Visualizzazione post con etichetta tolleranza religiosa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tolleranza religiosa. Mostra tutti i post

martedì 29 luglio 2014

Sam Harris: «Perché non critico Israele?»

Questa è la traduzione di un articolo apparso sul blog di Sam Harris. Originariamente era un podcast, in cui Harris trattava il tema dell'attuale guerra di Gaza e più in generale del conflitto arabo-israeliano; alla trascrizione del podcast Harris ha aggiunto delle note in cui spiega meglio i concetti esposti nel discorso e risponde ad alcune critiche che gli sono state avanzate sul tema. Sebbene il testo risenta di questa origine non organica, sono dell'idea che sia estremamente interessante, in quanto espone un punto di vista che è al contempo molto critico di Israele e fondamentalmente dalla parte degli israeliani, e, al contempo, ben argomentato; esso possiede, dunque, due caratteristiche che sono molto rare nel marasma delle discussioni su questo tema. 

Alcune incertezze sintattiche nel testo sono colpa delle mie limitate capacità di traduttore, così come gli eventuali errori di grammatica. Per il resto, si tratta del pensiero di Harris.



[Nota: Questa è una trascrizione verbatim di un podcast parlato. Ad ogni modo, ho aggiunto note come questa per chiarire i punti controversi. —SH]

Avevo intenzione di fare un podcast con le risposte a una serie di domande, ma ho ricevuto così tante domande sullo stesso argomento che penso di dare un'unica risposta qui e poi faremo l'#AskMeAnything la prossima volta.

La domanda che ho ormai ricevuto in molte forme è più o meno questa: Perché non critichi mai Israele? Perché non critichi mai il giudaismo? Perché prendi sempre la parte degli israeliani contro quella dei palestinesi?

Ora, questa è una domanda incredibilmente noiosa e deprimente per una quantità di ragioni. La prima è che ho criticato sia Israele sia il giudaismo. Ciò che sembra aver turbato molte persone è che ho mantenuto un po' di senso delle proporzioni. Ci sono all'incirca quindici milioni di ebrei sulla terra in questo momento; ci sono cento volte tanti musulmani. Ho avuto dibattiti con rabbini che, quando ho supposto che credessero in un Dio che può ascoltare le nostre preghiere, mi hanno fermato a metà frase e detto, “Perché pensa che io creda in un Dio che può ascoltare le preghiere?” Quindi ci sono dei rabbini – rabbini conservatori – che credono in un Dio così elastico da escludere qualsiasi affermazione concreta su di Lui – e perciò quasi ogni richiesta concreta riguardo al comportamento umano. Ci sono milioni di ebrei, letteralmente milioni tra i pochi milioni che esistono, per i quali il giudaismo è molto importante, eppure sono atei. Non credono in Dio per niente. Questa è effettivamente una posizione che puoi sostenere nel giudaismo, ma è un non sequitur totale nell'Islam o nel Cristianesimo.

Così, quando parliamo delle conseguenze delle credenze irrazionali basate su libri sacri, gli ebrei sono i più piccoli tra i più piccoli trasgressori. Ma ho detto molte cose critiche sul giudaismo. Lasciate che vi ricordi che parti della Bibbia ebraica – libri come Levitico ed Esodo e Deuteronomio – sono i documenti più repellenti e immorali che possano essere trovati in qualunque religione. Sono peggiori del Corano. Sono peggiori di qualsiasi parte del Nuovo Testamento. Ma la verità è che la maggior parte degli ebrei lo riconosce e non prende questi testi sul serio. È un fatto assodato che la maggior parte degli ebrei e la maggior parte degli israeliani non siano guidati dai libri sacri – e questa è una cosa molto buona.

Naturalmente, ce ne sono alcuni che lo sono. Ci sono estremisti religiosi tra gli ebrei. Ora, considero queste persone veramente pericolose, e le loro credenze religiose sono tanto controverse e tanto immotivate quanto le credenze dei musulmani devoti. Ma ci sono molte poche persone simili.

Per quelli tra voi che si preoccupano che io non dica mai niente di critico riguardo Israele: la mia posizione su Israele è in un certo senso paradossale. Ci sono questioni sulle quali sono sinceramente indeciso. E c'è qualcosa nella mia posizione, penso, che offende ciascuno. Quindi, riconoscendo quanto sia incauto dire qualunque cosa su questo argomento, non di meno ci rifletterò ad alta voce per alcuni minuti.



Non penso che Israele dovrebbe esistere in quanto stato ebraico. Credo che sia osceno, irrazionale e ingiustificabile avere uno stato organizzato attorno a una religione. Quindi non celebro l'idea che esista una patria ebraica nel Medio Oriente. Certamente non sostengo alcuna pretesa ebraica su beni immobili basata sulla Bibbia. [Nota: Leggete di nuovo questo paragrafo.]

Sebbene io abbia appena detto che non penso che Israele dovrebbe esistere in quanto stato ebraico, la giustificazione per uno stato simile è piuttosto facile da trovare. Non c'è bisogno di cercare qualcosa oltre il fatto che il resto del mondo si sia dimostrato entusiasta di assassinare gli ebrei in quasi ogni occasione. Così, se ci dovesse essere uno stato organizzato attorno alla protezione di membri di una singola religione, dovrebbe certamente essere uno stato ebraico. Ora, gli amici di Israele potrebbero considerare questa una difesa piuttosto tiepida, ma è la più forte di cui dispongo. Penso che l'idea di uno stato confessionale sia essenzialmente indifendibile. [Nota: Vale la pena osservare, però, che Israele non è «ebraica» nel senso in cui l'Arabia Saudita e il Pakistan sono «musulmani». Come ha sottolineato il mio amico Jerry Coyne, Israele è in realtà meno religiosa degli Stati Uniti, e la sua costituzione garantisce libertà di religione. Israele non è una teocrazia, e si potrebbe facilmente argomentare che la sua identità ebraica sia più culturale che religiosa. Tuttavia, se ci chiediamo perché gli ebrei non si trasferirebbero nella British Columbia se gli fosse offerta una casa là, possiamo capire il ruolo che la religione gioca ancora nel loro pensiero.]

È superfluo dire che, nel difendere il suo territorio in quanto stato ebraico, il governo israeliano e gli israeliani stessi hanno fatto cose terribili. Hanno combattuto, come stanno combattendo ora, delle guerre contro i palestinesi che hanno causato perdite enormi di vite innocenti. A Gaza sono stati uccisi nelle ultime poche settimane più civili che miliziani. Questa non è una sorpresa perché Gaza è uno dei posti più densamente popolati della terra. Occuparla, combattervi delle guerre, dà la garanzia di far uccidere donne e bambini e altri civili. E probabilmente ci sono pochi dubbi che nel corso di diverse guerre gli israeliani abbiano compiuto azioni che equivalgono a crimini di guerra. Sono stati brutalizzati da questo processo – ovvero, sono stati resi brutali da esso. Ma questo è per lo più dovuto al carattere dei loro nemici. [Nota: Non stavo dando a Israele il permesso di commettere crimini di guerra. Stavo facendo un discorso sulla realtà di vivere sotto la minaccia continua di terrorismo e di combattere diverse guerre in uno spazio confinato.]

Qualunque cosa terribile gli israeliani abbiano compiuto, è anche vero che hanno adoperato più autocontrollo nella loro lotta contro i palestinesi di quanto noi – americani, o europei occidentali – abbiamo usato in una qualunque delle nostre guerre. Hanno sostenuto più esami pubblici minuziosi di livello mondiale di qualunque altra società che si sia mai dovuta difendere da degli aggressori. Semplicemente gli israeliani sono tenuti a misurarsi con uno standard differente. E le condanne rivolte loro dal resto del mondo sono del tutto sproporzionate rispetto a ciò che hanno realmente fatto. [Nota: Non stavo dicendo che poiché sono stati più attenti di quanto siamo stati noi nella nostra massima negligenza, gli israeliani siano al di sopra di ogni critica. I crimini di guerra sono crimini di guerra.]

È chiaro che Israele sta perdendo la guerra delle pubbliche relazioni e la stia perdendo ormai da anni. Per gli osservatori esterni una delle cose più irritanti dell'attuale guerra a Gaza è la perdita sproporzionata di vite umane da parte palestinese. Questo non ha un gran senso dal punto di vista morale. Israele ha costruito dei rifugi antibomba per proteggere i suoi cittadini. I palestinesi hanno costruito tunnel attraverso i quali possono lanciare attacchi terroristici e rapire gli israeliani. Israele dovrebbe forse essere incolpata per essere riuscita a proteggere la propria popolazione in una guerra difensiva? Penso di no. [Nota: Non stavo suggerendo che le morti dei civili palestinesi siano meno che tragiche. Ma se è scontato che reagire contro Hamas porti alla morte di innocenti, e gli israeliani sono riusciti nel frattempo a proteggere i propri civili, è garantito che la perdita di vite innocenti da parte palestinese sia sproporzionata.]

