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venerdì 22 febbraio 2013

Perché gli atei non se la prendono con i buddisti?

Qualche tempo fa Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa, pubblicò un articolo intitolato "Quel pregiudizio negativo sul Papa nel web italiano", in cui commentava i risultati di un'indagine effettuata sul web italiano da Reputation Manager e che confrontava i contenuti relativi alle figure di Benedetto XVI e del Dalai Lama. Tornielli lamentava il generale tenore negativo dei contenuti pertinenti il pontefice, a differenza di un atteggiamento più equilibrato presente nei commenti relativi a Tenzin Gyatso:
I risultati dicono che Web, video e social network, concordemente, appaiono «equilibrati» sul Dalai Lama, «emotivi, e non in positivo» sul Papa. «La sintesi offerta dall'analisi dell'impatto emotivo delle conversazioni rilevate da Reputation Manager su queste due importanti figure religiose offre una fotografia molto chiara: quasi la metà dei contenuti online sul Papa (48,74%) ha un tono negativo e un impatto lesivo; solo il 7% è positivo ma generalmente tiepido, poco entusiasta; il resto ha valore neutro. Il Dalai Lama è invece decisamente più popolare sul web , sia quantitativamente (53% contro 47%, come totale delle conversazioni) che qualitativamente: il 26% dei contenuti online è positivo, e solo l’8% negativo, ma non lesivo, perché l’impatto emotivo delle parole utilizzate è in generale equilibrato, sia sui toni positivi che su quelli negativi».
[...] Il primo video su Benedetto XVI, con oltre mezzo milione di visualizzazioni e tantissimi commenti, si chiama “Papa Ratzinger....in tutta la sua cattiveria!” e fa ben oltre cinque volte tanto il video più visualizzato sul Dalai Lama (meno di 90.000 visualizzazioni) che ha come tema i suoi aforismi di saggezza. La presenza in video di Benedetto XVI è in effetti nettamente sbilanciata sul versante “parodie”, “rivelazioni” e “critiche”, spesso feroci».
La situazione non appare migliore, secondo la ricerca, sui social network: il Dalai Lama ha al suo attivo ben 4.390.916 fan su 290 pagine dedicate e 71 gruppi attivi su Facebook. [...] Per quanto riguarda il Papa, «i numeri sono nettamente più bassi: 263.032, su 154 pagine e 62 gruppi attivi, ma in questo caso, tranne i primi intestati al pontefice in modo neutro col suo nome (Benedetto XVI, papa Benedetto XVI), la stragrande maggioranza è pesantemente sbilanciata sul negativo, come si evince scorrendone i titoli, sbeffeggianti o addirittura offensivi. Anche qui, però, solo l’1,8 % dei fan è attivo, segno che non c’è un accanimento crescente o portante del trend negativo».
I risultati di questa indagine mi sono tornati alla mente quando ho visto la seguente immagine, che riporta un pensiero del Dalai Lama:


La citazione, rintracciabile nel libro Dalai Lama: A Policy of Kindness (Sidney Piburn, Motilal Banarsidass Publ., 2002, p. 31) è traducibile come:
Dobbiamo fare ricerca e poi accettarne i risultati. Se non reggono alla sperimentazione, le parole dello stesso Budda devono essere scartate.
Una ricerca tra gli articoli di questo blog ne restituisce diversi relativi a Benedetto XVI, e certo non celebrativi, ma nessuno, prima di questo, sul Dalai Lama. Forse la ragione di questa discrepanza non sta nella malignità della Rete, quanto nell'abissale differenza di spessore morale tra le due figure.

Andrea Tornielli, "Quel pregiudizio negativo sul Papa nel web italiano", Vatican Insider, 11 settembre 2012.

sabato 22 dicembre 2012

Ma davvero Ratzinger ha benedetto la promotrice della legge ugandese "Ammazza i gay"?

Ratzinger riceve Rebecca Kadaga,
promotrice della legge "uccidi-omossessuali"
Ancora un altro scandalo per Ratzinger. Sui media nazionali e internazionali si è diffusa la notizia dell'incontro tra il pontefice e Rebecca Kadaga, presidente del parlamento ugandese e promotrice di una legge anti-omosessuali, anche nota come "Kill the Gays" perché prevedeva la pena di morte per alcuni omosessuali. Ratzinger è stato criticato per aver accolto e benedetto Kadaga praticamente nello stesso periodo in cui ha diffuso un messaggio in cui definisce le unioni tra omosessuali "ferita alla giustizia e alla pace".

