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martedì 28 dicembre 2010

Messori e le motivazioni dell'eutanasia

Mi è capitato di leggere due articoli di Vittorio Messori sulle motivazioni dell'eutanasia, articoli tratti da La Bussola Quotidiana e intitolati «Duri a morire» e «Il significato del soffrire».

Lo specchio dell'egoismo

Nel primo articolo l'apologeta ricorda come già nel 1982 avesse previsto che l'eutanasia sarebbe diventata legale anche in Italia, seguendo il percorso di divorzio e aborto; di fronte a questa ineluttabilità, Messori afferma che la vera ragione dell'inesorabilità di questo percorso sarebbe «il desiderio di liberarsi di qualcuno o di qualcosa»:
In fondo, il divorzio permette al marito di liberarsi dalla moglie che non sopporta più e viceversa; l’aborto permette di liberarsi del pupo in arrivo e che limiterebbe la mia libertà o graverebbe troppo sulle mie finanze; l’eutanasia mi permette di liberarmi del nonno che non vuole congedarsi e magari liberare la casa. 
A me questo ragionamento pare alieno e aberrante: davvero la maggioranza degli italiani che è a favore dell'eutanasia vuole solo uccidere il proprio padre o il proprio nonno che sta male? Davvero questa ecatombe di anziani genitori è impedita soltanto dall'illegalità dell'eutanasia?

martedì 13 aprile 2010

Ancora su Zola, Lourdes, Messori e Pellini


Credo che questo sarà il mio ultimo post sulla questione "Messori vs. Zola", un incontro dal quale l'apologeta è uscito con le ossa rotte.

Il professor Pierluigi Pellini ha pubblicato su Nazione Indiana un'ultima replica agli attacchi di Messori contro Zola: «Bufale Ultimissime». Credo che non vi sia altro da dire, oltre che ribadire il fatto che Messori ha fatto una pessima figura: va bene essere sconfitti, ma nella vita bisogna saper incassare con stile.

Per chi volesse una ricapitolazione chiara e lineare dei fatti, suggerisco l'articolo «Le storie di Messori», dal blog Bioetiche.

La foto è Non mollo..., di Luca Rossato.

domenica 11 aprile 2010

Il Messori incatenato, o Anche gli apologeti si piangono addosso

Vittorio Messori, noto apologeta cattolico, ha pubblicato un post sul suo blog in cui si piange addosso, puntando il dito contro la cattiveria di chi la pensa differentemente da lui.

Piccolo riassunto delle puntate precedenti.
Puntata 1: La cattiva regista austriaca Jessica Hausner gira il film Lourdes, che riceve premi sia dall'organizzazione cinematografica cattolica che dai cattivissimi dell'UAAR.

Puntata 2: Il nostro eroe Vittorio Messori sconfigge i nemici della fede e di Lourdes con un articolo sul Corriere della Sera in cui svergogna il cattivone Emile Zola, colpevole di essersi rimangiato la parola riguardo ad un miracolo mariano. Ma Satana non si dà per vinto, e assume le sembianze del traduttore di Zola, il professor Pierluigi Pellini, il quale, cattivissimo, risponde a Messori sostenendo che l'eroe ha mentito! Il Bene resiste ancora un po', e il Corriere non pubblica la risposta di Pellini, ma Satana ha mille risorse e la risposta di Pellini vede la luce.

Puntata 3: Il cavaliere senza macchia e senza paura (Messori) risponde a Pellini sul proprio blog, in un articolo non linkato nella pagina principale in quanto in attesa di pubblicazione sul Corriere della Sera, ma riportato in lungo e in largo per la blogsfera. Ma il tempo passa e l'articolo non viene pubblicato sul Corrierone: che i cattivi abbiano trionfato?
Ebbene, finalmente il Bene contrattacca: Messori può pubblicare la sua risposta a Pellini. Purtroppo il Male è ancora potente, e quindi la risposta non andrà sulle pagine del Corriere della Sera, ma de Il Timone, "periodico di apologetica popolare". Ma cosa c'è di interessante in questa risposta?

Innanzitutto, Messori ritratta quanto aveva scritto nel primo articolo, confermando quanto scritto da Pellini, ma lo fa tacitamente, senza avvisare i suoi lettori. Certo, conferma altri particolari, la bufala della scommessa di Zola non è più ripetuta.