Ma è impossibile guardare alle immagini che escono da Gaza – specie quelle di neonati e bambini crivellati da frammenti di proiettili – e pensare che questo sia qualcosa di diverso da un male mostruoso. Nella misura in cui gli israeliani sono i perpetratori di questo male, sembra impossibile sostenerli. E non c'è dubbio che i palestinesi abbiano sofferto terribilmente per decenni sotto l'occupazione. Qui è dove la maggior parte dei critici di Israele sembra fermarsi. Vedono queste immagini, e incolpano Israele per l'uccisione e la mutilazione di neonati. Vedono l'occupazione e incolpano Israele per aver fatto di Gaza un campo di prigionia. Direi che questa è una specie di illusione morale, nata dall'incapacità di comprendere le intenzioni delle persone di ciascuna delle due parti. [Nota: Non stavo affermando che l'orrore dei bambini ammazzati sia un'illusione morale: né stavo minimizzando la sofferenza dei palestinesi sotto l'occupazione. Stavo sostenendo che non è Israele che si deve principalmente biasimare per tutta questa sofferenza.]

La verità è che c'è una differenza morale scontata, innegabile ed enormemente significativa tra Israele e i suoi nemici. Gli israeliani sono circondati da persone che hanno esplicite intenzioni di genocidio nei loro confronti. Lo statuto di Hamas è esplicitamente genocida. Auspica un tempo, basato su una profezia coranica, quando la terra stessa chiederà urlando sangue ebraico, in cui gli alberi e le pietre diranno «O musulmano, c'è un ebreo che si nasconde dietro di me. Vieni a ucciderlo». Questo è un documento politico. Stiamo parlando di un governo che è stato eletto al potere da una maggioranza dei palestinesi. [Nota: Sì, lo so che non tutti i palestinesi sostengono Hamas, ma quelli che lo fanno sono abbastanza da averli mandati al potere. Hamas non è un gruppo marginale.]

La discussione nel mondo musulmano circa gli ebrei è assolutamente sconvolgente. Non solo c'è la negazione dell'Olocausto – c'è la negazione dell'Olocausto che afferma che lo metteranno in atto realmente se sarà data loro l'opportunità. L'unica cosa più odiosa del negare l'Olocausto è dire che sarebbe dovuto esserci; non è avvenuto, ma se ne avremo l'opportunità, lo compieremo. Ci sono programmi televisivi per l'infanzia che insegnano ai bambini di cinque anni le glorie del martirio e la necessità di uccidere gli ebrei.

E questo è il cuore della differenza morale tra Israele e i suoi nemici. E questo è qualcosa che ho discusso in La fine della fede. Per comprendere questa differenza morale, dovete chiedervi cosa ciascuna parte farebbe se avesse il potere di compierla.

Cosa farebbero gli ebrei ai palestinesi se potessero far loro tutto ciò che vogliono? Beh, conosciamo la risposta a questa domanda, perché possono fare più o meno qualunque cosa vogliano. Domani l'esercito israeliano potrebbe uccidere tutti quelli che sono a Gaza. Quindi questo che significa? Beh, significa che, quando sganciano una bomba su di una spiaggia e uccidono quattro bambini palestinesi, come è avvenuto la scorsa settimana, questo è quasi certamente un incidente. Non stanno mirando ai bambini. Potrebbero mirare a tutti i bambini che vogliono. Ogni volta che un bambino palestinese muore, Israele si avvicina sempre più a diventare un paria internazionale. Così gli israeliani si sforzano enormemente di non uccidere bambini e altri civili. [Nota: La parola «così» nella frase precedente era incresciosa e fuorviante. Non intendevo suggerire che salvaguardare la sua reputazione all'estero sarebbe l'unica (o persino la principale) ragione affinché Israele dovrebbe evitare di uccidere dei bambini. Tuttavia, il punto resta: anche se volete attribuire i peggiori motivi a Israele, è chiaramente nel suo interesse non uccidere i bambini palestinesi.]

Ora, è possibile che alcuni soldati israeliani diventino furiosi sotto pressione e finiscano per sparare nel mucchio dei bambini che lanciano pietre? Naturalmente. Troverete sempre dei soldati che agiscono in questo modo nel mezzo di una guerra. Ma sappiamo che questo non è lo scopo generale di Israele. Sappiamo che gli israeliani non vogliono uccidere civili, perché possono ucciderne tanti quanti ne vogliono, e non lo stanno facendo.

Cosa sappiamo dei palestinesi? Cosa farebbero i palestinesi agli ebrei di Israele se lo squilibrio dei poteri fosse invertito? Beh, ci hanno detto cosa farebbero. Per qualche ragione, i critici di Israele semplicemente non vogliono credere al peggio riguardo a un gruppo come Hamas, anche quando esso stesso dichiara il peggio. Abbiamo già avuto un Olocausto e diversi altri genocidi nel ventesimo secolo. La gente è capace di commettere genocidi. Quando ci dicono che intendono commettere un genocidio, dovremmo crederci. Ci sono tutte le ragioni per credere che i palestinesi ucciderebbero tutti gli ebrei di Israele se potessero. Ogni palestinese approverebbe il genocidio? Naturalmente no. Ma un enorme numero di loro – e di musulmani di tutto il mondo – sì. Inutile dire che i palestinesi in generale, non solo Hamas, hanno una storia alle spalle riguardo al prendere di mira civili innocenti nel modi più sconvolgenti. Si sono fatti saltare in aria su autobus e ristoranti. Hanno massacrato degli adolescenti. Hanno assassinato degli atleti olimpici. Ora lanciano indiscriminatamente razzi su aree civili. E di nuovo, lo statuto del loro governo a Gaza ci dice esplicitamente che vogliono annientare gli ebrei – non solo in Israele ma ovunque. [Nota: Di nuovo, mi rendo conto che non tutti i palestinesi sostengono Hamas. Né sto ignorando il livello a cui l'occupazione, insieme ai danni collaterali sofferti nella guerra, ha alimentato la rabbia palestinese. Ma il terrorismo palestinese (e l'anti-semitismo musulmano) è ciò che ha reso fin'ora impossibile una convivenza pacifica.]



La verità è che tutto ciò di cui avete bisogno di sapere riguardo la differenza morale tra Israele e i suoi nemici può essere compreso nel caso degli scudi umani. Chi usa scudi umani? Beh, certamente li usa Hamas. Lanciano i loro razzi da quartieri residenziali, dalle vicinanze di scuole, ospedali e moschee. Anche in altri conflitti recenti, in Iraq e altrove, i musulmani hanno usato scudi umani. Hanno poggiato i propri fucili sulle spalle dei propri figli e sparato da dietro i loro corpi.

Considerate la differenza morale tra l'usare scudi umani e l'essere dissuasi da essi. È questa la differenza di cui stiamo parlando. Gli israeliani e le altre potenze occidentali sono dissuase, per quanto in modo imperfetto, dall'uso musulmano di scudi umani in questi conflitti, così come dovremmo essere. È moralmente ripugnante uccidere civili se lo si può evitare. È certamente ripugnante sparare attraverso i corpi di bambini per colpire il tuo avversario. Ma prendetevi un momento per riflettere su quanto spregevole sia questo comportamento. E per comprendere quanto sia cinico. I musulmani stanno agendo in base alla supposizione – l'informazione, in effetti – che gli infedeli che combattono, proprio quelle persone che la loro religione non fa altro che denigrare – saranno dissuasi dal loro uso di scudi umani musulmani. Essi considerano gli ebrei la progenie di scimmie e maiali – eppure contano sul fatto che non vogliono uccidere civili musulmani. [Nota: Il temine «musulmani» in questo paragrafo significa «combattenti musulmani» del tipo che le forze occidentali hanno incontrato in Iraq, Afghanistan, e altrove. Il termine «jihadisti» sarebbe stato troppo stringente, ma non stavo suggerendo che tutti i musulmani sostengano l'uso di scudi umani o siano anti-semiti, in guerra con l'Occidente, eccetera.]

Ora immaginate di invertire i ruoli. Immaginate quanto sarebbe futile – e sicuramente comico – se gli israeliani tentassero di usare scudi umani per dissuadere i palestinesi. Alcuni sostengono che l'abbiano già fatto. Ci sono resoconti secondo cui i soldati israeliani abbiano occasionalmente messo dei civili palestinesi di fronte a sé mentre avanzavano in aree pericolose. Non è questo l'uso di scudi umani di cui stiamo parlando. È un comportamento oltraggioso. Indubbiamente costituisce un crimine di guerra. Ma immaginate gli israeliani disporre come scudi umani le proprie donne e i propri bambini. Naturalmente questo sarebbe ridicolo. I palestinesi stanno cercando di uccidere tutti. Uccidere donne e bambini fa parte del piano. Invertire le parti qui produce una parodia grottesca alla Monty Python.

Se avete intenzione di discutere del conflitto nel Medio Oriente, dovete riconoscere questa differenza. Non penso che da nessuna parte vi sia una disparità etica che sia più sconvolgente e significativa di questa.

