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mercoledì 13 marzo 2013

Gesù il mutaforme e il figlio di Pilato

Gesù era un "mutaforme" e per questo motivo Giuda fu costretto a indicarlo con un bacio ai Romani giunti ad arrestarlo; tale arresto avvenne di martedì invece che di giovedì. La sera prima della crocifissione, invece che con gli apostoli, Gesù cenò con Ponzio Pilato, che offrì di far mettere a morte il proprio figlio invece del predicatore ebreo.

O almeno questo è quello che pensava un gruppo di cristiani 1200 anni fa, e che scrisse in un testo in lingua copta attribuito al vescovo paleocristiano Cirillo di Gerusalemme (315-387), Dottore della Chiesa.

Il testo, un'omelia falsamente attribuita a Cirillo e intitolata La vita e la passione di Cristo, è contenuto in un manoscritto copto (Ms. E16262) ritrovato in Egitto nel 1910, conservato all'Università della Pennsylvania, ma solo recentemente tradotto da Roelof van den Broek.

Pilato a cena con Gesù

Un articolo di LiveScience riporta il testo della cena tra Pilato e Gesù, la sera prima della crocifissione:
«Senza ulteriori indugi, Pilato preparò una tavola e mangiò con Gesù durante il quinto giorno della settimana. E Gesù benedisse Pilato e tutta la sua casa», riporta parte della traduzione. Pilato dice poi a Gesù «bene allora, ecco, la notte è giunta, alzati e allontanati, e quando il giorno arriva ed essi giungeranno e mi accuseranno a causa tua, darò loro l'unico figlio che ho così che possano ucciderlo al posto tuo».

giovedì 6 settembre 2012

Neanche il Papa crede più ai vangeli

Gli studiosi contemporanei hanno riconosciuto da tempo lo scarso valore storico dei vangeli, narrazioni teologiche in contraddizione tra loro, ma devo ammettere che mi sorprende constatare come neppure più il Papa creda alla storicità delle narrazioni evangeliche.

L'ultimo esempio di questo scetticismo è legato alla figura di Giuda e in particolare al suo tradimento. Nel suo libro Gesù di Nazaret - Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, Ratzinger ha dedicato una sezione a "Il mistero del traditore" (Libreria Editrice Vaticana, 2011, pp. 78 ss.). Nell'Angelus del 26 agosto, è poi tornato sull'argomento, affermando:
Giuda si sentiva tradito da Gesù, e decise che a sua volta lo avrebbe tradito. Giuda era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese.
Dunque per Ratzinger il tradimento di Giuda è politico: Gesù non vuole porsi al comando di una rivolta militare contro i Romani, e Giuda lo consegna agli stessi Romani.

lunedì 23 luglio 2012

Marco e Giovanni spiegano la "tomba vuota", secondo Tabor

Durer, Sepoltura di Gesù
Il professor James Tabor è preside del Dipartimento di Studi Religiosi della University of North Carolina a Charlotte, dove insegna Origini del Cristianesimo e Giudaismo antico; è anche un archeologo, con molti importanti scavi in Palestina, tra cui quello che ha portato alla scoperta della tomba del sudario ad Akeldamà.

Nel suo blog ha recentemente affrontato il tema della tomba dove fu sepolto, secondo i vangeli canonici, Gesù. L'articolo si intitola «Reading Mark and John: The First Burial of Jesus», e nel titolo riassume i due temi affrontati: il primo è il confronto tra il racconto del Vangelo secondo Marco, il più antico dei vangeli canonici e quello a partire dal quale furono scritti i vangeli secondo Matteo e Luca, e quello del Vangelo secondo Giovanni, l'ultimo ad essere scritto e certamente indipendente dal vangelo marciano; il riconoscimento di una prima sepoltura di Gesù, il secondo.

Marco e Giovanni contro Matteo: la tomba di Giuseppe di Arimatea



Tabor riepiloga la storia della sepoltura di Gesù, così come nota al grande pubblico:
Tutti "sanno" che secondo i quattro vangeli del Nuovo Testamento, Giuseppe di Arimatea, altrimenti mai menzionato, si reca da Ponzio Pilato, governatore della Giudea, e ottiene il permesso di rimuovere il corpo di Gesù dalla croce. Prende il corpo e lo depone nella propria tomba nella tarda sera del venerdì. Un gruppo di donne, Maria Maddalena e altre, lo segue e vede la collocazione della tomba. Domenica mattina, quando vi si recano in visita per completare i riti ebraici di sepoltura, la tomba è vuota.
Tabor fa notare, però, che la storia non è corretta per quanto riguarda la parte in corsivo: la tomba, infatti, non appartiene a Giuseppe di Arimatea!

giovedì 21 giugno 2012

Non vi lamentate, se no Gesù manda i serpenti a mordervi!

Michelangelo, Il Serpente di Bronzo,
Cappella Sistina
Steve Wells, autore del blog Dwindling in Unbelief, ha pubblicato un interessante articolo intitolato «So it was Jesus that sent the serpents to bite people for complaining!», «Quindi fu Gesù che mandò i serpenti a mordere la gente che si era lamentata!».

