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mercoledì 10 luglio 2013

Credulone razzista scrittore di boiate

Interrompo brevemente il letargo in cui è caduto questo blog per segnalare un esemplare scritto del credulone razzista e autore di boiate che risponde al nome di Cammilleri (no, non Andrea Camilleri, quello sa scrivere, qui si parla di Rino Cammilleri).

Il credulone ha infatti scritto un articolo pesantemente razzista intitolato «Poveri» in cui dimostra per l'ennesima volta le tare morali di cui va persino orgoglioso (o dovrei dire «orgoglione»?).

Chi volesse una rinfrescata sulle numerose boiate scritte da Cammilleri, può far ricorso al tag Rino Cammilleri di questo blog.

P.S.: chi ritenesse un po' aspro il mio giudizio, consideri che anche io sono stato abituato a chiamare le cose col loro nome...

martedì 5 marzo 2013

Antidoto contro la superstizione

È un po' di tempo che non dedico un articolo all'apologeta cattolico Rino Cammilleri, involontario protagonista di diverse disavventure. Questa volta, però, mi fornisce un'interessante testimonianza sul lavoro dei «missionari» in Africa, secondo la quale «il problema dell'Africa sono gli africani»:
[...] Gheddo [...] ha fatto un esempio, raccontatogli dal suo collega p. Carlo Scapin, missionario in Camerun da decenni: “Non molto tempo fa, un nostro cristiano, che è generoso e aiuta in parrocchia, al mattino ha trovato davanti alla sua porta un uovo rotto, che è segno di morte. Disperazione della famiglia, perché pensano che questa è una minaccia di morte. Vado a dare una benedizione a quella casa con i paramenti sacri più solenni, l’acqua santa, l’incenso, il mio crocifisso di missionario, il libretto delle benedizioni in latino. Erano in molti ad aspettarmi, seduti anche per terra, parenti e vicini di casa. Ho fatto una cerimonia solenne e lunga, con canti, letture in ewondo, benedizioni in latino; poi ho benedetto con l’acqua santa e incensato tutta la casa, ho imposto le mani a tutti i membri della famiglia. Infine ho fatto il mio discorsetto dicendo loro: non abbiate paura, con le mie benedizioni Gesù Cristo è entrato nella vostra casa e nessuno può più mandarlo via, se voi pregate con fede; se avete altri segni negativi, chiamatemi. E tutto per un uovo! Se la cosa fosse andata avanti, quella povera gente, che pure sono fedeli a Cristo e alla Chiesa, sarebbe vissuta nel terrore.
Trovo interessante notare due cose: da una parte il giudizio negativo sulla superstizione africana:
Disperazione della famiglia, perché pensano che questa è una minaccia di morte. [...] E tutto per un uovo! Se la cosa fosse andata avanti, quella povera gente, che pure sono fedeli a Cristo e alla Chiesa, sarebbe vissuta nel terrore.
Dall'altra, l'incapacità del missionario (e di Cammilleri) di cogliere l'ironia della soluzione scelta per combattere la superstizione tradizionale africana: la superstizione cristiana! Se infatti un uovo rotto sulla soglia come simbolo di morte è simbolo di superstizione, cosa dire dei riti e dei simboli della superstizione cristiana?
Vado a dare una benedizione a quella casa con i paramenti sacri più solenni, l’acqua santa, l’incenso, il mio crocifisso di missionario, il libretto delle benedizioni in latino. [...] Ho fatto una cerimonia solenne e lunga, con canti, letture in ewondo, benedizioni in latino; poi ho benedetto con l’acqua santa e incensato tutta la casa, ho imposto le mani a tutti i membri della famiglia. Infine ho fatto il mio discorsetto dicendo loro: non abbiate paura, con le mie benedizioni Gesù Cristo è entrato nella vostra casa e nessuno può più mandarlo via, se voi pregate con fede [...]
Parole magiche, paramenti sacri, acqua benedetta, simbolo magico, libretto in lingua speciale, cerimonia solenne e lunga, sostanza magica, gesti magici, invocazione di un essere magico...