E la verità è che questo non è neppure il peggio che i jihadisti fanno. Praticamente Hamas è un'organizzazione moderata, paragonata ad altri gruppi jihadisti. Ci sono musulmani che si sono fatti saltare in aria tra folle di bambini – di nuovo, bambini musulmani – solo per colpire i soldati americani che stavano distribuendo loro caramelle. Hanno commesso attentati dinamitardi suicidi, solo per mandare un altro attentatore all'ospedale per attendere i feriti – dove poi hanno fatto saltare in aria tutti i degenti con i dottori e le infermiere che stavano cercando di salvare le loro vite.

Ogni giorno in cui potete leggere di un razzo israeliano che ha deviato percorso o di soldati israeliani che picchiano un adolescente innocente, avreste potuto leggere dell'ISIS in Iraq che crocifigge della gente ai lati di una strada, cristiani e musulmani. Dov'è l'indignazione del mondo musulmano e della Sinistra per questi crimini? Dove sono le manifestazioni, di diecimila o centomila partecipanti, nelle capitali d'Europa contro l'ISIS? Se Israele uccide una dozzina di palestinesi per un incidente, l'intero mondo musulmano è in fiamme. Dio non voglia che bruciate un Corano, o scriviate un romanzo vagamente critico della fede. Eppure i musulmani possono distruggere le proprie società – e cercare e distruggere l'Occidente – e non sentirete un pigolio. [Nota: Naturalmente sono cosciente del fatto che molti musulmani condannino gruppi come l'ISIS. Il mio punto è che non vediamo proteste imponenti contro il jihadismo globale – anche se colpisce i musulmani più di chiunque altro – e vediamo senz'altro proteste per cose come le vignette danesi.]

Allora, così mi pare, dovete schierarvi con Israele su questo punto. Avete una parte la quale, se davvero potesse raggiungere i propri scopi, vivrebbe pacificamente con i suoi vicini, e avete un'altra parte che sta cercando di mettere in atto una teocrazia del sesto secolo in Terrasanta. Non può esservi pace tra queste due idee incompatibili. Questo non significa che non possiate condannare azioni specifiche da parte degli israeliani. E, naturalmente, riconoscere la disparità morale tra Israele e i suoi nemici non ci fornisce alcuna soluzione al problema dell'esistenza di Israele nel Medio Oriente. [Nota: Non stavo suggerendo che le azioni di Israele sono al di sopra di ogni critica o che la loro recente incursione dentro Gaza fosse necessariamente giustifica. Né stavo affermando che lo status quo, in cui i palestinesi restano senza stato, debba essere mantenuto. E certamente non stavo esprimendo sostegno per la costruzione di insediamenti nei territori contestati (come ho chiarito più sotto). Con «schierarsi con Israele» sto semplicemente riconoscendo che non sono loro i principali aggressori in questo conflitto. Stanno, piuttosto, rispondendo all'aggressione – e a un costo terribile.]

Di nuovo, lo concedo, c'è una certa percentuale di ebrei che sono animati dalla propria isteria religiosa e dalle proprie profezie. Alcuni attendono il Messia nei territori contestati. Sì, queste persone sono disposte a sacrificare il sangue dei propri figli per la gloria di Dio. Ma, per lo più, essi non rappresentano l'attuale stato del giudaismo o le azioni del governo israeliano. Ed è il modo in cui Israele gestisce questa gente – i suoi stessi pazzi religiosi – che determinerà se potranno davvero conservare il vantaggio morale. E Israele può fare molto di più di quanto fa per delegittimarli. Può smettere di sussidiare le illusioni degli ultra-ortodossi, e può smettere di costruire insediamenti nei territori contestati. [Nota: Leggetelo di nuovo. E sì, so che non tutti i coloni sono ultra-ortodossi.]

Questi incompatibili attaccamenti religiosi a questa terra hanno reso impossibile per musulmani ed ebrei negoziare come esseri umani razionali, e ha reso impossibile per loro vivere in pace. Ma qui l'onere è ancora più dalla parte dei musulmani. Anche nel loro giorno peggiore, gli israeliani agiscono con maggiore attenzione e compassione e auto-critica di quanto i combattenti musulmani abbiano mai fatto ovunque.

E di nuovo, dovete chiedervi, cosa vogliono questi gruppi? Cosa farebbero se potessero mettere in atto qualsiasi cosa? Cosa farebbero gli israeliani se potessero fare ciò che vogliono? Vivrebbero in pace con i loro vicini, se avessero vicini che vogliono vivere in pace con loro. Continuerebbero semplicemente a costruire il loro settore dell'alta tecnologia e prospererebbero. [Nota: Alcuni potrebbero affermare che farebbero molto di più di questo – ad esempio, rubare altra terra palestinese. Ma a parte l'influenza dell'estremismo giudaico (che condanno), l'appropriazione continua di territori degli israeliani ha non poco a che fare con le sue preoccupazioni riguardo la sicurezza. In assenza di terrorismo palestinese e di anti-semitismo musulmano, potremmo parlare di una «soluzione a singolo stato», e gli insediamenti sarebbero irrilevanti.]

Cosa vogliono gruppi come l'ISIS e al-Qaeda e persino Hamas? Vogliono imporre il loro punto di vista religioso al resto dell'umanità. Vogliono reprimere ogni libertà cara alle persone rispettabili, educate e secolari. Questa non è una differenza banale. Eppure a giudicare dal livello di condanna che ora Israele riceve, pensereste che la differenza fosse nel senso opposto.

Questo genere di confusione pone tutti noi in pericolo. Questa è la grande storia dei nostri tempi. Per il resto delle nostre vite, e delle vite dei nostri bambini, saremo fronteggiati da persone che non vogliono vivere pacificamente in un mondo secolare e pluralistico, perché sono disperate di raggiungere il paradiso, e sono disposte a distruggere la mera possibilità di felicità umana lungo il percorso. La verità è che viviamo tutti in Israele. È solo che alcuni di noi non l'hanno ancora capito.


Sam Harris, «Why Don't I Criticize Israel?», Sam Harris, 27 luglio 2014, http://www.samharris.org/blog/item/why-dont-i-criticize-israel.

mercoledì 5 ottobre 2011

Il «diritto ad offendersi» dei credenti non può giustificare la censura

In Turchia, il famoso vignettista Bahadir Baruter è stato denunciato per aver disegnato una vignetta in cui un fedele musulmano, durante la preghiera in moschea, telefona a Dio chiedendogli il permesso di saltare la parte finale della cerimonia perché ha degli impegni; in un angolo della vignetta, Baruter ha inserito una scritta che recita «Non esiste Allah, la religione è una menzogna».
La vignetta, pubblicata da Hurriet Daily News, con il testo incriminato cerchiato.
Il pubblico ministero ha chiesto la sua condanna ad un anno di carcere per aver «insultato i valori religiosi adottati da una parte della popolazione».

Che dire? «I soliti fanatici musulmani»? «La Turchia non rispetta la libertà di pensiero»? Certo, per l'ennesima volta i musulmani dimostrano di non avere nessuna considerazione per i diritti delle persone, mettendoli dietro la religione. Ma forse dovremmo guardare anche in casa nostra, perché la situazione non è poi migliore.


Una pubblicità «blasfema»

L'azienda di abbigliamento Fracomina ha recentemente diffuso una campagna pubblicitaria in cui alle modelle sono attribuiti slogans come:
Si tratta di una pubblicità che ha causato reazioni differenti, da chi la considera un modo di rompere i luoghi comuni a chi la considera sessista.

venerdì 3 giugno 2011

«La Bibbia è blasfema e va censurata»: lo dicono dei musulmani radicali pachistani

Il Pakistan sembra essere una miniera inesauribile del fanatismo religioso. Non paghi di avere la pena di morte per chi parla male di Maometto, di uccidere coloro che difendono le minoranze religiose, di censurare i siti che pubblicano immagini del Profeta, ora i radicali musulmani pachistani vogliono censurare o bandire la Bibbia perché sarebbe blasfema (Patrick Goodenough, «Pakistani Muslim Clerics: Ban the Bible», CNSNews, 1 giugno 2011):
«Un gruppo di chierici radicali in Pakistan vuole che la Corte suprema del paese dichiari alcuni brani della Bibbia blasfemi - perché raffigurano come imperfetti alcuni personaggi biblici che i musulmani considerano profeti islamici.

Se la Corte non dovesse acconsentire, dicono, allora gli avvocati faranno richiesta che la Bibbia sia formalmente bandita in Pakistan»
La richiesta non cita esplicitamente i passaggi incriminati, in quanto anche metterli per iscritto o leggerli durante un processo potrebbe portare qualche fanatico ad avanzare un'accusa di blasfemia, ma esempi di questa «blasfemia» nel Corano sarebbe la storia di Davide, che per l'Islam è un profeta, il quale mandò a morte il marito di una donna che concupiva, per poterla sposare.

O, come racconta il blog Dwindling in Unbelief («The Pakistani Clerics are right: The Bible is blasphemy (Try reading Genesis 19 sometime)», 1 giugno 2011), quello di Lot, che per l'Islam è un esempio di virtù, ma che nella Bibbia è rappresentato mentre, ubriaco, mette incinte le due figlie; un comportamento certo poco virtuoso, ma che dire del fatto che lo stesso Lot, nella Bibbia e nel Corano, offre le due figlie come oggetti sessuali ad una folla inferocita? Probabilmente questo comportamento per i musulmani non è immorale, semplicemente perché questo è incluso nel Corano...

