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martedì 29 luglio 2014

Sam Harris: «Perché non critico Israele?»

Questa è la traduzione di un articolo apparso sul blog di Sam Harris. Originariamente era un podcast, in cui Harris trattava il tema dell'attuale guerra di Gaza e più in generale del conflitto arabo-israeliano; alla trascrizione del podcast Harris ha aggiunto delle note in cui spiega meglio i concetti esposti nel discorso e risponde ad alcune critiche che gli sono state avanzate sul tema. Sebbene il testo risenta di questa origine non organica, sono dell'idea che sia estremamente interessante, in quanto espone un punto di vista che è al contempo molto critico di Israele e fondamentalmente dalla parte degli israeliani, e, al contempo, ben argomentato; esso possiede, dunque, due caratteristiche che sono molto rare nel marasma delle discussioni su questo tema. 

Alcune incertezze sintattiche nel testo sono colpa delle mie limitate capacità di traduttore, così come gli eventuali errori di grammatica. Per il resto, si tratta del pensiero di Harris.



[Nota: Questa è una trascrizione verbatim di un podcast parlato. Ad ogni modo, ho aggiunto note come questa per chiarire i punti controversi. —SH]

Avevo intenzione di fare un podcast con le risposte a una serie di domande, ma ho ricevuto così tante domande sullo stesso argomento che penso di dare un'unica risposta qui e poi faremo l'#AskMeAnything la prossima volta.

La domanda che ho ormai ricevuto in molte forme è più o meno questa: Perché non critichi mai Israele? Perché non critichi mai il giudaismo? Perché prendi sempre la parte degli israeliani contro quella dei palestinesi?

Ora, questa è una domanda incredibilmente noiosa e deprimente per una quantità di ragioni. La prima è che ho criticato sia Israele sia il giudaismo. Ciò che sembra aver turbato molte persone è che ho mantenuto un po' di senso delle proporzioni. Ci sono all'incirca quindici milioni di ebrei sulla terra in questo momento; ci sono cento volte tanti musulmani. Ho avuto dibattiti con rabbini che, quando ho supposto che credessero in un Dio che può ascoltare le nostre preghiere, mi hanno fermato a metà frase e detto, “Perché pensa che io creda in un Dio che può ascoltare le preghiere?” Quindi ci sono dei rabbini – rabbini conservatori – che credono in un Dio così elastico da escludere qualsiasi affermazione concreta su di Lui – e perciò quasi ogni richiesta concreta riguardo al comportamento umano. Ci sono milioni di ebrei, letteralmente milioni tra i pochi milioni che esistono, per i quali il giudaismo è molto importante, eppure sono atei. Non credono in Dio per niente. Questa è effettivamente una posizione che puoi sostenere nel giudaismo, ma è un non sequitur totale nell'Islam o nel Cristianesimo.

Così, quando parliamo delle conseguenze delle credenze irrazionali basate su libri sacri, gli ebrei sono i più piccoli tra i più piccoli trasgressori. Ma ho detto molte cose critiche sul giudaismo. Lasciate che vi ricordi che parti della Bibbia ebraica – libri come Levitico ed Esodo e Deuteronomio – sono i documenti più repellenti e immorali che possano essere trovati in qualunque religione. Sono peggiori del Corano. Sono peggiori di qualsiasi parte del Nuovo Testamento. Ma la verità è che la maggior parte degli ebrei lo riconosce e non prende questi testi sul serio. È un fatto assodato che la maggior parte degli ebrei e la maggior parte degli israeliani non siano guidati dai libri sacri – e questa è una cosa molto buona.

Naturalmente, ce ne sono alcuni che lo sono. Ci sono estremisti religiosi tra gli ebrei. Ora, considero queste persone veramente pericolose, e le loro credenze religiose sono tanto controverse e tanto immotivate quanto le credenze dei musulmani devoti. Ma ci sono molte poche persone simili.

Per quelli tra voi che si preoccupano che io non dica mai niente di critico riguardo Israele: la mia posizione su Israele è in un certo senso paradossale. Ci sono questioni sulle quali sono sinceramente indeciso. E c'è qualcosa nella mia posizione, penso, che offende ciascuno. Quindi, riconoscendo quanto sia incauto dire qualunque cosa su questo argomento, non di meno ci rifletterò ad alta voce per alcuni minuti.



Non penso che Israele dovrebbe esistere in quanto stato ebraico. Credo che sia osceno, irrazionale e ingiustificabile avere uno stato organizzato attorno a una religione. Quindi non celebro l'idea che esista una patria ebraica nel Medio Oriente. Certamente non sostengo alcuna pretesa ebraica su beni immobili basata sulla Bibbia. [Nota: Leggete di nuovo questo paragrafo.]

Sebbene io abbia appena detto che non penso che Israele dovrebbe esistere in quanto stato ebraico, la giustificazione per uno stato simile è piuttosto facile da trovare. Non c'è bisogno di cercare qualcosa oltre il fatto che il resto del mondo si sia dimostrato entusiasta di assassinare gli ebrei in quasi ogni occasione. Così, se ci dovesse essere uno stato organizzato attorno alla protezione di membri di una singola religione, dovrebbe certamente essere uno stato ebraico. Ora, gli amici di Israele potrebbero considerare questa una difesa piuttosto tiepida, ma è la più forte di cui dispongo. Penso che l'idea di uno stato confessionale sia essenzialmente indifendibile. [Nota: Vale la pena osservare, però, che Israele non è «ebraica» nel senso in cui l'Arabia Saudita e il Pakistan sono «musulmani». Come ha sottolineato il mio amico Jerry Coyne, Israele è in realtà meno religiosa degli Stati Uniti, e la sua costituzione garantisce libertà di religione. Israele non è una teocrazia, e si potrebbe facilmente argomentare che la sua identità ebraica sia più culturale che religiosa. Tuttavia, se ci chiediamo perché gli ebrei non si trasferirebbero nella British Columbia se gli fosse offerta una casa là, possiamo capire il ruolo che la religione gioca ancora nel loro pensiero.]

È superfluo dire che, nel difendere il suo territorio in quanto stato ebraico, il governo israeliano e gli israeliani stessi hanno fatto cose terribili. Hanno combattuto, come stanno combattendo ora, delle guerre contro i palestinesi che hanno causato perdite enormi di vite innocenti. A Gaza sono stati uccisi nelle ultime poche settimane più civili che miliziani. Questa non è una sorpresa perché Gaza è uno dei posti più densamente popolati della terra. Occuparla, combattervi delle guerre, dà la garanzia di far uccidere donne e bambini e altri civili. E probabilmente ci sono pochi dubbi che nel corso di diverse guerre gli israeliani abbiano compiuto azioni che equivalgono a crimini di guerra. Sono stati brutalizzati da questo processo – ovvero, sono stati resi brutali da esso. Ma questo è per lo più dovuto al carattere dei loro nemici. [Nota: Non stavo dando a Israele il permesso di commettere crimini di guerra. Stavo facendo un discorso sulla realtà di vivere sotto la minaccia continua di terrorismo e di combattere diverse guerre in uno spazio confinato.]

Qualunque cosa terribile gli israeliani abbiano compiuto, è anche vero che hanno adoperato più autocontrollo nella loro lotta contro i palestinesi di quanto noi – americani, o europei occidentali – abbiamo usato in una qualunque delle nostre guerre. Hanno sostenuto più esami pubblici minuziosi di livello mondiale di qualunque altra società che si sia mai dovuta difendere da degli aggressori. Semplicemente gli israeliani sono tenuti a misurarsi con uno standard differente. E le condanne rivolte loro dal resto del mondo sono del tutto sproporzionate rispetto a ciò che hanno realmente fatto. [Nota: Non stavo dicendo che poiché sono stati più attenti di quanto siamo stati noi nella nostra massima negligenza, gli israeliani siano al di sopra di ogni critica. I crimini di guerra sono crimini di guerra.]

