori nel loro universo mentale.

C'è una differenza tra il dire che si accetta la realtà di milioni di divinità e l'essere realmente in grado di focalizzarsi mentalmente su milioni di dèi. Quest'ultima capacità non è possibile, ed ha conseguenze nella vita reale, nel senso che le vere differenze tra un devoto politeista e un monoteista, in termini di stati mentali, sono minime.
Queste conclusioni non sono altro che l'ennesima tessera del puzzle la cui composizione porta a comprendere la nascita del pensiero religioso come prodotto della mente umana. Altri articoli a questo riguardo sono «"Perché crediamo in Dio", una spiegazione evolutiva della religione», «"Ciò che tu vuoi, Dio lo vuole"» e «In cosa crede chi crede?».

Razib Khan, «Celts to Anglo-Saxons, in light of updated assumptions», Gene Expression - Discover Magazine, 23 giugno 2011. L'immagine è «Cross», di David Flanders, e rappresenta un'incisione medioevale a forma di croce con riferimenti trinitari.

lunedì 20 giugno 2011

«Perché crediamo in Dio», una spiegazione evolutiva della religione

Why We Believe in God(s): A Concise Guide to the Science of Faith («Perché crediamo in Dio/negli Dei: una guida compatta alla scienza della fede») è il titolo del libro di J. Anderson Thomson e Clare Aukofer, in cui gli autori presentano al grande pubblico un'esposizione chiara e non specialistica dei recenti risultati scientifici sull'origine, l'accoglimento e la diffusione del pensiero religioso da parte della mente umana.

L'Austin American-Statesman ha pubblicato un'intervista ad Anderson Thomson (Eileen Flynn, «Author offers evolutionary explanation for religion», Austin American-Statesman, 19 giugno 2011); eccone un estratto:
Cosa sperate di ottenere offrendo una spiegazione evolutiva della fede religiosa?

Innanzitutto speriamo di aiutare le persone a capire che le radici della fede religiosa sono dentro di ciascuno di noi, e che questa psicologia è significativamente facile da comprendere. Per fare ciò, volevamo un libro breve e accessibile che un lettore interessato potesse finire in un paio di ore. Come l'idea di Darwin della selezione naturale, la psicologia della religione è significativamente semplice da capire.

Ricercatori di molte discipline hanno tracciato i meccanismi che la mente umana usa per generare, accettare e diffondere le credenze religiose. Le loro scoperte sono sostenute da studi di neuroimmagini che mostrano l'assenza di centri specifici per Dio nel cervello. La mente usa percorsi ben noti e collaudati che originariamente si sono evoluti per altri scopi, principalmente si tratta dei meccanismi che utilizziamo per negoziare con la moltitudine di persone dalle quali dipendiamo e con le quali interagiamo.

Il nostro secondo obiettivo è quello di incorporare questa conoscenza all'interno del dibattito sul ruolo della religione nella società statunitense. James Madison l'ha posto correttamente: «Sosteniamo perciò che in materia di religione, nessun uomo ha i suoi diritti violati dall'istituzione della società civile e che la religione è posta fuori dalla sua giurisdizione». I Padri fondatori immaginavano una repubblica secolare, che avesse non solo la libertà di religione, ma anche la libertà dalla religione.

Riteniamo che la presa della religione sulla politica e sul futuro sia indebolita quando le fondamenta psicologiche della religione sono rivelate. È opera dell'uomo, non discesa dai cieli.

Con tutte le scoperte della scienza e della tecnologia, perché la religione ha ancora oggi una presa così forte sulle persone?

La religione sorge dalla nostra umanità di base, indipendentemente dalla tecnologia. Nel nostro teschio moderno rimane un cervello dell'età della pietra — e gli stessi antichi meccanismi che ci rendono una specie straordinaria e ultra-sociale sono quelli che concorrono a creare la religione.

Il nostro sistema di affezione, la fondamentale relazione di cura tra affini, è solo uno di questi meccanismi. Abbiamo perciò creato Dio/gli dei come super-genitori, molto più potente dei nostri terreni e ora deboli o deceduti genitori, e ci rivolgiamo a Dio nei momenti di sofferenza.

