Visualizzazione post con etichetta laicità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta laicità. Mostra tutti i post

venerdì 21 dicembre 2012

Ma Ratzinger ha davvero definito aborto, unioni di fatto e tra omosessuali "ferite alla giustizia e alla pace"?

Ha avuto notevole riscontro il messaggio di Ratzinger in occasione della XLVI Giornata Mondiale della Pace, soprattutto per le parole attribuitegli contro il matrimonio tra omosessuali e l'aborto, paragonati ad una "ferita alla giustizia e alla pace":
I «tentativi» di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna «giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» ("Benedetto XVI: matrimoni gay «offesa contro la verità della persona umana»", Il Sole24Ore).
Duro attacco del pontefice alle nozze tra coppie omosessuali: per Benedetto XVI i "tentativi" di rendere il matrimonio "fra un uomo e una donna" "giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" sono "un’offesa contro la verità della persona umana" («Papa: “I matrimoni gay sono una ferita alla giustizia e alla pace”», Il Fatto Quotidiano).
il Papa non ha fatto sconti in merito dicendo che i «tentativi» di rendere il matrimonio «fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» («Il Papa: unioni gay offensive per la pace», Il Giornale).
Queste affermazioni di Ratzinger non sono passate sotto silenzio, fortunatamente, e diversi commentatori hanno fatto notare quanto inopportuni e sbagliati siano stati questi attacchi alle unioni tra omosessuali: Marco Politi ha sottolineato come «Le parole contro i gay allontanano la pace», mentre Paola Concia ha dichiarato che «Così “il Papa alimenta l’odio contro i gay” [...] perché sono “parole pericolose, che esprimono qualcosa di profondamente violento”» e che «rappresentare come minaccia “noi cittadini, che siamo senza diritti, significa fomentare aggressività contro i gay”».

giovedì 6 dicembre 2012

Australia, continuano di "nascosto" i corsi di etica alternativi all'ora di religione


Adrian Piccoli
I corsi di etica nelle scuole del New South Wales, in Australia, potranno continuare, ma i genitori saranno informati della loro esistenza solo dopo aver rinunciato al corso di religione.

Adrian Piccoli, Ministro dell'Educazione, ha accolto il parere di una commissione parlamentare, secondo il quale i corsi di etica saranno mantenuti come alternativi all'ora di religione, ma che ritiene opportuno rivelare l'esistenza di tali corsi ai genitori solo dopo che essi abbiano espresso l'intenzione di non avvalersi dei corsi di religione per i propri figli:
«Le classi di etica possono essere fatte conoscere», ha affermato Piccoli, «ma questo significa, in un senso tecnico, che quando i genitori si sentono rivolgere la domanda "volete che vostro figlio segua l'educazione speciale religiosa", quella è la prima domanda che viene posta e se dicono no allora rispondono "allora potete o fare altre cose o le classi di etica"».
Il parlamentare dei Verdi John Kaye ha criticato questa scelta:
«Nulla all'interno dell'Education Act, che è stato emendato alla fine del 2010 per includere il diritto di avere accesso ai corsi di etica, assolutamente nulla in quell'atto afferma che dobbiamo discriminare i corsi di etica in questo modo.
[Non c'è bisogno] di tenerli nascosti, chiusi nell'armadietto, così che nessuno ne sappia nulla al momento in cui prendono la decisione.»
La notizia della prosecuzione delle classi è stata presa con sollievo da Simon Longstaff, membro del St James Ethics Centre, l'istituzione che si occupa di organizzare i corsi, il quale è però rimasto sorpreso dalla decisione di "oscurare" i corsi:
«È curioso che non si dica neppure alla gente che un'opzione esiste fintanto che non hanno scelto qualcos'altro». «È un po' come avere le classi di etica all'interno della sezione sigillata di una rivista».
Il St James Ethics Centre recluta e organizza volontari per tenere i corsi, cui partecipano 7000 studenti. I corsi di etica, come quelli di religione, sono pagati tramite donazioni; le donazioni ai corsi di religione, però, sono esentate dalle tasse, e il St James sta cercando di ottenere lo stesso riconoscimento per le donazioni in favore dei corsi di etica.