È chiaro che Israele sta perdendo la guerra delle pubbliche relazioni e la stia perdendo ormai da anni. Per gli osservatori esterni una delle cose più irritanti dell'attuale guerra a Gaza è la perdita sproporzionata di vite umane da parte palestinese. Questo non ha un gran senso dal punto di vista morale. Israele ha costruito dei rifugi antibomba per proteggere i suoi cittadini. I palestinesi hanno costruito tunnel attraverso i quali possono lanciare attacchi terroristici e rapire gli israeliani. Israele dovrebbe forse essere incolpata per essere riuscita a proteggere la propria popolazione in una guerra difensiva? Penso di no. [Nota: Non stavo suggerendo che le morti dei civili palestinesi siano meno che tragiche. Ma se è scontato che reagire contro Hamas porti alla morte di innocenti, e gli israeliani sono riusciti nel frattempo a proteggere i propri civili, è garantito che la perdita di vite innocenti da parte palestinese sia sproporzionata.]

Ma è impossibile guardare alle immagini che escono da Gaza – specie quelle di neonati e bambini crivellati da frammenti di proiettili – e pensare che questo sia qualcosa di diverso da un male mostruoso. Nella misura in cui gli israeliani sono i perpetratori di questo male, sembra impossibile sostenerli. E non c'è dubbio che i palestinesi abbiano sofferto terribilmente per decenni sotto l'occupazione. Qui è dove la maggior parte dei critici di Israele sembra fermarsi. Vedono queste immagini, e incolpano Israele per l'uccisione e la mutilazione di neonati. Vedono l'occupazione e incolpano Israele per aver fatto di Gaza un campo di prigionia. Direi che questa è una specie di illusione morale, nata dall'incapacità di comprendere le intenzioni delle persone di ciascuna delle due parti. [Nota: Non stavo affermando che l'orrore dei bambini ammazzati sia un'illusione morale: né stavo minimizzando la sofferenza dei palestinesi sotto l'occupazione. Stavo sostenendo che non è Israele che si deve principalmente biasimare per tutta questa sofferenza.]

La verità è che c'è una differenza morale scontata, innegabile ed enormemente significativa tra Israele e i suoi nemici. Gli israeliani sono circondati da persone che hanno esplicite intenzioni di genocidio nei loro confronti. Lo statuto di Hamas è esplicitamente genocida. Auspica un tempo, basato su una profezia coranica, quando la terra stessa chiederà urlando sangue ebraico, in cui gli alberi e le pietre diranno «O musulmano, c'è un ebreo che si nasconde dietro di me. Vieni a ucciderlo». Questo è un documento politico. Stiamo parlando di un governo che è stato eletto al potere da una maggioranza dei palestinesi. [Nota: Sì, lo so che non tutti i palestinesi sostengono Hamas, ma quelli che lo fanno sono abbastanza da averli mandati al potere. Hamas non è un gruppo marginale.]

La discussione nel mondo musulmano circa gli ebrei è assolutamente sconvolgente. Non solo c'è la negazione dell'Olocausto – c'è la negazione dell'Olocausto che afferma che lo metteranno in atto realmente se sarà data loro l'opportunità. L'unica cosa più odiosa del negare l'Olocausto è dire che sarebbe dovuto esserci; non è avvenuto, ma se ne avremo l'opportunità, lo compieremo. Ci sono programmi televisivi per l'infanzia che insegnano ai bambini di cinque anni le glorie del martirio e la necessità di uccidere gli ebrei.

E questo è il cuore della differenza morale tra Israele e i suoi nemici. E questo è qualcosa che ho discusso in La fine della fede. Per comprendere questa differenza morale, dovete chiedervi cosa ciascuna parte farebbe se avesse il potere di compierla.

Cosa farebbero gli ebrei ai palestinesi se potessero far loro tutto ciò che vogliono? Beh, conosciamo la risposta a questa domanda, perché possono fare più o meno qualunque cosa vogliano. Domani l'esercito israeliano potrebbe uccidere tutti quelli che sono a Gaza. Quindi questo che significa? Beh, significa che, quando sganciano una bomba su di una spiaggia e uccidono quattro bambini palestinesi, come è avvenuto la scorsa settimana, questo è quasi certamente un incidente. Non stanno mirando ai bambini. Potrebbero mirare a tutti i bambini che vogliono. Ogni volta che un bambino palestinese muore, Israele si avvicina sempre più a diventare un paria internazionale. Così gli israeliani si sforzano enormemente di non uccidere bambini e altri civili. [Nota: La parola «così» nella frase precedente era incresciosa e fuorviante. Non intendevo suggerire che salvaguardare la sua reputazione all'estero sarebbe l'unica (o persino la principale) ragione affinché Israele dovrebbe evitare di uccidere dei bambini. Tuttavia, il punto resta: anche se volete attribuire i peggiori motivi a Israele, è chiaramente nel suo interesse non uccidere i bambini palestinesi.]

Ora, è possibile che alcuni soldati israeliani diventino furiosi sotto pressione e finiscano per sparare nel mucchio dei bambini che lanciano pietre? Naturalmente. Troverete sempre dei soldati che agiscono in questo modo nel mezzo di una guerra. Ma sappiamo che questo non è lo scopo generale di Israele. Sappiamo che gli israeliani non vogliono uccidere civili, perché possono ucciderne tanti quanti ne vogliono, e non lo stanno facendo.

Cosa sappiamo dei palestinesi? Cosa farebbero i palestinesi agli ebrei di Israele se lo squilibrio dei poteri fosse invertito? Beh, ci hanno detto cosa farebbero. Per qualche ragione, i critici di Israele semplicemente non vogliono credere al peggio riguardo a un gruppo come Hamas, anche quando esso stesso dichiara il peggio. Abbiamo già avuto un Olocausto e diversi altri genocidi nel ventesimo secolo. La gente è capace di commettere genocidi. Quando ci dicono che intendono commettere un genocidio, dovremmo crederci. Ci sono tutte le ragioni per credere che i palestinesi ucciderebbero tutti gli ebrei di Israele se potessero. Ogni palestinese approverebbe il genocidio? Naturalmente no. Ma un enorme numero di loro – e di musulmani di tutto il mondo – sì. Inutile dire che i palestinesi in generale, non solo Hamas, hanno una storia alle spalle riguardo al prendere di mira civili innocenti nel modi più sconvolgenti. Si sono fatti saltare in aria su autobus e ristoranti. Hanno massacrato degli adolescenti. Hanno assassinato degli atleti olimpici. Ora lanciano indiscriminatamente razzi su aree civili. E di nuovo, lo statuto del loro governo a Gaza ci dice esplicitamente che vogliono annientare gli ebrei – non solo in Israele ma ovunque. [Nota: Di nuovo, mi rendo conto che non tutti i palestinesi sostengono Hamas. Né sto ignorando il livello a cui l'occupazione, insieme ai danni collaterali sofferti nella guerra, ha alimentato la rabbia palestinese. Ma il terrorismo palestinese (e l'anti-semitismo musulmano) è ciò che ha reso fin'ora impossibile una convivenza pacifica.]



La verità è che tutto ciò di cui avete bisogno di sapere riguardo la differenza morale tra Israele e i suoi nemici può essere compreso nel caso degli scudi umani. Chi usa scudi umani? Beh, certamente li usa Hamas. Lanciano i loro razzi da quartieri residenziali, dalle vicinanze di scuole, ospedali e moschee. Anche in altri conflitti recenti, in Iraq e altrove, i musulmani hanno usato scudi umani. Hanno poggiato i propri fucili sulle spalle dei propri figli e sparato da dietro i loro corpi.