L'articolo fa riferimento ad un episodio biblico (Numeri 21:5-6). Gli israeliti sono usciti dall'Egitto e sono nel deserto; non c'è pane e non c'è acqua, e il popolo si lamenta:
Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatti uscire dall'Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c'è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Dio aveva in precedenza risposto ad una lamentela simile facendo sgorgare acqua da una roccia percossa con un bastone da Mosè, ma stavolta ha perso la pazienza e punisce il lamentoso popolo eletto:
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d'Israeliti morì.

lunedì 6 giugno 2011

Parole sante

Jabez Thomas Sunderland
Dal blog Why Evolution is True, di Jerry Coyne, riporto queste parole del pastore statunitense Jabez Thomas Sunderland, dal suo libro The Bible: its origin, growth, and character, and its place among the sacred books of the world (1893).
Dunque sappiamo che una delle più diffuse e continuative lotte della razza è stata quella che ha combattuto per sfuggire ai legacci del passato e del superato, che il dominio dei cosiddetti «infallibili» libri sacri le ha sempre imposto.

Ma come può farlo? Generalmente non è in grado di farlo direttamente, ma è indirizzato a metodi indiretti. Il metodo più frequentemente usato è quello dei nuovi, e, va confessato, più o meno perversi e falsi, metodi di interpretazione. Gli uomini si autorizzano convenientemente a lasciar cadere sullo sfondo alcune delle più incredibili e obiettabili cose che i libri contengono; sviluppano una capacità meravigliosa nello spiegare contraddizioni e inaccuratezze e cose che l'aumento della conoscenza ha dimostrato non essere vere e nel leggere nei libri in un migliaio di passi ogni tipo di nuovo significato e di cosiddette «interpretazioni più profonde», per armonizzare gli insegnamenti dei libri con l'aumentata conoscenza. Ciò che realmente appartiene alla mente del lettore è attribuito a quella dell'autore. Il significato naturale e semplice delle parole è messo da parte. Interpretazioni forzate sono imposte ai brani allo scopo di obbligarli ad armonizzarsi con ciò che si presume debbano significare. Nei libri si scoprono affermazioni, dottrine, allusioni che non solo non esistono in quelle pagine, ma che sono assolutamente straniere all'epoca in cui furono scritte.
Parole sante.

E questo non solo nel caso delle profezie dell'Antico Testamento reinterpretate per adattarle alla nascente dottrina cristiana (una fra tutte quella della giovane donna incinta di Isaia 7:14 divenuta la vergine di Matteo 1:23), né nel caso di alcuni recenti dogmi cattolici, ma anche nella semplice e, direi, «quotidiana» interpretazione del testo rivelato: ogni volta che è incompatibile con la conoscenza acquisita o con la morale contemporanea, gli si adatta un'interpretazione che permette di fargli dire quello che non dice ma che convenga che dica.

Jerry A. Coyne, «Prescient words», Why Evolution is True, 3 giugno 2011.

giovedì 2 giugno 2011

Chi cerca trova: un esempio di come gli esegeti ritrovino nelle scritture quello che già sostengono

Ho appena ritrovato un articolo di qualche mese fa del professor Giovanni Bazzana, intitolato «Proibire l'ira?», sull'esegesi di Agostino d'Ippona riguardo ad un passaggio del «discorso della Montagna» di Gesù (Vangelo secondo Matteo, 5-7).

Avevo salvato questo articolo perché contiene un ennesimo esempio di come i credenti trovino nelle «Sacre Scritture» ciò in cui già hanno scelto di credere.

Bazzana narra di come Agostino l'Ippona commentò il versetto 5:22, in cui Gesù proibisce di arrabbiarsi. In una prima opera, intitolata De sermone Domini in monte, Agostino commentò la versione Vetus latina del Vangelo, in cui sta scritto «Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello senza ragione, sarà sottoposto a giudizio»; sulla base di quel «senza ragione» Agostino spiega che esiste un'ira accettabile, quella motivata, e una inaccettabile, quella immotivata.

Successivamente Sofronio Eusebio Girolamo fu incaricato di rivedere la traduzione latina del Vangelo sulla base dei manoscritti greci; poiché pochissimi di essi conteneva quel «senza ragione», nella sua nuova versione latina, la Vulgata, Girolamo non incluse quelle parole. Agostino, venuto a conoscenza della rimozione del testo che giustificava la sua distinzione tra l'ira «buona» e quella «cattiva», scrisse un nuovo testo, intitolato Ritrattazioni, in cui spiegò che esistono comunque due tipi di ira, una accettabile e una no: sulla base del «con il proprio fratello», Agostino infatti sostenne che l'ira contro la persona è sbagliata, mentre è giusta quella contro il peccato.

Bazzana conclude giustamente:
La prima cosa interessante da notare è quanto il testo della Scrittura (contrariamente a molte dichiarazioni di principio) sia un fattore esegeticamente assai relativo per uno come Agostino (ma non e' il solo): il testo puo' ben cambiare, ma quello che lui vuole fargli dire di certo no.
E questa non è certo una novità: basti pensare alle interpretazioni arzigogolate delle parole di Gesù, necessarie per rendere compatibile quanto da lui detto con quanto i cristiani vogliono credere; oppure a tutti i distinguo sulle immorali storie dell'Antico (e Nuovo) Testamento; infine, basti considerare che sono i credenti a crearsi un Dio a propria immagine e somiglianza.

L'immagine è «It suits me better to slay», di Alex(inyoureyes), CC-by-nc-sa 2.0.

domenica 8 maggio 2011

Abbà, Dio «babbino» o «paterfamilias»?