L'insegnamento dell'etica nelle scuole del New South Wales fu introdotto nel 2010, dopo un periodo di sperimentazione, come corso facoltativo alternativo al corso di religione (anch'esso facoltativo). All'epoca incontrò l'opposizione dell'associazione che riunisce i gestori dei corsi di religione delle varie religioni; sei mesi dopo fu reso noto che quasi la metà degli iscritti all'ora di religione erano passati a quella di etica. Il successo dell'iniziativa australiana ha portato qualche mese fa alla proposta di istituire corsi simili anche in Francia.

«Parents 'left in the dark' about ethics classes», ABC News, 5 dicembre 2012.

mercoledì 5 settembre 2012

Anche nelle scuole francesi ci saranno i corsi di morale laica

Tema: «Quanto è importante l'etica
nella società di oggi?»
Vincent Peillon, ministro dell'Istruzione francese e professore liceale di filosofia, ha annunciato un progetto per portare nelle scuole francesi, a partire dal prossimo anno scolastico, un insegnamento di "morale laica", il cui scopo sarà insegnare ai bambini i princìpi e i comportamenti del «vivere insieme».
Non si tratterà di "indottrinamento morale" né di "educazione civica":
Lo scopo della morale laica è di permettere a ciascun studente di emanciparsi, poiché il punto di partenza della laicità è il rispetto assoluto per la libertà di coscienza. Per fornire la libertà di scelta, bisogna essere in grado di strappare lo studente da tutti i determinismi, familiare, etnico, sociale, intellettuale, per poi fare una scelta.

venerdì 13 aprile 2012

Smaschera un presunto miracolo, la Chiesa cattolica indiana lo denuncia per blasfemia

Sanal Edamaruku
Sanal Edamaruku, presidente di un'associazione di razionalisti, ha recentemente dimostrato che un presunto miracolo era in realtà un fenomeno naturale; entrato in contrasto con la Chiesa cattolica indiana, è stato denunciato per blasfemia e rischia l'arresto.

Quello che segue è un comunicato emesso dal collegio di difesa di Sanal Edamaruku.

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE SOTTO ATTACCO
Sanal Edamaruku, noto razionalista, sotto minaccia d'arresto per aver smascherato il "miracolo"

Cari amici,

Il 10 marzo, Sanal Edamaruku, Presidente di Rationalist International, è volato a Mumbai. Il canale TV TV-9 lo aveva invitato a indagare su un "miracolo" che ha causato l'eccitazione locale. Si è recato con la squadra in TV a Irla in Vile Parle per ispezionare il crocifisso posto davanti alla Chiesa di Nostra Signora di Velankanni. Questo crocifisso era diventato il centro di attrazione per una folla sempre crescente di fedeli provenienti da ogni parte del mondo. La notizia del miracolo si era diffusa a macchia d'olio. Da alcuni giorni, c'erano piccole goccioline d'acqua che scorrevano dai piedi del Gesù. Centinaia di persone venivano ogni giorno a pregare e a raccogliere un po' di "acqua santa" in bottiglie e vasi. Sanal Edamaruku ha identificato la sorgente dell'acqua (uno scarico in prossimità di una camera di lavaggio) e il meccanismo col quale raggiungeva i piedi di Gesù (azione capillare). I capi delle chiese locali, presenti nel corso della sua indagine, sembravano essere dispiaciuti. Guardate l'inchiesta in dettaglio su YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=kUqhq9MuRG8


martedì 6 dicembre 2011

La Curia di Bologna è un'offesa all'umanità

Mi scuso per il titolo, deciso e diretto; non mi piace spararle grosse, ma - come si dice a Roma - quanno ce vo', ce vo'.

Qualche giorno fa, il presidente della commissione Politiche sociali del Comune di Bologna, Pasquale Caviano, ha ammesso alla Consulta per la famiglia diverse associazioni che avevano fatto richiesta, tra cui le Famiglie Arcobaleno (associazione delle famiglie con genitori omosessuali) e l'Agedo (Associazione dei Genitori di Omosessuali).

