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lunedì 23 luglio 2012

Marco e Giovanni spiegano la "tomba vuota", secondo Tabor

Durer, Sepoltura di Gesù
Il professor James Tabor è preside del Dipartimento di Studi Religiosi della University of North Carolina a Charlotte, dove insegna Origini del Cristianesimo e Giudaismo antico; è anche un archeologo, con molti importanti scavi in Palestina, tra cui quello che ha portato alla scoperta della tomba del sudario ad Akeldamà.

Nel suo blog ha recentemente affrontato il tema della tomba dove fu sepolto, secondo i vangeli canonici, Gesù. L'articolo si intitola «Reading Mark and John: The First Burial of Jesus», e nel titolo riassume i due temi affrontati: il primo è il confronto tra il racconto del Vangelo secondo Marco, il più antico dei vangeli canonici e quello a partire dal quale furono scritti i vangeli secondo Matteo e Luca, e quello del Vangelo secondo Giovanni, l'ultimo ad essere scritto e certamente indipendente dal vangelo marciano; il riconoscimento di una prima sepoltura di Gesù, il secondo.

Marco e Giovanni contro Matteo: la tomba di Giuseppe di Arimatea



Tabor riepiloga la storia della sepoltura di Gesù, così come nota al grande pubblico:
Tutti "sanno" che secondo i quattro vangeli del Nuovo Testamento, Giuseppe di Arimatea, altrimenti mai menzionato, si reca da Ponzio Pilato, governatore della Giudea, e ottiene il permesso di rimuovere il corpo di Gesù dalla croce. Prende il corpo e lo depone nella propria tomba nella tarda sera del venerdì. Un gruppo di donne, Maria Maddalena e altre, lo segue e vede la collocazione della tomba. Domenica mattina, quando vi si recano in visita per completare i riti ebraici di sepoltura, la tomba è vuota.
Tabor fa notare, però, che la storia non è corretta per quanto riguarda la parte in corsivo: la tomba, infatti, non appartiene a Giuseppe di Arimatea!

giovedì 31 maggio 2012

Sfida ai credenti cristiani ;-)

Bugnation BBQ - Orange Snake
Bene, piccola sfida ai «credenti» cristiani.

Siete stati battezzati? Credete al messaggio evangelico? «Sì» a tutte e due le domande?

Allora ecco i segni che Gesù prevede che vi accompagnino (Vangelo secondo Marco, 16:15-18):
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Allora? Scacciate demòni, parlate lingue nuove e guarite con l'imposizione delle mani? Ma, soprattutto, bevete senza problemi veleni e prendete in mano serpenti?

No? Allora non siete veri credenti, i veri credenti prendono in mano i serpenti:



domenica 8 maggio 2011

Abbà, Dio «babbino» o «paterfamilias»?

Segnalo, con ritardo, l'interessante articolo di Giovanni Bazzana sul modo in cui Gesù chiama Dio Padre ai Getsemani, «abbà», che prende spunto dall'interpretazione datane da Ratzinger:
In particolare, rifacendosi a un passo di Marco 14:36, nel quale viene riportata la preghiera di Gesu', Ratzinger dice che "i tre testimoni hanno conservato la parola ebraica o aramaica con la quale il Signore ha parlato al Padre ... questa formula, abba', e' una forma familiare del termine padre, una forma che si usa solo in famiglia, che non si e' mai usata nei confronti di Dio". In questa affermazione praticamente tutto e' sbagliato a cominciare dalla menzione dei tre testimoni, visto che solo Marco ha la traslitterazione greca del semitico abba', mentre i paralleli (Mt 26:42 e Lc 22:42) hanno solo pater. Inoltre, come si fa notare in questo post di WIT in cui si commenta l'ultimo libro papale, l'ipotesi secondo la quale l'uso di abba' sia unico di Gesu' e sia un segno di particolare familiarita', oltre che puzzare non poco di anti-giudaismo, e' stata totalmente confutata da ricerche nemmeno tanto recenti.
Giovanni Bazzana, «Getsemani», TA BIBLIA, 26 aprile 2011.