Segnalo, con ritardo, l'interessante articolo di Giovanni Bazzana sul modo in cui Gesù chiama Dio Padre ai Getsemani, «abbà», che prende spunto dall'interpretazione datane da Ratzinger:
In particolare, rifacendosi a un passo di Marco 14:36, nel quale viene riportata la preghiera di Gesu', Ratzinger dice che "i tre testimoni hanno conservato la parola ebraica o aramaica con la quale il Signore ha parlato al Padre ... questa formula, abba', e' una forma familiare del termine padre, una forma che si usa solo in famiglia, che non si e' mai usata nei confronti di Dio". In questa affermazione praticamente tutto e' sbagliato a cominciare dalla menzione dei tre testimoni, visto che solo Marco ha la traslitterazione greca del semitico abba', mentre i paralleli (Mt 26:42 e Lc 22:42) hanno solo pater. Inoltre, come si fa notare in questo post di WIT in cui si commenta l'ultimo libro papale, l'ipotesi secondo la quale l'uso di abba' sia unico di Gesu' e sia un segno di particolare familiarita', oltre che puzzare non poco di anti-giudaismo, e' stata totalmente confutata da ricerche nemmeno tanto recenti.
Giovanni Bazzana, «Getsemani», TA BIBLIA, 26 aprile 2011.

martedì 29 marzo 2011

«Contraffatti: Scrivere nel nome di Dio - Perché gli autori della Bibbia non sono chi crediamo che siano». Il nuovo libro di Bart Ehrman

È appena uscito il nuovo libro di Bart Ehrman, Forged: Writing in the Name of God - Why the Bible's Authors Are Not Who We Think They Are, HarperOne.

Ehrman è professore di Studi Religiosi all'Università della Carolina del Nord e autore di diversi libri di divulgazione sulla storia del Cristianesimo delle origini e del Gesù storico, tra cui Gesù non l'ha mai detto - Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzione dei Vangeli, I cristianesimi perduti - Apocrifi, sette ed eretici nella battaglia per le sacre scritture, Pietro, Paolo e Maria Maddalena - Storia e leggenda dei primi seguaci di Gesù, Il vangelo del traditore - Una nuova lettura del Vangelo di Giuda, e La verità sul Codice da Vinci.

Dal suo libro, non tradotto in italiano, Jesus, Interrupted: Revealing the Hidden Contradictions in the Bible (And Why We Don't Know About Them) ho tratto diversi articoli della serie «Contraddizioni evangeliche».

giovedì 13 gennaio 2011

Compassione, rabbia e indifferenza: Gesù, la guarigione del lebbroso e i moderni esegeti

Ho notato che il vangelo di oggi è un brano tratto dal Vangelo secondo Marco, precisamente l'episodio del lebbroso guarito da Gesù presente nel primo capitolo. Siccome si tratta di un problema di critica testuale ben noto e interessante e che stavo proprio pensando di scriverci un post, mi è sembrato che si trattasse di un segno inequivocabile!

Il brano è il seguente:
40 Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».
41 Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».
42 Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.
43 E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: 44 «Guarda di non dir niente a nessuno, ma va', presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro».
45 Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte. (Vangelo secondo Marco, 1.40-45, edizione CEI) 
Casualmente stavo sfogliando proprio l'altro giorno in libreria la Bibbia TOB in versione italiana; tra le Bibbie in italiano è l'unica (a mia memoria) che faccia notare una variante molto interessante del versetto 1.41.

La traduzione CEI, infatti, utilizza un testo greco in cui al versetto 41 sta scritto che Gesù stese la mano σπλαγχνισθεὶς, splagchnistheìs, «mosso da pietà o compassione». Il lebbroso supplica in ginocchio Gesù, dicendogli «Se vuoi, puoi guarirmi!» e Gesù lo guarisce perché è mosso a compassione dalla sua richiesta.

Vi sono però alcuni manoscritti antichi, tra cui il famoso Codex Bezae, confermati dalla testimonianza di un antico commentatore come Efrem il Siro, secondo la quale Gesù stese la mano ὀργισθεὶς, orgistheìs; si tratta di un cambiamento non da poco, in quanto se questa fosse la lezione corretta, Gesù avrebbe guarito il lebbroso in quanto «arrabbiato, furioso»!

Tutte le traduzioni italiane assumono che il testo originario fosse «mosso da compassione», ma la maggioranza (sebbene non l'unanimità) dei critici testuali ritiene che l'originale fosse invece «arrabbiato».

martedì 30 novembre 2010

Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù (versione di Matteo)

Questo articolo contiene il riassunto per punti della narrazione della natività di Gesù secondo la versione tramandata dal Vangelo secondo Matteo.

È un articolo concepito come ausilio all'articolo sulle contraddizioni evangeliche nella narrazione della nascita di Gesù («Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù»), ma credo sia utile anche da solo. Tenendo separata la narrazione di Matteo da quella lucana, è infatti possibile notare sia l'originalità di Matteo rispetto a Luca, sia le sue caratteristiche narrative peculiari, sia l'intento teologico dell'autore.

Eventi della natività secondo Matteo

La narrazione della natività tramandata da Matteo può essere suddivisa in sei parti: la genealogia di Gesù e cinque eventi salienti.

Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù (versione di Luca)

Questo articolo contiene il riassunto per punti della narrazione della natività di Gesù secondo la versione tramandata dal Vangelo secondo Luca.

È un articolo concepito come ausilio all'articolo sulle contraddizioni evangeliche nella narrazione della nascita di Gesù («Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù»), ma credo sia utile anche da solo. Tenendo separata la narrazione di Luca da quella matteana, è infatti possibile notare sia l'originalità di Luca rispetto a Matteo, sia le caratteristiche narrative peculiari, sia l'intento teologico dell'autore.

Eventi della natività secondo Luca

Nella narrazione del Vangelo secondo Luca, la nascita di Gesù è intrecciata con quella di Giovanni Battista, col quale sembra essere imparentato, ed è divisibile in cinque fasi, chiuse dalla genealogia di Gesù.

Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù

La nascita di Gesù è un evento carico di importanza, sia culturale che teologica. Ho toccato questa fase della vita del Gesù storico con il post «Divini concepimenti e umano scetticismo», in cui notavo il fenomeno di sospensione di incredulità che i credenti hanno in eventi miracolosi appartenenti alla loro religione, ma che invece non hanno quando i miracoli sono di altre religioni (un esempio pratico del fenomeno trattato nell'articolo «Crediamo solo in ciò che ci dà ragione»).

Questa volta vorrei dedicarle più attenzione, analizzando le due narrazioni evangeliche, quella tramandata dal Vangelo secondo Matteo e quella conservatasi nel Vangelo secondo Luca; si tratta delle uniche due narrazioni della nascita di Gesù su ventisette libri che compongono il Nuovo Testamento!

La nascita di Gesù fa talmente parte del nostro bagaglio culturale che ciascuno di noi ne conosce la storia: l'annunciazione a Maria, il censimento, il viaggio fino a Betlemme, la nascita nella stalla, gli angeli che si recano dai pastori, le visite dei pastori e quella dei magi, la visita al Tempio e la circoncisione di Gesù, la fuga in Egitto e la strage degli innocenti, e infine il ritorno a Nazaret.

Ma c'è una cosa che molti non sanno, o a cui non danno peso: questa storia non è mai stata narrata da nessuno dei due evangelisti.

Certo, ciascuno di questi elementi si trova in una delle due narrazioni evangeliche, ma la storia che conosciamo non è quella raccontata da Matteo, o quella che Luca conosceva. Vale dunque la pena di indagare per comprendere meglio le differenze tra le due narrazioni.

sabato 14 agosto 2010

Contraddizioni evangeliche: battesimo di Gesù

Riprendo la serie di articoli sulle contraddizioni presenti nelle narrazioni evangeliche, con l'ausilio dell'interessante libro Jesus, Interrupted, di Bart Ehrman.

Dopo l'episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio, quello dell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, dopo un articolo sulle contraddizioni riguardo al giorno della morte di Gesù, uno su quattro contraddizioni o errori nella narrazione della passione di Gesù e, infine, uno sul tradimento e la morte di Giuda, ecco una piccola presentazione delle incongruenze relative al battesimo di Gesù.

Prima di iniziare, fate mente locale alle vostre conoscenze su questo episodio fondamentale: Gesù è battezzato da Giovanni Battista nelle acque del Giordano, quando si sente una voce dal cielo che dice...

Cosa dice la voce dal cielo al battesimo di Gesù?

Come spesso succede, l'episodio è riportato nei vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca) ma non nel quarto vangelo, il Vangelo secondo Giovanni, dove Giovanni Battista testimonia la discesa dello Spirito Santo su Gesù. Ci sarebbe da dire qualcosa a riguardo, ma si tratterebbe di una deviazione dalla questione delle contraddizioni. O forse no.

domenica 13 giugno 2010

Gli apologeti e la frottola del papiro 7Q5

Aggiornato il 15 giugno.

Sono il primo a dirmi che dovrei smettere di leggere blogs apologetici, ma non ce la faccio, è più forte di me. A spingermi c'è, da una parte, la possibilità di trovarvi argomentazioni serie, anche se si tratta di una cosa più unica che rara, come ha dimostrato l'esperienza; dall'altra c'è il divertimento di vedere gli apologeti arrabattarsi per riconciliare religione e ragione.

Il caso di oggi parte da un articolo del IlSussidiario.net, giornale on-line riconducibile a Comunione e Liberazione, in cui si riporta la notizia che l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), insieme all'Istituto Bam di Berlino, sottoporranno ad un'indagine spettrometrica alcuni frammenti dei Rotoli del Mar Morto, anche noti come Manoscritti di Qumran. In particolare, gli scienziati intendono comprendere se, in base alla composizione chimica dei rotoli, sia possibile comprendere l'origine dei rotoli stessi.

Bene, come hanno reagito gli apologeti a questa notizia? Cercando di tirare più acqua possibile al loro mulino, a che a costo di lasciare intendere cose non vere.

Ad esempio, il blogger Aguado del blog Ragione e Fede (di cui ho avuto modo di parlare in passato) se n'è uscito con un post intitolato «Nuovi studi sui rotoli di Qumran, garanti dell’autenticità dei Vangeli».

Ecco il salto apologetico. Nell'articolo de ilSussidiario si parla di «Bibbia», non di «vangeli», dunque l'introduzione di questo riferimento è di Aguado. E perché questo sarebbe un errore? Perché tra i Manoscritti del Mar Morto non vi sono testi cristiani, dato che gli autori di quei testi erano ebrei, probabilmente esseni.

Aguado tira allora fuori il frammento 7Q5 (quinto frammento dalla cava 7 di Qumran), affermando che si tratta di un frammento del Vangelo secondo Marco. L'intenzione è chiara: se l'analisi spettrometrica dovesse confermare l'originalità dei manoscritti, cosa che nessuno studioso mette in dubbio, allora, secondo il ragionamento di Aguado, anche i vangeli sarebbero autentici (qualunque cosa questa significhi).