Considerate la differenza morale tra l'usare scudi umani e l'essere dissuasi da essi. È questa la differenza di cui stiamo parlando. Gli israeliani e le altre potenze occidentali sono dissuase, per quanto in modo imperfetto, dall'uso musulmano di scudi umani in questi conflitti, così come dovremmo essere. È moralmente ripugnante uccidere civili se lo si può evitare. È certamente ripugnante sparare attraverso i corpi di bambini per colpire il tuo avversario. Ma prendetevi un momento per riflettere su quanto spregevole sia questo comportamento. E per comprendere quanto sia cinico. I musulmani stanno agendo in base alla supposizione – l'informazione, in effetti – che gli infedeli che combattono, proprio quelle persone che la loro religione non fa altro che denigrare – saranno dissuasi dal loro uso di scudi umani musulmani. Essi considerano gli ebrei la progenie di scimmie e maiali – eppure contano sul fatto che non vogliono uccidere civili musulmani. [Nota: Il temine «musulmani» in questo paragrafo significa «combattenti musulmani» del tipo che le forze occidentali hanno incontrato in Iraq, Afghanistan, e altrove. Il termine «jihadisti» sarebbe stato troppo stringente, ma non stavo suggerendo che tutti i musulmani sostengano l'uso di scudi umani o siano anti-semiti, in guerra con l'Occidente, eccetera.]

Ora immaginate di invertire i ruoli. Immaginate quanto sarebbe futile – e sicuramente comico – se gli israeliani tentassero di usare scudi umani per dissuadere i palestinesi. Alcuni sostengono che l'abbiano già fatto. Ci sono resoconti secondo cui i soldati israeliani abbiano occasionalmente messo dei civili palestinesi di fronte a sé mentre avanzavano in aree pericolose. Non è questo l'uso di scudi umani di cui stiamo parlando. È un comportamento oltraggioso. Indubbiamente costituisce un crimine di guerra. Ma immaginate gli israeliani disporre come scudi umani le proprie donne e i propri bambini. Naturalmente questo sarebbe ridicolo. I palestinesi stanno cercando di uccidere tutti. Uccidere donne e bambini fa parte del piano. Invertire le parti qui produce una parodia grottesca alla Monty Python.

Se avete intenzione di discutere del conflitto nel Medio Oriente, dovete riconoscere questa differenza. Non penso che da nessuna parte vi sia una disparità etica che sia più sconvolgente e significativa di questa.

E la verità è che questo non è neppure il peggio che i jihadisti fanno. Praticamente Hamas è un'organizzazione moderata, paragonata ad altri gruppi jihadisti. Ci sono musulmani che si sono fatti saltare in aria tra folle di bambini – di nuovo, bambini musulmani – solo per colpire i soldati americani che stavano distribuendo loro caramelle. Hanno commesso attentati dinamitardi suicidi, solo per mandare un altro attentatore all'ospedale per attendere i feriti – dove poi hanno fatto saltare in aria tutti i degenti con i dottori e le infermiere che stavano cercando di salvare le loro vite.

Ogni giorno in cui potete leggere di un razzo israeliano che ha deviato percorso o di soldati israeliani che picchiano un adolescente innocente, avreste potuto leggere dell'ISIS in Iraq che crocifigge della gente ai lati di una strada, cristiani e musulmani. Dov'è l'indignazione del mondo musulmano e della Sinistra per questi crimini? Dove sono le manifestazioni, di diecimila o centomila partecipanti, nelle capitali d'Europa contro l'ISIS? Se Israele uccide una dozzina di palestinesi per un incidente, l'intero mondo musulmano è in fiamme. Dio non voglia che bruciate un Corano, o scriviate un romanzo vagamente critico della fede. Eppure i musulmani possono distruggere le proprie società – e cercare e distruggere l'Occidente – e non sentirete un pigolio. [Nota: Naturalmente sono cosciente del fatto che molti musulmani condannino gruppi come l'ISIS. Il mio punto è che non vediamo proteste imponenti contro il jihadismo globale – anche se colpisce i musulmani più di chiunque altro – e vediamo senz'altro proteste per cose come le vignette danesi.]

Allora, così mi pare, dovete schierarvi con Israele su questo punto. Avete una parte la quale, se davvero potesse raggiungere i propri scopi, vivrebbe pacificamente con i suoi vicini, e avete un'altra parte che sta cercando di mettere in atto una teocrazia del sesto secolo in Terrasanta. Non può esservi pace tra queste due idee incompatibili. Questo non significa che non possiate condannare azioni specifiche da parte degli israeliani. E, naturalmente, riconoscere la disparità morale tra Israele e i suoi nemici non ci fornisce alcuna soluzione al problema dell'esistenza di Israele nel Medio Oriente. [Nota: Non stavo suggerendo che le azioni di Israele sono al di sopra di ogni critica o che la loro recente incursione dentro Gaza fosse necessariamente giustifica. Né stavo affermando che lo status quo, in cui i palestinesi restano senza stato, debba essere mantenuto. E certamente non stavo esprimendo sostegno per la costruzione di insediamenti nei territori contestati (come ho chiarito più sotto). Con «schierarsi con Israele» sto semplicemente riconoscendo che non sono loro i principali aggressori in questo conflitto. Stanno, piuttosto, rispondendo all'aggressione – e a un costo terribile.]

Di nuovo, lo concedo, c'è una certa percentuale di ebrei che sono animati dalla propria isteria religiosa e dalle proprie profezie. Alcuni attendono il Messia nei territori contestati. Sì, queste persone sono disposte a sacrificare il sangue dei propri figli per la gloria di Dio. Ma, per lo più, essi non rappresentano l'attuale stato del giudaismo o le azioni del governo israeliano. Ed è il modo in cui Israele gestisce questa gente – i suoi stessi pazzi religiosi – che determinerà se potranno davvero conservare il vantaggio morale. E Israele può fare molto di più di quanto fa per delegittimarli. Può smettere di sussidiare le illusioni degli ultra-ortodossi, e può smettere di costruire insediamenti nei territori contestati. [Nota: Leggetelo di nuovo. E sì, so che non tutti i coloni sono ultra-ortodossi.]

Questi incompatibili attaccamenti religiosi a questa terra hanno reso impossibile per musulmani ed ebrei negoziare come esseri umani razionali, e ha reso impossibile per loro vivere in pace. Ma qui l'onere è ancora più dalla parte dei musulmani. Anche nel loro giorno peggiore, gli israeliani agiscono con maggiore attenzione e compassione e auto-critica di quanto i combattenti musulmani abbiano mai fatto ovunque.

E di nuovo, dovete chiedervi, cosa vogliono questi gruppi? Cosa farebbero se potessero mettere in atto qualsiasi cosa? Cosa farebbero gli israeliani se potessero fare ciò che vogliono? Vivrebbero in pace con i loro vicini, se avessero vicini che vogliono vivere in pace con loro. Continuerebbero semplicemente a costruire il loro settore dell'alta tecnologia e prospererebbero. [Nota: Alcuni potrebbero affermare che farebbero molto di più di questo – ad esempio, rubare altra terra palestinese. Ma a parte l'influenza dell'estremismo giudaico (che condanno), l'appropriazione continua di territori degli israeliani ha non poco a che fare con le sue preoccupazioni riguardo la sicurezza. In assenza di terrorismo palestinese e di anti-semitismo musulmano, potremmo parlare di una «soluzione a singolo stato», e gli insediamenti sarebbero irrilevanti.]