Ma mi interessa soprattutto il cappello introduttivo della sua risposta. Messori aveva infatti intenzione di presentare la sua risposta come una lettera al direttore del Corriere. Ora che il Corriere non pubblica più la risposta, come invece sbandierato per settimane dal blog di Messori, l'apologeta cristiano inserisce alcune parole di spiegazione per i lettori de Il Timone. E non è che questa spiegazione deponga a favore di Messori, anzi.

Messori afferma: "Mi sono visto aggredito, spesso con autentico odio, su siti Internet,soprattutto per i cenni dedicati a Emile Zola".

Questo vittimismo mi pare infondato e degradante per il nostro autore. Innanzitutto il suo articolo è stato sbugiardato da un professionista, di cui lui non si degna neppure di fare il nome, il quale ha elencato gli errori nell'apologia messoriana, ma non ha certo avuto parole d'odio per l'apologeta. La risposta di Pellini è stata poi ripresa in alcuni blog, non molti, e da una rapida ricerca non mi pare che vi siano "aggressioni con autentico odio", come riporta vittimisticamente Messori: certo i commenti non sono sempre favorevoli, ma uno non può riportare una bufala e attendersi un'ovazione!

Messori continua affermando di aver scritto la risposta sotto forma di lettera al direttore e dicendo: "Di comune accordo [col direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli] abbiamo poi deciso di non pubblicarla sul Corriere, anche per non dare a quegli aggressori la soddisfazione di essere presi sul serio sulle colonne del più diffuso giornale italiano".

L'apologeta dice che la motivazione della mancata pubblicazione della lettera sarebbe stata anche quella di non dare soddisfazione agli aggressori; segno che di motivazioni ne esiste almeno un'altra, e non posso fare a meno di pensare, malignamente, che sia l'insufficienza della sua risposta, forse adatta ai lettori de Il Timone, un po' meno a quelli del prestigioso Corriere.

Messori, però, tace anche ai lettori de Il Timone - che ricordo essere un "periodico di apologetica", in cui Messori dunque "gioca in casa" - l'effettiva fonte delle critiche a lui portate, il professor Pierluigi Pellini, liquidandole come "polemiche avvenute sulla Rete" (cosa vera in parte, dato che l'articolo di Pellini è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano).

Credo che Messori non abbia fatto una bella figura, in questo caso.

La foto è "The Apology Project #2", di Tsar Kasim (CC-by-sa).

martedì 6 aprile 2010

Cortocircuiti (III): chiacchiericcio e meschinità

Il giorno di Pasqua, durante la cerimonia in Piazza San Pietro, il cardinale Angelo Sodano ha preso la parola e, con uno strappo alle consuetudini, ha rivolto un saluto a Papa Ratzinger:
E' con lei il popolo di Dio, che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio del momento, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti.
Adesso verranno a dire che no, non era un riferimento alle accuse avanzate al Papa di aver gestito in modo indegno tutta la questione decennale degli abusi sessuali su minori da parte di preti. Così come nel caso di Cantalamessa, che durante la Via Crucis al Colosseo ha affermato che la Chiesa è perseguitata come lo furono gli Ebrei, voci apologetiche come quella di Messori si sono subito alzate a dire che è solo un problema di cattiva comunicazione, anche in questo caso verranno a dire che Sodano parlava d'altro.

Mi sta venendo il dubbio che Joseph Ratzinger sia davvero innocente di tutto. Si, avrà sbagliato a gestire il caso del prete tedesco che, all'epoca del suo arcivescovato aveva violentato un bambino di undici anni e che Ratzinger fece semplicemente sottoporre a terapia. Ma, appunto, ho il dubbio che anche in quel caso sia stato malconsigliato. Del resto, come può una persona come lui, rinchiusa tra le mura del Vaticano, avere una visione corretta del mondo al di fuori delle mura leonine, se quelli che lo circondano e che dovrebbero aiutarlo a comprendere le cose sono così propensi a "fraintendere"?

Del resto Ratzinger è circondato da persone che, per piaggeria o per altri motivi, non fanno altro che celebrarne le azioni, come se fosse un idolo pop, invece di fargli capire che talvolta sbaglia anche lui.

Un esempio. Dopo decenni di silenzio Ratzinger scrive una lettera infuocata alla Chiesa irlandese, in cui dice chiaro e tondo che chi ha sbagliato deve pagare. Bene, peccato che la lettera sia indirizzata esclusivamente agli irlandesi, e che non lo sfiori neppure da lontano l'idea che il suo comportamento in Germania non è troppo dissimile da quello dei vescovi irlandesi.