Il blog di Cammilleri ha il pomposo titolo di Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea, ma davvero questo «antidoto» cristiano è poco più di una superstizione!

Rino Cammilleri, «Africa», Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea, 14 dicembre 2012. L'immagine è «Out of the door, line on the left, one cross each», di Jon Bowen (CC by-nc-nd 2.0).

mercoledì 15 agosto 2012

L'Assunta, l'imperatore e lo sproloquio dell'apologeta

Tiziano, Assunzione della Vergine
Rino Cammilleri, noto apologeta cattolico e frequentatore suo malgrado di queste pagine, ha pubblicato sul periodico on-line ciellino ilsussidiario.net l'articolo «L'Assunta e Napoleone» in cui fa a pezzi da par suo le critiche dei laicisti al dogma dell'Assunzione. E quando scrivo «da par suo» intendo proprio «come sua consuetudine»: in maniera inetta, inefficace e ridicola.

Cammilleri inizia attaccando i "laicisti"; riporto le sue parole perché è proprio qui che si dà la proverbiale zappa sui piedi, affermando il contrario di quanto emergerà dalla sua apologia:
Contrariamente a quanto pensano i laicisti (la cui ignoranza religiosa è direttamente proporzionale all’attitudine a dare lezioni ai cattolici e allo stesso papa), i dogmi non sono “fabbricati” dal Vaticano, che a un certo punto decide di gravare i fedeli di un altro fardello «scientificamente indimostrabile» a tutto danno delle loro facoltà razionali. Sono, bensì, verità credute da sempre e alle quali - di solito con ritardi anche millenari - la Chiesa appone il suo autorevole sigillo, dopo ponderate consultazioni e riflessioni, ufficializzandole.
Purtroppo per Cammilleri, i "laicisti" dimostrano una conoscenza della materia religiosa ben superiore alla sua. Vediamo quali sono le prove addotte da Cammilleri per questa «verità creduta da sempre» e quali siano state le «ponderate consultazioni e riflessioni» della Chiesa, prima di apporvi il suo «autorevole sigillo».

martedì 10 maggio 2011

Un monumento a Lucifero

Rino Cammilleri, già diverse volte involontario ospite su questo blog, ha recentemente scritto un articolo dedicato a «Lucifero», in cui il rinomato apologeta se la prende con la bella statua dell'Angelo Caduto, eretta nel Parco del Ritiro di Madrid, al centro dell'omonima fontana. L'opera fu realizzata in bronzo (non in pietra, come dice Cammilleri) da Riccardo Bellver nel 1874, ed è ispirata al Paradiso perduto di John Milton.

Cammilleri chiosa:
Erano i tempi dell'«Inno a Satana» di Carducci, niente di strano che a qualcuno sia venuto in mente di celebrarlo in pietra.


Questa affermazione mi ha ricordato un altro articolo, ben più interessante, pubblicato sul sito Dwindling in Unbelief: «Who has killed more, Satan or God?», «Chi ne ha uccisi di più, Satana o Dio?».

L'autore, Steve Wells, fa notare come nella Bibbia - che certo non si può definire un testo neutrale, schierata com'è dalla parte di Dio, anzi, essendo la parola di Dio - a Satana siano attribuite appena dieci morti. Dieci.

Al contrario, secondo i conti di Wells e limitandosi solo alle uccisioni descritte nella Bibbia delle quali è dato esplicitamente il contro delle vittime, Dio ha ucciso 2.476.633 persone. Quasi due milioni e mezzo. E il conto non include «le vittime del diluvio di Noè, Sodoma e Gomorra, o le molte pestilenze, carestie, fiere e serpenti, eccetera, di cui il buon libro è pieno».