giovedì 13 gennaio 2011

Compassione, rabbia e indifferenza: Gesù, la guarigione del lebbroso e i moderni esegeti

Ho notato che il vangelo di oggi è un brano tratto dal Vangelo secondo Marco, precisamente l'episodio del lebbroso guarito da Gesù presente nel primo capitolo. Siccome si tratta di un problema di critica testuale ben noto e interessante e che stavo proprio pensando di scriverci un post, mi è sembrato che si trattasse di un segno inequivocabile!

Il brano è il seguente:
40 Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».
41 Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».
42 Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.
43 E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: 44 «Guarda di non dir niente a nessuno, ma va', presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro».
45 Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte. (Vangelo secondo Marco, 1.40-45, edizione CEI) 
Casualmente stavo sfogliando proprio l'altro giorno in libreria la Bibbia TOB in versione italiana; tra le Bibbie in italiano è l'unica (a mia memoria) che faccia notare una variante molto interessante del versetto 1.41.

La traduzione CEI, infatti, utilizza un testo greco in cui al versetto 41 sta scritto che Gesù stese la mano σπλαγχνισθεὶς, splagchnistheìs, «mosso da pietà o compassione». Il lebbroso supplica in ginocchio Gesù, dicendogli «Se vuoi, puoi guarirmi!» e Gesù lo guarisce perché è mosso a compassione dalla sua richiesta.

Vi sono però alcuni manoscritti antichi, tra cui il famoso Codex Bezae, confermati dalla testimonianza di un antico commentatore come Efrem il Siro, secondo la quale Gesù stese la mano ὀργισθεὶς, orgistheìs; si tratta di un cambiamento non da poco, in quanto se questa fosse la lezione corretta, Gesù avrebbe guarito il lebbroso in quanto «arrabbiato, furioso»!

Tutte le traduzioni italiane assumono che il testo originario fosse «mosso da compassione», ma la maggioranza (sebbene non l'unanimità) dei critici testuali ritiene che l'originale fosse invece «arrabbiato».

sabato 14 agosto 2010

Contraddizioni evangeliche: battesimo di Gesù

Riprendo la serie di articoli sulle contraddizioni presenti nelle narrazioni evangeliche, con l'ausilio dell'interessante libro Jesus, Interrupted, di Bart Ehrman.

Dopo l'episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio, quello dell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, dopo un articolo sulle contraddizioni riguardo al giorno della morte di Gesù, uno su quattro contraddizioni o errori nella narrazione della passione di Gesù e, infine, uno sul tradimento e la morte di Giuda, ecco una piccola presentazione delle incongruenze relative al battesimo di Gesù.

Prima di iniziare, fate mente locale alle vostre conoscenze su questo episodio fondamentale: Gesù è battezzato da Giovanni Battista nelle acque del Giordano, quando si sente una voce dal cielo che dice...

Cosa dice la voce dal cielo al battesimo di Gesù?

Come spesso succede, l'episodio è riportato nei vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca) ma non nel quarto vangelo, il Vangelo secondo Giovanni, dove Giovanni Battista testimonia la discesa dello Spirito Santo su Gesù. Ci sarebbe da dire qualcosa a riguardo, ma si tratterebbe di una deviazione dalla questione delle contraddizioni. O forse no.

sabato 3 luglio 2010

Qumran: and the winner is...

Chi segue il mio blog ricorderà probabilmente il mio post in cui smontavo la frottola del presunto manoscritto del Vangelo secondo Marco risalente al I secolo.

Per chi non lo ricordasse, sui siti cristianisti si era diffusa la notizia che un esperimento dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare stesse per confermare la storicità dei vangeli attraverso uno studio dei Manoscritti del Mar Morto, testi ebraici ritrovati a Qumran, nei pressi del Mar Morto appunto, tra i quali pochi isolati studiosi individuano un frammento del Vangelo secondo Marco.

