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martedì 21 gennaio 2014

Il "Signore" uccide un uomo colto a raccogliere la legna di sabato

Da Numeri, capitolo 15, versetti 3236:
Mentre gli Israeliti erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. Quelli che l'avevano trovato a raccogliere legna, lo condussero a Mosè, ad Aronne e a tutta la comunità. Lo misero sotto sorveglianza, perché non era stato ancora stabilito che cosa gli si dovesse fare. Il Signore disse a Mosè: «Quell'uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori dell'accampamento». Tutta la comunità lo condusse fuori dell'accampamento e lo lapidò; quegli morì secondo il comando che il Signore aveva dato a Mosè.
Il blasfemo, Niccolò dell'Abbate, Louvre
Da Levitico, capitolo 24, versetti 1123:
Il figlio della Israelita bestemmiò il nome del Signore, imprecando; perciò fu condotto da Mosè. [...] Lo misero sotto sorveglianza, finché fosse deciso che cosa fare per ordine del Signore. Il Signore parlò a Mosè: «Conduci quel bestemmiatore fuori dell'accampamento; quanti lo hanno udito posino le mani sul suo capo e tutta la comunità lo lapiderà. Parla agli Israeliti e di' loro:
Chiunque maledirà il suo Dio, porterà la pena del suo peccato.
Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare. Straniero o nativo del paese, se ha bestemmiato il nome del Signore, sarà messo a morte.
Chi percuote a morte un uomo dovrà essere messo a morte.
Chi percuote a morte un capo di bestiame lo pagherà: vita per vita.
Se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all'altro: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatta all'altro.
Chi uccide un capo di bestiame lo pagherà; ma chi uccide un uomo sarà messo a morte.
Ci sarà per voi una sola legge per il forestiero e per il cittadino del paese; poiché io sono il Signore vostro Dio».
Mosè ne riferì agli Israeliti ed essi condussero quel bestemmiatore fuori dell'accampamento e lo lapidarono. Così gli Israeliti eseguirono quello che il Signore aveva ordinato a Mosè.

Come si può credere che un dio che ordina esplicitamente e personalmente di uccidere un uomo perché ha raccolto la legna di sabato e un altro perché lo ha insultato possa essere un "Padre" amorevole, disposto persino a far morire il proprio "Figlio" per salvare gli esseri umani, e il cui messaggio centrale è l'amore per tutti?

In che modo i credenti spiegano questi episodi? E in che modo sono certi che la loro non sia una razionalizzazione volta a salvare la loro fede nel Gesù che hanno in mente?

I brani della Bibbia sono quelli dell'edizione CEI, tratti dal sito La Parola (laparola.net). Il disegno è Il blasfemo, di Niccolò dell'Abbate (1509 o 1512 – 1571) [dominio pubblico], attraverso Wikimedia Commons

giovedì 21 giugno 2012

Non vi lamentate, se no Gesù manda i serpenti a mordervi!

Michelangelo, Il Serpente di Bronzo,
Cappella Sistina
Steve Wells, autore del blog Dwindling in Unbelief, ha pubblicato un interessante articolo intitolato «So it was Jesus that sent the serpents to bite people for complaining!», «Quindi fu Gesù che mandò i serpenti a mordere la gente che si era lamentata!».

L'articolo fa riferimento ad un episodio biblico (Numeri 21:5-6). Gli israeliti sono usciti dall'Egitto e sono nel deserto; non c'è pane e non c'è acqua, e il popolo si lamenta:
Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatti uscire dall'Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c'è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Dio aveva in precedenza risposto ad una lamentela simile facendo sgorgare acqua da una roccia percossa con un bastone da Mosè, ma stavolta ha perso la pazienza e punisce il lamentoso popolo eletto:
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d'Israeliti morì.

lunedì 28 novembre 2011

La Bibbia? «Volgare e violenta», va ritirata dalle librerie

Brendan Smith è l'autore del sito «The Brick Testament» (Il Testamento di mattoncini, più o meno), in cui pubblica le storie della Bibbia ricostruite attraverso i mattoncini Lego. Si tratta di un lavoro che va avanti da circa un decennio e ha prodotto quasi 5000 illustrazioni per 400 scene.
Ecco Gesù sulla croce:

Le storie sono riprese direttamente dalla Bibbia e adattate il più precisamente possibile (talvolta con virtuosismi notevoli nel piegare i mattoncini alle necessità narrative), e corredate da citazioni dirette dei brani biblici o comunque direttamente derivate dagli stessi.

Il lavoro è notevole, ed oltre che sul sito http://www.bricktestament.com/index.html è stato pubblicato anche in edizione cartacea. Smith è infatti l'autore di The Brick Bible: A New Spin on the Old Testament, un libro contenente alcune delle storie pubblicate sul sito.


Pochi giorni dopo la pubblicazione del libro nelle librerie statunitensi, Smith è stato informato che The Brick Bible è stato ritirato dalla catena di distribuzione Sam's Club a causa di «un piccolo, imprecisato numero di rimostranze di clienti di Sam's Club che il libro sia volgare e violento, e che l'autore è ateo».

Insomma, dei credenti ritengono che questo libro di storie della Bibbia, evidentemente percepito come destinato ad un pubblico di minori, sia troppo «volgare e violento». E dire che l'edizione cartacea manca persino delle scene raffiguranti rapporti sessuali!

Che la Bibbia non sia una storia per ragazzini, dunque, lo pensano persino i cristiani!

Daniel Terdiman, «'Brick' breaker: Lego bible too racy for Sam's Club», CNet, 23 novembre 2011.

martedì 24 maggio 2011

«Sette regole d'oro per i teologi cristiani riguardo l'Antico Testamento e il suo rapporto col Nuovo Testamento»

«Seven Golden Rules for Christian Theologians concerning the Old Testament and Its Relationship to the New Testament» è un interessante articolo di Gerd Lüdemann, che riassume alcune conclusioni della ricerca accademica sull'Antico Testamento che possono essere d'aiuto ai teologi cristiani.