La legge ugandese "Uccidi l'omosessuale"

Ecco come Wikipedia (quella inglese, la versione italiana non ha una pagina corrispondente) descrive la legge anti-omosessualità ugandese:
La Proposta di legge Anti-Omosessualità ugandese (spesso chiamata la "proposta di legge Uccidi gli omosessuali" dai media) è una proposta legislativa che amplierebbe la criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso in Uganda, dividendo il comportamento omosessuale in due categorie: "omosessualità aggravata", in cui il reo sarebbe punito con la pena di morte, e "reato di omosessualità", in cui il reo sarebbe punito con l'ergastolo. L'"omosessualità aggravata" è definita in modo da includere atti omosessuali compiuti da una persona che sia HIV-positiva, che sia un genitore o una figura di autorità, o che somministri sostanze intossicanti, oltre ad atti omosessuali compiuti su minori o persone con disabilità, e infine i pregiudicati. Il "reato di omosessualità" è definito in modo da includere rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, la partecipazione in un matrimonio tra persone dello stesso sesso, o il tentativo di compiere un reato di omosessualità aggravata. La proposta di legge include provvedimenti contro gli ugandesi che siano coinvolti in rapporti tra persone dello stesso sesso al di fuori dell'Uganda, affermando che possono essere estradati per essere puniti in Uganda, e include punizioni per individui, aziende, gruppi di informazione o organizzazioni non governative che siano a conoscenza di persone omosessuali o sostengano i diritti LGBT.
La legge è stata proposta nel 2009, ed è stata ispirata da diversi gruppi di cristiani evangelici statunitensi, ma ha subito un forte rallentamento a causa delle pressioni internazionali, ivi incluse quelle del Vaticano. Nel 2011 l'attivista ugandese per i diritti omosessuali David Kato è stato assassinato dopo che un giornale locale aveva pubblicato una foto che lo ritraeva insieme ad altri omosessuali sotto un titolo che invitava a "impiccarli".

venerdì 21 dicembre 2012

Ma Ratzinger ha davvero definito aborto, unioni di fatto e tra omosessuali "ferite alla giustizia e alla pace"?

Ha avuto notevole riscontro il messaggio di Ratzinger in occasione della XLVI Giornata Mondiale della Pace, soprattutto per le parole attribuitegli contro il matrimonio tra omosessuali e l'aborto, paragonati ad una "ferita alla giustizia e alla pace":
I «tentativi» di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna «giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» ("Benedetto XVI: matrimoni gay «offesa contro la verità della persona umana»", Il Sole24Ore).
Duro attacco del pontefice alle nozze tra coppie omosessuali: per Benedetto XVI i "tentativi" di rendere il matrimonio "fra un uomo e una donna" "giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" sono "un’offesa contro la verità della persona umana" («Papa: “I matrimoni gay sono una ferita alla giustizia e alla pace”», Il Fatto Quotidiano).
il Papa non ha fatto sconti in merito dicendo che i «tentativi» di rendere il matrimonio «fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» («Il Papa: unioni gay offensive per la pace», Il Giornale).
Queste affermazioni di Ratzinger non sono passate sotto silenzio, fortunatamente, e diversi commentatori hanno fatto notare quanto inopportuni e sbagliati siano stati questi attacchi alle unioni tra omosessuali: Marco Politi ha sottolineato come «Le parole contro i gay allontanano la pace», mentre Paola Concia ha dichiarato che «Così “il Papa alimenta l’odio contro i gay” [...] perché sono “parole pericolose, che esprimono qualcosa di profondamente violento”» e che «rappresentare come minaccia “noi cittadini, che siamo senza diritti, significa fomentare aggressività contro i gay”».

giovedì 6 settembre 2012

Neanche il Papa crede più ai vangeli

Gli studiosi contemporanei hanno riconosciuto da tempo lo scarso valore storico dei vangeli, narrazioni teologiche in contraddizione tra loro, ma devo ammettere che mi sorprende constatare come neppure più il Papa creda alla storicità delle narrazioni evangeliche.

L'ultimo esempio di questo scetticismo è legato alla figura di Giuda e in particolare al suo tradimento. Nel suo libro Gesù di Nazaret - Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, Ratzinger ha dedicato una sezione a "Il mistero del traditore" (Libreria Editrice Vaticana, 2011, pp. 78 ss.). Nell'Angelus del 26 agosto, è poi tornato sull'argomento, affermando:
Giuda si sentiva tradito da Gesù, e decise che a sua volta lo avrebbe tradito. Giuda era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese.
Dunque per Ratzinger il tradimento di Giuda è politico: Gesù non vuole porsi al comando di una rivolta militare contro i Romani, e Giuda lo consegna agli stessi Romani.

mercoledì 24 agosto 2011

«Gesù. L'invenzione del Dio cristiano» (IV) Risurrezione

In questo articolo parlo del contenuto del terzo capitolo de Gesù. L'invenzione del Dio cristiano, di Paolo Flores d'Arcais, intitolato «Risurrezione». Per una presentazione dell'opera, si veda «"Gesù. L'invenzione del Dio cristiano" (I)».

Il terzo capitolo del libro di d'Arcais esamina la Risurrezione di Gesù, e in particolare le presunte apparizioni di Gesù risorto che di essa sarebbero le prove. L'importanza dell'effettiva storicità della Risurrezione è sottolineata dallo stesso Ratzinger, secondo il quale se non fosse un evento storico resteremmo con «una sorta di concezione religiosa del mondo, ma la fede cristiana è morta».