Bene, a distanza di poco tempo è stato reso pubblico il risultato dell'esperimento dell'INFN, che ha stabilito che i Manoscritti di Qumran furono scritti... a Qumran!

E allora? Sappiamo che quei manoscritti non furono compilati altrove, ma scritti dalla comunità di Qumran stessa (comunità che probabilmente non era composta da Esseni), dunque da una setta ebraica fiorente a cavallo dell'inizio della nostra era, ma questo non conferisce più veridicità ai testi cristiani.

domenica 13 giugno 2010

Gli apologeti e la frottola del papiro 7Q5

Aggiornato il 15 giugno.

Sono il primo a dirmi che dovrei smettere di leggere blogs apologetici, ma non ce la faccio, è più forte di me. A spingermi c'è, da una parte, la possibilità di trovarvi argomentazioni serie, anche se si tratta di una cosa più unica che rara, come ha dimostrato l'esperienza; dall'altra c'è il divertimento di vedere gli apologeti arrabattarsi per riconciliare religione e ragione.

Il caso di oggi parte da un articolo del IlSussidiario.net, giornale on-line riconducibile a Comunione e Liberazione, in cui si riporta la notizia che l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), insieme all'Istituto Bam di Berlino, sottoporranno ad un'indagine spettrometrica alcuni frammenti dei Rotoli del Mar Morto, anche noti come Manoscritti di Qumran. In particolare, gli scienziati intendono comprendere se, in base alla composizione chimica dei rotoli, sia possibile comprendere l'origine dei rotoli stessi.

Bene, come hanno reagito gli apologeti a questa notizia? Cercando di tirare più acqua possibile al loro mulino, a che a costo di lasciare intendere cose non vere.

Ad esempio, il blogger Aguado del blog Ragione e Fede (di cui ho avuto modo di parlare in passato) se n'è uscito con un post intitolato «Nuovi studi sui rotoli di Qumran, garanti dell’autenticità dei Vangeli».

Ecco il salto apologetico. Nell'articolo de ilSussidiario si parla di «Bibbia», non di «vangeli», dunque l'introduzione di questo riferimento è di Aguado. E perché questo sarebbe un errore? Perché tra i Manoscritti del Mar Morto non vi sono testi cristiani, dato che gli autori di quei testi erano ebrei, probabilmente esseni.

Aguado tira allora fuori il frammento 7Q5 (quinto frammento dalla cava 7 di Qumran), affermando che si tratta di un frammento del Vangelo secondo Marco. L'intenzione è chiara: se l'analisi spettrometrica dovesse confermare l'originalità dei manoscritti, cosa che nessuno studioso mette in dubbio, allora, secondo il ragionamento di Aguado, anche i vangeli sarebbero autentici (qualunque cosa questa significhi).

Il ragionamento di Aguado è fallato sotto due aspetti:
  1. i fisici dell'INFN non analizzeranno 7Q5, ma «i Rotoli del Tempio, che descrivono un tempio virtuale non realizzato», come detto nell'articolo de ilSussidiario;
  2. l'identificazione di 7Q5 con un passo del Vangelo secondo Marco è scientificamente infondata.
Tra l'altro Aguado non può negare di sapere che 7Q5, un frammento di papiro contenente una ventina di lettere, non è un passo marciano, dato che lo ha letto nel relativo articolo di Wikipedia. Ma dato che le notizie, per un apologeta, possono essere manipolate per farle rientrare nel progetto apologetico, Aguado definisce la voce di wiki «parecchio spoglia», e rimanda alle pubblicazioni degli unici due studiosi che sostengono l'identificazione, il papiriologo gesuita spagnolo José O'Callaghan e quello tedesco Carsten Peter Thiede, famoso per aver anche anticipato la datazione del più antico papiro contenente un testo del Nuovo Testamento (facendolo passare dal 200 all'80 d.C.) e per aver definito autentico il Titulus crucis, poi datato al X secolo.