Il ragionamento di Aguado è fallato sotto due aspetti:
  1. i fisici dell'INFN non analizzeranno 7Q5, ma «i Rotoli del Tempio, che descrivono un tempio virtuale non realizzato», come detto nell'articolo de ilSussidiario;
  2. l'identificazione di 7Q5 con un passo del Vangelo secondo Marco è scientificamente infondata.
Tra l'altro Aguado non può negare di sapere che 7Q5, un frammento di papiro contenente una ventina di lettere, non è un passo marciano, dato che lo ha letto nel relativo articolo di Wikipedia. Ma dato che le notizie, per un apologeta, possono essere manipolate per farle rientrare nel progetto apologetico, Aguado definisce la voce di wiki «parecchio spoglia», e rimanda alle pubblicazioni degli unici due studiosi che sostengono l'identificazione, il papiriologo gesuita spagnolo José O'Callaghan e quello tedesco Carsten Peter Thiede, famoso per aver anche anticipato la datazione del più antico papiro contenente un testo del Nuovo Testamento (facendolo passare dal 200 all'80 d.C.) e per aver definito autentico il Titulus crucis, poi datato al X secolo.


Al di là dello smascheramento dell'ennesimo tentativo (malriuscito) di fare apologetica, cosa ci insegna questo episodio? Che gli apologeti, per natura, non sono interessati alla verità, ma a far rientrare i fatti nella loro teoria, di metterli al servizio della religione.

Per questo sono gente dalla quale bisogna stare alla larga. Anche se sono il primo a non seguire questo consiglio.

L'immagine del papiro 7Q5, alterata per evidenziare il testo, è di pubblico dominio.

Aggiornamento. Giovanni Bazzana, storico del Cristianesimo antico, mi ha cortesemente segnalato due articoli di approfondimento sulla questione 7Q5. «Il Nuovo Testamento e Qumran: 7Q5», di Giovanni Bazzana, e «7Q5? Passiamo ad altro, per favore», di Luigi Walt, che tratta della stessa fonte apologetica di cui mi sono occupato io.

giovedì 13 maggio 2010

Vangelo segreto di Marco: un aggiornamento della situazione

La storia del Vangelo segreto di Marco è simile a quella di un giallo.

Nel 1958, lo studioso Morton Smith trovò, alla fine di un'edizione seicentesca delle lettere di Ignazio di Antiochia, un'inedita lettera attribuita al vescovo e teologo del II secolo Clemente di Alessandria. Nella lettera, Clemente parlava di una seconda edizione del Vangelo secondo Marco, scritta dallo stesso evangelista e contenente insegnamenti di Gesù riservati solo alla cerchia più ristretta degli apostoli.

Il manoscritto, conservato nella biblioteca del monastero di Mar Saba, andò perduto, e di esso rimangono solo le foto scattate da Smith. Fino alla sua morte, pochi studiosi hanno messo in dubbio apertamente l'autenticità della lettera di Clemente, nota come Lettera a Teodoro, sostenuta da Smith in due suoi studi, uno indirizzato al lettore di formazione accademica e uno dedicato ad un pubblico più ampio.

Dopo la morte di Smith, avvenuta nel 1991, diversi ricercatori hanno chiaramente affermato che la lettera è un falso fabbricato da Smith stesso, mentre altri ne sostengono l'autenticità.

Sul blog Ζήτησις, Frances ha pubblicato un interessante riassunto delle ultime pubblicazioni sull'argomento: «Lo Status quaestionis e nuove prospettive sul Vangelo segreto di Marco».

Aggiornamento. Ringrazio domenico per avermi segnalato un'imprecisione: oltre alle foto in bianco e nero di Smith, esistono anche altre foto a colori della lettera di Clemente, pubblicate una decina di anni fa.

mercoledì 12 maggio 2010

Ricerca del Gesù storico: Gesù l'eroe

Vorrei continuare la mia panoramica sulle differenti ricostruzioni del Gesù storico da parte della moderna esegesi biblica. Nel post precedente trattavo del Gesù "Salvatore"; in questo vorrei introdurre schematicamente il Gesù "Eroe" di Gregory Riley.

Gregory J. Riley è professore di Nuovo Testamento e cristianesimo delle origini alla Claremont School of Theology in California. Riley sostiene che vi fossero diverse correnti nel cristianesimo delle origini, accomunate dalla fede in Cristo, e in particolare dal ruolo svolto da Cristo per i fedeli: quello di un eroe, nel senso ellenistico del termine. Prima di approfondire questa affermazione devo precisare che, sebbene Riley sia il più preminente sostenitore di questo punto di vista, l'interpretazione della figura evangelica di Gesù come di un eroe ellenistico risale alla seconda metà degli anni Settanta, ed ha preso sostanza a partire dagli anni Novanta del secolo scorso.

L'eroe ellenistico era un semidio, nato da dei ed esseri umani, o quantomeno collocato ad un livello intermedio tra gli dei immortali e i mortali. L'eroe ellenistico era giusto, dotato di capacità peculiari, e non era affetto dalla degenerazione del mondo (sul quale avrebbe dovuto regnare nell'ultima età, l'Età degli eroi, il dio Crono, sovrano dell'aldilà). Al contempo era un essere umano, e come tale combatteva, soffriva e moriva. L'eroe ellenistico aveva come avversari sia divinità che sovrani terreni, ed era sottoposto a prove che ne testavano la fibra morale. Normalmente l'eroe moriva da giovane, ma era reso immortale dagli dei e assumeva il ruolo di protettore degli esseri umani: assurgeva quindi a modello per il suo coraggio e per le sue imprese.

Per Riley il Gesù dei cristianesimi delle origini presenta i tratti di questo eroe ellenistico. Come l'eroe era in grado di compiere imprese epiche, Gesù è descritto come operatore di miracoli e guarigioni. Il destino di Gesù è collegato a quello di tutta l'umanità e il suo carattere è messo alla prova, come nell'episodio del giardino dei Getsemani; muore giovane per mano di sovrani terreni, ma la sua vittoria sul male ha conseguenze ultraterrene. Inoltre, così come l'eroe spesso scende nell'Ade per salvare una persona amata, così Gesù si sacrifica per scendere nel regno della morte, sconfiggerla e salvare in questo modo tutti gli esseri umani.