Ah, nel caso che qualcuno pensasse che i fanatici siano solo tra i musulmani, ecco perché questi chierici pachistani chiedono la censura o il bando della Bibbia:
«Citando il rogo del Corano da parte del pastore della Florida Terry Jones, il capo dell'iniziativa, Abdul Rauf Farooqi, ha affermato che vorrebbe ripagare questi “blasfemi” facendo lo stesso alla Bibbia, ma non vuole seguirne le orme.»
Sta ovviamente parlando del rogo del Corano praticato dal pastore protestante Jones, a seguito di un finto processo che ha dichiarato il libro musulmano colpevole di crimini contro l'umanità, che aveva causato almeno dieci morti innocenti per ritorsione in Afganistan.

Cambia la religione, ma il fanatismo è lo stesso.

L'immagine della Bibbia poliglotta - latino, ebraico, greco, arabo e caldeo - è «Bible polyglot», di sukisuki, CC by-nc-sa 2.0.

sabato 2 aprile 2011

Idioti uccidono ancora: almeno dieci morti (due decapitati) in Afganistan per vendetta contro un Corano bruciato

Non ci voleva molto per capire che, tra un miliardo e passa di musulmani, qualche idiota sarebbe passato dalle minacce ai fatti, dall'idiozia al crimine atroce.

Pochi giorni fa ho scritto il post «Pastore statunitense brucia un Corano, proteste da tutto il mondo islamico», raccontando di come il becero pastore cristiano Terry Jones avesse bruciato una copia del Corano e di come nel mondo islamico vi fossero state proteste formali, manifestazioni e minacce di morte. Ebbene, dalle minacce sono passati ai fatti.
Dieci o più funzionari civili dell'ONU sono stati assassinati in una città dell'Afganistan settentrionale, e due di loro sono stati decapitati. Una marcia di protesta contro il rogo del Corano per mano di Jones è stata usata come copertura per l'attacco alla sede dell'ONU, durato per diverse ore e costato la vita anche a cinque degli aggressori.
Assassinare una persona è criminale; decapitarla è bestiale. Fare queste cose a più persone perché qualcuno ha bruciato un libro è disumano: chiunque lo faccia  ammette apertamente di rinunciare ad essere un uomo e di essere una bestia.

Quanto al gesto idiota di Jones, ripeto che bruciare un libro è un gesto idiota. Bisogna leggere i libri, non bruciarli, perché solo leggendoli si possono scoprire cose come queste:
Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! (Corano, 8:12)

Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati (Corano, 47:4)
Solo leggendo ciò che sta scritto nei libri si può scoprire che l'attacco in Afganistan non è la reazione rabbiosa di una folla di persone che si sentono offese, ma l'applicazione letterale degli insegnamenti del Corano!

Dunque nessuna compassione è possibile, nessuna giustificazione è ammissibile, per questi violenti e per la loro religione violenta.

La citazione del Corano, nella traduzione del sito http://www.corano.it/, è ripresa dall'articolo «The Quran made them do it», da Dwindling in Unbelief.

sabato 26 marzo 2011

Pastore statunitense brucia un Corano, proteste da tutto il mondo islamico

Tra terremoto ed emergenza nucleare nipponici da una parte e intervento Nato in Libia dall'altra, sembra aver avuto poca eco la notizia che il pastore statunitense Terry Jones ha dato alle fiamme una copia del Corano.

Qualcuno probabilmente ricorderà Jones e il suo «International Koran Burning Day»: l'11 settembre 2010 sarebbe dovuta essere, nelle sue intenzioni, la Giornata Internazionale del Rogo del Corano, il cui scopo sarebbe stato quello di «onorare coloro che sono stati assassinati [negli attentati dell'11 settembre]» e quello di «lanciare un messaggio davvero chiaro all'Islam, [...] che non vogliamo che provino a forzarci ad adottare la loro visione, in altre parole la Sharia». Vi furono proteste in tutto il mondo e alla fine Jones accettò di non bruciare il «libro sacro» dei musulmani.

Purtroppo Jones non è rinsavito e, con la collaborazione del predicatore Wayne Sapp, domenica 20 marzo ha organizzato l'«International Judge the Koran Day»: vestendo i panni di un giudice, ha inscenato un processo contro il Corano, al termine del quale l'imputato è stato dichiarato colpevole di crimini contro l'umanità; la pena è stata il rogo, con una copia del Corano che è stata immersa nel cherosene e poi data alle fiamme.

Jones presiede al processo farlocco al Corano

Diversi Paesi hanno condannato l'atto:
  • il Pakistan ha deciso di sporgere formale protesta in tutti gli ambiti internazionali contro la «dissacrazione del Corano» a seguito di proteste inscenate dal popolo pachistano contro il rogo;
  • l'ambasciatore iraniano all'ONU ha affermato che il gesto di Jones è «blasfemo e ripugnante», che ha offeso i musulmani di tutto il mondo e che promuove la violenza;
  • il presidente afgano Karzai ha denunciato il rogo del Corano come «irrispettoso e abominevole», a nome proprio e di tutti i musulmani afgani;
  • infine, anche gli Stati Uniti hanno condannato il rogo del Corano e l'amministrazione Obama si è detta «molto preoccupata di tutti i tentativi deliberati di offendere membri di qualunque minoranza religiosa».
I cristiani pachistani si sono uniti alla protesta, bruciando un'effige del pastore e affermando che Jones non può essere considerato cristiano, in quanto il Cristianesimo insegna la tolleranza delle altre religioni. Il politico libanese cristiano maronita Samir Gagea ha condannato il gesto di Jones: ha chiesto all'amministrazione statunitense di tutelare la libertà altrui come quella di pensiero. Un gruppo sunnita pachistano ha chiesto la morte di Jones e il ritiro delle nazioni islamiche dall'ONU se questa organizzazione non dovesse condannare il gesto. Anche Hezbollah ha criticato il gesto.

Intanto la violenza si diffonde. Oltre alle minacce di morte ricevute da Jones, c'è da registrare un attacco ad una chiesa cristiana a Lahore: gli assalitori hanno accusato i «membri della chiesa di aver deliberatamente bruciato una trascrizione del Corano nella spazzatura sull'esempio statunitense».

Vorrei dire una cosa, e dirla chiaramente:
Bruciare un libro è una cosa idiota, e Terry Jones è un idiota.

Vorrei dire un'altra cosa, altrettanto chiaramente:
Esercitare la violenza perché qualcuno ha bruciato un libro «sacro» è idiota, e chi ha minacciato Jones di morte è un idiota.

Per altre considerazioni sull'assurdo diritto ad offendersi rivendicato dai credenti, rimando al mio precedente articolo «"International Koran Burning Day": libertà di religione vs. libertà di parola»; purtroppo non c'è molto da aggiungere a quanto scritto lì, perché gli attori di questa tragedia non sono maturati di una briciola.

mercoledì 23 marzo 2011

Se questo è un vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche...

Roberto De Mattei è vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Con questa qualifica, dovrebbe essere il fior fiore della ricerca italiana, un luminare della scienza e una persona di specchiata moralità.

E chi è De Mattei?
  • un professore di Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università Europea di Roma, un'università in cui la laurea specialistica in Storia ha come unico indirizzo quello di Civiltà cattolica (e appartenente al gruppo tradizionalista cristiano dei Legionari di Cristo);
  • un creazionista, che crede quindi che il mondo sia stato creato e che l'evoluzione non sia vera, tanto da organizzare una conferenza contro l'evoluzione presso il CNR;
  • un credente che odia gli atei, che secondo lui dovrebbero vivere come animali;
  • un credente che sostiene che i terremoti e i maremoti sono «la voce terribile ma paterna della bontà di Dio».
Ma davvero questa persona è adatta a rappresentare la scienza italiana?

Aggiornamento: è stato dato il via ad una petizione per la rimozione di De Mattei. Non sono fiducioso in questo genere di strumento, ma in questo caso una firma ce la metto: http://www.petizionionline.it/petizione/dimissioni-del-vicepresidente-del-cnr-roberto-de-mattei/3730

In onore di uno dei commentatori, che lamentava l'assenza di fonti non faziose, ecco la registrazione dell'intervento di De Mattei:

Ecco, invece, l'inizio del discorso di De Mattei:
Dice Mons. Mazzella, che in primo luogo le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di dio, che ci scuote e ci richiama col pensiero ai nostri grandi destini, al fine ultimo della nostra vita, che è immortali. 
Infatti, se la Terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi, la Terra eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile, non ci accorgeremmo che essa è un luogo di esilio, e dimenticheremmo troppo facilmente che noi siamo cittadini del cielo.
Aggiornamento 2 (2 aprile): Segnalo il post di Giovanni Bazzana, «De Mattei o del "fondamentalismo" cattolico», in cui il professore fa notare come le critiche portate a De Mattei sulla base delle sue parole sul terremoto non siano sufficienti a chiederne le dimissioni da vicepresidente del CNR; più gravi, da questo punto di vista, sono le sue posizioni preconcette sull'evoluzione, da lui rigettata in quanto incompatibile con l'esistenza di Adamo ed Eva, richiesta dalle Sacre Scritture. Consiglio di leggere il post di Bazzana.

domenica 6 marzo 2011

Non svilite il significato della morte di Shahbaz Bhatti

Shahbaz Bhatti era il ministro per le minoranze religiose del Pakistan.