Al di là dello smascheramento dell'ennesimo tentativo (malriuscito) di fare apologetica, cosa ci insegna questo episodio? Che gli apologeti, per natura, non sono interessati alla verità, ma a far rientrare i fatti nella loro teoria, di metterli al servizio della religione.

Per questo sono gente dalla quale bisogna stare alla larga. Anche se sono il primo a non seguire questo consiglio.

L'immagine del papiro 7Q5, alterata per evidenziare il testo, è di pubblico dominio.

Aggiornamento. Giovanni Bazzana, storico del Cristianesimo antico, mi ha cortesemente segnalato due articoli di approfondimento sulla questione 7Q5. «Il Nuovo Testamento e Qumran: 7Q5», di Giovanni Bazzana, e «7Q5? Passiamo ad altro, per favore», di Luigi Walt, che tratta della stessa fonte apologetica di cui mi sono occupato io.

giovedì 13 maggio 2010

Vangelo segreto di Marco: un aggiornamento della situazione

La storia del Vangelo segreto di Marco è simile a quella di un giallo.

Nel 1958, lo studioso Morton Smith trovò, alla fine di un'edizione seicentesca delle lettere di Ignazio di Antiochia, un'inedita lettera attribuita al vescovo e teologo del II secolo Clemente di Alessandria. Nella lettera, Clemente parlava di una seconda edizione del Vangelo secondo Marco, scritta dallo stesso evangelista e contenente insegnamenti di Gesù riservati solo alla cerchia più ristretta degli apostoli.

Il manoscritto, conservato nella biblioteca del monastero di Mar Saba, andò perduto, e di esso rimangono solo le foto scattate da Smith. Fino alla sua morte, pochi studiosi hanno messo in dubbio apertamente l'autenticità della lettera di Clemente, nota come Lettera a Teodoro, sostenuta da Smith in due suoi studi, uno indirizzato al lettore di formazione accademica e uno dedicato ad un pubblico più ampio.

Dopo la morte di Smith, avvenuta nel 1991, diversi ricercatori hanno chiaramente affermato che la lettera è un falso fabbricato da Smith stesso, mentre altri ne sostengono l'autenticità.

Sul blog Ζήτησις, Frances ha pubblicato un interessante riassunto delle ultime pubblicazioni sull'argomento: «Lo Status quaestionis e nuove prospettive sul Vangelo segreto di Marco».

Aggiornamento. Ringrazio domenico per avermi segnalato un'imprecisione: oltre alle foto in bianco e nero di Smith, esistono anche altre foto a colori della lettera di Clemente, pubblicate una decina di anni fa.

lunedì 12 aprile 2010

Contraddizioni evangeliche: tradimento e morte di Giuda


Dopo una piccola pausa, ecco il quinto post dedicato alle contraddizioni evangeliche, riprese dal libro Jesus, Interrupted di Bart Ehrman.

Precedentemente ho analizzato l'episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio, quello dell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, le contraddizioni riguardo il giorno della morte di Gesù, oltre ad un post "fritto misto" su quattro contraddizioni o errori nella narrazione della passione di Gesù.

Con questo post vorrei riproporre le considerazioni di Bart Ehrman sul tradimento di Giuda e sulla sua morte (pagine 45-47 del libro).

Motivazioni del tradimento

Ehrman inizia elencando le motivazioni per il tradimento di Giuda proposte dai quattro vangeli canonici. Ecco cosa dicono i vangeli sinottici.