La Curia di Bologna ha risposto con un editoriale non firmato dell'inserto settimanale di Avvenire, in cui afferma che la decisione del Comune è:
una grave offesa in primo luogo alla ragione e al buon senso comune perché non si capisce la congruenza dell’una con le altre; poi alla comunità civica, perché in palese contrasto con l’articolo 29 della Costituzione; e inoltre alla comunità cattolica – che pure è parte rilevante del consorzio bolognese - perché degrada a un relativismo senza fondamento nella persona umana quella concezione della famiglia che da secoli è patrimonio della nostra gente.
Trovo questo messaggio della Curia di Bologna una grave offesa:
  1. in primo luogo alla ragione e al buon senso, dato che entrambe le associazioni sono associazioni di famiglie - in cui i genitori e/o i figli sono omosessuali, certo, ma sempre famiglie - e la congruenza tra tali associazioni e la Consulta per la famiglia è lampante;
  2. in secondo luogo alla comunità civica, dato che la Costituzione non richiede che in una famiglia i figli o i genitori siano eterosessuali;
  3. all'umanità tutta, dato che le preferenze sessuali di una persona non sono a disposizione né della Curia né di altri.
Con questa presa di posizione si evidenzia, ancora una volta, l'intolleranza della gerarchia ecclesiastica e la sua politica di imposizione alla società tutta delle sue peculiari e - aggiungo - infondate posizioni morali.

È giunta l'ora di scrollarsi di dosso questo fardello.

«Famiglia, il comune ha deciso anche i gruppi gay nella Consulta», laRepubblica Bologna.it, 1 dicembre 2011; «Consulta, la Curia attacca il Comune "L'ingresso dei gay offesa ai cattolici"», laRepubblica Bologna.it, 1 dicembre 2011.

giovedì 1 dicembre 2011

Boicottata un'altra campagna pubblicitaria atea negli Stati Uniti

Ancora una volta una campagna pubblicitaria con un messaggio ateo è stata boicottata dall'azienda che ne avrebbe dovuto curare l'affissione. La LIND Billboard Company ha infatti rescisso all'ultimo istante il contratto che aveva stipulato con l'associazione Mid Ohio Atheist.

La pubblicità censurata è la seguente:



La spiegazione fornita informalmente dalla LIND è stata (enfasi mia):
[...] la natura incendiaria delle esposizioni proposte sarebbe stata considerata senza dubbio offensiva dalla gran parte della comunità e sarebbe stata dannosa per la buona reputazione della Lind presso la comunità. Lind si è sempre riservata e continuerà a riservarsi il diritto di non pubblicare pubblicità che, a suo esclusivo giudizio, siano oscene, inutilmente offensive e non nel miglior interesse della comunità in generale.
Ora, la situazione è ridicola per tre ragioni.

Prima: la libertà di parola non è mai «oscena» né «inutilmente offensiva». Il messaggio degli atei dell'Ohio afferma semplicemente che Dio non esiste, e che non si deve credere a qualunque cosa si senta. Affermare che Dio non esista non può essere osceno od offensivo, senza implicare che il diritto alla parola degli atei sia osceno. È inoltre un invito a ragionare con la propria testa e ad esaminare tutte le possibilità prima di decidere, e non mi pare vi sia nulla di offensivo in ciò.

Seconda: la LIND ha diffuso messaggi ben più offensivi, ma commissionati da cristiani e che dunque non sono stati censurati. La LIND ha infatti diffuso un messaggio pubblicitario in cui si accusano i cristiani che vanno a messa di domenica, invece che di sabato, di recare il segno dell'Anticristo:
Sabato è il VERO giorno del Signore. L'Anticristo l'ha cambiato, evita il suo marchio.