Riepilogando:
Conto dei morti nella Bibbia
Dio - Satana 2.476.633 - 10

Direi che, dovendo proprio erigere una statua a qualcuno di questi due assassini, sia Satana a meritarsela di più. O no?

La foto Angel Caido è opera di Thermos, ed è rilasciata sotto licenza Creative Commons by-sa 2.5.

sabato 25 dicembre 2010

Fulminata e fulminati: il cattivo rapporto di un apologeta con la storia

Di Rino Cammilleri ho già parlato diverse volte: scrive articoli taglienti e diretti per Il Giornale, per la rivista di apologetica Il Timone e su di un blog intitolato «Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea». Purtroppo, però, si tratta di un apologeta con un pessimo rapporto con le fonti storiche, che distorce malamente per piegarle alle sue esigenze, ignorando che le fonti "si ribellano" sbugiardando il loro manipolatore.

Gli infortuni in cui è incappato e di cui mi sono accorto sono molteplici. Per denigrare Ipazia si appella ad uno storico morto 75 anni prima dei fatti («Ipazia e il diabolico Cammilleri»); per attaccare Galileo, lo accusa di non conoscere la teoria delle maree e di sostenerne una sbagliata, quando questa fu formulata correttamente solo da Newton diversi anni dopo («Galileo e le maree, ovvero Cammilleri colpisce ancora »); anche quando se la prende con l'ultimo imperatore romano pagano, Giuliano, Cammilleri sciorina la sua zoppicante conoscenza della storia - o, meglio, la sua pessima scelta delle fonti - sbagliando la cronologia degli eventi («Cammilleri fallisce ancora»).

L'ultimo strafalcione di Cammilleri, anche in questo caso imputabile alla sua pessima scelta di fonti, dovuta più alla loro corrispondenza con quanto il nostro sostiene che alla loro competenza, riguarda un episodio di storia romana, noto come il "miracolo della pioggia", descritto dal nostro apologeta nel suo post «Fulminata». Nel 172, durante la guerra di Marco Aurelio contro i Quadi, un distaccamento della legione XII Fulminata è circondato dal nemico e sta per capitolare per mancanza d'acqua, quando un'improvvisa tempesta sopperisce alle esigenze idriche dei legionari, che riescono poi a rompere l'accerchiamento. Secondo lo storico romano Cassio Dione, l'evento miracoloso fu causato dall'intervento di Mercurio, invocato da un mago egiziano di nome Harnuphis; secondo lo scrittore cristiano Tertulliano, invece, fu merito delle preghiere dei soldati cristiani che erano arruolati nella legione; secondo la Colonna antonina a Roma, che raffigura l'episodio, fu l'intervento di una divinità sconosciuta.

lunedì 29 novembre 2010

Cammilleri fallisce ancora

Rino Cammilleri ci casca ancora. Come già avvenuto nel caso di Ipazia, la sua foga di screditare quelli che individua come nemici del Cristianesimo lo porta a strafalcioni non da poco. Certo, il nostro si difende rifacendosi all'autorità altrui, ma il problema è che spesso l'altrui non è poi tanto qualificato in materia.

Ma procediamo con ordine.

Come detto, il precedente è Ipazia. In quel caso, descritto in «Ipazia e il diabolico Cammilleri», Cammilleri ricostruiva una certa versione della storia della scienziata alessandrina trucidata da fanatici cristiani, versione molto indulgente nei confronti dei cristiani in quanto derubricava la questione da religiosa a politica. A maggior sicurezza dei suoi lettori, Cammilleri si rifaceva, come fonte storica, a Vittorio Messori.

domenica 29 agosto 2010

Lei sa chi sono io!

Ho trovato molto ironico il recente post di Rino Cammilleri, intitolato «Confessione», in cui l'apologeta cristiano narra le peripezie della sua confessione (o, come lo chiama lui trucidamente, lo «scarico dell'elenco»).