Vangelo secondo Marco, 14:
10 Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11 Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.
Vangelo secondo Matteo, 26.
14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti 15 e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. 16 Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
Vangelo secondo Luca, 22:
3 Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. 4 Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. 5 Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. 6 Egli fu d'accordo e cercava l'occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla.
La dipendenza tra i testi dei sinottici è evidente: in tutti e tre Giuda si reca dai sommi sacerdoti, in tutti e tre questi si «rallegrano» e gli promettono del denaro, in tutti e tre Giuda inizia a cercare l'occasione propizia per tradire Gesù.

giovedì 1 aprile 2010

Contraddizioni evangeliche: il giorno della morte di Gesù

Come molti altri cristiani, per lungo tempo ho avuto una frequentazione del Vangelo «per interposta persona». Certo, leggevo il Vangelo e lo meditavo, anche se devo ammettere che, da ragazzo, mi interessavano molto di più le storie narrate che le sottigliezze teologiche, ma per comprendere il «vero» significato del messaggio di Gesù, mi fidavo del mio sacerdote, delle sue interpretazioni.

In particolare, ricordo che ero affascinato dalla narrazione degli eventi della Passione di Gesù, di tutti quei momenti altamente drammatici e narrativamente coinvolgenti che vanno dall'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, a cavallo di un asino e tra le ali festanti, fino alla morte di Gesù e poi alla sua risurrezione. Mi piacevano anche le cerimonie cattoliche centrate su questi momenti: la Domenica delle Palme con la sua processione, le palme, i suoi canti; la lavanda dei piedi, cui una volta vi partecipai come uno dei «lavandi»; la Pasqua. Era in questi momenti che assimilavo gli eventi cruciali della vita terrena di Gesù, quasi per osmosi, durante la lettura dei vangeli.

Devo riconoscere, quindi, che fui non poco turbato quando lessi da qualche parte che le narrazioni evangeliche della morte di Gesù sono su alcuni punti assolutamente incompatibili: in anni, decenni di settimane pasquali con i relativi riti e le relative letture, non avevo mai sospettato una cosa del genere. Invece di andare a chiedere spiegazioni al mio sacerdote, cercai qualche informazione su Internet, e capitai su un sito che presentava tutta una serie di elucubrazioni sul calendario ebraico adottato a Gerusalemme e le sue differenze con quello di Qumran, e mi scrollai la questione di dosso, liquidandola con una delle solite speculazioni sul "mistero" dei Manoscritti del Mar Morto.

Anni dopo ho scoperto che realmente la narrazione della morte di Gesù nei sinottici (Marco, Matteo e Luca) è incompatibile con quella in Giovanni. In questo post presenterò le differenze che riguardano il giorno della morte di Gesù, in relazione con la festività ebraica della Pesach (la Pasqua ebraica). Come per i post precedenti, non presento riflessioni mie, ma argomentazioni note da secoli agli studiosi e che riprendo dai libri di Bart Ehrman (ma Giovanni Bazzana ha pubblicato oggi un post sullo stesso argomento, di certo più «avanzato» del mio).

Pesach, la Pasqua ebraica


Nel mio immaginario, la storia della fuga degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida di Mosè è legata alle magnifiche immagini del film I dieci comandamenti, con Charlton Heston nei panni di Mosè e Yul Brynner in quelli del Faraone.

La storia è famosissima, una delle più belle dell'Antico Testamento. Gli Ebrei sono in Egitto, dove vivono da secoli come schiavi degli Egiziani, e Dio manda Mosè a liberarli e a portarli nella Terra Promessa (l'Esodo). Dato che il Faraone non è certo contento di perdere la propria forza lavoro servile, e dato che Dio gli "indurisce il cuore" ripetutamente, Dio manda diverse piaghe per piegare la volontà del Faraone. Di queste piaghe l'ultima, quella decisiva per la liberazione degli Ebrei, è quella più tragica: la morte di tutti i primogeniti degli Egiziani (bellissima la scena in cui il figlio primogenito del Faraone muore, e Yul Brinner chiede inutilmente al dio egiziano di risuscitarlo).