Lüdemann, professore di Storia e letteratura del Cristianesimo delle origini all'Università di Gottinga, ritiene che i teologi cristiani dovrebbero essere coscienti dei seguenti fatti:
  1. gli autori del Nuovo Testamento hanno frainteso praticamente tutte le profezie dell'Antico Testamento che citano: gli autori veterotestamentari non avevano cioè in mente ciò che quelli neotestamentari attribuiscono loro, sia che si tratti di errori, sia che si tratti di manipolazioni (Lüdemann cita come esempio le cinque profezie riportate da «Matteo» riguardo la natività di Gesù);
  2. la storia del popolo di Israele nasce col sorgere del regno davidico e il lento passaggio dal politeismo all'adorazione preferenziale di Yahweh, seguito dal culto esclusivo di quest'ultima divinità a seguito degli eventi dell'Esilio. La narrazione precedente (Patriarchi e Giudici) non è storia, ma letteratura risultante dalla proiezione della cultura ebraica di epoca persiana ed ellenistica al periodo antecedente la monarchia;
  3. tradizioni cultuali, legali o sapienziali che non avevano basi storiche ne furono provviste tramite la loro invenzione e attribuzione a profeti e patriarchi. Ciò mina la validità storica delle narrazioni antecedenti l'Esilio;
  4. «nessuno dei libri di Mosè viene da Mosè; nessuno dei salmi di Davide viene da Davide; nessuno degli oracoli di Salomone viene da Salomone; nessuna delle visioni di Daniele viene da Daniele. Solo pochissime parole dei Profeti provengono dai profeti che danno i nomi a quei libri. Non ci fu Esodo fuori dall'Egitto, nessuna rivelazione sul Sinai, e nessuna trasmissione dei Dieci Comandamento. Abramo, Isacco, Mosè e Giosuè sono semplicemente dei nomi; Gerico non fu mai conquistata. Queste affermazioni non possono essere mai ripetute abbastanza, poiché sono i necessari correttivi alla fallace storia sacra che permise ai funzionari ecclesiastici e ai politici collaboratori di mantenere il potere per circa 2000 anni.»;
  5. poiché nelle facoltà teologiche tedesche lo studio dell'Antico Testamento è indirizzato alla sua interpretazione in chiave neotestamentaria, e poiché i principali studiosi veterotestamentari rigettano la validità storica di questo approccio, questi studiosi hanno abbandonato le facoltà confessionali;
  6. l'Antico Testamento non è un'anticipazione del Nuovo, e il Nuovo Testamento non è un completamento dell'Antico. Si tratta di due raccolte di testi tra loro indipendenti, riferite a culture differenti;
  7. l'Esodo dall'Egitto e la risurrezione di Gesù, cuore rispettivamente dell'Antico e del Nuovo Testamento, sono storicamente indimostrati. Continuare a sostenere la validità di questi eventi costituisce un errore che mina alle fondamenta la dottrina cristiana.
Gerd Lüdemann, «Seven Golden Rules for Christian Theologians concerning the Old Testament and Its Relationship to the New Testament», The Bible and Interpretation, novembre 2009. Post ispirato (al limite del plagio, in effetti) da «7 regole da non dimenticare della storia del cristianesimo», Keraunia, 26 novembre 2009.

martedì 17 maggio 2011

«Le pagine "oscure" della Bibbia»


Nell'articolo «Persone pie che massacrano in nome di Dio: Bin Laden e Saul», citavo la storia narrata nel capitolo 15.1-9 del Primo libro di Samuele, in cui Yahweh dice a Saul, per mezzo del profeta Samuele («Amalek» sta qui a indicare il popolo degli Amaleciti):
Ho considerato ciò che ha fatto Amalek a Israele, ciò che gli ha fatto per via, quando usciva dall'Egitto. Va' dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini.

Nella successiva discussione è emersa la risposta «standard» dei cattolici, secondo la quale quei testi vanno interpretati, la rivelazione è progressiva, va intesa nel contesto storico, eccetera. Sono andato allora alla fonte di questa interpretazione, e ho trovato il seguente brano nell'«esortazione apostolica post-sinodale» Verbum Domini (l'enfasi è nell'originale):
Le pagine «oscure» della Bibbia

42. Nel contesto della relazione tra Antico e Nuovo Testamento, il Sinodo ha affrontato anche il tema delle pagine della Bibbia, che risultano oscure e difficili per la violenza e le immoralità in esse talvolta contenute. In relazione a ciò si deve tenere presente innanzitutto che la rivelazione biblica è profondamente radicata nella storia. Il disegno di Dio vi si manifesta progressivamente e si attua lentamente attraverso tappe successive, malgrado la resistenza degli uomini. Dio sceglie un popolo e ne opera pazientemente l’educazione. La rivelazione si adatta al livello culturale e morale di epoche lontane e riferisce quindi fatti e usanze, ad esempio manovre fraudolente, interventi violenti, sterminio di popolazioni, senza denunciarne esplicitamente l’immoralità; il che si spiega dal contesto storico, ma può sorprendere il lettore moderno, soprattutto quando si dimenticano i tanti comportamenti «oscuri» che gli uomini hanno avuto sempre lungo i secoli, anche ai nostri giorni. Nell’Antico Testamento, la predicazione dei profeti si erge vigorosamente contro ogni tipo d’ingiustizia e di violenza, collettiva o individuale, ed è così lo strumento dell’educazione data da Dio al suo popolo in preparazione al Vangelo. Pertanto, sarebbe sbagliato non considerare quei brani della Scrittura che ci appaiono problematici. Piuttosto, si deve essere consapevoli che la lettura di queste pagine richiede l’acquisizione di un’adeguata competenza, mediante una formazione che legga i testi nel loro contesto storico-letterario e nella prospettiva cristiana, che ha come chiave ermeneutica ultima «il Vangelo e il comandamento nuovo di Gesù Cristo compiuto nel mistero pasquale». Perciò esorto gli studiosi e i Pastori ad aiutare tutti i fedeli ad accostarsi anche a queste pagine mediante una lettura che faccia scoprire il loro significato alla luce del mistero di Cristo.
A mio parere questa posizione ha tre pecche.

Circolarità

La prima considerazione riguarda l'affermazione secondo la quale i cristiani dovrebbero «accostarsi anche a queste pagine mediante una lettura che faccia scoprire il loro significato alla luce del mistero di Cristo».

mercoledì 11 maggio 2011

Persone pie che massacrano in nome di Dio: Bin Laden e Saul

Saul stermina gli Amaleciti per ordine di Dio
Commentando l'articolo «Luigi Tosti, la rimozione del crocefisso e l'obiezione di coscienza» ho citato un episodio della Bibbia narrato nel Primo libro di Samuele. Nel capitolo 15 si narra infatti:
1 Samuele disse a Saul: «Il Signore ha inviato me per consacrarti re sopra Israele suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore. 2 Così dice il Signore degli eserciti: Ho considerato ciò che ha fatto Amalek a Israele, ciò che gli ha fatto per via, quando usciva dall'Egitto. 3 Va' dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini».
[...]
7 Saul colpì Amalek da Avila procedendo verso Sur, che è di fronte all'Egitto. 8 Egli prese vivo Agag, re di Amalek, e passò a fil di spada tutto il popolo. 9 Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e grosso, gli animali grassi e gli agnelli, cioè tutto il meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto il bestiame scadente e patito.