Come si vede, più che descrivere il Gesù storico, Riley spiega il modo in cui lo dipinsero i suoi seguaci, in particolare quelli che come Paolo di Tarso non lo conobbero di persona: lo incasellarono all'interno di una categoria di pensiero, quella dell'eroe, che era tipica del mondo greco-romano.

Le opere principali di Riley sono: Resurrection Reconsidered: Thomas and John in Controversy (1995), in cui studia i rapporti tra le comunità che elaborarono il Vangelo secondo Tommaso e quello secondo Giovanni; One Jesus, Many Christs: How Jesus Inspired Not One True Christianity, but Many (1997), in cui presenta la sua ricostruzione del Gesù "eroe"; The River of God: A New History of Christian Origins (2001), sulle origini del cristianesimo. Nessuno dei suoi libri è tradotto in italiano.

Questo post è ispirato alla pagina «Historical Jesus Theories», del sito Early Christian Writings, di Peter Kirby. Altre fonti: Jennifer K. Berenson Maclean, «Jesus as Cult Hero in the Fourth Gospel», in Ellen Bradshaw Aitken e Jennifer K. Berenson Maclean, Philostratus's Heroikos: religion and cultural identity in the third century C.E., Brill, 2005; Mary J. Streufert, «Maternal Sacrifice as a Hermeneutics of the Cross», in Cross examinations, Fortress Press, 2006.

martedì 13 aprile 2010

Ricerca del Gesù storico: Gesù il Salvatore

Da qualche tempo a questa parte, mi sono appassionato agli studi scientifici sulla figura storica di Gesù e sulla storia del Cristianesimo delle origini.

L'interesse è nato con la lettura del libro di Bart Ehrman intitolato Gesù non l'ha mai detto, un libro chiaro e scorrevole, ma al contempo rigoroso e serio sullo studio dei manoscritti del Nuovo Testamento. Un libro che spiega come si gestiscano tutte le varianti dei libri del Nuovo Testamento, nel tentativo di ricostruirne il testo originario può sembrare noioso, ma Ehrman conosce la materia ed è molto bravo a tenere interessato il lettore, ma senza mai dover ricorrere a sensazionalismi.

Ho poi continuato a leggere riguardo a questo argomento, principalmente opere divulgative: dalle indagini di Augias che intervista esperti del settore (Mauro Pesce per Inchiesta su Gesù e Remo Cacitti per Inchiesta sul Cristianesimo), alle ricostruzioni della figura storica di Gesù (il Jesus, Interrupted di Bart Ehrman, il Gesù, una biografia rivoluzionaria di John Dominic Crossan e il Gesù ebreo di Riccardo Calimani), alle molteplici correnti del Cristianesimo delle origini con il loro corredo di testi (Giacomo, il fratello di Gesù di Robert Eisenman, I Cristianesimi perduti, ancora di Ehrman, I vangeli gnostici e Il Vangelo segreto di Tommaso di Elaine Pagels, Il Vangelo ritrovato di Giuda di Elaine Pagels e Karen King).

Sebbene abbia sempre scelto di leggere libri "seri" e di prendere con le pinze i testi che non rispecchiano le posizioni della maggioranza degli studiosi, mi è venuto il dubbio di aver letto libri che mi hanno fornito una visione parziale delle conoscenze attuali, sia per limiti dovuti alle pubblicazioni normalmente reperibili, sia perché le bibliografie dei libri tendono a segnalare testi simili.

Per questo motivo ho deciso di fare una panoramica delle principali ipotesi sul Gesù storico, in modo da poter vedere quali sono le correnti di pensiero maggiormente accreditate da indagare. Inizio con coloro che sostengono la storicità di un Gesù divino, un Salvatore.

Per questa analisi sono in debito con Peter Kirby, autore della pagina "Historical Jesus Theories" dal sito earlychristianwritings.com e all'articolo "The Wright Quest for the Historical Jesus", di Ben Witherington, III.

Nicolas Thomas Wright

N.T. Wright è il Vescovo (anglicano) di Durham.

Dal punto di vista procedurale, Wright è convinto che i Vangeli contengano storie trasmesse sostanzialmente intatte, e che queste corrispondano ad eventi realmente accaduti, in quanto all'epoca della stesura delle principali opere del Nuovo Testamento erano ancora in vita i testimoni dei fatti. Nell'ambito della ricerca sul Gesù storico, ritiene che si debbano dare per assodati il retroterra culturale del giudaismo del I secolo e la figura che emerge dai Vangeli; muovendosi dal primo in avanti e dal secondo all'indietro è possibile ricostruire la figura storica di Gesù, che sarà dunque il punto di incontro tra queste due culture.

Wright sostiene che le narrazioni della morte e risurrezione di Gesù che si sono conservate nei Vangeli canonici sono il risultato del tentativo dei suoi seguaci di ritornare alle profezie dell'Antico Testamento per comprendere per quale motivo il Messia mandato da Dio fosse morto crocifisso.