Allora i suoi cortigiani cosa dicono? Cantalamessa afferma che è in atto una persecuzione della Chiesa che ricorda l'antisemitismo, Sodano che si tratta di chiacchiericcio. E Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, se ne esce con una difesa delle azioni del Pontefice così arzigogolata e fasulla che da sola è indizio di colpevolezza certa.

domenica 14 marzo 2010

Zola, Lourdes e gli apologeti cattolici

Vittorio Messori è uno dei principali scrittori cattolici italiani. Messori è stato in gioventù un laico agnostico, che nel 1964 si convertì al cattolicesimo a seguito della lettura dei Vangeli; da allora è diventato un fervente cristiano in cerca di spiegazioni razionali a sostegno della sua fede, un difensore del cattolicesimo. Un apologeta, insomma, e un apologeta di successo: il suo Ipotesi su Gesù (1976) ha venduto un milione e mezzo di copie, ha scritto un libro-intervista a Giovanni Paolo II e uno con Joseph Ratzinger, quando non era ancora pontefice.

Per il Corriere della Sera, Messori ha pubblicato un articolo intitolato «Come nell'Ottocento si riaccende (ora su Internet) la guerra di Lourdes», scaturito dal dibattito legato al film Lourdes, di Jessica Hausner (di cui ho già parlato). Nel suo articolo Messori attacca Emile Zola, che lui chiama «maestro del materialismo ateo». Messori narra di come nel 1892 Zola, che si era aggregato al Pellegrinaggio Nazionale al santuario mariano per scrivere il suo romanzo Viaggio a Lourdes, conobbe una donna coperta di piaghe purulente, Marie Lebrauchu, e disse che si sarebbe convertito se essa fosse guarita miracolosamente. Messori aggiunge che Lebrauchu guarì non appena immersa nell'acqua, ma che Zola, pur assistendo incredulo ai fatti, non si convertì: anzi, tentò di corrompere Lebrauchu per farle negare la guarigione, inutilmente.

Questa storia, già citata da Messori nel libro Ipotesi su Maria, fu ripresa da Antonio Socci, altro apologeta cristiano e fervente devoto della Madonna in un articolo su Libero.

Eppure le cose non sono andate nel modo narrato da Messori. Lo svela Pierluigi Pellini, docente di Letterature comparate all'Università di Siena e curatore dell'edizione italiana dei romanzi di Zola. Pellini spiega come Messori abbia attribuito a Zola gli eventi narrati al protagonista del romanzo, scambiano la finzione per la realtà; Messori avrebbe anche accettato senza verificarle le accuse contro Zola formulate all'epoca dal medico incaricato di verificare le guarigioni miracolose e dal biografo di Bernardette (la pastorella che avrebbe avuto le visioni).

Putroppo, la replica di Pellini è stata ignorata dal Corriere della Sera, ed è stata pubblicata solo il 13 marzo su Il Fatto Quotidiano («Chi ha paura di Emile Zola», p. 18). Se il Corriere non ne prendesse atto, potremmo gridare alla censura cattolica? Probabilmente ci sono altre ragioni, ma che un quotidiano nazionale pubblichi un tale articolo senza poi pubblicarne la smentita è un segno negativo dei tempi.

Nella prima foto, Vittorio Messori. Nella seconda foto, Pierluigi Pellini. Il testo dell'articolo del professor Pellini pubblicato su Il Fatto Quotidiano è riprodotto nel blog Nazione Indiana. Segnalo anche un altro commento ad un articolo apologetico di Messori in difesa della Chiesa nello scandalo dei preti pedofili: «Il più sano c'ha la rogna», di Teo Leorini.

Aggiornamento. Pare che Messori abbia risposto a Pellini sul Corriere. Dico "pare", perché un anonimo commentatore ha fatto il giro dei blog che hanno trattato l'argomento e ha postato il link ad un articolo di Messori sul sito di Messori; però questo articolo è accessibile solo attraverso il link diretto dell'anonimo commentatore, perché Messori non l'ha ancora pubblicato "in attesa della pubblicazione sul Corriere della Sera, domenica". A tal proposito, Pellini ha spiegato perché non ha ancora risposto a Messori nel post "Bufale alla carica", dal sito Nazione Indiana.