La colpa degli Amaleciti sarebbe stata quella di attaccare la carovana degli Ebrei mentre attraversava il deserto, colpendo la retroguardia dove si trovavano i più deboli (Deuteronomio 25,17-19). Per punire questa razzia, Yahweh ordina a Saul di colpire Amalek e di sterminare tutto ciò che gli appartiene, specificando che intende «uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini». Presumibilmente molti di quegli uomini e di quelle donne erano innocenti, certamente lo erano i bambini, i lattanti e gli animali; ma Yahweh è spietato e vuole che anche Saul sia spietato, che non si lasci «prendere da compassione».

E Saul è spietato: fa prigioniero il re amalecita Agag e risparmia il bestiame migliore per sacrificarlo a Yahweh, ma passa «a fil di spada tutto il popolo»; uomini e donne, bambini e lattanti, trovano la morte violenta, come aveva chiesto Yahweh (alla fine anche Agag sarà squartato dinanzi a Yahweh, per placarne l'ira).

martedì 15 marzo 2011

Gli inutili dieci comandamenti

041A.Moses Breaks the Tables of the Law
Ho trovato molto interessante l'articolo di Jeffrey Myers «The Ten Commandments - Mostly Useless» sul blog Meaning Without God. Presenta un'analisi della moralità dei dieci comandamenti e della loro utilità; l'autore si chiede se il Creatore dell'Universo, avendo l'occasione di comunicare agli esseri umani i dieci ordini più importanti, sceglierebbe proprio quei dieci.

La conclusione a cui giunge è che i dieci comandamenti sono «per lo più inutili e non hanno alcuna utilità morale o legale».

Vediamoli. I comandamenti sono contenuti nel libro dell'Esodo, al capitolo 20.

Primo comandamento: 2 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
Dio decide di manifestarsi agli esseri umani, di comunicare loro il proprio volere tramite dei comandamenti, di spiegare loro come comportarsi giustamente e virtuosamente; e quale comandamento dà per primo, quale ritiene il più importante? «Non avrai altro Dio all'infuori di me, perché sono un Dio geloso»! Secondo questo comandamento, la cosa più immorale che si possa fare è «farsi un'immagine di ciò che è lassù in cielo e prostrarvici davanti» (sono certo che i cristiani avranno elaborato un'ottima ragione per spiegare come mai farsi un'immagine di Gesù ed adorarla non infrange questo comandamento).

Secondo comandamento: 7 Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Anche in questo caso, che Dio è quello che pone come secondo comandamento più importante quello di non pronunciare invano il suo nome? Se fossi Dio e dovessi fornire ad una popolazione primitiva le dieci disposizioni morali e legali più importanti, non mi verrebbe mai in mente di ordinare di «non pronunciare il nome di Dio invano»!

domenica 23 gennaio 2011

Come provare scientificamente che una religione è quella vera

Nel suo articolo «Religion's Claim to be Non-Disprovable» («La pretesa della religione di essere inconfutabile»), Eliezer S. Yudkowsky, un ricercatore al Singularity Institute for Artificial Intelligence, affronta il tema della verificabilità o meno della religione.

Quello che ha catturato la mia attenzione è stata la sua presentazione del più antico esperimento scientifico «moderno»: un esperimento per verificare se una religione sia vera, preso direttamente dall'Antico Testamento!

L'esperimento di Elia

Sacrificio di Elia, dalla sinagoga di Dura Europos
L'episodio in questione è quello di Elia e dei sacerdoti di Baal (Primo libro dei Re, 18:17-40) . Il profeta Elia si reca dal re Acab e dal popolo di Israele tutto e li accusa di aver abbandonato il culto di Yahweh in favore di quello di Baal (18:17-21).

Poiché il popolo tentenna, Elia decide di dimostrare agli Israeliti che Yahweh è il vero Dio, e che Baal è quello falso.

Elia da una parte e quattrocentocinquanta sacerdoti di Baal dall'altra erigeranno due altari e vi scanneranno sopra due giovenchi, ma senza accendere il fuoco per l'olocausto; sarà il vero Dio ad accendere il fuoco dell'altare a lui dedicato:
22 Elia aggiunse al popolo: «Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23 Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24 Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».

martedì 18 gennaio 2011

Il Salmo del giorno

Salmo 58 (57 nell'edizione CEI qui riportata).

1 Al maestro del coro. Su «Non distruggere».
Di Davide. Miktam
.
2 Rendete veramente giustizia o potenti,
giudicate con rettitudine gli uomini?
3 Voi tramate iniquità con il cuore,
sulla terra le vostre mani preparano violenze.
4 Sono traviati gli empi fin dal seno materno,
si pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.
5 Sono velenosi come il serpente,
come vipera sorda che si tura le orecchie
6 per non udire la voce dell'incantatore,
del mago che incanta abilmente.
7 Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca,
rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.
8 Si dissolvano come acqua che si disperde,
come erba calpestata inaridiscano.
9 Passino come lumaca che si discioglie,
come aborto di donna che non vede il sole.
10 Prima che le vostre caldaie sentano i pruni,
vivi li travolga il turbine.
11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta,
laverà i piedi nel sangue degli empi.
12 Gli uomini diranno: «C'è un premio per il giusto,
c'è Dio che fa giustizia sulla terra!».

Testo da laparola.net.

venerdì 29 ottobre 2010

«Il sorgere del monoteismo nell'Antico Israele: prove bibliche ed epigrafiche»

«The Rise of Monotheism in Ancient Israel: Biblical and Epigraphic Evidence» («Il sorgere del monoteismo nell'Antico Israele: prove bibliche ed epigrafiche») è il titolo di un articolo di Christopher Rollston, in cui l'autore, assistant professor di Antico Testamento e Studi semitici alla Emmanuel School of Religion, indaga sulle prove bibliche ed epigrafiche dell'evoluzione della religione ebraica, in particolare per quanto riguarda l'aspetto monoteistico.
Basandosi su di un'analisi induttiva delle prove dell'Antico Testamento,  appare chiaramente che l'antica religione israelita non era originariamente monoteistica. Piuttosto, durante i secoli del periodo dell'Antico Testamento, il monoteismo si sviluppò gradualmente. In aggiunta al materiale biblico, prove epigrafiche ebraiche dell'Età del Ferro e altri tipi di prove del Vicino Oriente sono usati in questo articolo, in quando forniscono una vista sul contesto culturale più ampio sull'antico Israele. In sintesi, dunque, questo articolo suggerisce che la fede monoteistica di Israele fu il prodotto finale di un lungo processo di sviluppo e rivelazione.
Qui di seguito riporto il contenuto dell'articolo di Rollston.

lunedì 25 ottobre 2010

L'evoluzione di Yahweh nella Bibbia ebraica

Ecco un estratto dell'intervista di Thom Stark, intitolata «Polytheism and Human Sacrifice in Early Israelite Religion». Thom Stark è autore del libro The Human Faces of God, sul politeismo e il sacrificio umano nella religione israelitica delle origini.