Tutti noi diamo per assodato di poter immaginare una conversazione con qualcuno assente e di ripetere ciò che vorremmo dirgli. È una capacità cruciale per la nostra abilità di vivere nel mondo umano, intensamente sociale. Eppure si tratta di un meccanismo straordinario noto come cognizione disaccoppiata; ci permette di separare le nostre menti nel tempo, nello spazio e nella persona. Manca solo un piccolo passo per interagire con un antenato deceduto o una divinità.
Il resto dell'intervista è sul sito segnalato. Questo, invece, è un elenco degli articolo che ho dedicato ad alcuni risultati scientifici su come funziona il pensiero religioso:

domenica 19 giugno 2011

Per i cristiani statunitensi è lecito non seguire la Chiesa sui «valori fondamentali»

La maggioranza dei cristiani statunitensi ritiene che sia possibile dissentire dalla Chiesa sui «valori fondamentali»; in particolare, il 72% afferma che è possibile farlo in materia di aborto, mentre il 63% non crede ci siano problemi a ignorare il magistero ecclesiale in materia di omosessualità. Per di più, i cristiani statunitensi si sentono a disagio quando le gerarchie ecclesiastiche dettano la linea ai politici, in particolare nel caso dei politici cattolici del Partito Democratico.

Al contempo, i cristiani statunitensi ritengono che queste deviazioni dalla dottrina non portino all'esclusione dalla comunità ecclesiale. Una minoranza consistente ritiene persino che l'aborto non sia da considerarsi un peccato.

Si tratta del risultato di un'indagine del Public Religion Research Institute, secondo la quale questo atteggiamento è diffuso trasversalmente per tutto lo spettro delle denominazioni cristiane, dai cattolici agli evangelici. In particolare, i cattolici statunitensi seguono l'opinione del resto dei cristiani in materia di aborto e sono addirittura più liberali per quanto riguarda l'omosessualità.

Adelle M. Banks, «Most Americans Disagree With Church Teaching On Homosexuality, Abortion», Huffington Post, 10 giugno 2011.

martedì 7 giugno 2011

«L'ateismo è la vera accettazione della realtà»

Paula Kirby
Segnalo l'articolo «Atheism Is the True Embrace of Reality», un articolo di Paula Kirby su The Hibernia Times. L'autrice spiega la ragione che l'ha convinta a passare da una fede assoluta e centrale ad un ateismo militante: la domanda «Come faccio a saperlo?».

Segnalo questo articolo in quanto la stessa domanda è stata centrale nella mia de-conversione.

Kirby racconta:
Come ogni altro cristiano che abbia mai conosciuto, avevo delle idee chiare sul tipo di Dio in cui credevo e, sulla base di quelle idee, accettavo alcune parti del dogma cristiano mentre ne rigettavo completamente altre. [...] In pratica la fede è sempre una questione di selezione e combinazione: i credenti enfatizzano quelle parti che si adattano confortevolmente loro, pur per lo più ignorando quelle parti che non lo fanno, o fabbricando elaborate interpretazioni che permettano loro di pretendere che non dicano ciò che realmente dicono. Fu questa la domanda che affrontai nel 2003: cosa suggerisse che la versione del Cristianesimo in cui credevo io fosse veramente giusta? Esistevano prove migliori per la versione che accettavo che per quelle che rigettavo?

La Bibbia non poteva aiutarmi. Entrambi i tipi di cristiani - gli ultra-conservatori e gli ultra-liberali - trovano abbondante sostegno per i loro punti di vista nella Bibbia, a patto che scelgano con attenzione alcuni brani piuttosto che altri (e, ovviamente, fanno proprio questo, derubricando le parti che non fanno al caso loro sotto il titolo conveniente di «Metafora» o «Mistero»). Neppure la tradizione era affidabile: una credenza falsa non diventa vera semplicemente per essere stata sostenuta per generazioni.

[...]