Cosa vogliono gruppi come l'ISIS e al-Qaeda e persino Hamas? Vogliono imporre il loro punto di vista religioso al resto dell'umanità. Vogliono reprimere ogni libertà cara alle persone rispettabili, educate e secolari. Questa non è una differenza banale. Eppure a giudicare dal livello di condanna che ora Israele riceve, pensereste che la differenza fosse nel senso opposto.

Questo genere di confusione pone tutti noi in pericolo. Questa è la grande storia dei nostri tempi. Per il resto delle nostre vite, e delle vite dei nostri bambini, saremo fronteggiati da persone che non vogliono vivere pacificamente in un mondo secolare e pluralistico, perché sono disperate di raggiungere il paradiso, e sono disposte a distruggere la mera possibilità di felicità umana lungo il percorso. La verità è che viviamo tutti in Israele. È solo che alcuni di noi non l'hanno ancora capito.


Sam Harris, «Why Don't I Criticize Israel?», Sam Harris, 27 luglio 2014, http://www.samharris.org/blog/item/why-dont-i-criticize-israel.

giovedì 28 novembre 2013

Ma il Papa è infallibile anche quando parla delle altre religioni?

La risposta è no, e probabilmente neppure pretende di esserlo. Il problema è che quando discetta del contenuto delle altre religioni, rischia di prendere delle grosse cantonate.

Recentemente Bergoglio ha pubblicato l'esortazione apostolica Evangelii Gaudium, all'interno della quale si lancia in questa spericolata affermazione circa l'Islam (enfasi mia):

253. Per sostenere il dialogo con l’Islam è indispensabile la formazione adeguata degli interlocutori, non solo perché siano solidamente e gioiosamente radicati nella loro identità, ma perché siano capaci di riconoscere i valori degli altri, di comprendere le preoccupazioni soggiacenti alle loro richieste e di fare emergere le convinzioni comuni. Noi cristiani dovremmo accogliere con affetto e rispetto gli immigrati dell’Islam che arrivano nei nostri Paesi, così come speriamo e preghiamo di essere accolti e rispettati nei Paesi di tradizione islamica. Prego, imploro umilmente tali Paesi affinché assicurino libertà ai cristiani affinché possano celebrare il loro culto e vivere la loro fede, tenendo conto della libertà che i credenti dell’Islam godono nei paesi occidentali! Di fronte ad episodi di fondamentalismo violento che ci preoccupano, l’affetto verso gli autentici credenti dell’Islam deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza.
A parte il dubbio sulla modalità con cui un Pontefice possa discettare di cosa caratterizzi il «vero»  Islam, non vi è dubbio che i fedeli siano capaci di trovare una «adeguata» interpretazione del Corano che possa dimostrare come i seguenti versetti si oppongano ad ogni violenza. Voglio dire, sono proprio curioso di sapere come farebbero, ma sono millenni che riescono a trovare interpretazioni adeguate dei loro testi sacri che possano far loro dire tutto e il contrario di tutto, quindi…

Ecco i versetti del Corano che secondo Bergoglio si «oppongono ad ogni violenza»:
2.191. Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: […] Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti.
2.193. Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah.
3.151. Ben presto getteremo lo sgomento nei cuori dei miscredenti […]
4.34. Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre […] Le [donne] virtuose sono le devote, […] Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele […]
4.56. Presto getteremo nel Fuoco coloro che smentiscono i Nostri segni. Ogni volta che la loro pelle sarà consumata, ne daremo loro un'altra, sì che gustino il tormento […]
4.76. Coloro che credono combattono per la causa di Allah, mentre i miscredenti combattono per la causa degli idoli. Combattete gli alleati di Satana. […]
4.89. Non sceglietevi amici tra [i miscredenti], […] se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate […]
4.91. […] afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate. Vi abbiamo dato su di loro evidente potere.
4.101. […] i miscredenti sono per voi un nemico manifesto.
4.144. […] Non prendetevi per alleati i miscredenti, invece che i credenti. Vorreste dare ad Allah un valido argomento con voi stessi?
5.33. La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero […] è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso,
5.38. Tagliate la mano al ladro e alla ladra, […] come sanzione da parte di Allah […]
5.51. […] non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, […] E chi li sceglie come alleati è uno di loro […]
5.64. […] Abbiamo destato tra [i giudei] odio e inimicizia fino al giorno della Resurrezione. […]
8.12. […] Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!
8.39. Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah. […]
8.67. Non si addice ad un profeta prendere prigionieri, finché non avrà completamente soggiogato la terra. […]
9.5. […] uccidete questi [idolatri] ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati […]
9.23. O voi che credete, non prendete per alleati i vostri padri e i vostri fratelli se preferiscono la miscredenza alla fede. Chi di voi li prenderà per alleati sarà tra gli ingiusti.
9.30. [i giudei e i nazareni] Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!
9.73. O Profeta, combatti i miscredenti e gli ipocriti, e sii severo con loro. Il loro rifugio sarà l'Inferno, qual triste rifugio!
9.123. O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi […]
22.19-21. […] Ai miscredenti saranno tagliate vesti di fuoco e sulle loro teste verrà versata acqua bollente, che fonderà le loro viscere e la loro pelle. Subiranno mazze di ferro,
48.29. Muhammad è il Messaggero di Allah e quanti sono con lui sono duri con i miscredenti e compassionevoli fra loro. […]
58.14-15. Non hai visto coloro che si sono alleati con quelli con i quali Allah è adirato? […] Allah ha preparato per loro un severo castigo.
60.1. O credenti, non prendetevi per alleati il Mio nemico e il vostro, dimostrando loro amicizia […]
66.9. O Profeta, combatti i miscredenti e gli ipocriti e sii severo nei loro confronti. Il loro asilo sarà l'Inferno, qual triste rifugio!
Il testo del Corano è ripreso da Il Sacro Corano. L'articolo è pesantemente basato su Steve Wells, «Pope Francis: Islam and the Quran are opposed to every form of violence», Dwindling In Unbelief, 27 novembre 2013.

sabato 12 gennaio 2013

Il Maometto "storico" e l'Islam delle origini: una nuova prospettiva

Tutti conoscono a grandi linee la storia di Maometto e di come nacque l'Islam: un mercante molto pio che si ritirava per pregare in alcune caverne ricevette una rivelazione da Dio, che egli, ultimo messaggero e profeta, raccolse nel Corano e diffuse tra i suoi compatrioti, gli abitanti della città di Mecca; costretto a fuggire dalla sua città natale, vi tornò alcuni anni dopo a capo di un vasto esercito di convertiti alla sua religione; al momento della sua morte, tutta l'Arabia era stata convertita all'Islam e in pochi anni la religione di Maometto si diffuse in Medio Oriente sulla punta delle spade degli Arabi.

Questa è la storia dell'Islam delle origini così come la raccontano i musulmani e così come è stata accettata anche dalla storiografia occidentale. Ma una nuova generazione di studiosi sta applicando da qualche decennio i criteri della storiografia moderna allo studio della vita di Maometto e dell'Islam delle origini, e tutta una serie di dubbi sta sorgendo sulla validità di questa storia, in particolare su dove ebbe realmente origine l'Islam e se fosse sin dall'inizio una nuova religione distinta da Ebraismo e Cristianesimo o se questa caratteristica fondamentale fu acquisita solo successivamente all'inizio delle conquiste arabe.

Su questo argomento propongo un documentario girato da Tom Holland per Channel 4, intitolato Islam - The Untold Story. Holland è uno scrittore e un divulgatore storico, ma le basi per questo documentario sono fornite da storici come Patricia Crone.



Per inciso, segnalo che Holland ha ricevuto diverse minacce a seguito della messa in onda del documentario, oltre a numerose proteste da parte di musulmani, tanto che una proiezione del documentario di fronte a un pubblico di storici è stata annullata.