Aveva difeso Asia Bibi, la pachistana cristiana incarcerata in base alla legge contro la blasfemia per aver insultato Maometto, chiedendone «persino» la grazia. Si era poi speso politicamente affinché questa legge sulla blasfemia, che secondo le organizzazioni internazionali è usata spesso come mezzo di repressione delle minoranze religiose, fosse emendata o addirittura cancellata dall'ordinamento giuridico pachistano. In occasione dell'assassinio del governatore Salmaan Taseer, assassinato da una guardia del corpo in quanto sostenitore, anche lui, dell'abolizione del reato di blasfemia, Bhatti era stato il primo a condannare il gesto.

In occasione dell'ultimo rimpasto di governo, malgrado le pressioni dei gruppi islamici, Bhatti aveva mantenuto il suo incarico alla direzione del dicastero per le minoranze religiose del suo Paese. Aveva accolto la riconferma con soddisfazione: «Ringrazio Dio per avermi dato questa opportunità di continuare la mia lotta per le minoranze oppresse del Pakistan».

Successivamente, però, era stato avvisato dell'esistenza di un complotto terroristico per assassinarlo, e si era lamentato del fatto che la sua scorta non era stata rafforzata. Malgrado ciò, non aveva cambiato idea:
Ho lottato per tanto tempo in favore della giustizia e dell'uguaglianza. Se cambiassi posizione ora, chi parlerebbe al mio posto? Sono cosciente di poter essere assassinato in ogni momento, ma voglio passare alla storia come un uomo coraggioso.

Shahbaz Bhatti è stato assassinato il 2 marzo da un commando armato, ad Islamabad.

Integralisti religiosi, forse legati ai talebani pachistani, l'hanno ucciso perché si era impegnato a cambiare una legge usata per perseguitare le minoranze religiose del suo Paese.

La figura di Bhatti è significativa, perché ha combattuto contro l'oppressione religiosa malgrado la sua vita fosse in pericolo. È importante che la sua morte sia un esempio eroico della difesa dei diritti degli esseri umani, in questo caso il diritto a professare la propria religione senza temere di essere perseguitati. Senza esempi come il suo, è difficile riuscire a immaginare un futuro migliore, senza divisioni dolorose, senza persecuzioni.

mercoledì 10 novembre 2010

Bestemmie a confronto: Italia, Irlanda, Pakistan

Una serie di eventi in tre paesi diversi, due europei e cristiani e uno asiatico e musulmano, mi ha indotto a riflettere sul concetto di blasfemia/bestemmia e sulla fallacia delle norme che l'avversano.
 
Bestemmia (Italia)
nike decides on blasphemy
La regola è esistita da sempre, ma solo quest'anno è stata fatta pressione affinché fosse applicata. Mi riferisco alla norma secondo la quale un calciatore che bestemmi vada espulso. I primi a cadere sotto la scure di questa rinnovata caccia ai bestemmiatori furono Lanzafame e Di Carlo; in quell'occasione la scampò Michele Marcolini, che ingiuriò un non meglio identificato «Diaz», evidentemente poco simpatico al calciatore clivense. Poi la situazione è diventata via via più interessante, giungendo alla squalifica di Nicola Pozzi per aver bestemmiato mentre mangiava una piadina, dopo la partita; l'orecchiuto delatore non gli ha lasciato scampo, e Pozzi è "andato in prigione senza passare dal Via" per un turno.

venerdì 10 settembre 2010

"International Koran Burning Day": libertà di religione vs. libertà di parola

«Cretini provocano idioti»

Una piccola chiesa evangelica della Florida ha istituito l'International Koran Burning Day («Giornata internazionale del rogo del Corano») per sabato prossimo, 11 settembre 2010.

La data non è scelta a caso, dato che il messaggio dietro l'azione dimostrativa di bruciare alcune copie del Corano è indirizzato ad al-Qaida e all'Islam estremista in generale. Secondo il pastore della congregazione, Terry Jones, la Giornata ha lo scopo di «onorare coloro che sono stati assassinati in quell'occasione [gli attentati dell'11 settembre]» e di «lanciare un messaggio davvero chiaro all'Islam, [...] che non vogliamo che provino a forzarci ad adottare la loro visione, in altre parole la Sharia». Jones ha anche precisato che «Noi non odiamo i musulmani; questo non è contro i musulmani, questo è contro la Sharia».

Il riassunto più efficace di questa vicenda è questa vignetta di Jesus and Mo:


Libertà di religione vs. libertà di parola

Ci sono state molte reazioni a questo annuncio, tutte negative, alcune delle quali preoccupate per le conseguenze del gesto per gli americani nel mondo: si dà infatti per scontato che i musulmani compiano gesti violenti in reazione a questo gesto.

Anche i vescovi hanno reagito negativamente alle intenzioni del pastore della Florida. Secondo il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, agli attacchi dell'11 settembre «non si può porre rimedio contrapponendo un gesto di grave oltraggio al libro considerato sacro da una comunità religiosa».

L'unica voce fuori dal coro è stata quella di Michael Bloomberg, sindaco di New York, che riguardo al progetto di Jones ha affermato:
Stranamente, sono qui per difendere il suo diritto a farlo. Mi trovo a pensare che sia un gesto disgustoso, ma il Primo Emendamento protegge tutti, e non si può dire che intendiamo applicare il Primo Emendamento solo a quei casi con i quali siamo in accordo.

Se vuoi essere in grado di dire quello che vuoi dire quando per te viene momento di dirlo, devi difendere il diritto degli altri, non importa quanto tu possa essere in disaccordo con loro.
Credo che le parole di Bloomberg esprimano correttamente la mia posizione. Il gesto di Jones è stupido, ottuso e pericoloso, e per questo va criticato. Stupido, perché non attacca la Sharia ma i musulmani, malgrado quello che dice Jones; ottuso, perché il pastore statunitense brucia un libro per colpire un'altra religione, ma propone un sistema di pensiero non troppo lontano da quello che critica. Pericoloso, perché invece di educare chi non comprende i propri errori, come i sostenitori di una legge basata sulla religione, li provoca a diventare ancor più intransigenti.

Malgrado ciò, questo stupido gesto è pur sempre un'espressione della libertà di parola di quella persona. E sebbene quello che intende dire sia completamente lontano dalla mia sensibilità personale, ritengo vada rispettata e difesa. In particolare quando è minacciata dai violenti.

Ma non è solo questo che è emerso da questa circostanza; c'è dell'altro che mi pare interessante, un "privilegio" che diamo per scontato.

Il privilegio della religione

Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha motivato la condanna del gesto anche affermando che:
Ogni religione, con i rispettivi libri sacri, luoghi di culto e simboli ha diritto al rispetto ed alla protezione: si tratta del rispetto dovuto alla dignità delle persone che vi aderiscono ed alle loro libere scelte in materia religiosa.
In altre parole, al Vaticano (ma non solo loro) ritiengono che la dignità delle persone sia tutelata tutelando i simboli di ciò in cui crede, in particolare la religione che professa. Secondo questo ragionamento, se manco di rispetto al simbolo della fede di una persona, sto mancando di rispetto alla persona stessa.

Ammetto che di primo acchito questo ragionamento non sembri fare una piega, ma credo che sia quantomeno lecito metterne in dubbio la validità: magari si scopre che non è vero.

Immaginiamo che una persona con la quale non concordiamo, per esempio, in fatto di politica, scriva un libro; in questo caso, dovrebbe essere illegale bruciare il libro in segno di protesta o dissenso con quello che dice?

Sia chiaro che credo il gesto di bruciare qualcosa assolutamente stupido e inutile, ma mi interrogo sull'opportunità di vietare per legge questo comportamento; sia anche chiaro che non sto parlando del caso in cui ad essere bruciate sono le fotografie o i fantocci della persona in questione, in quanto questo si configura come minaccia di violenza ed è già coperto dalla legge. Detto questo, la mia impressione è che il gesto di bruciare il libro sia una libera espressione di pensiero e come tale vada tutelata. E se qualcuno si sente offeso perché le proprie idee politiche sono dileggiate, beh, credo sia un suo problema.

Allo stesso modo, però, ritengo che vada trattata la religione, che non è altro che una forma particolare e ben definita di pensiero. Dunque va tutelata la possibilità di avere una propria religione e di poterla liberamente professare, così come c'è libertà di avere una propria opinione e di poterla liberamente discutere; allo stesso tempo non ci deve essere una speciale tutela per la religione in sé per sé, così non c'è una tutela per l'idea di democrazia, di comunismo, di imperialismo, di sionismo, eccetera...

In tal caso, allora, i simboli di una religione non debbono avere protezioni speciali che i simboli, per esempio, di una posizione politica hanno. Ivi compresi i libri sacri: per quanto stupido sia bruciarli, nessuno ha il diritto di impedire ad altri di farlo.

martedì 20 luglio 2010

Altre vittime dell'intolleranza religiosa

Altre vittime dell'intolleranza religiosa. Fino a quando dovremo accettare la violenza in nome di una religione?