Il problema delle apparizioni

D'Arcais sottolinea come le uniche prove della Risurrezione siano le apparizioni di Gesù ai discepoli. La più antica testimonianza di queste apparizioni è contenuta nelle lettere di Paolo, in particolare nella Prima lettera ai Corinzi (capitolo 15, vv. 3-8):
Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Paolo afferma che gli è stato detto, e lui riporta ai propri discepoli, delle apparizioni di Gesù risorto «a Cefa e quindi ai Dodici», «a più di cinquecento fratelli in una sola volta», «a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli»; dopo queste apparizioni, Gesù apparve anche a Paolo.

Nella Lettera ai Galati (1,11-12) Paolo rivendica orgogliosamente che «il vangelo da me annunziato [...] io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo». Malgrado ciò, malgrado il fatto che egli non abbia ricevuto la predicazione da Gesù vivo come i Dodici, Paolo non si sente per nulla inferiore a loro: «io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi "superapostoli"!», «sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro» (Seconda lettera ai Corinzi, 11,5 e 23).

lunedì 22 agosto 2011

«Gesù. L'invenzione del Dio cristiano» (III) Seconda bugia di Ratzinger

In questo articolo parlo del contenuto del secondo capitolo de Gesù. L'invenzione del Dio cristiano, di Paolo Flores d'Arcais, intitolato «Seconda bugia di Ratzinger». Per una presentazione dell'opera, si veda «"Gesù. L'invenzione del Dio cristiano" (I)».

Nel secondo capitolo del libro, d'Arcais sottolinea il secondo errore storico nella ricostruzione di Ratzinger del movimento cristiano delle origini.

Il pontefice tedesco afferma infatti che l'insegnamento di Gesù, conservato e tramandato dai suoi discepoli, fu quello di un'attesa indefinita della «seconda venuta» (la Parusia) di Gesù:
Fa parte del nucleo del messaggio escatologico di Gesù, l'annuncio di un tempo dei gentili, durante il quale il vangelo deve essere portato in tutto il mondo e a tutti gli uomini: solo dopo la storia può raggiungere la sua meta.

D'Arcais intende dimostrare come le cose stiano all'opposto: gli ebrei della «via» o della «nuova dottrina» (il nome dei cristiani in Atti e nelle epistole paoline) attendevano il ritorno immediato di Gesù, il cui euaggelion, la «buona novella» era la vicinissima fine dei tempi.

mercoledì 17 agosto 2011

«Gesù. L'invenzione del Dio cristiano» (II) Chi era Gesù

In questo articolo parlo del contenuto del primo capitolo de Gesù. L'invenzione del Dio cristiano, di Paolo Flores d'Arcais, intitolato «Chi era Gesù». Per una presentazione dell'opera, si veda «"Gesù. L'invenzione del Dio cristiano" (I)».
Gesù non era cristiano. Era un ebreo osservante, rimasto tale fino alla morte, che mai avrebbe immaginato di dar vita a una nuova religione e men che mai di fondare una «Chiesa».
[...]
Gesù non si è mai sognato di proclamarsi il Messia, e se qualcuno degli apostoli ha ipotizzato che fosse «Cristo» (traduzione greca dell'ebraico meshiah e dell'aramaico mashiha, «unto») lo ha fulminato di anatema.
[...]
Joshua bar Joseph era un profeta ebreo itinerante, esorcista e guaritore, un missionario apocalittico che annunciava l'euaggelion (buona novella) dell'arrivo imminente, anzi incombente, del Regno per opera di Dio.
Inizia così il primo capitolo di Gesù. L'invenzione del Dio cristiano, di Paolo Flores d'Arcais, con quella che potrebbe essere una conclusione: il profilo sommario cui sono giunti, sia pure con i dovuti distinguo, gli studiosi contemporanei del Gesù storico.

domenica 26 giugno 2011

Parlamentari tedeschi vogliono boicottare il discorso di Ratzinger al Bundestag

Il 22 settembre, Joseph Ratzinger parlerà di fronte al parlamento tedesco, al Bundestag. Alcuni parlamentari tedeschi del Partito Social Democratico (SPD) intendono boicottare questo discorso, accusando Ratzinger di opprimere milioni di persone in tutto il mondo.

La proposta di boicottaggio, estesa a tutto l'SPD dal parlamentare Rolf Schwanitz, nota che il parlamento non è luogo dove fare «opera missionaria», e che il suo uso come sede del discorso del Papa lo renderebbe un mero «accessorio decorativo».

L'appello di Schwanitz fa riferimento a Ratzinger come all'«ultimo sovrano assoluto» europeo, le cui posizioni su donne e contraccezione lo rendono responsabile di buona parte «dell'attuale epidemia mondiale di AIDS come pure dell'oppressione, sfruttamento e stigmatizzazione di milioni di persone».