Terza: la pubblicità censurata perché offensiva per i cristiani è stata copiata da una campagna pubblicitaria di cristiani! La Mid Ohio Atheist non ha inventato lo slogan pubblicitario «Non c'è alcun Dio - Non credere a tutto ciò che senti», ma l'ha ripresa da una campagna pubblicitaria della McElroy Road Church of Christ, una chiesa dell'Ohio che ha scelto di veicolare il suo messaggio cristiano col seguente cartellone, che però nessuno ha pensato di censurare:

Insomma, meglio rendersi tre volte ridicoli che affrontare l'ira dei «buoni» cristiani...

Michael, «Billboard backlash (before it ever started)», Mid Ohio Atheists, 22 novembre 2011.

martedì 5 luglio 2011

Il bando olandese sulle macellazioni rituali e la levata di scudi delle religioni

La Camera dei Deputati olandese ha recentemente passato una legge che obbliga sempre a macellare gli animali solo dopo averli storditi. La legge olandese conteneva già questo obbligo, ma prevedeva delle eccezioni per le macellazioni halal e kosher, quelle rituali musulmana ed ebraica, secondo le quali l'animale deve essere cosciente mentre viene sgozzato. La legge dovrà essere approvata dal Senato olandese prima di entrare in vigore.

Marianne Thieme, esponente del minuscolo Partito dei Diritti Animali che aveva inizialmente proposto la norma, sostiene che «questo modo di uccidere causa sofferenze inutili agli animali. La libertà religiosa non può essere illimitata. Per noi la libertà religiosa termina lì dove iniziano le sofferenze umane o animali». La sua collega di partito Esther Ouwehand ha affermato che «attraverso questa modifica della legge, speriamo di ispirare altri paesi»; in Europa, infatti, solo Svezia, Lussemburgo, Norvegia e Svizzera non hanno esenzioni di tipo religioso dall'obbligo di stordire gli animali da macellare, come invece avviene nei restanti Paesi, Italia inclusa.

Reazioni

Naturalmente contro questa modifica c'è stata una levata di scudi da parte di ebrei, musulmani e cristiani.

Binyomin Jacobs, il rabbino capo dei Paesi Bassi, si è spinto fino a paragonare questo bando alle leggi anti-semite in vigore sotto l'occupazione nazista del territorio olandese durante la Seconda Guerra mondiale. «Una delle prime misure prese durante l'occupazione fu la chiusura dei mattatoi kosher. Il solo fatto che esista un dibattito su questo argomento è molto penoso per la comunità ebraica. Quelli che sono sopravvissuti alla guerra ricordano come la prima legge promulgata dai tedeschi in Olanda fu la proibizione della procedura ebraica di macellazione degli animali».

domenica 26 giugno 2011

Parlamentari tedeschi vogliono boicottare il discorso di Ratzinger al Bundestag

Il 22 settembre, Joseph Ratzinger parlerà di fronte al parlamento tedesco, al Bundestag. Alcuni parlamentari tedeschi del Partito Social Democratico (SPD) intendono boicottare questo discorso, accusando Ratzinger di opprimere milioni di persone in tutto il mondo.

La proposta di boicottaggio, estesa a tutto l'SPD dal parlamentare Rolf Schwanitz, nota che il parlamento non è luogo dove fare «opera missionaria», e che il suo uso come sede del discorso del Papa lo renderebbe un mero «accessorio decorativo».

L'appello di Schwanitz fa riferimento a Ratzinger come all'«ultimo sovrano assoluto» europeo, le cui posizioni su donne e contraccezione lo rendono responsabile di buona parte «dell'attuale epidemia mondiale di AIDS come pure dell'oppressione, sfruttamento e stigmatizzazione di milioni di persone».

Il capogruppo dell'SPD al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier, ha però rigettato la proposta.


In quanto italiano, non posso non ricordare il discorso di Giovanni Paolo II al Parlamento italiano, il 14 novembre 2002; si trattò della violazione palese del principio di separazione tra Stato e Chiesa, alla quale tutti i parlamentari parteciparono.