Pakistan

Un mercante pachistano è informato da un suo dipendente che due fratelli cristiani stanno distribuendo nel mercato dei volantini contro Maometto. Il mercante va dalla polizia e denuncia i due fratelli in base alla legge sulla blasfemia. La polizia fa esaminare la scrittura sui volantini e scopre che non corrisponde a quella dei due fratelli. Quando si sparge la voce che i due fratelli saranno rilasciati, dei fanatici musulmani si radunano di fronte al tribunale. All'arrivo dei due fratelli e della polizia che li sorveglia, un uomo spara al primo fratello; il secondo si interpone per salvarlo ed è colpito anche lui; anche un poliziotto è ferito, mentre l'aggressore riesce a sfuggire.

I due fratelli sono morti perché qualcuno credeva avessero offeso Maometto. Si chiamavano
Rashid e Sajid Emmanuel.

Subito dopo i fatti, un gruppo di cristiani avrebbe (la notizia non è confermata) dato fuoco alle case di due famiglie musulmane. Altri duri scontri scoppiano tra cristiani e musulmani a seguito della diffusione di questa notizia.

Altre violenze causate dalla religione.

Maldive

Alle Maldive un controllore del traffico aereo di venticinque anni ha la malaugurata idea di rivelare agli amici che non è musulmano, ma ateo. L'idea è malaugurata, perché i cittadini maldiviani sono obbligati ad essere musulmani, e se trovati colpevoli di apostasia sono condannati a morte. Gli amici lo abbandonano, mentre alla sua ragazza è proibito di vederlo. Riceve minacce di morte e decide di cercare lavoro all'estero senza successo.

Lo invitano a ritrattare, ma lui rifiuta. Scrive in una sua lettera:
I maldiviani sono orgogliosi della loro omogeneità religiosa e sto imparando duramente che non c'è posto per maldiviani non-musulmani in questa società.

Non riesco a pretendere di essere ciò che non sono, in quanto sono un accorato sostenitore dei diritti umani. Ho paura per la mia vita qui, e non conosco nessuno in questo paese che possa aiutarmi.
Dopo aver inutilmente richiesto asilo politico nel Regno Unito, a causa delle pressioni e delle minacce ricevute, si è impiccato nella torre di controllo.

Un'altra vittima dell'intolleranza religiosa. Si chiamava
Ismail Mohamed Didi, ma aveva scelto come indirizzo di mail i.smilemohamed@gmail.com, "io sorrido"-Mohammed.

Questa la mail che aveva inviato il 25 giugno ad un'organizzazione umanitaria:

———- Forwarded message ———-
From: ismail mohamed
Date: 25 June 2010 09:30
Subject: a plea for help

Dear sir,

I’m a 25 year-old Maldivian living in Male’. I have been working as an Air Traffic Controller at Male’ International Airport for almost 7 years now.

I started becoming disenchanted with Islam around 5 years ago and am now an atheist. During my transformation, and even now, I am quite the idealist, and when i was confronted about two years back by a couple of my colleagues about my aversion from the daily practices of Islam, i somewhat foolishly admitted my stance on religion.

I had asked them to keep it a secret from the rest of our workforce at ATC, although i now realize i should have known better. It did not take long for everybody at work to find out and since then, i have faced constant harassment in my work environment.

An atheist is not a common feature at all among Maldivians and the word has spread like wildfire since then. It has now come to the point where everyone I know, including my family, have become aware of my lack of belief.

In a society that has always been proud of their religious homogeneity, you can imagine what i am being put through. I have been subjected to numerous consultations with religious scholars and even my closest friends are not allowed to see me.

My company has already begun investigating a complaint regarding me, collecting testimony from fellow workers about my apostasy.

Just 3 days ago, i received two anonymous phone calls threatening violence if i do not start openly practicing Islam.

I am at my wit’s end now. I have been trying for sometime to secure employment abroad, but have not yet succeeded.

The only other alternative i can think of is to flee the country to seek asylum elsewhere. I have already written an e-mail to your organization, and am anxiously waiting for a reply. I found your e-mail address on facebook. I am in dire need of assistance and know of no one inside the country who can guide me.

I would have already left the country if i was sure i could meet the required burden of proof in an asylum claim. I would like to know if you would be able to help me in anyway should i travel to the U.K to seek asylum and what my chances are of making a successful claim.

Thank you for your consideration
Ismail Mohamed Didi

La notizia dell'uccisione di Rashid e Sajid Emmanuel e la foto del cadavere di uno dei fratelli provengono dall'articolo «Faisalabad, seppelliti i fratelli uccisi. Giustizia e Pace: abolire la legge sulla blasfemia», di AsiaNews.it. La notizia della morte di Ismail Mohamed Didi e la sua foto sono riprese da «Hanged air traffic controller sought asylum for fear of religious persecution», di Minivan News.

giovedì 10 giugno 2010

Il Vaticano e il problema delle pensioni

Serafino Sprovieri è Vescovo emerito (in pensione) di Benevento, e ha idee precise sull'Islam e sui transessuali.

Per quanto riguarda i musulmani e l'Islam (errori i ortografia e punteggiatura sono nell'originale, pubblicato sul sito Pontifex.Roma):
Ma é credibile il messaggio islamico?: " assolutamente no. L' Islam é figlio di una colossale impostura anche se a parziale scusante della loro aggressività, vi sono i torti subiti anche dai cristiani durante le crociate. Ma teologicamente l' Islam non é credibile in quanto mai si é approfondito storicamente o teologicamente sulle presunte rivelazioni di Maometto che allo stato sembrano assai nebulose e confuse".

Ma chi era Maometto?: " un colossale impostore, un imbroglione che sapeva muoversi bene, specie con le donne dalle quali, se ricche, ricavava grandi utilità economiche. Con terminologia attuale una specie di lenone o gigolò".

Lei definisce l' Islam satanico: " lo é. Se non viene dettato dallo Spirito santo e dunque mira al male che é nemico del bene, ovvero Dio, chiaramente ha provenienza diabolica, ovvero satanica, cerca quello che é ostacola il buono assoluto,ecco la sua natura satanica".
Ne ha anche per i transessuali:
A mio giudizio, specie i trans, sono un' offesa alla natura,la stravolgono con una condotta depravata e capricciosa. Sono contrari a Dio e al suo progetto, che io paragono ad un quadro da disegnare a tinte di amore. Ma loro questo quadro non lo completeranno mai in quanto conoscono il piacere, ma non l' amore che non é solo accoppiamento fisico, ma servizio e soprattutto, volto alla riproduzione. Quando qualcuno mi spiegherà come un trans o un gay possa generare vite, mi ricrederò
Giacomo Babini è Vescovo emerito di Grosseto. Anche lui ha le idee chiare sull'Islam. Parlando dei musulmani afferma:
Il Papa ha parlato di fratelli: " lo ripeto, il Papa in quel momento ha agito coraggiosamente e con grande senso di prudenza. Ma dal punto di vista teologico non ...

... sono nostri fratelli, ma quali fratelli, mi facciano il piacere. Il loro fanatismo trova radice in quell' autentico libro di falsità e menzogne che é il Corano e che qualche uomo di chiesa modernista o in vera di buonismo si azzarda a chiamare santo. Tra poco anche le chiacchiere di Buddha o di qualche mago saranno chiamati sacri, per questo feticcio del dialogo ad ogni costo".

Ma il Corano viene da Maometto: " bella roba. Intanto non si hanno prove, non vi sono fonti e tutti sappiamo, senza ora entare nello specifico chi fosse Maometto, personaggio decisamente poco limpido. Il vero guaio degli occidentali e di certi cattolici, é il voler piacere agli altri ad ogni costo, pur quando le evidenze dimostrano il contrario. A questo punto mi pare che ci sia poco spazio di manovra. Loro per il loro fanatismo insensato ci odiano e dobbiamo riconoscerlo. L' odio e la guerra santa sono concetti alla base dell' Islam e allora che cosa vogliamo?".
Mi verrebbe da commentare che questi signori sono molto lucidi ad analizzare le pecche dell'Islam, ma che purtroppo non hanno usato lo stesso rigore nell'analizzare la propria religione, ma credo che vi sia una considerazione più importante.

Visti gli sproloqui dei vescovi "emeriti", forse anche al Vaticano hanno problemi con l'età pensionistica. Chissà cosa succederà quando l'UE chiederà loro di uniformare l'età pensionistica delle donne...

giovedì 20 maggio 2010

Maometto, Facebook e arte

Disegnate tutti Maometto Day

Come forse qualcuno saprà, oggi 20 maggio 2010, è il primo "Everybody Draw Muhammad Day", in cui tutti sono invitati a disegnare un ritratto di Maometto.

Per quale motivo? Non per mostrarsi irrispettosi verso il sentimento religioso di qualcuno, ma per dire chiaramente che la libertà di espressione è molto importante, e che non siamo disposti a rinunciarvi in nome delle credenze di una particolare religione.