Il capogruppo dell'SPD al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier, ha però rigettato la proposta.


In quanto italiano, non posso non ricordare il discorso di Giovanni Paolo II al Parlamento italiano, il 14 novembre 2002; si trattò della violazione palese del principio di separazione tra Stato e Chiesa, alla quale tutti i parlamentari parteciparono.

«Germany: Politicians plan boycott of pope’s Bundestag speech», Secular Europe Campaign, 26 giugno 2011. Michele Ainis, «Libera Chiesa in debole Stato. Troppe ingerenze vaticane nella politica italiana», La Stampa, 23 ottobre 2007.

domenica 5 giugno 2011

Ratzinger le canta chiare e forti alle famiglie di fatto!

In occasione della visita di Sua Santità Benedetto XVI in Croazia, il Santo Padre ha pronunciato un'omelia in cui difende i valori della vita e del matrimonio. In particolare ha detto chiaro e tondo:
Care famiglie, siate coraggiose! Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio! Mostrate con la vostra testimonianza di vita che è possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un’altra persona!
Finalmente qualcuno che gliele canta chiaro alle famiglie di fatto! Grazie, Ratzinger.

La prossima volta che incontrerò il mio amico Maurizio, la sua compagna e le loro due splendide figlie, o il mio amico Peppe, la sua compagna e la bambina che hanno avuto, spiegherò loro che non sono coraggiosi, che non amano senza riserve e che la loro maternità e paternità sono prive di impegno per un'altra persona. Ah, maledetta mentalità secolarizzata!

P.S.: incidentalmente, va sottolineato come Ratzinger abbia invocato l'intercessione e l'aiuto del beato Alojzije Stepinac per la Croazia e i croati tutti, affermando poi che Stepinac avrebbe difeso «serbi, ebrei, zingari» durante il regime ustascia; eppure qualcun altro afferma di aver trovato documenti che dicono il contrario, secondo i quali Stepinac fu l'ideologo del regime di Ante Pavelić. Ma, si sa, ogni tanto la Chiesa cattolica fa qualche confusione, quando si tratta di dittature.

domenica 8 maggio 2011

Abbà, Dio «babbino» o «paterfamilias»?

Segnalo, con ritardo, l'interessante articolo di Giovanni Bazzana sul modo in cui Gesù chiama Dio Padre ai Getsemani, «abbà», che prende spunto dall'interpretazione datane da Ratzinger:
In particolare, rifacendosi a un passo di Marco 14:36, nel quale viene riportata la preghiera di Gesu', Ratzinger dice che "i tre testimoni hanno conservato la parola ebraica o aramaica con la quale il Signore ha parlato al Padre ... questa formula, abba', e' una forma familiare del termine padre, una forma che si usa solo in famiglia, che non si e' mai usata nei confronti di Dio". In questa affermazione praticamente tutto e' sbagliato a cominciare dalla menzione dei tre testimoni, visto che solo Marco ha la traslitterazione greca del semitico abba', mentre i paralleli (Mt 26:42 e Lc 22:42) hanno solo pater. Inoltre, come si fa notare in questo post di WIT in cui si commenta l'ultimo libro papale, l'ipotesi secondo la quale l'uso di abba' sia unico di Gesu' e sia un segno di particolare familiarita', oltre che puzzare non poco di anti-giudaismo, e' stata totalmente confutata da ricerche nemmeno tanto recenti.
Giovanni Bazzana, «Getsemani», TA BIBLIA, 26 aprile 2011.

giovedì 28 aprile 2011

La svolta creazionista di Ratzinger

E alla fine Ratzinger l'ha detto chiaramente: i cattolici non possono credere all'evoluzione, devono essere creazionisti. E lo ha detto chiaramente nell'omelia della veglia di Pasqua:
Se l'uomo fosse soltanto un prodotto casuale dell'evoluzione in qualche posto al margine dell'universo, allora la sua vita sarebbe priva di senso o addirittura un disturbo della natura. Invece no: la Ragione è all'inizio, la Ragione creatrice, divina.
Dunque l'esistenza del Dio cristiano è incompatibile con la teoria dell'evoluzione così come osservata e compresa da centocinquanta anni a questa parte.

Segnalo l'articolo «Ratzinger e la creazione» da Il Pensatoio di McG, che analizza ulteriormente queste parole di Ratzinger.

Gian Guido Vecchi, «"L'uomo non è il prodotto casuale dell'evoluzione"», Corriere della Sera, 24 aprile 2011.

domenica 14 novembre 2010

Lepidezze epistolari: il collaborativo Ahmadinejād e lo speranzoso Ratzinger

Sabato 9 ottobre 2010, il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Mahmud Ahmadinejād, ha preso carta e penna per scrivere a papa Benedetto XVI.