Lisa O'Carroll, «Channel 4 documentary Islam: The Untold Story receives 1,200 complaints», The Guardian, 3 settembre 2012; John Hall, «Channel 4 cancels controversial screening of Islam: The Untold Story documentary after presenter Tom Holland is threatened», The Independent, 11 settembre 2012.

martedì 25 settembre 2012

Il vero significato del trailer "L'innocenza dei musulmani"

Mi sono imbattuto in una vignetta che mi ha illuminato sul vero significato del trailer de L'innocenza dei musulmani, la cui pubblicazione su Youtube ha causato morti e devastazioni nel mondo arabo.

L'"illuminazione" deriva dal mettere insieme due punti: sebbene il presunto film raffiguri Maometto, il titolo fa riferimento all'innocenza dei musulmani, non del loro profeta; inoltre quello pubblicato su Youtube non è il film, ma un suo trailer, in quanto pare che il film di per sé non sia stato prodotto.

L'illuminante vignetta, pubblicata su r/atheism, è stata composta da un musulmano, ed è la seguente:


Il testo recita: "Il film che diffama il Santo Profeta Hazrat Maometto non era un film, era un trailer. Noi siamo il film!" L'immagine sottostante raffigura atti vandalici.

Non so se il tutto sia stato fatto di proposito o se sia solo una clamorosa coincidenza, ma è significativo che il  film sull'"innocenza dei musulmani" lo stiano girando i musulmani stessi con le loro violenze in reazione all'"offesa" del loro profeta. In un certo senso, sono attori non pagati di una produzione anti-islamica.

lunedì 24 settembre 2012

Non tutte le religioni sono uguali: un uomo è stato macellato per questo filmato

Theo Van Gogh è stato un regista e un attivista olandese. Nel 2004 girò il cortometraggio Submission, sceneggiato insieme ad Ayaan Hirsi Ali, una politica e scrittrice somala naturalizzata olandese, attiva in favore dei diritti umani, in particolare quelli delle donne nei paesi musulmani.

Il cortometraggio Submission (Sottomissione; la parola è la traduzione letterale dell'arabo «Islam») è una denuncia delle violenze subite in famiglia dalle donne islamiche. Per questo filmato, Van Gogh è stato macellato da un fanatico musulmano appartenente ad un gruppo terroristico.

Un uomo è morto perché ha condannato i crimini giustificati da una particolare religione. Un uomo è morto perché un fanatico ha ritenuto che un film offendesse la sua religione.

Credo sia giusto diffondere questo film, in memoria di un uomo che ha scelto di denunciare la perversione di una religione e per questo è morto.


domenica 23 settembre 2012

Non tutte le religioni sono uguali: nessuno è stato ucciso per questa vignetta

Come certamente i miei pochi lettori sapranno, la rivista francese Charlie Hebdo ha pubblicato una vignetta su Maometto, in relazione alle note violenze nei paesi arabi "giustificate" dalla pubblicazione di un (orripilante) film su Maometto.

Il governo francese ha difeso il diritto di satira dalle richieste di censura da parte della comunità musulmana internazionale. Allo stesso tempo ha deciso di rafforzare la protezione delle ambasciate francesi nel mondo, a causa dei prevedibili attacchi di fanatici musulmani.

Sul giornale satirico The Onion, è stata pubblicata un articolo contenente un'immagine (attenzione: raffigura divinità in atteggiamenti sessualmente assertivi :-)). Come dice il titolo dell'articolo, «Nessun morto a causa di questa immagine»:

martedì 29 novembre 2011

Studenti di medicina musulmani boicottano le lezioni sull'evoluzione perché incompatibile col Corano

Se dovesse essere necessario un ulteriore esempio dei danni della religione, questa notizia dovrebbe fugare i dubbi di ogni persona scientificamente onesta.

Allo University College of London, studenti musulmani dei corsi di medicina e biologia si rifiutano sempre più frequentemente di seguire le lezioni sulla teoria dell'evoluzione e si lamentano del fatto che questo corso sia una parte importante del loro curriculum universitario.

La ragione dietro questo boicottaggio è che secondo questi musulmani (ma in questo condividono la follia con i creazionisti cristiani) la teoria dell'evoluzione sarebbe in contrasto con l'insegnamento del Corano. Secondo Steve Jones, professore emerito di genetica umana in quell'università, questi studenti riterrebbero incompatibile il loro libro sacro con il processo casuale di mutazione genetica che sta alla base dell'evoluzione delle forme di vita.

In altre parole, secondo questi studenti la loro religione è in contrasto con la realtà, e loro scelgono la prima a scapito della seconda. L'ennesima situazione in cui il buon senso e la verità sono sacrificati sull'altare della religione.

mercoledì 5 ottobre 2011

Il «diritto ad offendersi» dei credenti non può giustificare la censura

In Turchia, il famoso vignettista Bahadir Baruter è stato denunciato per aver disegnato una vignetta in cui un fedele musulmano, durante la preghiera in moschea, telefona a Dio chiedendogli il permesso di saltare la parte finale della cerimonia perché ha degli impegni; in un angolo della vignetta, Baruter ha inserito una scritta che recita «Non esiste Allah, la religione è una menzogna».
La vignetta, pubblicata da Hurriet Daily News, con il testo incriminato cerchiato.
Il pubblico ministero ha chiesto la sua condanna ad un anno di carcere per aver «insultato i valori religiosi adottati da una parte della popolazione».

Che dire? «I soliti fanatici musulmani»? «La Turchia non rispetta la libertà di pensiero»? Certo, per l'ennesima volta i musulmani dimostrano di non avere nessuna considerazione per i diritti delle persone, mettendoli dietro la religione. Ma forse dovremmo guardare anche in casa nostra, perché la situazione non è poi migliore.


Una pubblicità «blasfema»

L'azienda di abbigliamento Fracomina ha recentemente diffuso una campagna pubblicitaria in cui alle modelle sono attribuiti slogans come:
Si tratta di una pubblicità che ha causato reazioni differenti, da chi la considera un modo di rompere i luoghi comuni a chi la considera sessista.

sabato 23 luglio 2011

Christopher Hitchens sulla Chiesa cattolica e contro un apologeta islamico

Il video dell'intervento di Christopher Hitchens sulla Chiesa cattolica, in un dibattito organizzato dal gruppo Intelligence Squared nell'ottobre 2009 sul tema «La Chiesa cattolica è una forza per il bene nel mondo?».



Due anni prima, ad un incontro della Freedom From Religion Foundation, Hitchens rispose così ad un sostenitore dell'Islam che accusava l'Occidente di sopraffare i popoli islamici.



«Hitchens on the Catholic Church», RichardDawkins.net, 23 luglio 2011.

venerdì 3 giugno 2011

«La Bibbia è blasfema e va censurata»: lo dicono dei musulmani radicali pachistani

Il Pakistan sembra essere una miniera inesauribile del fanatismo religioso. Non paghi di avere la pena di morte per chi parla male di Maometto, di uccidere coloro che difendono le minoranze religiose, di censurare i siti che pubblicano immagini del Profeta, ora i radicali musulmani pachistani vogliono censurare o bandire la Bibbia perché sarebbe blasfema (Patrick Goodenough, «Pakistani Muslim Clerics: Ban the Bible», CNSNews, 1 giugno 2011):
«Un gruppo di chierici radicali in Pakistan vuole che la Corte suprema del paese dichiari alcuni brani della Bibbia blasfemi - perché raffigurano come imperfetti alcuni personaggi biblici che i musulmani considerano profeti islamici.