D. Chi è lo Yahweh degli Israeliti?
R. Come studiosi del livello di Frank Cross, Chris Rollston, Mark Smith e altri hanno dimostrato e sanno da qualche tempo, i testi più primitivi della Bibbia ebraica forniscono indizi decisivi che la concezione iniziale di Yahweh fosse quella di una divinità tribale dell'antico Vicino Oriente. Come sostengo nel mio libro, in accordo con Rollston, la «Canzone di Mosè» di Deuteronomio 32 indica che Yahweh era considerato uno dei figli della divinità cananea El Elyon (Dio l'Altissimo). La canzone descrive come le nazioni furono formate in origine, e ciò che dice è che i popoli della Terra furono divisi in accordo al numero dei figli di El Elyon (i membri minori del pantheon divino). Yahweh, la divinità patrona di Israele, era uno dei figli di Elyon.

Gli indizi migliori suggeriscono che Yahweh non ebbe inizio come l'"unico vero Dio" del più tardo monoteismo ebraico; non ebbe inizio come il creatore del mondo. Yahweh iniziò come una giovane divinità tribale in ascesa la cui forza eccezionale tra gli altri dèi rispecchiava le aspirazioni di Israele a fronte delle tribù e delle nazioni circostanti.

D. Sta dicendo che Dio evolve nell'Antico Testamento?

R. Esattamente. Sorpresa delle sorprese, mentre Israele aspirava alla grandezza e cercava di farsi un nome, circondata da vasti imperi, Yahweh divenne sempre più grande, finché non divenne così grande nelle loro teologie che non ebbe più senso riferirsi alle altre divinità nazionali come dèi — tanto più largamente superiore era Yahweh agli dèi delle altre nazioni, secondo la letteratura propagandistica giudea.

D. Ci dica qualcosa di più a riguardo di questa evoluzione da divinità tribale a monoteismo.

R.  Come sostiene Chris Rollston, ci sono varie fasi nella progressione di Israele dal politeismo al monoteismo. Yahweh inizia come membro minore del pantheon divino. Questa è la visione durante il periodo della storia di Israele caratterizzato dalla confederazione tribale. Dopo che Israele divenne una monarchia, Yahweh ottenne una promozione a capo del pantheon, prendendo il posto di suo padre Elyon (si tratta di un parallelo con idee simili presenti nella letteratura babilonese, in cui l'ascesa di Marduk a re degli dèi rispecchia il sorgere dell'impero babilonese).

Col tempo, Yahweh ed Elyon furono uniti, in un certo senso si fusero in un solo dio. In questa fase Yahweh inizia ad essere visto come un dio creatore. Ma in questo periodo, Israele crede ancora in altre divinità; è solo che non devono venerare altri dèi perché devono la loro lealtà a Yahweh, il loro patrono. Naturalmente, si credeva che Yahweh avesse una moglie, Asherah, ed è chiaro che gli Israeliti la veneravano come la consorte di Yahweh.

Pare che questa sia stata l'ortodossia accettata fino al VII secolo a.e.v. circa. A quel punto, profeti come Geremia iniziarono a entrare in polemica contro altri dèi, mettendo in dubbio la loro stessa esistenza. Questa idea che Yahweh solo è Dio si solidificò durante l'esilio babilonese nel VI secolo, per un insieme complesso di ragioni. Questo è il momento in cui la religione israelitica ufficiale divenne finalmente monoteistica.

Per un approfondimento sulle tesi di Christopher Rollston, si veda l'articolo «"Il sorgere del monoteismo nell'Antico Israele: prove bibliche ed epigrafiche"».

Articolo ripreso da «Thom Stark Interviewed About  His New Book», Debunking Christianity, di John Loftus.

mercoledì 22 settembre 2010

Il Dio dell'amore...

god still loves us - sweet graffiti
Il Dio dell'amore ordina che chi viola il sabato sia lapidato a morte (Numeri 15:32-36):
32 Mentre i figli d'Israele erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. 33 Quelli che lo avevano trovato a raccoglier legna lo portarono da Mosè, da Aaronne e davanti a tutta la comunità. 34 Lo misero in prigione, perché non era ancora stato stabilito che cosa gli si dovesse fare. 35 Il SIGNORE disse a Mosè: «Quell'uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori del campo». 36 Tutta la comunità lo condusse fuori dal campo e lo lapidò; e quello morì, secondo l'ordine che il SIGNORE aveva dato a Mosè.

Il Dio dell'amore ordina lo sterminio dei nativi della Palestina (Deuteronomio 7:1-3):
1 Quando il SIGNORE, il tuo Dio, ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso, e avrai scacciato molti popoli: [...]; 2 quando il SIGNORE, il tuo Dio, li avrà dati in tuo potere e tu li avrai sconfitti, tu li voterai allo sterminio; non farai alleanza con loro e non farai loro grazia. 3 Non t'imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli,

Il Dio dell'amore ordina lo sterminio di due popoli (Deuteronomio 2:31-34 e 3:1-6)
31 Il SIGNORE mi disse: «Vedi, ho iniziato a dare in tuo potere Sicon e il suo paese; comincia la conquista, impadronisciti del suo paese». 32 Allora Sicon uscì contro di noi con tutta la sua gente, per darci battaglia a Iaas. 33 E il SIGNORE, il nostro Dio, lo diede nelle nostre mani, e noi abbiamo sconfitto lui, i suoi figli e tutta la sua gente. 34 In quel tempo prendemmo tutte le sue città e le votammo allo sterminio: uomini, donne, bambini; non vi lasciammo nessuno in vita.

1 Poi ci voltammo, e salimmo per la via di Basan. Og, re di Basan, con tutta la sua gente, uscì contro di noi per darci battaglia a Edrei. 2 Il SIGNORE mi disse: «Non lo temere, perché io ti do nelle mani lui, tutta la sua gente e il suo paese; tu farai a lui quel che facesti a Sicon, re degli Amorei, che abitava a Chesbon». 3 Così il SIGNORE, il nostro Dio, diede in nostro potere anche Og, re di Basan, con tutta la sua gente. Noi li battemmo in maniera tale che nessuno rimase in vita. 4 Gli prendemmo in quel tempo tutte le sue città. Non ci fu città che noi non prendessimo loro: sessanta città, tutta la regione d'Argob, il regno di Og in Basan. 5 Tutte queste città erano fortificate, con alte mura, porte e sbarre, senza contare le città aperte, ch'erano in grandissimo numero. 6 Noi le votammo allo sterminio, come avevamo fatto con Sicon, re di Chesbon; votammo allo sterminio ogni città: uomini, donne, bambini.