Quasi tutti i cristiani con i quali ero venuta in contatto «sapevano» che c'era un dio. Anche loro passavano del tempo in preghiera meditativa con lui su base giornaliera. E di conseguenza anche loro «sapevano» com'era fatto Dio. E cosa ci dice di lui tutta quella conoscenza? Quanto erano affidabili quei rapporti personali quando si trattava di stabilire la verità su Dio?

[...] quelli di noi le cui personalità ci conducevano ad abbracciare il mondo e le altre persone in uno spirito di apertura, generosità, accoglienza e tolleranza «sapevano» che Dio faceva lo stesso. E quelli che non avevano la sicurezza di ciò, e che conseguentemente vedevano il mondo come minaccioso e maligno e cattivo, «sapevano» che anche Dio lo vedeva così. È per questo che l'esperienza personale non ci può dire nulla su Dio. Sapere in che genere di dio crede qualcuno ci dice molto a riguardo di quella persona - ma assolutamente nulla sulla verità o meno dell'esistenza di alcun dio.

[...]

Gli atei riconoscono che abbiamo bisogno di una prova per giungere a conclusioni affidabili sulla realtà e che, fin'ora, coloro che affermano l'esistenza di un dio hanno marcatamente fallito nel fornirla. E gli atei si interessano alla realtà: non a ciò che sarebbe confortevole credere, o a ciò in cui si crede tradizionalmente, o a ciò che ci hanno insegnato a credere.

Articolo segnalato in: Jerry Coyne, «Paula Kirby: Why I’m an atheist», Why Evolution Is True, 7 giugno 2011.

mercoledì 1 giugno 2011

Dennett commenta le ragioni della fede

Daniel Dennett è un filosofo americano, famoso per «sporcarsi le mani» nel portare i temi trattati tra filosofi alla gente comune. È anche uno dei «quattro cavalieri dell'Apocalisse» del «Nuovo Ateismo» (anglosassone), assieme a Richard Dawkins, Sam Harris e Christopher Hitchens.

Ecco un piccolo estratto di una sua intervista, pubblicata dal The Irish Times nell'articolo «Bright star of the atheist universe»:
Penso che molta gente si aggrappi alla religione perché ritengono che nulla possa prenderne il posto. Non è poi così meravigliosa, ma vivere senza di essa sarebbe terribile. Bene, facciamo un respiro profondo e vediamo cosa possa prenderne il posto. Cosa la religione fa estremamente bene? Ci sono altre istituzioni che potrebbero fare altrettanto bene, se non meglio? Naturalmente lo stesso pensiero che si possa voler sostituire la religione con qualcos'altro riempie molta gente di paura, disgusto e sgomento. Ma è perché non ci hanno mai pensato.

domenica 29 maggio 2011

Rabbini e vescovi uniti per la circoncisione dei bambini: proibirla è «un'incosciente violazione dei diritti religiosi»

Senza anestesia: il «rituale arcaico» può
diventare un «trauma fisico» (Reuters)
A febbraio avevo parlato della circoncisione dei bambini nell'articolo «Infibulazione e circoncisione: due pesi e due misure?», in cui riportavo la posizione di un religioso musulmano secondo la quale un eventuale bando della circoncisione sui bambini sarebbe una violazione della libertà religiosa, e concludevo:
In altre parole, si tratta di un contrasto tra due diritti: il diritto dei genitori all'educazione (religiosa) dei figli da una parte, il diritto dei figli all'integrità fisica dall'altra.
Mi è successivamente sfuggita la notizia che alcuni cittadini di San Francisco hanno raccolto le firme necessarie per un referendum che proibisca di praticare la circoncisione sui bambini; i cittadini di San Francisco saranno chiamati a votare per questo referendum il prossimo 8 novembre.

Ovviamente i religiosi si schierano dalla parte del no, affermando che un eventuale bando sarebbe una violazione dei diritti religiosi.