«Germany: Politicians plan boycott of pope’s Bundestag speech», Secular Europe Campaign, 26 giugno 2011. Michele Ainis, «Libera Chiesa in debole Stato. Troppe ingerenze vaticane nella politica italiana», La Stampa, 23 ottobre 2007.

mercoledì 8 giugno 2011

Dichiarazione di Dublino sul secolarismo e sul ruolo della religione nella vita pubblica

Domenica 5 giugno 2011, la World Atheist Convention a Dublino ha discusso e adottato la seguente dichiarazione sul secolarismo e sul ruolo della religione nella vita pubblica.

1. Libertà personali
(a) La libertà di coscienza, di religione e di credo sono private e non limitate. La libertà di praticare la religione dovrebbe essere limitata solo dalla necessità di rispettare i diritti e le libertà degli altri.
(b) Tutte le persone dovrebbero essere libere di partecipare egualmente al processo democratico.
(c) La libertà di espressione dovrebbe essere limitata solo dalla necessità di rispettare i diritti e le libertà degli altri. Non dovrebbe esservi alcun «diritto ad offendersi» nella legge. Tutte le leggi sulla blasfemia, sia esplicite che implicite, dovrebbero essere respinte e non dovrebbero essere promulgate.

2. Democrazia secolare
(a) La sovranità dello Stato deriva dal popolo e non da un dio o da dei.
(b) L'unico riferimento alla religione nella costituzione dovrebbe essere un'affermazione che lo Stato è secolare.
(c) Lo Stato dovrebbe essere basato sulla democrazia, i diritti umani e il governo della legge. La politica pubblica dovrebbe essere formulata applicando la ragione, non la fede religiosa, ai fatti.
(d) Il governo dovrebbe essere secolare. Lo Stato dovrebbe essere strettamente neutrale in materia di religione e della sua assenza, non favorendo né discriminando alcuna.
(e) Le religioni non dovrebbero avere alcuna considerazione finanziaria speciale nella vita pubblica, come l'esenzione dalle tasse delle attività religiose, o sovvenzionamenti per promuovere la religione o gestire scuole confessionali.
(f) L'appartenenza ad una religione non dovrebbe essere il fondamento della scelta di una persona per qualunque posizione statale.
(g) La legge non dovrebbe garantire né rifiutare alcun diritto, privilegio, potere o immunità, sulla base della fede o religione o dell'assenza delle due.

3. Educazione secolare
(a) L'educazione statale dovrebbe essere secolare. L'educazione religiosa, se presente, dovrebbe essere limitata all'educazione sulla religione e la sua assenza.
(b) Ai bambini dovrebbe essere insegnata la diversità delle credenze religiose e non religiose in maniera obiettiva, senza alcuna formazione religiosa nelle ore scolastiche.
(c) Ai bambini dovrebbe essere insegnato il ragionamento critico e la distinzione tra fede e ragione come guida alla conoscenza. La scienza dovrebbe essere insegnata libera dall'interferenza religiosa.

4. Una legge per tutti
(a) Dovrebbe esistere una sola legge secolare per tutti, democraticamente scelta ed equamente fatte rispettare, senza giurisdizione per i tribunali religiosi su questioni civili o dispute familiari.
(b) La legge non dovrebbe criminalizzare una condotta privata poiché la dottrina di qualunque religione ritiene tale condotta immorale, se quella condotta privata rispetta i diritti e le libertà degli altri.
(c) I datori di lavoro o gli erogatori di servizi pubblici con credenze religiose non dovrebbero essere autorizzati a discriminare in base ad alcuna caratteristica che non si essenziale per il lavoro in questione.

Michael Nugent, «Dublin Declaration on Secularism and the place of religion in public life», Richard Dawkins Foundation, 8 giugno 2011.

lunedì 2 maggio 2011

Il coraggio di Wafa Sultan

Sulla storia di Wafa Sultan dice molto la sua pagina Wikipedia in italiano: che è una donna di origine siriana, che è stata educata all'Islam, che l'assassinio del suo professore universitario da parte dei "Fratelli musulmani" l'ha costretta a mettere in discussione la sua religione, che si è trasferita negli Stati Uniti, che lì ha iniziato a scrivere articoli critici dell'Islam e che è divenuta una celebrità dopo un suo confronto con un imam in diretta su al-Jazeera.