Se la Corte non dovesse acconsentire, dicono, allora gli avvocati faranno richiesta che la Bibbia sia formalmente bandita in Pakistan»
La richiesta non cita esplicitamente i passaggi incriminati, in quanto anche metterli per iscritto o leggerli durante un processo potrebbe portare qualche fanatico ad avanzare un'accusa di blasfemia, ma esempi di questa «blasfemia» nel Corano sarebbe la storia di Davide, che per l'Islam è un profeta, il quale mandò a morte il marito di una donna che concupiva, per poterla sposare.

O, come racconta il blog Dwindling in Unbelief («The Pakistani Clerics are right: The Bible is blasphemy (Try reading Genesis 19 sometime)», 1 giugno 2011), quello di Lot, che per l'Islam è un esempio di virtù, ma che nella Bibbia è rappresentato mentre, ubriaco, mette incinte le due figlie; un comportamento certo poco virtuoso, ma che dire del fatto che lo stesso Lot, nella Bibbia e nel Corano, offre le due figlie come oggetti sessuali ad una folla inferocita? Probabilmente questo comportamento per i musulmani non è immorale, semplicemente perché questo è incluso nel Corano...

Ah, nel caso che qualcuno pensasse che i fanatici siano solo tra i musulmani, ecco perché questi chierici pachistani chiedono la censura o il bando della Bibbia:
«Citando il rogo del Corano da parte del pastore della Florida Terry Jones, il capo dell'iniziativa, Abdul Rauf Farooqi, ha affermato che vorrebbe ripagare questi “blasfemi” facendo lo stesso alla Bibbia, ma non vuole seguirne le orme.»
Sta ovviamente parlando del rogo del Corano praticato dal pastore protestante Jones, a seguito di un finto processo che ha dichiarato il libro musulmano colpevole di crimini contro l'umanità, che aveva causato almeno dieci morti innocenti per ritorsione in Afganistan.

Cambia la religione, ma il fanatismo è lo stesso.

L'immagine della Bibbia poliglotta - latino, ebraico, greco, arabo e caldeo - è «Bible polyglot», di sukisuki, CC by-nc-sa 2.0.

lunedì 2 maggio 2011

Il coraggio di Wafa Sultan

Sulla storia di Wafa Sultan dice molto la sua pagina Wikipedia in italiano: che è una donna di origine siriana, che è stata educata all'Islam, che l'assassinio del suo professore universitario da parte dei "Fratelli musulmani" l'ha costretta a mettere in discussione la sua religione, che si è trasferita negli Stati Uniti, che lì ha iniziato a scrivere articoli critici dell'Islam e che è divenuta una celebrità dopo un suo confronto con un imam in diretta su al-Jazeera.

Sulla sua posizione si può dire che considera i paesi musulmani moderni arretrati rispetto all'Occidente, che condanna l'oscurantismo dell'Islam e la violenza contro gli infedeli, tutte cose che, ovviamente, le hanno garantito minacce di morte dai suoi ex-correligionari.

Per comprendere la forza di questa donna, una forza che la spinge a prendere una posizione per la quale è criticata dai suoi compatrioti, dalle persone che condividono la sua cultura, bisogna vedere il video (purtroppo solo in arabo con i sottotitoli in inglese):


Questo è un piccolo omaggio ad una donna coraggiosa.

sabato 2 aprile 2011

Idioti uccidono ancora: almeno dieci morti (due decapitati) in Afganistan per vendetta contro un Corano bruciato

Non ci voleva molto per capire che, tra un miliardo e passa di musulmani, qualche idiota sarebbe passato dalle minacce ai fatti, dall'idiozia al crimine atroce.

Pochi giorni fa ho scritto il post «Pastore statunitense brucia un Corano, proteste da tutto il mondo islamico», raccontando di come il becero pastore cristiano Terry Jones avesse bruciato una copia del Corano e di come nel mondo islamico vi fossero state proteste formali, manifestazioni e minacce di morte. Ebbene, dalle minacce sono passati ai fatti.
Dieci o più funzionari civili dell'ONU sono stati assassinati in una città dell'Afganistan settentrionale, e due di loro sono stati decapitati. Una marcia di protesta contro il rogo del Corano per mano di Jones è stata usata come copertura per l'attacco alla sede dell'ONU, durato per diverse ore e costato la vita anche a cinque degli aggressori.
Assassinare una persona è criminale; decapitarla è bestiale. Fare queste cose a più persone perché qualcuno ha bruciato un libro è disumano: chiunque lo faccia  ammette apertamente di rinunciare ad essere un uomo e di essere una bestia.

Quanto al gesto idiota di Jones, ripeto che bruciare un libro è un gesto idiota. Bisogna leggere i libri, non bruciarli, perché solo leggendoli si possono scoprire cose come queste:
Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! (Corano, 8:12)

Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati (Corano, 47:4)
Solo leggendo ciò che sta scritto nei libri si può scoprire che l'attacco in Afganistan non è la reazione rabbiosa di una folla di persone che si sentono offese, ma l'applicazione letterale degli insegnamenti del Corano!

Dunque nessuna compassione è possibile, nessuna giustificazione è ammissibile, per questi violenti e per la loro religione violenta.

La citazione del Corano, nella traduzione del sito http://www.corano.it/, è ripresa dall'articolo «The Quran made them do it», da Dwindling in Unbelief.

sabato 26 marzo 2011

Pastore statunitense brucia un Corano, proteste da tutto il mondo islamico

Tra terremoto ed emergenza nucleare nipponici da una parte e intervento Nato in Libia dall'altra, sembra aver avuto poca eco la notizia che il pastore statunitense Terry Jones ha dato alle fiamme una copia del Corano.

Qualcuno probabilmente ricorderà Jones e il suo «International Koran Burning Day»: l'11 settembre 2010 sarebbe dovuta essere, nelle sue intenzioni, la Giornata Internazionale del Rogo del Corano, il cui scopo sarebbe stato quello di «onorare coloro che sono stati assassinati [negli attentati dell'11 settembre]» e quello di «lanciare un messaggio davvero chiaro all'Islam, [...] che non vogliamo che provino a forzarci ad adottare la loro visione, in altre parole la Sharia». Vi furono proteste in tutto il mondo e alla fine Jones accettò di non bruciare il «libro sacro» dei musulmani.

Purtroppo Jones non è rinsavito e, con la collaborazione del predicatore Wayne Sapp, domenica 20 marzo ha organizzato l'«International Judge the Koran Day»: vestendo i panni di un giudice, ha inscenato un processo contro il Corano, al termine del quale l'imputato è stato dichiarato colpevole di crimini contro l'umanità; la pena è stata il rogo, con una copia del Corano che è stata immersa nel cherosene e poi data alle fiamme.

Jones presiede al processo farlocco al Corano

Diversi Paesi hanno condannato l'atto:
  • il Pakistan ha deciso di sporgere formale protesta in tutti gli ambiti internazionali contro la «dissacrazione del Corano» a seguito di proteste inscenate dal popolo pachistano contro il rogo;
  • l'ambasciatore iraniano all'ONU ha affermato che il gesto di Jones è «blasfemo e ripugnante», che ha offeso i musulmani di tutto il mondo e che promuove la violenza;
  • il presidente afgano Karzai ha denunciato il rogo del Corano come «irrispettoso e abominevole», a nome proprio e di tutti i musulmani afgani;
  • infine, anche gli Stati Uniti hanno condannato il rogo del Corano e l'amministrazione Obama si è detta «molto preoccupata di tutti i tentativi deliberati di offendere membri di qualunque minoranza religiosa».
I cristiani pachistani si sono uniti alla protesta, bruciando un'effige del pastore e affermando che Jones non può essere considerato cristiano, in quanto il Cristianesimo insegna la tolleranza delle altre religioni. Il politico libanese cristiano maronita Samir Gagea ha condannato il gesto di Jones: ha chiesto all'amministrazione statunitense di tutelare la libertà altrui come quella di pensiero. Un gruppo sunnita pachistano ha chiesto la morte di Jones e il ritiro delle nazioni islamiche dall'ONU se questa organizzazione non dovesse condannare il gesto. Anche Hezbollah ha criticato il gesto.