Ha iniziato il rabbino Gil Leeds, in un articolo esplicitamente intitolato «Il bando sulla circoncisione vìola i diritti» («Circumcision ban infringes on rights», SFGate, 20 maggio 2011). Secondo Leeds, quello di San Francisco sarà un referendum sulla libertà di religione in cui una maggioranza secolare imporrà l'abolizione una delle più antiche tradizioni religiose. La proposta sarebbe anche ingannevole: presentata come una proibizione delle «mutilazioni genitali», è in realtà un bando della circoncisione. Leeds continua ricordando che la circoncisione, il cui nome ebraico significa «alleanza», viene praticata dagli Ebrei dai tempi di Abramo, da 35 secoli; afferma che abbia anche un fine igienico, sostenendo che abbia alcuni benefici medici come una riduzione delle infezioni. Conclude affermando:
Non è solo la tradizione della circoncisione ad essere oggetto di voto a novembre a San Francisco, ma il diritto di ciascuna persona di seguire la fede religiosa che custodisce e il diritto di un genitore di educare il figlio ai valori che ha cari.
Quello che il rabbino Leeds dimentica di dire è l'altra metà della storia: che la circoncisione (e più in generale le «mutilazioni genitali», che sono proibite in blocco da questo referendum) è una violazione del diritto del bambino alla propria integrità fisica, e che l'antichità di una tradizione religiosa (e no, mi dispiace, non risale ad Abramo, dato che Abramo non è mai esistito) non giustifica la violazione di questa libertà. Tra il diritto del bambino ad avere un corpo sano e quello del genitore a mutilarlo per motivi religiosi deve prevalere il primo: che i credenti si evirino pure, se lo ritengono necessario, ma non decidano di farlo per i loro bambini.

A sostegno della posizione di Leeds si è schierato anche l'arcivescovo di San Francisco George Niederauer, secondo il quale
Il proposto bando sulla circoncisione rappresenta un'incosciente violazione dei santuari della fede e della famiglia da parte del governo di San Francisco. [...] A parte l'aspetto religioso, i cittadini di San Francisco dovrebbero essere oltraggiati dalla prospettiva di un governo cittadino che dia ordini ai genitori in una materia così sensibile come la salute e l'igiene dei loro bambini.
Niederauer non sembra essere a conoscenza del fatto che il governo di San Francisco, in quanto espressione della volontà democraticamente espressa dei cittadini di San Francisco, ha diritto di legiferare sulla fede e la famiglia, sulla salute e sull'igiene dei bambini. All'arcivescovo fa comodo «dimenticare» che lo scopo dell'iniziativa è quello di proteggere i bambini, e che una persona che voglia dirsi «umana» dovrebbe quanto meno dar segno di prendere in considerazione questo fatto, invece di travisare la situazione a bella posta.

I cittadini di San Francisco, e quelli di tutto il mondo, dovrebbero essere oltraggiati dalla prospettiva che persone come Leeds e Niederauer, così alieni da una mentalità che privilegi i bambini rispetto alle cruente tradizioni religiose, detengano una forte influenza, e dovrebbero votare di conseguenza.

domenica 22 maggio 2011

Anche questa volta la fine del mondo non è arrivata: è in ritardo di due millenni

Harold Camping aveva convinto migliaia di americani che il 21 maggio 2011 ci sarebbe stato il «Rapimento», l'ascesa al cielo dei cristiani salvati che precederebbe, secondo l'Apocalisse di Giovanni, la fine del mondo vera e propria.


Ovviamente la previsione si è dimostrata sbagliata. Ovviamente tutti prenderanno, giustamente, per i fondelli Camping e quelli che da lui si sono fatti prendere in giro.

Tra le migliori satire sul fallimento della sua profezia c'è questo video (ovviamente in inglese):


Meno divertente sarà il pensiero di tutta quella gente che si è dimessa dal lavoro, che ha venduto tutto e che per qualche mese è andata in giro a cercare di convincere altre persone dell'evento che si sarebbe dovuto manifestare ieri; non riesco proprio a divertirmi, pensando a tutte queste vite «demolite» dalla credenza in un'idiozia del genere.

Molte di queste persone saranno così scosse da riconoscere Camping per quello che è, un ciarlatano, e da abbandonare il suo gruppo per tentare di rifarsi una vita. In bocca al lupo a loro.