La figura che emerge è quella di un Gesù in tutto e per tutto ebreo del I secolo, convinto che attraverso la propria opera permettesse l'avvento del Regno di Dio su questa terra. Riteneva che le tradizioni del suo popolo fossero state corrotte e travisate, e propose dunque una loro riforma. Gesù, secondo Wright, non intendeva l'avvento del Regno come la fine del mondo, ma come la sua trasformazione: questo avvento sarebbe stato caratterizzato dalla fine del mondo del giudaismo legato al Tempio, alla Terra promessa, alle gerarchie sacerdotali, ai sacrifici. Secondo Wright, gli Ebrei del I secolo si ritenevano ancora "in esilio", benché si trovassero nella Terra Promessa: il compito che Gesù assunse fu quello di porre fine all'esilio assumendo su di sé i peccati del popolo ebraico.

La sua critica delle istituzioni politiche e religiose fu alla causa della sua morte: in questo senso sostiene che Gesù fu condannato a morte proprio per ciò che diceva e faceva, per le sue critiche alle autorità, e non per un errore.

Le principali opere di N.T. Wright tradotte in italiano, tutte per i tipi della casa editrice Claudiana di Torino, sono: Che cosa ha veramente detto Paolo (1999), Gesù di Nazareth. Sfide e provocazioni (2005) e Risurrezione (2006).

Luke Timoty Johnson

Johnson è professore di Nuovo Testamento e Origini del Cristianesimo alla Emory University, un'università privata affiliata all'Unione delle Chiese Metodiste.

Ha una particolare visione di ciò che è la storia, secondo la quale vi sono cose che sono "reali" ma non sono propriamente "storiche". Egli sottolinea che il metodo storico applicato alla ricerca del Gesù storico possa ricostruire alcuni aspetti della sua vita, ma non tutti. In particolare gli storici possono accertare il fatto che Gesù era, per esempio, un famoso guaritore, e forse anche che egli effettivamente guarì dei malati, ma non possono, per motivi di limitazione del metodo storico, affermare che compì miracoli; d'altro canto gli storici non possono neppure negare che lo fece.

Per Johnson, dunque, la storia non è l'unico mezzo di conoscere la realtà, specie in casi come quello della resurrezione di Gesù.

Per quanto riguarda invece l'analisi storiografica delle fonti cristiane, Johnson si oppone alla pratica, diffusa tra i critici biblici, di non considerare autorevoli quelle fonti che ignorano o riportano erratamente i fatti e i detti della vita di Gesù. Distingue infatti tra due insiemi di informazioni storiche che possono essere date su di un personaggio: da una parte ci sono gli "eventi", azioni e detti del personaggio, dall'altra il suo "carattere", inteso come significato essenziale della sua vita.

Quindi, sebbene Johnson riconosca che i Vangeli sono incoerenti riguardo a cose come le esatte parole usate da Gesù per esprimersi, tempi e luoghi delle sue azioni e persino sulle azioni stesse, è convinto che essi concordino nel definire, attraverso l'insieme delle narrative, il "carattere" di Gesù: un uomo che dà la propria vita per gli altri uomini in obbedienza a Dio.

La principale pubblicazione di Johnson, The Real Jesus: The Misguided Quest for the Historical Jesus & the Truth of the Traditional Gospels ("Il Gesù reale: la ricerca fuorviata del Gesù storico e la verità dei Vangeli tradizionali", HarperSanFrancisco, 1996, ISBN 9780060641665) non è tradotta in italiano.

Robert H. Stein

Stein è professore di Interpretazione del Nuovo Testamento al The Southern Baptist Theological Seminary, un'università il cui compito è preparare i ministri della Southern Baptist Convention (la maggiore Chiesa battista del mondo).

Secondo Stein, se l'indagine storica su Gesù esclude a priori l'accettazione del soprannaturale, non potrà che giungere a descrivere un Gesù in cui tutti i tratti soprannaturali sono stati rimossi. Stein però ritiene che sia il Gesù soprannaturale - quello nato da una vergine, morto per i peccati degli uomini e risuscitato - l'unico a poter collegare l'umanità peccatrice con Dio, e che perciò questo suo aspetto non possa essere negato.

Le conseguenze di questo approccio sono che Stein considera episodi storici la nascita virginale e la strage degli innocenti, la morte e la risurrezione di Gesù. Afferma che fu dopo il battesimo per opera di Giovanni, mentre era tentato dal diavolo, che Gesù comprese di essere il Messia; ma scelse di non essere un messia politico, quanto piuttosto il servo sofferente di Dio. Raccolse attorno a sé gli apostoli e insegnò loro, ma fu solo dopo la sua risurrezione che essi compresero realmente che Gesù era il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo.

L'opera principale di Robert Stein è Jesus the Messiah: A Survey of the Life of Christ ("Gesù il Messia: Panoramica della vita di Cristo", InterVarsity Press, 1996, ISBN 9780830818846). Non è tradotta in italiano, come le altre sue opere.

La foto iniziale è Gaudi Jesus di Jasmic, la foto di N.T. Wright è di garethjmsaunders.

lunedì 12 aprile 2010

Contraddizioni evangeliche: tradimento e morte di Giuda


Dopo una piccola pausa, ecco il quinto post dedicato alle contraddizioni evangeliche, riprese dal libro Jesus, Interrupted di Bart Ehrman.

Precedentemente ho analizzato l'episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio, quello dell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, le contraddizioni riguardo il giorno della morte di Gesù, oltre ad un post "fritto misto" su quattro contraddizioni o errori nella narrazione della passione di Gesù.

Con questo post vorrei riproporre le considerazioni di Bart Ehrman sul tradimento di Giuda e sulla sua morte (pagine 45-47 del libro).

Motivazioni del tradimento

Ehrman inizia elencando le motivazioni per il tradimento di Giuda proposte dai quattro vangeli canonici. Ecco cosa dicono i vangeli sinottici.