Intanto la violenza si diffonde. Oltre alle minacce di morte ricevute da Jones, c'è da registrare un attacco ad una chiesa cristiana a Lahore: gli assalitori hanno accusato i «membri della chiesa di aver deliberatamente bruciato una trascrizione del Corano nella spazzatura sull'esempio statunitense».

Vorrei dire una cosa, e dirla chiaramente:
Bruciare un libro è una cosa idiota, e Terry Jones è un idiota.

Vorrei dire un'altra cosa, altrettanto chiaramente:
Esercitare la violenza perché qualcuno ha bruciato un libro «sacro» è idiota, e chi ha minacciato Jones di morte è un idiota.

Per altre considerazioni sull'assurdo diritto ad offendersi rivendicato dai credenti, rimando al mio precedente articolo «"International Koran Burning Day": libertà di religione vs. libertà di parola»; purtroppo non c'è molto da aggiungere a quanto scritto lì, perché gli attori di questa tragedia non sono maturati di una briciola.

mercoledì 16 marzo 2011

Imam londinese riceve minacce di morte per il suo pubblico sostegno all'evoluzione

Per la serie «oltre ad essere ignoranti, siamo pure violenti», ecco la storia di un imam londinese che ha avuto la malsana idea di studiare e di dichiarare pubblicamente che l'evoluzione non è in contrasto con il Corano; i suoi comprensivi correligionari gli hanno fatto capire, fraternamente, che continuare a sostenere questa cosa lo avrebbe portato alla morte violenta, e i suoi superiori lo hanno sospeso. L'imam ha pensato bene di rigettare l'evoluzione, chiedere umilmente perdono e tornare nel gregge.

Usama Hasan è un professore associato della Facoltà di Ingegneria dell'Università del Middlesex; è anche vice-presidente della moschea di Leyton, a Londra.

Essendo una persona di un certo livello culturale, conosce la teoria dell'evoluzione e sa che è vera. Come musulmano, Hasan sa che ci sono molti suoi correligionari che credono letteralmente alla storia di Dio che crea Adamo dall'argilla, e che per questo rigettano la teoria dell'evoluzione. Da musulmano e scienziato, Hasan è riuscito a riconciliare la propria religione con la scienza, e vorrebbe convincere i suoi correligionari che è possibile essere musulmani e istruiti scientificamente. Pessima idea.

Tre anni fa, Hasan dichiarò:
Il professor Richard Dawkins ha recentemente detto che la maggioranza dei musulmani sono creazionisti, e che ai loro figli è detto che la teoria dell'evoluzione è sbagliata, cosa che causa grossi problemi nelle scuole. Ha ampiamente ragione, e il mondo musulmano ha disperatamente bisogno di dibattere propriamente la questione senza paura, poiché la scienza non può provare né confutare Dio.
Per queste parole di buon senso, Hasan è stato fatto oggetto di numerose fatāwā da parte di studiosi islamici di diversi paesi stranieri.

sabato 15 gennaio 2011

Una fatwa contro le violenze anti-cristiane in Iraq

Alcuni dei maggiori esponenti musulmani e cristiani iracheni si sono riuniti a Copenhagen per trovare una soluzione comune alle violenze contro le comunità cristiane del Paese. Alla tre giorni organizzata dalla Fondazione per il Soccorso e la Riconciliazione nel Medio Oriente (FRRME) hanno partecipato rappresentanti dei sunniti, degli sciiti, dei curdi, dei saadristi e dei cristiani.

Al termine della riunione, i musulmani hanno pronunciato una fatwa contro le violenze ai danni dei cristiani. «La fatwa condanna tutte le atrocità contro i cristiani e sottolinea che questi atti omicidi sono totalmente in contrasto con il Corano», ha dichiarato uno dei partecipanti all'incontro.

I partecipanti hanno prodotto tredici raccomandazioni, tra cui l'invito ai governi a «criminalizzare tutti gli incitamenti alla violenza settaria e religiosa e alla propagazione della cultura dell'odio», e hanno chiesto al governo iracheno di portare la questione all'ordine del giorno della prossima riunione della Lega araba, che si terrà a marzo a Baghdad.

Come si può vedere, il modo migliore di affrontare i contrasti tra opposte religioni a livello mondiale è quello di lavorare insieme per condannare la violenza, da qualunque parte essa venga. Le ritorsioni e la chiusura non servono a migliorare il mondo in cui viviamo.

sabato 8 gennaio 2011

I musulmani egiziani partecipano alle messe copte come «scudi umani» contro gli attentati

A capodanno, 32 cristiani copti egiziani sono morti, e altri 97 sono rimasti feriti, in un attentato ad Alessandria d'Egitto. Un'autobomba è infatti esplosa davanti ad una chiesa subito dopo la fine della messa di capodanno.

L'attentato, della cui organizzazione si sospetta Al Qaida, rientra nell'atteggiamento di persecuzione, più o meno velata, della popolazione copta da parte di alcuni fondamentalisti musulmani. I copti, infatti, sono un gruppo minoritario ma numeroso in Egitto, e negli ultimi anni sono stati bersaglio di diversi attentati (tra cui l'attentato di Nag Hammadi del gennaio 2010 e quello di Kosheh del 2000).

A seguito della strage, in Europa e in tutto il mondo si sono levate voci a favore dei copti; d'altro lato, alcuni esponenti musulmani egiziani hanno reagito veementemente contro quella che hanno percepito essere un'ingerenza negli affari egiziani. Insomma, i contrasti tra musulmani e cristiani che stanno diventando sempre più frequenti recentemente.

Manifestante musulmana dimostra contro gli attacchi alla
chiesa copta portando i simboli dell'Islam e del Cristianesimo
Fortunatamente, però, ogni tanto arrivano notizie positive. Il magnate Mohamed El-Sawy ha sensibilizzato l'opinione pubblica egiziana in favore dei copti, proponendo che i musulmani partecipassero alle messe copte come «scudi umani» contro possibili attentati. «O vivremo insieme, o moriremo insieme», ha affermato El-Sawy.

La proposta ha riscosso ampio successo, e il giornale Ahram Online ha riportato che:
Tra gli scudi vi erano le star del cinema Adel Imam e Youssra, il popolare predicatore Amr Khaled, i due figli del presidente Hosni Mubarak, e migliaia di cittadini che hanno detto di considerare l'attacco come diretto contro tutto l'Egitto.
«Non si tratta di noi e loro», ha detto Dalia Mustafa, studente che ha partecipato alla messa alla chiesa della Vergine Maria a Maraashly. «Siamo una cosa sola. Questo è stato un'attacco contro l'intero Egitto, e io sto dalla parte dei copti perché l'unico modo in cui le cose cambieranno in questo paese è stando uniti».
Nei giorni seguenti l'attacco, vi sono state numerose manifestazioni di solidarietà tra copti e musulmani, con manifesti inneggianti all'unità che raffigurano moschee e chiese, mentre molti egiziani hanno cambiato le proprie immagini su Facebook con una croce all'interno della luna crescente in segno di unità.

Forse non tutto è perduto.

Fonte: Yasmine El-Rashidi, «Egypt's Muslims attend Coptic Christmas mass, serving as "human shields"», Ahram Online, venerdì 7 gennaio 2011.

martedì 16 novembre 2010

Nel mondo islamico la libertà di religione è sempre più calpestata. Non sarebbe il caso di fare qualcosa?