Altre persone, invece, razionalizzeranno questo fallimento, ad esempio convincendosi che Camping avesse ragione, ma che le preghiere dei buoni cristiani abbiano rimandato l'evento, o che vi sia un errore di conto, e che la profezia vada ri-datata (del resto nel 1992 aveva previsto il Rapimento per il 1994). Lungi dall'accettare di essere state ingannate, queste persone rafforzeranno la propria convinzione, contro ogni evidenza empirica, scendendo ancor più nella spirare dell'auto-suggestione.

Infine, tutti quelli che hanno razionalmente rigettato la profezia di Camping, o che l'hanno comunque considerato l'ennesimo invasato, non saranno sorpresi di scoprire che in passato molti hanno predetto la fine del mondo per un ben determinato periodo, fallendo poi clamorosamente. Un elenco è a questo indirizzo; ma attenzione, è incompleto, in quanto vi manca la prima e più clamorosa profezia fasulla sulla fine del mondo, direttamente dal Nuovo Testamento:
«In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno» Vangelo secondo Matteo 16:28
Ciò nonostante, l'autore di questa profezia non avveratasi è considerato come capo spirituale di centinaia di milioni di persone; anche loro, leggendo questa profezia, ne razionalizzano il fallimento, anche loro, come i seguaci di Camping, si illudono.

«After the rapture», RichardDawkins.net, 22 maggio 2011; Jerry Coyne, «We're still here!», Why Evolution Is True, 21 maggio 2011. L'immagine The Rapture è di Austin White (CC-by-2.0); la foto Are you ready for the Rapture? è di Marc Nozell (CC-by-nc-sa-2.0).

mercoledì 27 aprile 2011

In Siria il governo fa sparare sui contestatori, causando 450 morti. Indovinate da che parte sta la Chiesa siriaca?

In Siria il regime del dittatore Bashar al-Assad sta reprimendo nel sangue la ribellione del suo popolo, oppresso da una dittatura dal 1966 e suddito della dinastia al-Assad dal 1970.

I siriani chiedono la riforma dello Stato, ufficialmente egemonizzato dal partito Ba'ath e di fatto una dittatura familiare; al-Assad, dopo aver promesso l'abrogazione delle leggi speciali in vigore da decenni, ha scelto di usare la mano pesante contro gli oppositori, giungendo a far sparare le forze speciali contro i cortei dei funerali e facendo oltre 450 morti.

In una situazione del genere, in cui un dittatore sparge il sangue del proprio popolo per conservare il potere, da che parte sta la Chiesa del luogo? Da quella del dittatore, ovviamente.
«Siamo col governo e contro quei movimenti che lo oppongono», ha affermato il vescovo Philoxenos Mattias, portavoce della Chiesa ortodossa siriaca. «Qui in Siria non abbiamo problemi come i cristiani in altri paesi. Non abbiamo problemi col presidente».

Dunque, visto che al-Assad non perseguita la Chiesa siriaca, la Chiesa siriaca si schiera dalla sua parte, giustificando de facto gli assassinii ordinati da al-Assad.

Ogni volta che leggo dichiarazioni di sostegno delle varie Chiese a regimi dittatoriali che le favoriscono, non posso fare a meno di stupirmi e di indignarmi. Ma poi ricordo che non è la prima volta che accade, e mi convinco che sono io ad aspettarmi troppo...

Ignazio Zakka I Iwas (secondo da sinistra), Patriarca di Antiochia e di tutto l'Oriente, a fianco di Bashir al-Assad, Presidente della Repubblica araba di Siria.
Richard Spencer, «Syria: President Bashir al-Assad has a staunch friend in the Church», The Telegraph, 27 aprile 2011.

domenica 6 marzo 2011

Non svilite il significato della morte di Shahbaz Bhatti

Shahbaz Bhatti era il ministro per le minoranze religiose del Pakistan.