Credi che la tua religione ti vieti di raffigurare il tuo profeta? Sei liberissimo di non farlo.

Credi che questa limitazione valga per tutti? Beh, ti sbagli di grosso, la tua fede non comporta obblighi per me.

Credi di avere il diritto di usare violenza su chi non rispetta i dettami della tua religione? Sei solo un criminale e un intollerante.

Credi che non sia giusto obbligare gli altri a non raffigurare Maometto, ma pensi che sia giusto o più sicuro non farlo? Vuol dire che sei disposto a rinunciare alla tua libertà, ma forse non te ne rendi conto.

Tribunale pakistano chiude Facebook per immagini su Maometto

Se servisse una prova della necessità di questa giornata, ecco una notizia di Al Jazeera che cade a puntino: in Pakistan, il Movimento degli Avvocati Islamici ha chiesto e ottenuto da un tribunale la chiusura dell'accesso a Facebook da tutto il paese. La ragione?

Sul social network è comparsa una pagina di sostegno al "Everybody Draw Muhammad Day", e gli avvocati islamici l'hanno considerata blasfema. «La competizione ha ferito i sentimenti dei musulmani», ha affermato l'avvocato Chaudhry Zulfikar Ali.

Il governo aveva proposto di oscurare solo la pagina in questione, ma gli avvocati hanno insistito a oscurare tutto Facebook, e quindi tutto il sito è stato oscurato perché alcune persone non sono emotivamente mature a sufficienza da accettare l'idea che vi siano altre persone che non credono a ciò che credono loro.

Raffigurazione di Maometto

Dato che non sono bravo a disegnare, ho intenzione di partecipare inserendo un disegno di Maometto non mio. Il disegno raffigura al centro Maometto che regge la Pietra Nera:

L'autore è noto come Maestro delle Scene dalla Vita del Profeta, un miniatore attivo nel 1315.

La foto è di Gallo/Getty.

sabato 15 maggio 2010

Ancora sulla libertà di espressione

Come molti sapranno, il disegnatore svedese Lars Vilks, autore di un disegno raffigurante Maometto come un rondellhund, è stato assalito durante una lezione universitaria sulla libertà di parola da islamici "offesi" dal suo disegno. Solo l'intervento della polizia, che scorta Vilks da quando ha ricevuto minacce di morte e da quando è stato sventato un gruppo di terroristi che intendeva ucciderlo, ha impedito che questo episodio di violenza terminasse peggio.

Si tratta di un ennesimo episodio in cui dei musulmani affermano di essere stati offesi da una raffigurazione del loro profeta e in cui reagiscono con la violenza.

Un ennesimo episodio in cui una norma religiosa (quella della non raffigurazione del profeta dell'Islam, che non è neppure condivisa da tutti i musulmani) è imposta con la violenza anche a chi non è un fedele dell'Islam.

Ho già scritto a proposito di queste violenze, e posso confermare che quello che mi dà maggiormente fastidio è la disponibilità di molti non-musulmani di privarsi della propria libertà in nome del presunto "rispetto" per il sentimento religioso dei credenti.

La critica avanzata contro coloro che disegnano vignette di Maometto è riassumibile in questo post:
Alcuni cercano di demonizzare i musulmani con le vignette per dimostrare la propria "libertà di espressione". Cosa pensate di ottenere offendendo i musulmani? Credete che demonizzando i musulmani avrà un impatto sull'estremismo e la supremazia religiosi? Quali menti pensate che il disprezzo cambierà? Quali cuori credete che la mancanza di rispetto raggiungerà?
Il problema di questa posizione è che non comprende il cuore della questione. Ovviamente sarebbe meglio se esistesse una possibilità di conservare la libertà di espressione senza che nessuno si sentisse offeso. Ma questo non è possibile, dato che il cuore della questione è che qualcuno afferma di essere offeso proprio dalla libertà di espressione altrui.

Da una parte c'è chi afferma che ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, quale che esso sia. Dall'altra parte c'è chi afferma che le proprie credenze religiose sono più importanti della libertà di espressione.

Bisogna decidere da quale parte stare. Non è possibile tentennare, in questa battaglia.

Aggiornamento
Due ragazzi svedesi di origine kosovara hanno dato fuoco alla casa di Vilks.

lunedì 26 aprile 2010

«Picchiare le donne fa parte della libertà religiosa»

«Frauen schlagen gehört unter die Glaubensfreiheit»
Cioè, in tedesco,
«picchiare le donne fa parte della libertà religiosa»

Lo ha affermato durante una trasmissione della televisione svizzera Nicolas Blancho, convertito all'Islam e presidente del "Consiglio centrale islamico svizzero". Il quale ha aggiunto
Non devo fornire nessuna giustificazione perché non ho commesso nessun reato. Ognuno è libero di credere a quello che vuole, purché si rispetti la legge.
Caro signor Blancho, spero che in Svizzera, come in Italia, la legge punisca l'apologia di reato e che lei passi un po' di tempo nelle accoglienti carceri svizzere.

Detto questo, mi piacerebbe che nella sua testolina barbuta entrasse il concetto che la sua libertà di religione termina dove inizia la libertà di ogni donna a non essere picchiata da nessuno.

E, se potessi chiedere ancora un'altra cosa, mi piacerebbe che lei cogliesse l'ironia del fatto che lei si appelli ad un diritto, quello di religione, che è assolutamente incompatibile con la sua religione, per la quale gli apostati vanno puniti con la morte.

Mediti, signor Blancho.

Grazie a Marcoz per la segnalazione di questa mostruosità.

venerdì 23 aprile 2010

South Park e il diritto di criticare

Rivoluzione Musulmana vs. South Park

Secondo Wikipedia, Revolution Muslim è:
un'organizzazione e un movimento islamico radicale con sede a New York che sostiene la formazione di uno stato islamico, il terrorismo sia negli Stati Uniti che nei paesi democratici di tutto il mondo, la rimozione degli attuali governanti dei paesi musulmani, la distruzione di Israele, e la fine di quello che loro considerano "imperialismo occidentale".
Il movimento è diventato improvvisamente famoso perché uno dei suoi capi, Abu Talhah al Amrikee, ha scritto un post sul sito RevolutionMuslim.com, in cui minaccia i creatori del cartone animato South Park, Trey Parker e Matt Stone, per aver raffigurato Maometto col costume di un orso.

Il post di Amrikee inizia con una foto del cadavere di Theo Van Gogh. Van Gogh era un regista e un giornalista olandese, autore del cortometraggio Submission, che denuncia la violenza sulle donne nelle società musulmane. Dopo aver ricevuto una serie di minacce di morte, il 2 novembre 2004 Van Gogh fu stato brutalmente assassinato. Mohammed Bouyeri, legato al gruppo terroristico Hofstad, uccise Van Gogh con otto colpi di pistola, gli tagliò la gola, lo decapitò e lo pugnalò, lasciando un volantino con minacce al co-autore di Van Gogh.

Dopo aver annunciato la messa in onda della puntata incriminata, Amrikee pubblica nel proprio post informazioni sulla residenza dei due registi di South Park, indicando dove possono essere trovati. Poi Amrikee "avverte" Parker e Stone, con stile che ricorda gli avvertimenti mafiosi:
Dobbiamo avvertire Matt e Trey che ciò che stanno facendo è stupido e che probabilmente finiranno come Theo Van Gogh per aver mandato in onda questa puntata. Questa non è una minaccia, ma un avvertimento sulla realtà di ciò che probabilmente accadrà loro.
A seguito delle minacce, Comedy Central (l'emittente di South Park) ha deciso di censurare l'episodio, cosa che a Parker e Stone non è andata giù.

Ritorno al Medioevo?

Amrikee e Revolution Muslim vogliono, anzi pretendono, che tutto il mondo rispetti i precetti musulmani. Pretendono che chiunque — musulmani, scettici, cristiani, ebrei, eccetera — limitino la propria libertà di espressione perché la loro religione non permette la raffigurazione del loro "Profeta".

Bouyeri e gli altri estremisti islamici sono disposti ad uccidere affinché nessuno critichi la loro religione, anche solo per dire che il loro libro ispirato, il Corano, approva la violenza sulle donne (Corano 4:34):
Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele.
Amrikee e Revolution Muslim pretendono che si rinunci a tutto il sapere che essi ritengono incompatibile col loro libro "ispirato". Non è un caso che il post precedente a quello di minacce nei confronti degli autori di South Park fosse un attacco alla teoria dell'evoluzione.

Comedy Central, infine, ritiene che sia giusto chinare il capo di fronte a queste minacce e a queste violenze. Che i violenti e gli intolleranti abbiano diritto di dettare agli altri cosa dire, cosa pensare, cosa credere.

Lottare per i propri diritti

Io, invece, ritengo che Bouyeri sia un criminale e che Amrikee sia un intollerante e un violento. E che il primo debba restare in carcere, dove dovrebbe essere raggiunto dal secondo.

Credo che tutti abbiano il diritto di parola, e che questo diritto di parola include anche il diritto a criticare le posizioni altrui. Si, anche le credenze religiose altrui.