Riassumendo brevemente, Cammilleri fa un primo tentativo col confessionale: dopo aver atteso per oltre mezz'ora che il prete termini la confessione di una signora, l'apologeta prende e se ne va. Il giorno dopo va in un'altra chiesa, altro confessionale, altra signora che si confessa, altra mezz'ora d'attesa. Finalmente il nostro eroe riesce a confessarsi, faccia a faccia col prete: «Scarico l’elenco e in tre minuti sono fuori» (parole sue, davvero!).

Il post finisce con Cammilleri che si lamenta con Ratzinger, che, malgrado un intero Anno Sacerdotale, «non ha tenuto conto del moderno arredo, né dell'imbecillità di certo clero», e non permette la privacy, che secondo Cammilleri sarebbe stata inventata dalla Chiesa stessa... Ma perché il nostro apologeta preferito, compagno di tante battaglie (cfr. link) ha il dente avvelenato? Presto detto, perché si è dovuto confessare faccia a faccia col prete!
Ora, io sono una persona conosciuta nell’ambiente ecclesiale e non mi va di raccontare le mie miserie a un prete col quale potrei trovarmi, in seguito, a dover polemizzare per motivi professionali.
Cioè Cammilleri, che per motivi professionali polemizza con alcuni preti, non gradisce dover andare a raccontare a loro, faccia a faccia, le sue «miserie»... Sia mai che il prete possa ricordargli, anche solo con un accenno, che sa chi è lui. Realmente.

Non so perché, ma questa storia mi ha messo di buon umore.

La foto è «Исповедь берн собор», di Водник (CC-by-sa-3.0).

lunedì 21 giugno 2010

L'ossessione dell'apologeta

Non ce la fa, proprio non ce la fa.

Sia chiaro, lui si impegna, scrive un articolo interessante, giunge persino a parlare in termini positivi di una istituzione laica, non ecclesiastica, che secoli fa aveva rappresentanti femminili di rilievo.

Ma poi sul più bello, cade in tentazione e fa nuovamente una cattiva figura.

Trotula

Sto parlando di Rino Cammilleri e del suo post su Trotula.

Cammilleri è un apologeta e scrittore cristiano, di cui ho avuto modo di parlare in passato. Su questo blog ho infatti parlato degli sfondoni in cui è incappato tentando di sminuire la figura di Ipazia.

Ieri Cammilleri ha dedicato un post alquanto sui generis a Trotula, un'esponente della scuola medica salernitana. Il post, interessante, fa notare come questa scuola fosse «laica ed aperta a tutti», secondo tradizione persino fondata da un ebreo, un arabo, un greco e un latino. Cammilleri sottolinea il contributo, tra tante, di tre donne, tra cui Trotula, autrice di un manuale di medicina dedicato al corpo femminile, restato in uso per lungo tempo.

Poi, però, deborda e il post finisce male...

Ipazia

Perché, infatti, Cammilleri ha scritto questo post? Perché ha scoperto che Tratula era una donna, e l'esistenza di un'antica donna-scienziato (Cammilleri non sembra conoscere il sostantivo «scienziata») gli permette di prendersela ancora con Ipazia.

martedì 11 maggio 2010

Galileo e le maree, ovvero Cammilleri colpisce ancora

Ho già avuto modo di parlare di Rino Cammilleri nel post «Ipazia e il diabolico Cammilleri», in cui discutevo di alcuni "sfondoni" del nostro sul caso Ipazia; Cammilleri, che sul suo blog è descritto come uno dei «principali apologeti italiani», è stato bacchettato per quei posts pure da Umberto Eco, come racconta un po' piccato lo stesso giornalista de Il Giornale.

La sua risposta, indiretta, è consistita nello scrivere un post alquanto fuori tema, che conclude con queste parole che dimostrano uno stato d'animo insofferente:
E adesso basta con Ipazia e Cirillo, perché sono stufo di fare da bersaglio ai nullafacenti del web. Ci sono centinaia di università cattoliche con storici di professione: ci pensino loro.
A parte il riferimento alle «università cattoliche», che illumina sulla concezione che Cammilleri ha di come si studia la storia (solo da fonti "amiche", cioè), ho trovato buffo questo invito agli storici di professione alla luce di un altro sfondone storico in cui Cammilleri è incorso.