Aveva difeso Asia Bibi, la pachistana cristiana incarcerata in base alla legge contro la blasfemia per aver insultato Maometto, chiedendone «persino» la grazia. Si era poi speso politicamente affinché questa legge sulla blasfemia, che secondo le organizzazioni internazionali è usata spesso come mezzo di repressione delle minoranze religiose, fosse emendata o addirittura cancellata dall'ordinamento giuridico pachistano. In occasione dell'assassinio del governatore Salmaan Taseer, assassinato da una guardia del corpo in quanto sostenitore, anche lui, dell'abolizione del reato di blasfemia, Bhatti era stato il primo a condannare il gesto.

In occasione dell'ultimo rimpasto di governo, malgrado le pressioni dei gruppi islamici, Bhatti aveva mantenuto il suo incarico alla direzione del dicastero per le minoranze religiose del suo Paese. Aveva accolto la riconferma con soddisfazione: «Ringrazio Dio per avermi dato questa opportunità di continuare la mia lotta per le minoranze oppresse del Pakistan».

Successivamente, però, era stato avvisato dell'esistenza di un complotto terroristico per assassinarlo, e si era lamentato del fatto che la sua scorta non era stata rafforzata. Malgrado ciò, non aveva cambiato idea:
Ho lottato per tanto tempo in favore della giustizia e dell'uguaglianza. Se cambiassi posizione ora, chi parlerebbe al mio posto? Sono cosciente di poter essere assassinato in ogni momento, ma voglio passare alla storia come un uomo coraggioso.

Shahbaz Bhatti è stato assassinato il 2 marzo da un commando armato, ad Islamabad.

Integralisti religiosi, forse legati ai talebani pachistani, l'hanno ucciso perché si era impegnato a cambiare una legge usata per perseguitare le minoranze religiose del suo Paese.

La figura di Bhatti è significativa, perché ha combattuto contro l'oppressione religiosa malgrado la sua vita fosse in pericolo. È importante che la sua morte sia un esempio eroico della difesa dei diritti degli esseri umani, in questo caso il diritto a professare la propria religione senza temere di essere perseguitati. Senza esempi come il suo, è difficile riuscire a immaginare un futuro migliore, senza divisioni dolorose, senza persecuzioni.

venerdì 18 febbraio 2011

Il miracoloso Nicola

Tramite il blog di Antonio Lombatti, sono venuto a sapere di una icona miracolosa.

La miracolosa icona, conservata a San Pietroburgo, raffigura lo zar Nicola II ed è oggetto di culto in quanto secerne mirra!

L'icona è una copia di un'altra icona, dipinta negli Stati Uniti nel 1997, e raffigura l'ultimo zar, canonizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 2000.

Avrei una domanda per i miei lettori cattolici: come spiegano questa miracolosa icona di un santo non cattolico? Perché Dio dovrebbe far trasudare mirra dall'icona di un imperatore non cattolico, canonizzato da una Chiesa diversa da quella cattolica? E perché dovrebbe concedere (eventualmente) miracoli a chi prega questo santo?

Fonte: «Russians worship 'miraculous' icon of tsar», Yahoo! News, 17 febbraio 2011.

martedì 8 febbraio 2011

Infibulazione e circoncisione: due pesi e due misure?

Infibulazione

Il 6 febbraio era la Giornata mondiale contro le mutilazioni femminili. 8000 bambine, ogni giorno, subiscono l'infibulazione, la mutilazione chirurgica degli organi sessuali.

Spesso queste operazioni sono effettuate in condizioni sanitarie spaventose, con strumenti rudimentali - «senza anestesia, con coltelli, lame di rasoio, vetri rotti o forbici» - e per mano di personale non esperto; il risultato è, in molti casi, un gravissimo danno per la salute della bambina, con drammatici problemi per la sua vita sessuale e pericoli ancor maggiori in caso di parto.

Il problema non riguarda solo le bambine del Corno d'Africa, la zona dove questa pratica barbara ha origine, ma anche le immigrate nei paesi occidentali. Secondo Aldo Morrone, direttore dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), «In Italia, ogni anno ci sono 2000-3000 bambine a rischio di essere infibulate»; a partire dal 1996, solo a Roma, 10.000 donne hanno fatto ricorso alle cure mediche a seguito di complicazioni.