Non cessa il flusso di brutte notizie per la libertà di religione, e più in generale per quella di parola, che origina dai paesi islamici.

Pochi giorni fa è giunta la notizia che una cristiana pachistana, Asia Bibi, è stata condannata a morte per blasfemia, per aver detto che Gesù era morto in croce per l'umanità e per aver chiesto cosa avesse fatto Maometto. In un paese rispettoso dei diritti umani, questo sarebbe un normale confronto tra due religioni; in Pakistan no, questa domanda è punibile con la morte.

Ma non finisce qui:
Solo un movimento di protesta e di riprovazione di grandi dimensioni può spingere i paesi musulmani ad accogliere e fare propri i diritti e le libertà degli esseri umani. Per questo motivo non possiamo fare finta di nulla.

domenica 14 novembre 2010

Lepidezze epistolari: il collaborativo Ahmadinejād e lo speranzoso Ratzinger

Sabato 9 ottobre 2010, il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Mahmud Ahmadinejād, ha preso carta e penna per scrivere a papa Benedetto XVI.

Nella lettera, scritta a seguito della minaccia di ardere il Corano da parte di un pastore statunitense, e pubblicata in parte sul sito della presidenza iraniana, Ahmadinejād afferma che
Il disprezzo dell'uomo per gli insegnamenti delle religioni divine, che emana da scuole [di pensiero] come il secolarismo, l'umanesimo estremista occidentale e la crescente tendenza dell'uomo verso la vita materiale, ... è da tempo in crescita e ha aperto la strada al declino della società umana ... Perciò, è necessaria una collaborazione e un'interazione strette tra religioni divine allo scopo di fermare questi movimenti distruttivi.
La lettera contiene anche la disponibilità di Ahmadinejād di «collaborare col Vaticano allo scopo di fermare gli atti di sacrilegio, la diffusione delle teofobie come l'islamofobia e la destabilizzazione delle famiglie».

venerdì 12 novembre 2010

Uomini ebrei, musulmani, cristiani: non toccate una donna!

Recentemente il Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, ha fatto visita all'Indonesia, il più grande stato musulmano del mondo. In questa occasione, la First Lady Michelle Obama ha incontrato alcuni politici indonesiani, tra cui il ministro Tifatul Sembiring.

Come solito in queste occasioni ufficiali, c'è stata la fase delle presentazioni e dei saluti, con le relative strette di mano. Quello che in altri posti è un normale saluto, però, in questo caso ha creato non pochi grattacapi:


giovedì 23 settembre 2010

I versetti satanici del Corano

Pochi aspetti dell'Islam sono famosi in Occidente come i famigerati versetti satanici del Corano, divenuti celebri per l'omonimo romanzo di Salman Rushdie e soprattutto per la condanna di questo libro da parte delle autorità religiose islamiche, condanna che si è tradotta in una taglia sulla vita dell'autore e sui suoi collaboratori (il traduttore giapponese fu ucciso, quello italiano accoltellato e quello norvegese ferito).

Seppure famosi, pochi ne conoscono la storia, che invece è interessante e, credo, anche istruttiva. Eccone una sintetica presentazione.

Origine dei versetti satanici

Nella ventitreesima sura del Corano, intitolata «An-Najm» (La stella), vi sono alcuni versetti che recitano (19-23):
19 Cosa ne dite di al-Lāt e al-ʿUzzā, 20 e di Manāt, la terza? 21 Avrete voi il maschio e Lui la femmina? 22 Che ingiusta spartizione! 23 Non sono altro che nomi menzionati da voi e dai vostri antenati, a proposito dei quali Allah non fece scendere nessuna autorità. Essi si abbandonano alle congetture e a quello che affascina gli animi loro, nonostante sia giunta loro una guida del loro Signore.
Questi versetti hanno una storia travagliata, stando a quanto raccontano le copie annotate del Corano ad opera di Ṭabarī (839-923) e al-Wāqidī (745-822) e la prima biografia di Maometto, composta da Ibn Isḥāq (704 circa-761) circa 120-130 anni dopo la morte del profeta.

I racconti differiscono per i particolari, ma narrano che Maometto voleva riconciliarsi col suo popolo, che gli aveva voltato le spalle dopo che il profeta aveva iniziato a predicare la nuova religione in opposizione al paganesimo imperante. Allora Allah gli ispirò la sura «An-Najm», che Maometto stava recitando davanti ai meccani su suggerimento dell'arcangelo Gabriele, quando Satana intervenne e gli mise sulla lingua i seguenti versi, i famigerati "versetti satanici":
Cosa ne dite di al-Lāt e al-ʿUzzā, e di Manāt, la terza? Ecco le gharānīq, la cui intercessione è cosa grata a Dio.
Poiché quella formata da al-Lāt, al-ʿUzzā e Manāt era una triade di divinità femminili adorata dagli arabi, i pagani della Mecca furono felici del discorso di Maometto; vi fu persino il ritorno dei fuoriusciti meccani (sostenitori del profeta che erano stati costretti a riparare in Abissinia), convinti che vi fosse stata una riconciliazione.

Ma l'arcangelo Gabriele, qualche tempo dopo, si recò da Maometto rimproverandogli di aver pronunciato frasi che non gli aveva suggerito. Maometto si addolorò, ma Allah lo consolò inviandogli la sura «Al-Hajj» (Il pellegrinaggio) in cui afferma che:
52 Non inviammo prima di te nessun messaggero e nessun profeta senza che Satana si intromettesse nella sua recitazione. Ma Allah abroga quello che Satana suggerisce. Allah conferma i Suoi segni. Allah è sapiente, saggio.  53 [Allah] fa sì che i suggerimenti di Satana siano una tentazione per coloro che hanno una malattia nel cuore, per coloro che hanno i cuori induriti. In verità gli ingiusti sono immersi nella discordia.
Dopo aver consolato Maometto, Allah cambiò i versetti satanici nella versione ora preservata.

Autenticità dei versetti

Il problema centrale di questo episodio è che la versione "satanica" dei versetti è una chiara ferita al monoteismo perfetto dell'Islam, mentre tutto l'episodio mette in discussione l'infallibilità del profeta. L'introduzione di tre dee pagane nell'Islam è palesemente una ferita al monoteismo perfetto: Allah passerebbe da essere l'unico Dio al primo degli dei. D'altro canto questo episodio stabilirebbe un pericoloso precedente che metterebbe in dubbio la perfezione della trasmissione della parola di Dio. Per questo motivo gli studiosi islamici, antichi e moderni, rigettano questo episodio, il quale «contraddice l'infallibilità di ogni profeta nel riportare le parole del Signore».

Altri studiosi, però, affermano che si tratta di un episodio verosimile, che mostra come l'idea del monoteismo di Maometto si evolvette col tempo. Nessun musulmano potrebbe aver inventato questo episodio (criterio dell'imbarazzo), né è possibile che sia stato inventato da un non-musulmano e accettato dai musulmani. Maometto non si accorse immediatamente che l'introduzione delle tre dee nella posizione di intermediatrici avrebbe inficiato il monoteismo della sua religione e dunque dovette modificare la sua versione.

Al di là dell'autenticità dell'episodio, credo che sia evidente che si tratta di un evento quantomeno verosimile. Non sarebbe la prima volta che un uomo cambia idea su quello che ha detto, che evolve la sua concezione, né mi pare scandaloso dirlo.

Per le fonti del post si veda Irving M. Zeitlin, The historical Muhammad, Polity, 2007, ISBN 0745639992, pp. 113-115. La traduzione italiana del Corano è presa da sufi.it.