Nella lettera, scritta a seguito della minaccia di ardere il Corano da parte di un pastore statunitense, e pubblicata in parte sul sito della presidenza iraniana, Ahmadinejād afferma che
Il disprezzo dell'uomo per gli insegnamenti delle religioni divine, che emana da scuole [di pensiero] come il secolarismo, l'umanesimo estremista occidentale e la crescente tendenza dell'uomo verso la vita materiale, ... è da tempo in crescita e ha aperto la strada al declino della società umana ... Perciò, è necessaria una collaborazione e un'interazione strette tra religioni divine allo scopo di fermare questi movimenti distruttivi.
La lettera contiene anche la disponibilità di Ahmadinejād di «collaborare col Vaticano allo scopo di fermare gli atti di sacrilegio, la diffusione delle teofobie come l'islamofobia e la destabilizzazione delle famiglie».

mercoledì 10 novembre 2010

Ratzinger e il «secolarismo forte e aggressivo» della Spagna

Ho letto l'intervista di Joseph Ratzinger del 6 novembre 2010, concessa ai giornalisti durante il volo in Spagna.

Mi interessava in particolare questo brano; l'intervistatore chiede informazioni sul nuovo Dicastero per la nuova evangelizzazione, e Ratzinger risponde (enfasi mia):
Con questo Dicastero ho pensato di per sé al mondo intero perché la novità del pensiero, la difficoltà di pensare nei concetti della Scrittura, della teologia, è universale, ma c’è naturalmente un centro e questo è il mondo occidentale con il suo secolarismo, la sua laicità, e la continuità della fede che deve cercare di rinnovarsi per essere fede oggi e per rispondere alla sfida della laicità.

[...]

La Spagna è stata, da sempre, un Paese “originario” della fede; pensiamo che la rinascita del cattolicesimo nell’epoca moderna avviene soprattutto grazie alla Spagna; figure come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila e san Giovanni d’Avila, sono figure che hanno realmente rinnovato il cattolicesimo, hanno formato la fisionomia del cattolicesimo moderno.

Ma è ugualmente vero che in Spagna è nata anche una laicità, un anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo, come abbiamo visto proprio negli anni Trenta, e questa disputa, più questo scontro tra fede e modernità, ambedue molto vivaci, si realizza anche oggi di nuovo in Spagna: perciò per il futuro della fede e dell’incontro - non lo scontro, ma l’incontro tra fede e laicità - ha un punto centrale anche proprio nella cultura spagnola.

lunedì 4 ottobre 2010

Sudditi del Vaticano: la visita del Papa a Palermo dimostra che l'Italia non è un paese indipendente


Il Papa decide di compiere una visita pastorale a Palermo.

Nulla di strano, è tra i suoi compiti e le sue prerogative quello di visitare i fedeli delle varie diocesi. Il problema è l'impatto che questa visita ha sulla Nazione italiana, che per me è devastante: certifica che non siamo uno Stato indipendente, sovrano e repubblicano, ma che abbiamo un Sovrano, per di più straniero.


I costi della visita papale a Palermo

Innanzitutto, i costi della visita, che ammontano a due milioni e mezzo di euro. A carico di chi? Ma del contribuente italiano, naturalmente, visto che a pagare per le dieci ore di vista papali saranno la Regione Sicilia e il Comune di Palermo, il quale ha illegalmente prelevato 500.000 euro dal fondo straordinario per coprire la propria quota. Tutto questo mentre questo stesso Comune non trova i soldi per pagare le strutture di accoglienza dei minori in affido o le attività di recupero dei bambini autistici o la manutenzione delle scuole. Fortunatamente non tutti sono usi ad obbedir tacendo:
Due milioni e mezzo sono troppi a prescindere dall'ospite - dice Santo Piazzese, scrittore - Il Papa viene a Palermo perché lo hanno invitato i vescovi siciliani? In genere chi invita a casa sua prepara la cena. Le istituzioni avrebbero dovuto dare solo un contributo. Oppure realizzare qualcosa: il prato e piazza Magione sono stati realizzati per la conferenza Onu del 2000. Ma sono rimasti alla città.
Naturalmente, a fronte di queste critiche minoritarie e poco pubblicizzate è giunta la risposta della Chiesa palermitana. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha avuto il coraggio di dire:
Perché nessuno si chiede quanto costa alla cittadinanza la cena di un magistrato con gli uomini di scorta o quella di un politico?
Forse Romeo non si rende conto della bestialità che ha profferito. Qualcuno dovrebbe spiegargli che il magistrato o il politico che viaggiano con la scorta ricoprono una funzione all'interno della comunità che li finanzia: se Romeo vuole davvero paragonare un politico a Ratzinger, capo di Stato straniero e capo spirituale di una parte degli italiani, dovrebbe invece spiegare per quale motivo alle spese per la visita del capo dei cristiani non contribuiscano solo i cristiani. Oppure i soldi che la CEI riceve annualmente dallo Stato italiano sono troppo pochi?