Il Dio dell'amore ordina lo sterminio di altre persone (Giosuè 10:40):
Giosuè dunque batté tutto il paese, la contrada montuosa, la regione meridionale, la regione bassa, le pendici e tutti i loro re; non lasciò scampare nessuno, ma votò allo sterminio tutto ciò che aveva vita, come il SIGNORE, il Dio d'Israele, aveva comandato.

Il Dio dell'amore indurisce i cuori dei popoli in modo che possano essere sterminati dagli Ebrei (Giosuè 11:20):
infatti il SIGNORE faceva sì che il loro cuore si ostinasse a dar battaglia a Israele, perché Israele li votasse allo sterminio senza che ci fosse pietà per loro, e li distruggesse come il SIGNORE aveva comandato a Mosè.

Il Dio dell'amore ordina agli Ebrei di vendicarsi dei propri nemici sterminandoli (1Samuele 15:2-3):
2 Così parla il SIGNORE degli eserciti: "Io ricordo ciò che Amalec fece a Israele quando gli si oppose nel viaggio mentre saliva dall'Egitto. 3 Ora va', sconfiggi Amalec, vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene; non lo risparmiare, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini"».

Il Dio dell'amore permette agli Ebrei di avere e usare schiavi, purché non Ebrei (Levitico 25:44-46):
44 Quanto allo schiavo e alla schiava che potrete avere in proprio, li prenderete dalle nazioni che vi circondano; da queste comprerete lo schiavo o la schiava. 45 Potrete anche comprarne tra i figli degli stranieri stabiliti fra voi e fra le loro famiglie che si troveranno fra voi, tra i figli che essi avranno generato nel vostro paese; e saranno vostra proprietà. 46 Li potrete lasciare in eredità ai vostri figli dopo di voi, come loro proprietà; vi servirete di loro come di schiavi, per sempre; ma quanto ai vostri fratelli, i figli d'Israele, nessuno di voi dominerà sull'altro con asprezza.

Il Dio dell'amore concede agli Ebrei di tenere per sé le belle donne fatte prigioniere (Deuteronomio 21:10-11):
10 Quando andrai alla guerra contro i tuoi nemici e il SIGNORE, il tuo Dio, li avrà messi nelle tue mani e tu avrai fatto dei prigionieri, 11 se vedrai tra i prigionieri una donna bella d'aspetto, se ne sarai attratto e vorrai prendertela per moglie, la condurrai in casa tua;

Il Dio dell'amore ordina che le spose non vergini siano lapidate (Deuteronomio 22:13-30)
13 Quando un uomo sposa una donna, entra da lei, e poi la prende in odio, 14 le attribuisce azioni cattive e disonora il suo nome, dicendo: «Ho preso questa donna e, quando mi sono accostato a lei, non l'ho trovata vergine», 15 allora il padre e la madre della giovane prenderanno le prove della verginità della giovane e le presenteranno davanti agli anziani della città, alla porta. 16 Il padre della giovane dirà agli anziani: «Io ho dato mia figlia in moglie a quest'uomo; egli l'ha presa in odio, 17 ed ecco che le attribuisce azioni cattive, dicendo: "Non ho trovato vergine tua figlia". Ora ecco le prove della verginità di mia figlia», e mostreranno il lenzuolo davanti agli anziani della città. 18 Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno; 19 e, per aver diffamato una vergine d'Israele, lo condanneranno a un'ammenda di cento sicli d'argento, che daranno al padre della giovane. Lei rimarrà sua moglie ed egli non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita. 20 Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata vergine, 21 allora si farà uscire quella giovane all'ingresso della casa di suo padre, e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre. Così toglierai via il male di mezzo a te.

Il Dio dell'amore ordina di uccidere gli omosessuali (Levitico 20:13):
Se uno ha con un uomo relazioni sessuali come si hanno con una donna, tutti e due hanno commesso una cosa abominevole; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.

Il Dio dell'amore ordina di uccidere i parenti o gli amici che tentano di convertirci (Deuteronomio 13:6-11)
6 Se tuo fratello, figlio di tua madre, o tuo figlio o tua figlia o tua moglie, che riposa sul tuo seno, o l'amico, che è come un altro te stesso, vorranno ingannarti in segreto, dicendo: «Andiamo, serviamo altri dèi», quelli che né tu né i tuoi padri avete mai conosciuto, 7 dèi adorati dai popoli che vi circondano, vicini a te o da te lontani, da un'estremità all'altra della terra, 8 tu non acconsentirai, non gli darai retta; l'occhio tuo non abbia pietà per lui; non risparmiarlo, non giustificarlo; 9 anzi uccidilo senz'altro; la tua mano sia la prima a levarsi su di lui, per metterlo a morte; poi venga la mano di tutto il popolo; 10 lapidalo e muoia, perché ha cercato di spingerti lontano dal SIGNORE tuo Dio, che vi ha fatti uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. 11 E tutto Israele lo udrà e temerà, e non commetterà più una simile azione malvagia in mezzo a te.

Il Dio dell'amore ordina che chi bestemmia sia lapidato dai suoi conoscenti (Levitico 24:11-16)
11 Il figlio della israelita bestemmiò il nome del SIGNORE e lo maledisse; perciò fu condotto da Mosè. La madre di quel tale si chiamava Selomit ed era figlia di Dibri, della tribù di Dan. 12 Lo misero in prigione, in attesa di sapere che cosa il SIGNORE ordinasse di fare. 13 E il SIGNORE parlò a Mosè, e gli disse: 14 «Conduci quel bestemmiatore fuori dal campo; tutti quelli che lo hanno udito posino le mani sul suo capo e tutta la comunità lo lapidi. 15 Poi dirai ai figli d'Israele: "Chiunque maledirà il suo Dio porterà la pena del suo peccato. 16 Chi bestemmia il nome del SIGNORE dovrà essere messo a morte; tutta la comunità lo dovrà lapidare. Sia straniero o nativo del paese, se bestemmia il nome del SIGNORE, sarà messo a morte.

Il Dio dell'amore incita Davide ad effettuare un censimento, poi lo punisce per questo e mette a morte settantamila innocenti, infine si pente (2Samuele 24:1-17)
1 Il SIGNORE si accese di nuovo d'ira contro Israele, e incitò Davide contro il popolo, dicendo: «Va' e fa' il censimento d'Israele e di Giuda».