Vangelo secondo Marco, 14:
10 Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11 Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.
Vangelo secondo Matteo, 26.
14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti 15 e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. 16 Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
Vangelo secondo Luca, 22:
3 Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. 4 Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. 5 Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. 6 Egli fu d'accordo e cercava l'occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla.
La dipendenza tra i testi dei sinottici è evidente: in tutti e tre Giuda si reca dai sommi sacerdoti, in tutti e tre questi si «rallegrano» e gli promettono del denaro, in tutti e tre Giuda inizia a cercare l'occasione propizia per tradire Gesù.

martedì 6 aprile 2010

Zombi!


Vangelo secondo Matteo, 27:
52 le tombe s'aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; 53 e, usciti dai sepolcri, dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Alla morte di Gesù, molti corpi di santi risuscitarono. Poi entrarono a Gerusalemme e furono visti da molti.

Ah, e ovviamente tra i quattro evangelisti e gli altri autori del Nuovo Testamanto, solo l'autore del Vangelo secondo Matteo reputò il fatto abbastanza particolare da essere menzionato (oppure "Matteo" cercava semplicemente di aggiungere un'altra profezia, Isaia 26:19, alla sua raccolta di profezie realizzate da Gesù).

Eppure c'è gente che a queste cose crede davvero!

La traduzione italiana dei versetti del Nuovo Testamento è dell'edizione Riveduta. Devo dare credito per questo plagio questa ispirazione al post di Common Sense Atheism, "Happy Zombie Day!" (si, quello è il suo post pasquale...). L'immagine è "The Zombie Invasion", di JC.

giovedì 1 aprile 2010

Contraddizioni evangeliche: il giorno della morte di Gesù

Come molti altri cristiani, per lungo tempo ho avuto una frequentazione del Vangelo «per interposta persona». Certo, leggevo il Vangelo e lo meditavo, anche se devo ammettere che, da ragazzo, mi interessavano molto di più le storie narrate che le sottigliezze teologiche, ma per comprendere il «vero» significato del messaggio di Gesù, mi fidavo del mio sacerdote, delle sue interpretazioni.

In particolare, ricordo che ero affascinato dalla narrazione degli eventi della Passione di Gesù, di tutti quei momenti altamente drammatici e narrativamente coinvolgenti che vanno dall'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, a cavallo di un asino e tra le ali festanti, fino alla morte di Gesù e poi alla sua risurrezione. Mi piacevano anche le cerimonie cattoliche centrate su questi momenti: la Domenica delle Palme con la sua processione, le palme, i suoi canti; la lavanda dei piedi, cui una volta vi partecipai come uno dei «lavandi»; la Pasqua. Era in questi momenti che assimilavo gli eventi cruciali della vita terrena di Gesù, quasi per osmosi, durante la lettura dei vangeli.

Devo riconoscere, quindi, che fui non poco turbato quando lessi da qualche parte che le narrazioni evangeliche della morte di Gesù sono su alcuni punti assolutamente incompatibili: in anni, decenni di settimane pasquali con i relativi riti e le relative letture, non avevo mai sospettato una cosa del genere. Invece di andare a chiedere spiegazioni al mio sacerdote, cercai qualche informazione su Internet, e capitai su un sito che presentava tutta una serie di elucubrazioni sul calendario ebraico adottato a Gerusalemme e le sue differenze con quello di Qumran, e mi scrollai la questione di dosso, liquidandola con una delle solite speculazioni sul "mistero" dei Manoscritti del Mar Morto.

Anni dopo ho scoperto che realmente la narrazione della morte di Gesù nei sinottici (Marco, Matteo e Luca) è incompatibile con quella in Giovanni. In questo post presenterò le differenze che riguardano il giorno della morte di Gesù, in relazione con la festività ebraica della Pesach (la Pasqua ebraica). Come per i post precedenti, non presento riflessioni mie, ma argomentazioni note da secoli agli studiosi e che riprendo dai libri di Bart Ehrman (ma Giovanni Bazzana ha pubblicato oggi un post sullo stesso argomento, di certo più «avanzato» del mio).

Pesach, la Pasqua ebraica


Nel mio immaginario, la storia della fuga degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida di Mosè è legata alle magnifiche immagini del film I dieci comandamenti, con Charlton Heston nei panni di Mosè e Yul Brynner in quelli del Faraone.

La storia è famosissima, una delle più belle dell'Antico Testamento. Gli Ebrei sono in Egitto, dove vivono da secoli come schiavi degli Egiziani, e Dio manda Mosè a liberarli e a portarli nella Terra Promessa (l'Esodo). Dato che il Faraone non è certo contento di perdere la propria forza lavoro servile, e dato che Dio gli "indurisce il cuore" ripetutamente, Dio manda diverse piaghe per piegare la volontà del Faraone. Di queste piaghe l'ultima, quella decisiva per la liberazione degli Ebrei, è quella più tragica: la morte di tutti i primogeniti degli Egiziani (bellissima la scena in cui il figlio primogenito del Faraone muore, e Yul Brinner chiede inutilmente al dio egiziano di risuscitarlo).

Affinché la piaga non colpisca gli Ebrei, Dio dice a Mosè di ordinare agli Ebrei di sacrificare un agnello e di bagnare gli stipiti della porta di casa col suo sangue; ordina loro anche di mangiare in fretta il loro pasto serale. Quella notte, mentre gli Ebrei cenano, l'angelo di Dio attraversa l'Egitto uccidendo tutti i primogeniti; ma quando incontra case con gli stipiti bagnati di sangue, passa oltre. A seguito di questa pestilenza, il Faraone lascia liberi gli Ebrei di uscire dall'Egitto.