Non vale neppure il paragone, fatto sempre da Romeo, col concerto di Morricone. Quello di Morricone è un evento culturale organizzato dalle amministrazioni pubbliche nell'ambito delle loro funzioni. La visita di Ratzinger è una manifestazione organizzata da un'associazione, la Chiesa, che con la cosa pubblica non c'entra nulla.

La censura degli oppositori

Oltre a viaggiare gratis, evidentemente il Papa ha diritto ad un'accoglienza trionfale, senza contestazioni: vanno perciò oscurate tutte le manifestazioni di protesta, cosa che la solerte Digos si procura di fare con efficienza.

lunedì 27 settembre 2010

«Nazisti atei? Il grossolano pentimento del Papa»

Segnalo il post di Giovanni Bazzana intitolato «Nazisti atei?».

Il prof. Bazzana riporta un brano del discorso pronunciato da Benedetto XVI durante il suo viaggio nel Regno Unito, in cui il Papa tedesco definisce il Nazismo «l'estremismo ateo del XX secolo»:
Pure nella nostra epoca possiamo ricordare come la Gran Bretagna e i suoi capi si opposero ad una tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere. [...] Mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del ventesimo secolo, non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca dell’uomo e della società, e pertanto a una visione riduttiva della persona e del suo destino.
Ci sarebbero diverse cose da dire sul rapporto tra Nazismo e cristianesimo, ma credo che Bazzana abbia ragione quando fa notare che questa posizione è ipocrita, come mostrato dall'articolo «Atheist Nazis? The Pope’s Cheap Atonement», di Susannah Heschel (autrice di The Aryan Jesus: Christian Theologians and the Bible in Nazi Germany):
Dal punto di vista ebraico non fa nessuna differenza se l'ufficiale delle SS che uccise mia nonna andò a Messa la domenica successiva o prese in giro Gesù come un Ebreo patetico e codardo. Ciò che importa è che la Chiesa non scomunicò mai quell'ufficiale e non proibì mai ai cappellani di celebrare la Messa nei campi di concentramento.
Heschel prosegue dicendo:
Papa Benedetto, il primo Papa ad essere stato affiliato ad un'organizzazione nazista (la Gioventù hitleriana), desidera disperatamente che nessun cristiano sarebbe potuto essere un assassino nazista. Ad un certo livello, ha ragione: la fede cristiana dovrebbe impedire a chiunque di confiscare proprietà, deportare vicini, distruggere luoghi di culto, violentare, torturare e uccidere. In effetti vi furono alcuni tedeschi che non poterono riconciliare la loro fede cristiana con l'antisemitismo del Nazional Socialismo. [...] Che fare? I teologi cristiani, cattolici e protestanti, rassicurarono i tedeschi che il Nazismo era in pieno accordo coi principi cristiani. [...] Karl Adam, prominente teologo cattolico tedesco, affermò nel 1933 che Hitler era colui di cui «avevano profetizzato i nostri poeti e i nostri saggi» che avrebbe sofferto nella lotta per la salvezza della Germania. Adam sosteneva ancora nel 1941: «l'insegnamento di Cristo fu interamente anti-ebraico nel suo tenore (per questo fu crocifisso)».

sabato 17 aprile 2010

Dawkins: "Il Papa dovrebbe essere arrestato"

Richard Dawkins e Christopher Hitchens, probabilmente i due intellettuali britannici atei di maggior spicco, hanno consultato alcuni avvocati britannici esperti in tutela dei diritti umani; il loro scopo è verificare se, secondo la legge del Regno Unito, sia possibile arrestare e processare Joseph Ratzinger per la copertura dei preti pedofili.

In particolare, Dawkins fa riferimento al ruolo ricoperto da Ratzinger quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede. In questa veste, Ratzinger era incaricato di decidere le linee guida della Chiesa cattolica nella gestione degli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici. Significativa è dunque la lettera scritta dall'allora cardinale Ratzinger nel 1985 e pubblicata dall'Associated Press. Alla richiesta da parte della Diocesi di Oakland di spretare Stephen Kiesle, reo confesso di abusi sessuali su bambini, Ratzinger rispose che i reati di Kiesle erano gravi, ma di rimandare il provvedimento per il bene della Chiesa.

Di fronte a questa lettera, la cui autenticità è stata confermata dal portavoce del Vaticano, Dawkins e Hitchens si sono rivolti a due avvocati dei diritti umani, Geoffrey Robertson QC e Mark Stephens, per verificare la possibilità di arrestare Ratzinger quando andrà in visita nel Regno Unito, a settembre.

Dawkins afferma:
Facciamo sul serio. Dovrebbe essere una corte – una corte civile, non una corte ecclesiastica insabbiatrice – a decidere se le prove contro Ratzinger siano così schiaccianti come sembrano. Se è innocente, che abbia l'opportunità di dimostrarlo in una corte. Se è colpevole, che affronti la giustizia. Come chiunque altro.
Questa iniziativa di Dawkins mi lascia perplesso su alcuni punti.