Affinché la piaga non colpisca gli Ebrei, Dio dice a Mosè di ordinare agli Ebrei di sacrificare un agnello e di bagnare gli stipiti della porta di casa col suo sangue; ordina loro anche di mangiare in fretta il loro pasto serale. Quella notte, mentre gli Ebrei cenano, l'angelo di Dio attraversa l'Egitto uccidendo tutti i primogeniti; ma quando incontra case con gli stipiti bagnati di sangue, passa oltre. A seguito di questa pestilenza, il Faraone lascia liberi gli Ebrei di uscire dall'Egitto.

martedì 30 marzo 2010

Contraddizioni evangeliche: profeti, veli e centurioni

Continuo a citare dal libro Jesus, Interrupted, di Bart Ehrman. Alle pagine 50-52 (HarperOne, 2009), Ehrman elenca una serie di discrepanze "minori", tra cui quella sull'asina di cui ho parlato ieri. Le altre sono riportate di seguito.

Gesù interrogato dal sommo sacerdote

Dopo aver narrato l'arresto di Gesù a Getsemani, l'autore del Vangelo secondo Marco (il più antico dei vangeli canonici, secondo gli studiosi moderni) racconta che Gesù fu portato dinanzi al sommo sacerdote. Poiché che le testimonianze portate contro il prigioniero non erano sufficienti ad incriminarlo, il sommo sacerdote in persona si rivolge a Gesù.

Vangelo secondo Marco, 14:
61b Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». 62 Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell'uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo
».
Gesù non risponde solo di essere il Messia, ma annuncia che i presenti assisteranno al compimento della profezia contenuta nel libro di Daniele (7, 13-14: "ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui,
che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto.")

Nel Vangelo secondo Matteo e in quello secondo Luca, posteriori di qualche lustro a quello secondo Marco, la risposta di Gesù è diversa in un solo particolare, ma molto interessante.

Vangelo secondo Matteo, 26:
64 Gesù gli rispose: «Tu l'hai detto; anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo».
Vangelo secondo Luca, 22:
69 Ma da ora in avanti il Figlio dell'uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio».
Come detto la differenza è minima ma rivelatrice. Mentre in Marco Gesù dice che i presenti vedranno (in un futuro indefinito, ma comunque mentre sono ancora in vita) il Figlio dell'Uomo della profezia di Daniele, in Matteo e Luca, composti come detto anni dopo Marco e dunque anni dopo la morte di molti di quanti assistevano a quel processo, Gesù parla di questo evento come se iniziasse col suo annuncio.

Contraddizioni evangeliche: asine e puledri


Continuo a citare da Jesus, Interrupted di Bart Ehrman, per evidenziare alcuni brani evangelici che mostrano incoerenze e contraddizioni.

Subito prima dell'episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio, di cui ho già parlato, l'autore del Vangelo di Marco pone l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

Vangelo secondo Marco, 11 (composto tra il 65 e l'80):
1 Quando furono giunti vicino a Gerusalemme, a Betfage e Betania, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nel villaggio che è di fronte a voi; appena entrati, troverete legato un puledro d'asino, sopra il quale non è montato ancora nessuno; scioglietelo e conducetelo qui da me. 3 Se qualcuno vi dice: "Perché fate questo?" rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, e lo rimanderà subito qua"».
4 Essi andarono e trovarono un puledro legato a una porta, fuori, sulla strada, e lo sciolsero. 5 Alcuni tra quelli che erano lì presenti dissero loro: «Che fate? Perché sciogliete il puledro?» 6 Essi risposero come Gesù aveva detto. E quelli li lasciarono fare. 7 Essi condussero il puledro a Gesù, gettarono su quello i loro mantelli ed egli vi montò sopra.
La narrazione del Vangelo secondo Matteo è molto simile, ma si specifica che l'ingresso a cavallo di un'asina verifica una profezia biblica, quella contenuta in Zaccaria 9,9.
Vangelo secondo Matteo, 21 (composto tra l'80 e il 90):
1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un'asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà».
4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta:
5 «Dite alla figlia di Sion:
"Ecco il tuo re viene a te,
mansueto e montato sopra un'asina,
e un asinello, puledro d'asina"».
6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l'asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.