Ho già parlato del libro di Jerry Fodor e Massimo Piattelli-Palmarini contro la selezione naturale nel post «L'origine delle (argomentazioni) speciose». Ampio spazio a questo libro è stato dato da Il Foglio, che il 1 maggio gli ha dedicato anche una tavola rotonda alla quale ha partecipato il filosofo della scienza Giulio Giorello.

Cammilleri riporta nel suo post «Giorello» le seguenti parole del filosofo:
Prendiamo la teoria delle maree di Galileo, che lui riteneva essere la prova del movimento della terra e invece non lo era; all'epoca fu da alcuni respinta dicendo "Dio avrebbe potuto decidere altrimenti". Poi una alternativa scientifica fu trovata con la teoria delle maree legata all'attrazione lunare.

domenica 9 maggio 2010

Ancora su Cammilleri e Ipazia

I pochi lettori del mio blog ricorderanno l'articolo dell'apologeta Rino Cammilleri contro Ipazia, oggetto del mio post «Ipazia e il diabolico Cammilleri».

Segnalo un'altra recensione, negativa, dello stesso articolo, postata sul blog Zetesis, «Delerium. Rino Cammilleri e Ipazia», da cui traggo questa citazione:
Ritengo che il giudizio più grave espresso dall’autore consista nella lapidea dichiarazione “non se la filava nessuno”, a contorno dello sforzo di sminuirne a tutti costi la fama e la rispettabilità tra i suoi contemporanei. Forse bisognerebbe rammentare a Cammillerri il peso della scuola filosofica platonica alessandrina di cui Ipazia era a capo nell’economia delle correnti filosofiche del tempo. Dettaglio che, manco a dirlo, ci viene tramandato dal cristiano Socrate Scolastico. La notorietà di Ipazia e la riverenza che suscitava tra i suoi concittadini non vennero meno neppure dopo la sua morte. Se ancora un secolo dopo la sua morte Damascio poteva esprimersi in questi termini, non osiamo immaginare quale fosse la sua reputazione di sapiente stimata mentre era ancora viva.
Buona lettura.

lunedì 26 aprile 2010

Ipazia e il diabolico Cammilleri

Rino Cammilleri è un apologeta. La sua missione è dunque quella di difendere la fede cristiana dimostrandone la razionalità, l'effettiva origine "rivelata" e divina. Per raggiungere il proprio scopo, un apologeta deve trovare argomentazioni razionali, non può ricorrere soltanto ad argomenti morali o religiosi.

Cammilleri è dunque un apologeta, e la sua apologetica non disdegna di assestare colpi decisi a quelli che considera nemici del Cristianesimo, con articoli pubblicati su Il Giornale, sul periodico di apologetica Il Timone e sul suo blog personale, «Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea». Sono sempre articoli sapidi e decisi, ma spesso Cammilleri incappa di errori, tanto più irritanti quanta maggiore è l'intransigenza e la protervia dell'autore.

Ma, come dice l'adagio, "errare è umano". Solo che l'adagio completa saggiamente "perseverare è diabolico". La saggezza antica, del resto, vorrebbe che si imparasse dai propri errori, quantomeno adottando una maggiore prudenza nel trattare temi coi quali ci si è già scottati.

Umano errare

Il 18 ottobre 2009, Cammilleri pubblica il post «Ipazia» sul suo blog. Siamo all'epoca della petizione per far uscire nelle sale italiane il film Agora, che narra della morte della scienziata e filosofa alessandrina Ipazia. Cammilleri si dimostra fedele al titolo del suo blog, "Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea" — dove per veleni si intendono tutte le argomentazioni che possono dar fastidio al Cristianesimo.