2 Il re disse a Ioab, che era capo dell'esercito e che era con lui: «Gira per tutte le tribù d'Israele, da Dan fino a Beer-Sceba, e fate il censimento del popolo perché io ne sappia il numero». 3 Ioab rispose al re: «Il SIGNORE, il Dio tuo, renda il popolo cento volte più numeroso di quello che è, e faccia sì che gli occhi del re, mio signore, possano vederlo! Ma perché il re mio signore prende piacere nel far questo?» 4 Ma l'ordine del re prevalse contro Ioab e contro i capi dell'esercito, e Ioab e i capi dell'esercito partirono dalla presenza del re per andare a fare il censimento del popolo d'Israele.

[...]

10 Dopo che Davide ebbe fatto il censimento del popolo, provò un rimorso al cuore, e disse al SIGNORE: «Ho gravemente peccato in quel che ho fatto; ma ora, o SIGNORE, perdona l'iniquità del tuo servo, perché ho agito con grande stoltezza».

11 Quando Davide si alzò la mattina, la parola del SIGNORE fu così rivolta al profeta Gad, il veggente di Davide: 12 «Va' a dire a Davide: "Così dice il SIGNORE: Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò"». 13 Gad andò dunque da Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi sette anni di carestia nel tuo paese, oppure tre mesi di fuga davanti ai tuoi nemici che t'inseguono, oppure tre giorni di peste nel tuo paese? Ora rifletti e vedi che cosa devo rispondere a colui che mi ha mandato». 14 Davide disse a Gad: «Io sono in una grande angoscia! Ebbene, cadiamo nelle mani del SIGNORE, perché le sue compassioni sono immense; ma che io non cada nelle mani degli uomini!»

15 Così il SIGNORE mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Beer-Sceba morirono settantamila persone del popolo. 16 Come l'angelo stendeva la sua mano su Gerusalemme per distruggerla, il SIGNORE si pentì della calamità che egli aveva inflitta, e disse all'angelo che distruggeva il popolo: «Basta! ritira ora la tua mano!» L'angelo del SIGNORE si trovava presso l'aia di Arauna, il Gebuseo. 17 Davide, vedendo l'angelo che colpiva il popolo, disse al SIGNORE: «Sono io che ho peccato; sono io che ho agito da empio; queste pecore che hanno fatto? La tua mano si volga dunque contro di me e contro la casa di mio padre!»

sabato 26 giugno 2010

Yahweh, dio nazionale di Israele?


Sto leggendo Oltre la Bibbia - Storia antica di Israele, di Mario Liverani. Si tratta di un libro che ricostruisce la storia antica di Israele, intesa come Palestina, a partire dai resti archeologici ed epigrafici, col supporto delle fonti letterarie, ebraiche e mediorientali in genere.

Il risultato di questo approccio, differente da quelli che partono dal testo biblico e lo rielaborano sulla base delle scoperte archeologiche, è riassumibile tramite il sommario del libro. L'opera di Liverani è infatti divisa in due parti, Una storia normale e Una storia inventata.

La prima parte, che narra la storia della Palestina antica come deriva dalle fonti storico-archeologiche, è una storia "normale" di genti che abitavano in quella terra tra l'età del Tardo Bronzo e il Ferro II. Si inizia con la dominazione egiziana, poi l'invasione dei popoli del mare causa il crollo degli imperi, segue il dominio delle culture nomadi su quelle agro-urbane, la creazione di due stati - regno di Israele al nord e regno di Giuda al sud -, poi l'invasione, il dominio e la caduta degli Assiri, un breve periodo di autonomia, e l'invasione babilonese.

Questo significa che la storia di Mosé, dell'Esodo, della conquista di Canaan, di Giosué, non sono storie vere, ma successive rielaborazioni. Il regno di Saul, di Davide e di Salomone, biblicamente diviso tra i figli di questo, non esistette mai come stato unitario: "Saul" e "Davide" furono i re, rispettivamente, del regno di Israele e di quello di Giuda, né, probabilmente, fu Salomone a costruire il Tempio di Gerusalemme.

Anche Yahweh, non fu subito il dio nazionale di Israele, né tanto meno l'unico dio degli Ebrei. Scrive infatti Liverani (op. cit., p. 57):
L'adozione di Yahweh come dio delle tribù israelitiche, sin dalla fase dell'etnogenesi, è una evidente rilettura storiografica posteriore. Anche il ruolo di Yahweh (nella forma di Yahweh Sebaʿot) in episodi cruciali come la battaglia di Ta'anak appare sospetto. È indicativo che nessuno dei Patriarchi, nessuno degli eponimi tribali, nessuno dei «Giudici» e nessuno dei re della fase formativa porti nomi yahwisti. Questi esistevano (basti pensare a Giosué e poi a Yonatan figlio di Saul) ma in percentuale modesta, non diversa e semmai inferiore ad altri teofori con Baʿal, El, Anat, Sedeq, Shalom e alti. Abbiamo motivo di ritenere che il culto di Yahweh sia divenuto culto «nazionale» per il regno di Giuda durante il cinquantennio 900-850, e per il regno di Israele nel cinquantennio 850-800.
Riguardo a Yahweh unico dio di Israele, il momento cruciale è il 622. Il re di Giuda Giosia fa «scoprire» un manoscritto contenente la Legge, e su questo evento fonda la riforma religiosa dello stato: (ri)fondazione di un unico tempio all'unico dio, il tempio di Yahweh a Gerusalemme, e distruzione dei templi degli altri dei, diffusi in tutto il regno. Per quanto riguarda il primo punto, Liverani scrive (op.cit., p. 196):
È probabile che l'importanza dei lavori eseguiti da Giosia al tempio di Gerusalemme sia stata in qualche misura (e magari in forte misura) oscurata dalla volontà della storiografia posteriore di attribuire all'epoca «fondante» di Salomonela costruzione e l'arredo del tempio [...].
Riguardo alla obliterazione dei culti concorrenti:
Ma la maggiore insistenza (2Re 23:4-14) viene dedicata allo smantellamento dei luoghi di culto non yahwistici [...] a Gerusalemme stessa e in tutto il territorio di Giuda «da Gebaʿ a Beʾer-Shebaʿ».

domenica 20 giugno 2010

Da quale "osso" fu creata Eva?

Genesi, capitolo 2, versetto 21:
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.
Si tratta di un versetto famoso: da quella costola Dio creerà Eva, la compagna del primo uomo.