lunedì 29 marzo 2010

Contraddizioni evangeliche: la cacciata dei mercanti

Mi piacciono molto i libri di Bart Ehrman, professore di Studi Religiosi all'Università della Nord Carolina. Trovo il suo modo di spiegare l'esegesi del Nuovo Testamento e la storia del Cristianesimo delle origini molto chiaro. Per cui mi sento di consigliare caldamente i suoi libri.

In italiano ho letto Gesù non l'ha mai detto, sulla trasmissione, corruzione e ricostruzione del testo del Nuovo Testamento, e I Cristianesimi perduti, sulle diverse correnti del Cristianesimo delle origini e i loro testi sacri. Sto aspettando che esca in edizione economica Pietro, Paolo e Maria Maddalena. Storia e leggenda dei primi seguaci di Gesù, che sembra essere un'analisi storica di questi tre personaggi.

In inglese ho invece letto Jesus, Interrupted. Revealing the Hidden Contradictions in the Bible (and Why We Don't Know About Them). La tesi centrale di Ehrman è che se si studia il Nuovo Testamento confrontando passo per passo le varie narrazioni, si troveranno discordanze causate dal fatto che gli evangelisti avevano un messaggio religioso da trasmettere, piuttosto che una narrazione precisa degli eventi.

domenica 22 novembre 2009

«Che cos'è verità?»


Per chi è cristiano (cattolico) oggi è la Solennità di Cristo Re; secondo Wikipedia fu istituita l'11 dicembre 1925. Un post su Seraphim mi ha fatto andare a rileggere i brani evangelici in cui è narrato l'interrogatorio di Gesù da parte di Pilato. Eccoli.

Vangelo secondo Marco (composto nel 65-80), capitolo 15. Gesù è portato dinanzi a Pilato:

2 Pilato gli domandò: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli rispose: «Tu lo dici». 3 I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose; 4 e Pilato di nuovo lo interrogò dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!» 5 Ma Gesù non rispose più nulla; e Pilato se ne meravigliava.
Segue l'episodio di Barabba e la crocifissione di Gesù.

Vangelo secondo Matteo (composto tra l'80 e il 90), capitolo 27. Gesù è portato da Pilato, Giuda si impicca, e poi:

11 Gesù comparve davanti al governatore e il governatore lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli disse: «Tu lo dici». 12 E, accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. 13 Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose testimoniano contro di te?» 14 Ma egli non gli rispose neppure una parola; e il governatore se ne meravigliava molto.
Segue l'episodio di Barabba e la crocifissione di Gesù.

Vangelo secondo Luca (composto tra l'85 e il 95), capitolo 23. Gesù è portato dinanzi a Pilato:

2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: «Abbiamo trovato quest'uomo che sovvertiva la nostra nazione, istigava a non pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re». 3 Pilato lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?» E Gesù gli rispose: «Tu lo dici».
4 Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo nessuna colpa in quest'uomo». 5 Ma essi insistevano, dicendo: «Egli sobilla il popolo insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui».
Successivamente Pilato manda Gesù da Erode, segue l'episodio di Barabba e la crocifissione di Gesù.

Vangelo secondo Giovanni (composto tra il 90 e il 120), capitolo 18. Gesù è portato dinanzi a Pilato:

33 Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?» 34 Gesù gli rispose: «Dici questo di tuo, oppure altri te l'hanno detto di me?» 35 Pilato gli rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che cosa hai fatto?» 36 Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». 37 Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce». Pilato gli disse: «Che cos'è verità?»
Segue l'episodio di Barabba e la crocifissione.

Alcuni spunti di riflessione.