Non sono completamente convinto che Ratzinger abbia commesso dei reati penali. Non sono neppure convinto che una corte inglese abbia giurisdizione su reati commessi in altri Stati da cittadini non britannici. Infine, non sono sicuro se davvero, come sostiene uno degli avvocati interpellati, Ratzinger non sia un Capo di Stato a tutti gli effetti, e per tale motivo goda dell'immunità. (Tra l'altro, non vedo per quale motivo la Chiesa cattolica debba avere, unica al mondo se non erro, uno Stato tutto suo, con persino una rappresentanza all'ONU. Si tratta di un regalo fatto dal dittatore Mussolini al capo di una influente religione, con cui strinse rapporti di reciproco interesse. Sarebbe ora di abolire i Patti Lateranensi ed eliminare questa immotivata eccezione.)

Ma concordo con Dawkins e Hitchens su di un punto: che, fatti salvi i problemi legali, questa questione non possa essere lasciata completamente in mano della Chiesa.

Per decenni questi casi sono stati insabbiati; per decenni i preti, persino i rei confessi, sono stati palleggiati da parrocchia in parrocchia; spesso i vescovi che li hanno coperti sono stati persino promossi. Recentemente la Chiesa ha mostrato di voler fare pulizia, sebbene continui a recitare la parte della vittima di un complotto "demo-pluto-giudaico". Bene, ma le porcherie del passato non possono e non devono passare ingiudicate, vanno portate davanti ai tribunali civili (anche a costo di prolungare i termini della prescrizione) e lì va fatta chiarezza, lì, non davanti a opache commissioni di inchiesta interne, interessate a salvaguardare il buon nome della Chiesa.

E questo vale a tutti i livelli della gerarchia ecclesiastica, anche al più alto, se necessario. Il Papa non deve essere immune alla legge di questo mondo: se è sospettato di reati, va processato. Come chiunque altro.

La foto è "Kilmainham Jail", di James C. Farmer.

martedì 6 aprile 2010

Cortocircuiti (III): chiacchiericcio e meschinità

Il giorno di Pasqua, durante la cerimonia in Piazza San Pietro, il cardinale Angelo Sodano ha preso la parola e, con uno strappo alle consuetudini, ha rivolto un saluto a Papa Ratzinger:
E' con lei il popolo di Dio, che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio del momento, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti.
Adesso verranno a dire che no, non era un riferimento alle accuse avanzate al Papa di aver gestito in modo indegno tutta la questione decennale degli abusi sessuali su minori da parte di preti. Così come nel caso di Cantalamessa, che durante la Via Crucis al Colosseo ha affermato che la Chiesa è perseguitata come lo furono gli Ebrei, voci apologetiche come quella di Messori si sono subito alzate a dire che è solo un problema di cattiva comunicazione, anche in questo caso verranno a dire che Sodano parlava d'altro.

Mi sta venendo il dubbio che Joseph Ratzinger sia davvero innocente di tutto. Si, avrà sbagliato a gestire il caso del prete tedesco che, all'epoca del suo arcivescovato aveva violentato un bambino di undici anni e che Ratzinger fece semplicemente sottoporre a terapia. Ma, appunto, ho il dubbio che anche in quel caso sia stato malconsigliato. Del resto, come può una persona come lui, rinchiusa tra le mura del Vaticano, avere una visione corretta del mondo al di fuori delle mura leonine, se quelli che lo circondano e che dovrebbero aiutarlo a comprendere le cose sono così propensi a "fraintendere"?

Del resto Ratzinger è circondato da persone che, per piaggeria o per altri motivi, non fanno altro che celebrarne le azioni, come se fosse un idolo pop, invece di fargli capire che talvolta sbaglia anche lui.

Un esempio. Dopo decenni di silenzio Ratzinger scrive una lettera infuocata alla Chiesa irlandese, in cui dice chiaro e tondo che chi ha sbagliato deve pagare. Bene, peccato che la lettera sia indirizzata esclusivamente agli irlandesi, e che non lo sfiori neppure da lontano l'idea che il suo comportamento in Germania non è troppo dissimile da quello dei vescovi irlandesi.

Allora i suoi cortigiani cosa dicono? Cantalamessa afferma che è in atto una persecuzione della Chiesa che ricorda l'antisemitismo, Sodano che si tratta di chiacchiericcio. E Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, se ne esce con una difesa delle azioni del Pontefice così arzigogolata e fasulla che da sola è indizio di colpevolezza certa.

giovedì 25 marzo 2010

Le cattive abitudini sono dure a morire

Più di un anno fa avevo accennato al caso dell'Istituto Provolo di Verona. Si tratta di un istituto religioso per bambini sordomuti. L'anno scorso uscì un servizio de L'espresso dove si riportavano le accuse di molestie sessuali operate dai sacerdoti dell'istituto sui bambini sordomuti loro affidati, abusi avvenuti per decenni.