Secondo alcuni, però, non si trattava di una costola, per diverse ragioni:
  1. la parola ebraica tradotta con "costola" è tradotta differentemente nel resto della Bibbia. Essa ha il significato di "appendice", "lato", "fianco";
  2. questo dettaglio non fornisce alcuna spiegazione di eventi reali, in quanto i maschi e le femmine hanno lo stesso numero di costole. Questo differisce dal resto della narrazione, in quanto i miti della creazione biblica hanno la funzione di spiegare per quale motivo, per esempio, le femmine degli esseri umani, a differenza delle altre specie, hanno il travaglio, o perché i serpenti strisciano, eccetera;
  3. il testo è pieno di riferimenti sessuali, ma questo dettaglio non rientra neppure in questa categoria.
Ma allora di quale osso si trattava? Probabilmente di un baculum:
  1. è un osso appartenente ad un'"appendice";
  2. spiega una differenza tra esseri umani, che non ce l'hanno, e altri mammiferi, che invece ce l'hanno;
  3. è un osso sessuale.
La prossima volta che ascoltate quel brano biblico, pensateci.

Per chi mastica l'inglese, un articolo interessante è «Which “Bone” Was Eve Made From?», di Neil Godfrey, da cui ho tratto ispirazione per questo post.

La foto raffigura il baculum di un procione (foto rilasciata secondo la licenza cc-by-sa-3.0 da Mordicai). Il testo biblico è dell'edizione CEI, tramite il sito La Parola.

domenica 13 giugno 2010

Gli apologeti e la frottola del papiro 7Q5

Aggiornato il 15 giugno.

Sono il primo a dirmi che dovrei smettere di leggere blogs apologetici, ma non ce la faccio, è più forte di me. A spingermi c'è, da una parte, la possibilità di trovarvi argomentazioni serie, anche se si tratta di una cosa più unica che rara, come ha dimostrato l'esperienza; dall'altra c'è il divertimento di vedere gli apologeti arrabattarsi per riconciliare religione e ragione.

Il caso di oggi parte da un articolo del IlSussidiario.net, giornale on-line riconducibile a Comunione e Liberazione, in cui si riporta la notizia che l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), insieme all'Istituto Bam di Berlino, sottoporranno ad un'indagine spettrometrica alcuni frammenti dei Rotoli del Mar Morto, anche noti come Manoscritti di Qumran. In particolare, gli scienziati intendono comprendere se, in base alla composizione chimica dei rotoli, sia possibile comprendere l'origine dei rotoli stessi.

Bene, come hanno reagito gli apologeti a questa notizia? Cercando di tirare più acqua possibile al loro mulino, a che a costo di lasciare intendere cose non vere.

Ad esempio, il blogger Aguado del blog Ragione e Fede (di cui ho avuto modo di parlare in passato) se n'è uscito con un post intitolato «Nuovi studi sui rotoli di Qumran, garanti dell’autenticità dei Vangeli».

Ecco il salto apologetico. Nell'articolo de ilSussidiario si parla di «Bibbia», non di «vangeli», dunque l'introduzione di questo riferimento è di Aguado. E perché questo sarebbe un errore? Perché tra i Manoscritti del Mar Morto non vi sono testi cristiani, dato che gli autori di quei testi erano ebrei, probabilmente esseni.

Aguado tira allora fuori il frammento 7Q5 (quinto frammento dalla cava 7 di Qumran), affermando che si tratta di un frammento del Vangelo secondo Marco. L'intenzione è chiara: se l'analisi spettrometrica dovesse confermare l'originalità dei manoscritti, cosa che nessuno studioso mette in dubbio, allora, secondo il ragionamento di Aguado, anche i vangeli sarebbero autentici (qualunque cosa questa significhi).

Il ragionamento di Aguado è fallato sotto due aspetti:
  1. i fisici dell'INFN non analizzeranno 7Q5, ma «i Rotoli del Tempio, che descrivono un tempio virtuale non realizzato», come detto nell'articolo de ilSussidiario;
  2. l'identificazione di 7Q5 con un passo del Vangelo secondo Marco è scientificamente infondata.
Tra l'altro Aguado non può negare di sapere che 7Q5, un frammento di papiro contenente una ventina di lettere, non è un passo marciano, dato che lo ha letto nel relativo articolo di Wikipedia. Ma dato che le notizie, per un apologeta, possono essere manipolate per farle rientrare nel progetto apologetico, Aguado definisce la voce di wiki «parecchio spoglia», e rimanda alle pubblicazioni degli unici due studiosi che sostengono l'identificazione, il papiriologo gesuita spagnolo José O'Callaghan e quello tedesco Carsten Peter Thiede, famoso per aver anche anticipato la datazione del più antico papiro contenente un testo del Nuovo Testamento (facendolo passare dal 200 all'80 d.C.) e per aver definito autentico il Titulus crucis, poi datato al X secolo.


Al di là dello smascheramento dell'ennesimo tentativo (malriuscito) di fare apologetica, cosa ci insegna questo episodio? Che gli apologeti, per natura, non sono interessati alla verità, ma a far rientrare i fatti nella loro teoria, di metterli al servizio della religione.

Per questo sono gente dalla quale bisogna stare alla larga. Anche se sono il primo a non seguire questo consiglio.

L'immagine del papiro 7Q5, alterata per evidenziare il testo, è di pubblico dominio.

Aggiornamento. Giovanni Bazzana, storico del Cristianesimo antico, mi ha cortesemente segnalato due articoli di approfondimento sulla questione 7Q5. «Il Nuovo Testamento e Qumran: 7Q5», di Giovanni Bazzana, e «7Q5? Passiamo ad altro, per favore», di Luigi Walt, che tratta della stessa fonte apologetica di cui mi sono occupato io.

mercoledì 5 maggio 2010

Come si scrive "palo sacro" in ebraico?

Deuteronomio, capitolo 16, versetto 21. L'edizione della CEI traduce:
Non pianterai alcun palo sacro di qualunque specie di legno, accanto all'altare del Signore tuo Dio, che tu hai costruito; non erigerai alcuna stele che il Signore tuo Dio ha in odio.
Che cos'è questo "palo sacro"? Quale stele "Dio ha in odio"?

L'edizione Nuova Riveduta traduce lo stesso versetto in maniera differente:
Non metterai nessun idolo d'Astarte, fatto di qualsiasi legno, accanto all'altare che costruirai al SIGNORE tuo Dio;
Qui il "palo sacro" è diventato un "idolo d'Astarte", mentre la citazione del divieto di piantare steli che "Dio ha in odio" è scomparsa. Astarte è una dea semitica affine a Ishtar, il cui nome ebraico è Ashtoreth (עשתרת).