Credo che questo diritto di critica sia inalienabile e prezioso anche quando le critiche sono sbagliate. Dunque credo che sia ancor più inalienabile e prezioso quando queste critiche sono rivolte ad una visione oscurantista della società, retaggio di un mondo medioevale e oscuro.

Credo anche che si debba lottare per i propri diritti. Che ci sono troppe persone in giro per il mondo che vogliono toglierceli, che sono disposte ad uccidere coloro che esercitano i propri diritti, che pretendono di imporre la propria visione con la violenza. Che chinare il capo come ha fatto Comedy Central sia una vergogna, che ricade in primis su di loro, ma anche su tutti coloro che non ne denunciano l'idiozia.

Infine, credo che sia ora di smettere di riconoscere alle religioni, a tutte le religioni, un rispetto speciale e tacito, tale da imporre il silenzio di fronte alle loro oscenità. Che si accettino comportamenti, prevaricazioni, intrusioni, violenze fisiche e psichiche, solo perché chi li mette in atto afferma che siano compatibili con una sua credenza intima, che chiama religione.

mercoledì 14 aprile 2010

L'Avvenire su Agora

Venerdì 23 aprile esce nelle sale italiane Agora, film di Alejandro Amenábar dedicato alla figura di Ipazia. Parlai del film undici mesi fa; nel frattempo la distribuzione italiana ha avuto una storia travagliata ma si è conclusa positivamente, con l'acquisto dei diritti da parte di Mikado dopo che nessun distributore l'aveva acquistato per l'uscita a settembre.

La figura di Ipazia mette in sommovimento il mondo cristiano: in quanto donna, scienziata e non cristiana (era pagana), va a toccare nervi scoperti della cultura cristiana, come testimoniato dal tentativo di screditarla da parte di cristiani non certo di scarsa cultura (si veda il post "La seconda morte di Ipazia").

In concomitanza con l'uscita nelle sale, anche il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Avvenire - che, per inciso, incassa circa 6 milioni di euro l'anno di contributi statali -, ha dedicato un articolo al film. Anzi, due.

Ipazia cristiana!

Il primo è una rubrica, "Lupus in pagina", di Gianni Gennari, che si intitola "Ipazia: donna cristiana e la storia fatta a fette". La segnalo perché Gennari commette strafalcioni impressionanti per un giornalista, che quantomeno dovrebbe controllare le sue fonti. Il nostro, infatti, reagisce agli articoli che attribuiscono la morte di Ipazia ai cristiani, con una rivelazione sconvolgente: Ipazia era cristiana, ammirata da cristiani (Sinesio di Cirene e Socrate Scolastico) e la sua memoria fu preservata da cristiani!

Magari qualcuno potrebbe spiegare qualche cosa a Gennari. Primo, che Ipazia non era cristiana: era una pagana, una neoplatonica per la precisione. Secondo, Sinesio di Cirene fu suo allievo prima di convertirsi e diventare vescovo, ma le rimase comunque affezionato, come attestano le lettere che le scrisse fino al 413, anno della sua morte; Socrate Scolastico ne parla bene, ma non così la pensavano Cirillo di Alessandria, mandante quanto meno morale del suo assassinio, e Giovanni di Nikiu. Terzo: i cristiani conservarono la memoria di Ipazia perché raccontarono la storia del suo nemico, Cirillo, poi santificato; possiamo sentire l'altra campana solo perché si è conservata la testimonianza di Damascio, filosofo pagano.

La Chiesa arrogante e spietata di Cirillo

Ma l'Avvenire pubblica anche un articolo più serio, informativo ed equilibrato, una polemica di Alessandro Zaccuri intitolata "Una strana Ipazia illuminista". Verso la fine dell'articolo Zaccuri scrive:
[...] con la scena madre della distruzione della Biblioteca da parte dei cristiani il film cambia bruscamente di tono e il gioco delle analogie si fa più evidente. Cirillo e i suoi seguaci, i monaci parabolani, si presentano come una sorta di Gestapo, la Chiesa è una congrega oscurantista e misogina (ma perché anche qui, come già nel Codice Da Vinci, ci si dimentica sempre della Vergine Maria?), [...]

[...] Il risultato è che, al di là delle raffinatezze filologiche di cui Agora è costellato, l’impressione generale che lo spettatore ne ricava è di una Chiesa arrogante e spietata, che si fa scudo del nome di Dio per compiere stragi e perseguitare innocenti.
Il motivo per il quale l'impressione della Chiesa alessandrina che si ricava dal film è di un'organizzazione oscurantista, violenta, intollerante e interessata al potere secolare è, semplicemente, che la Chiesa di Cirillo era proprio così. Sia chiaro: non nego l'esistenza di cristiani sinceri, dalla fede tormentata e interessati all'anima, come non nego le sottigliezze teologiche di Cirillo. Ma l'altra faccia della Chiesa, il suo lato "oscuro" era ben presente.

Anzitutto, la Chiesa di cui parliamo è quella diventata religione lecita da meno di un secolo e religione ufficiale dell'Impero Romano da pochi decenni. I cristiani passano dall'essere vittime a carnefici, da perseguitati a persecutori.

Siamo in un'epoca in cui i cristiani di Callinico mettono a fuoco la locale sinagoga, l'imperatore Teodosio ordina di far pagare la ricostruzione al vescovo locale e il Vescovo di Milano, Ambrogio, si oppone.

Siamo in un'epoca in cui i cristiani di Alessandria guidati dal vescovo Teofilo, zio e predecessore di Cirillo, distruggono il tempio pagano del Serapeo, sede della Biblioteca di Alessandria, con grave perdita per la cultura

Un'epoca in cui lo stesso Cirillo perseguita Ebrei e novaziani (cristiani eretici), in cui monaci provenienti dal deserto entrano ad Alessandria e quasi uccidono il prefetto della provincia.

Siamo, infine, in un periodo in cui una confraternita cristiana dedita alla sepoltura dei morti insepolti, i parabolani, è divenuta una guardia armata del vescovo, dedita a violenze contro pagani, ebrei ed eretici, come quella operata per volere di Teofilo contro presunti eretici, i cosiddetti "lunghi fratelli", in realtà oppositori di Teofilo.

Inoltre, se guardiamo alla realtà alessandrina dell'epoca, gli scontri che coinvolsero Cirillo e i suoi avversari erano lotte per il potere secolare, non per la religione.

Uno dei maggiori oppositori di Cirillo fu infatti il prefetto augustale Oreste. Oreste era un cristiano, ma in quanto funzionario imperiale mal sopportava le continue ingerenze di Cirillo in materie di competenza civile (Zaccuri ha ragione quando parla di paragoni con la nostra epoca); in quanto funzionario imperiale, teneva rapporti con tutte le componenti etnico-religiose della città, cristiani, ebrei e pagani, e proprio per questo era in buoni termini con Ipazia.

Come raccontano fonti cristiane, furono monaci cristiani, provenienti dal deserto di Nitria, ad attentare alla vita di Oreste, che era visto come oppositore di Cirillo, ma la popolazione di Alessandria si schierò dalla parte del suo prefetto e impedì che fosse ucciso. Oreste fece torturare e uccidere il monaco che l'aveva ferito; Cirillo decise allora di farne un martire, Ammonio Thaumasius, ma i suoi fedeli sapevano che il monaco era morto per la sua aggressione e non per la sua fede, e Cirillo fece cadere la storia del martire.

Furono i parabolani, la guardia di Cirillo, a uccidere Ipazia, la donna che consideravano ostacolo alla riconciliazione tra Cirillo e Oreste. Racconta lo storico cristiano Socrate Scolastico (Storia ecclesiastica VII.15) che i parabolani:
dall'animo surriscaldato, guidati da un lettore di nome Pietro, si misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brani del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò biasimo non piccolo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria.
Zacconi termina:
D’accordo, l’intento di Amenábar sarà anche stato quello di mettere in guardia contro i fondamentalismi. Ma allora, petizione per petizione, non si potrebbe chiedere al regista di dedicare il suo prossimo film alle persecuzioni dei cristiani in Paesi come il Pakistan?
Devo dire che questa affermazione da parte di un giornalista che ha per referente l'organizzazione egemone in Italia, con ramificazioni praticamente in tutti gli àmbiti sociali, culturali e politici, mi fa sorridere per la sua ingenuità.

Da una persona come Zacconi, dopo la visione del film, mi sarei atteso due parole due sulla violenta e vile uccisione di Ipazia da parte del braccio armato che la sua Chiesa ha proclamato santo e Dottore della Chiesa.

Ecco l'anteprima italiana del film:


P.S.: a Zacconi che lamenta il fatto che la Chiesa sia dipinta come misogina, "dimenticandosi sempre della Vergine Maria", credo che abbia già risposto egregiamente il regista. Nel trailer si sente un personaggio (Cirillo?) che ripete una frase simile a questa:
Non permetto alla donna d'insegnare, né di usare autorità sul marito, ma ordino che stia in silenzio.
Zacconi le riconosce? Sono parole che i cristiani considerano ispirate, pronunciate da Paolo di Tarso (Prima lettera a Timoteo, 2:12). Parole che hanno segnato l'atteggiamento della Chiesa verso le donne per secoli.