Ad un anno dal servizio, dopo che la Curia veronese aveva inizialmente negato i fatti, per poi essere costretta ad ammetterli almeno in parte dopo la confessione di uno dei sacerdoti, finalmente a Roma si sono accorti della cosa e hanno avocato alla Congregazione per la Dottrina della Fede il processo canonico. Finalmente.

Peccato, però, che durante le indagini della Curia non siano mai state ascoltate le vittime degli abusi. Peccato che dei preti pedofili identificati dalle vittime, nessuno sia stato allontanato dall'Istituto a seguito delle denunce. Peccato, infine, che l'"unico processo di espulsione è stato aperto contro un fratello reo di avere parlato con "L'espresso" degli abusi che lui aveva personalmente commesso".

Malgrado le lettere di Ratzinger, la cattiva abitudine di proteggere i pedofili più delle vittime sembra essere difficile da estirpare, anche in Italia (si veda il recente caso di Bologna). Forse perché l'attuale Papa non sembra abbia propriamente la coscienza pulita.

E perché, in fin dei conti, per questa Chiesa è più grave l'aborto che la violenza sessuale su bambini.

Fonte: "Preti pedofili a processo", L'espresso, 22 marzo 2010. Vignetta di Natangelo. La foto è "Day 064/365 - Chocoholism", di Tiagø Ribeiro (cc-by-nc-sa)

sabato 20 marzo 2010

"Il Papa, il Profeta e il sostegno religioso al male"

Segnalo uno splendido articolo sul The Indipendent, intitolato "The Pope, the Prophet, and the religious support for evil" ("Il Papa, il Profeta e il sostegno religioso al male"). Si tratta di un articolo di Johann Hari, che prende spunto da due episodi recentemente accaduti, dei quali uno ben noto (specie ai pochi lettori di questo blog), l'altro un po' meno.

Naturalmente il primo episodio (il secondo, nell'ordine di Hari) è l'emergere di numerosi casi di pedofilia nel clero cattolico, tra cui il caso del prete tedesco che violentò un bambino undicenne e che l'allora arcivescovo Joseph Ratzinger si limitò a "mettere in terapia" (ne ho parlato nel post "Vergognose coperture"), casi aggravati dagli insabbiamenti operati dalle gerarchie ecclesiastiche, insabbiamenti che hanno permesso ad alcuni di questi preti di restare a piede libero e di continuare i loro turpi atti per decenni. Hari sottolinea le responsabilità di Ratzinger, in particolare per quanto riguarda l'invio della lettera De delictis gravioribus, con la quale si istituivano le procedure di insabbiamento dei casi.

Il secondo episodio, il primo citato da Hari, riguarda invece il caso delle vignette satiriche danesi su Maometto. Quando un giornale danese, nel 2005, pubblicò 12 vignette satiriche raffiguranti Maometto, il mondo islamico si sollevò in rivolta contro la Danimarca e tutto ciò che era danese, causando morti e feriti. Tra l'altro si scoprì che i fomentatori della rivolta avevano creato loro stessi dei fotomontaggi, fatti passare per vignette (!), che potessero essere interpretate come offensive per Maometto. Gli autori delle vignette sono stati oggetto di diversi tentativi di omicidio: i musulmani pretendono che tutti rispettino le loro leggi, fregandosene del fatto che in Occidente, da secoli, ci siamo guadagnati il diritto di prendere in giro tutto, anche la religione.

Hari sottolinea come i due episodi abbiano un tratto in comune: le persone religiose chiedono che le loro convinzioni, le loro leggi, le loro gerarchie siano oggetto di un rispetto tale da silenziare qualunque critica. "Si," aggiunge Hari, "comprendo che alcune persone si sentano tristi al vedere una figura che sono stati educati a riverire sin da bambini - che sia il Profeta o il Papa - essere soggetta ad indagine razionale, o a dileggio, o a indagini giudiziarie. Ma ciascuno ha idee che considera preziose. Solo voi, i religiosi, chiedete di essere protetti dal confronto o dagli esami minuziosi che potrebbero mettervi a disagio". E conclude: "Se non potete sopportare di sentir criticare le vostre figure religiose – se credete che Ratzinger sia in qualche modo al di sopra della legge, o che Maometto debba essere difeso con un'ascia – una società sana dovrebbe avere una sola risposta per voi. Ditelo al giudice".

Concludo con un aforisma di Steven Weinberg: "Con o senza la religione, avremmo persone buone che fanno buone azioni e persone malvagie che fanno azioni malvagie. Ma per far fare cose malvagie a persone buone, occorre la religione".

La vignetta è una di quelle pubblicate dal giornale danese e che hanno causato morti e violenze; proviene dal sito Mohammed Image Archive.

martedì 16 marzo 2010

Austeritas et seueritas

Simpatica vignetta di Stefano Disegni, in tema con l'ultimo post, pubblicata su Il Fatto Quotidiano del 15 marzo 2010.