L'edizione Nuova Diodati, infine, traduce in maniera simile alla Nuova Riveduta, ma con un particolare interessante:
Non erigerai per te nessuna Ascerah di alcuna specie di legno accanto all'altare che costruirai all'Eterno, il tuo DIO;
Qui il "palo sacro" dell'edizione CEI e l'"idolo di Astarte" della Nuova Riveduta è divenuto "Ascerah" (o "Asherah", אשרה); anche la Nuova Diodati non traduce la seconda parte del versetto, presente solo nell'edizione CEI.

Che succede a questo versetto? Di cosa parla Deuteronomio, di un "palo sacro", di un idolo della dea Ashtoreth (עשתרת) o un "Ascerah" (אשרה)? E perché l'edizione CEI ha una seconda parte che le altre due edizioni non hanno?

Che non si tratti di una discordanza accidentale è testimoniato dal fatto che anche nella traduzione del Secondo libro dei Re (18,4) si ripete lo stesso identico schema: dove l'edizione CEI parla di "palo sacro", la Nuova Riveduta parla di "idolo di Astarte" e la Nuova Diodati semplicemente di "Ascerah". Che ci sia qualcosa di strano, invece, lo testimoniano le traduzioni di un altro versetto, Primo libro dei Re 18,19: dove la Nuova Riveduta cita quattrocento profeti di "Astarte" e la Nuova Diodati di "Ascerah", l'edizione CEI introduce "Asera", che sostituisce la precedente traduzione del "palo sacro".

Per chi fosse interessato a scoprire cosa c'è dietro questo palo sacro/Astarte/Ascerah/Asera, consiglio un interessante post di Antonio Lombatti, in italiano malgrado il titolo: «Asherah, Ba’al, El, Yahweh, and monotheism». Buona lettura.


L'immagine proviene dal blog Hungry for God's Word?.

Aggiornamento. In un commento, domenico mi ha fatto notare che la "scomparsa" della seconda parte del versetto dell'edizione CEI, «non erigerai alcuna stele che il Signore tuo Dio ha in odio», non è affatto una scomparsa. Si tratta semplicemente dell'accorpamento del versetto 22 al versetto 21. Ringrazio domenico per la segnalazione.

venerdì 23 aprile 2010

La morale ebraico-cristiana sull'omosessualità

Levitico, 20:13 (traduzione CEI):
Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.
Senza commenti.

martedì 2 marzo 2010

Cortocircuiti (2)

Il New York Times riporta la storia di una coppia tedesca con cinque figli, i Romeike, i quali hanno chiesto e ottenuto asilo politico negli Stati Uniti. La ragione per la quale il giudice statunitense ha concesso l'asilo politico è che i Romeike sarebbero perseguitati in Germania a causa della loro volontà di educare i propri figli in casa, invece di mandarli a scuola; negli Stati Uniti questa pratica, detta home-schooling, è molto diffusa (specie tra i cristiani fondamentalisti), mentre in Germania è contro la legge.

Il signor Romeike ha affermato che non vuole mandare i propri figli alla scuola pubblica perché, tra le altre cose, «le storie nelle antologie tedesche, in cui demoni, streghe e bambini disobbedienti sono spesso raffigurati come eroi, pongono dei cattivi esempi».

Allo stesso tempo, il blog Dwindling in Unbelief ha dedicato un post a due versetti della Bibbia, il libro che i signori Romeike vogliono porre alla base della cultura dei propri figli, «God's 97th Killing: God sent lions to eat those that didn't fear him enough». I versetti sono contenuti nel Secondo libro dei Re, capitolo 17:

25 All'inizio del loro insediamento non temevano il Signore ed Egli inviò contro di loro dei leoni, che ne fecero strage. 26 Allora dissero al re d'Assiria: «Le genti che tu hai trasferite e insediate nelle città della Samaria non conoscono la religione del Dio del paese ed Egli ha mandato contro di loro dei leoni, i quali ne fanno strage, perché quelle non conoscono la religione del Dio del paese».

Mi chiedo se davvero i signori Romeike ritengano questi versetti meno diseducativi delle storie tedesche. Qui si racconta di un Dio che vuole che i suoi fedeli lo temano, e che se non incute abbastanza paura, manda i leoni a mangiare le persone che non lo temono. Non solo, nel versetto 26 si dice anche che ad essere puniti sono anche coloro che non sono a conoscenza della legge di Dio: anche loro debbono essere puniti, perché il Dio della Bibbia non ammette l'ignoranza.

Forse è meglio studiare Hansel e Gretel....

La traduzione dei brani è dell'edizione CEI attraverso il sito laparola.net. L'illustrazione è di Gustave Doré.

lunedì 22 febbraio 2010

La morale dell'Antico Testamento - Non prendere in giro un profeta calvo

Dwindling in Unbelief è un blog in lingua inglese che in una serie di post elenca tutte le uccisioni presenti nell'Antico Testamento cristiano (la Bibbia ebraica) e che sono attribuibili al volere di Yahweh. Il post corrente narra dell'89esima uccisione, l'episodio di Eliseo e delle orse, narrato in 2 Re 2,23-25.

Eliseo era il discepolo di Elia. Quando Elia ascese al cielo, Eliseo ne prese il mantello e iniziò a fare miracoli: divise le acque del Giordano percuotendole col mantello di Elia (2 Re 2,14) e rese potabile una sorgente con un po' di sale (2 Re 2,20-22).

Eliseo decide di andare a Betel. E lungo la strada avviene il fattaccio.
23 Di lì Eliseo andò a Betel. Mentre egli camminava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: «Vieni su, pelato; vieni su, calvo!».
Eliseo, evidentemente, non solo era calvo, ma era anche molto permaloso. Conscio dei poteri conferitigli dal mantello di Elia, reagisce da par suo:
24a Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore.
Dunque questo uomo di Dio, che col mantello di Elia è in grado di fare miracoli, maledice in nome di Dio alcuni ragazzetti che lo hanno preso in giro per la sua calvizie. Potrà Dio essere insensibile ad una tale ingiustizia perpetrata nei confronti di un suo profeta? No, e infatti:
24b Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei fanciulli.
In altre parole, dei ragazzetti prendono in giro un profeta per la sua calvizie e Dio ne fa sbranare 42 da due orse.

Questa storia fa parte del libro sacro e rivelato che è alla base delle tre principali religioni monoteistiche, la fonte della moralità ebraica, cristiana e islamica.

L'immagine è presa dal sito Illustrated Stories from the Bible. La traduzione dei brani è dell'edizione CEI attraverso il sito laparola.net.

domenica 7 dicembre 2008

L'importante è saperlo

5 Maledetto l'uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal Signore.
6 Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede; dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.

Sacra Bibbia, libro di Geremia, 17, circa VI secolo a.e.v.