Sulla sua posizione si può dire che considera i paesi musulmani moderni arretrati rispetto all'Occidente, che condanna l'oscurantismo dell'Islam e la violenza contro gli infedeli, tutte cose che, ovviamente, le hanno garantito minacce di morte dai suoi ex-correligionari.

Per comprendere la forza di questa donna, una forza che la spinge a prendere una posizione per la quale è criticata dai suoi compatrioti, dalle persone che condividono la sua cultura, bisogna vedere il video (purtroppo solo in arabo con i sottotitoli in inglese):


Questo è un piccolo omaggio ad una donna coraggiosa.

domenica 1 maggio 2011

Robert Mugabe vìola i diritti umani, ma è invitato alla cerimonia di beatificazione di Wojtyła

Robert Mugabe detiene il potere nello Zimbawe da 31 anni. È accusato dai suoi oppositori e dai gruppi umanitari internazionali di violare i diritti umani e di contrastare i suoi avversari politici con la violenza; per di più, negli ultimi decenni la situazione del popolo zimbawese è divenuta più grave a causa delle errate politiche economiche del governo Mugabe. Senza contare i suoi recenti attacchi all'Europa, dove, ha detto, «c'è la feccia omosessuale».

Le violazioni dei diritti umani perpetrate dal suo regime hanno portato a sanzioni economiche internazionali, all'esclusione dello Zimbawe dal Commonwealth britannico; inoltre a Mugabe è vietato recarsi nei Paesi dell'Unione Europea e negli Stati Uniti.

Ma oggi Mugabe è a Roma, e non per essere messo sotto processo, ma per partecipare ad una festa. L'ha invitato il Vaticano per la beatificazione di Wojtyła; evidentemente, per Ratzinger le accuse di violazione dei diritti umani non sono ragioni sufficienti per definire Mugabe «persona non grata».

Robert Mugabe e consorte all'arrivo a Fiumicino: si recano a festeggiare in Piazza San Pietro
Ma la cosa che più mi indigna è il modo in cui Mugabe ha aggirato il divieto di arrivare in Italia.

Poiché lo Stato della Città del Vaticano non ha un aeroporto internazionale, Mugabe è arrivato all'aeroporto di Roma, a Fiumicino, in territorio italiano. La Repubblica Italiana ha condiviso le sanzioni europee contro Mugabe, ivi incluso il divieto di entrare nel territorio della Repubblica, ma ha chiesto all'Unione di accordare una deroga temporanea per questo evento.

Fosse stata una scelta del governo Berlusconi, sarebbe stata l'ennesima prova di subalternità dello Stato italiano al Vaticano; la cosa assurda è che, volente o nolente, il governo è stato costretto a chiedere la deroga perché lo richiede la Costituzione italiana! So che sembra assurdo, ma è vero: poiché Mugabe è un invitato del Vaticano, e poiché i Patti Lateranensi obbligano l'Italia a non impedire agli ospiti vaticani di recarsi in visita oltre Tevere, e poiché, infine, i Patti Lateranensi fanno parte della Costituzione e dunque sono materiale costituzionale, l'Italia è costretta a concedere l'accesso a Mugabe!

«Mugabe elude sanzioni UE grazie ai Patti Lateranensi», AGI News, 29 aprile 2011; «Cerimoniali», Bioetica, 1° maggio 2011; «Mugabe a Roma per la beatificazione», laRepubblica.it.

sabato 1 gennaio 2011

Credenti e laici: maggioranza contro democrazia

Segnalo l'articolo di Matteo Winkler sul sito de Il Fatto Quotidiano, “Il crocifisso secondo Zagrebelsky”; dall'articolo riprendo uno stralcio del libro Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell’uomo, di Gustavo Zagrebelsky:
Nel quadro di una democrazia liberale e pluralista, l’eventuale pretesa di una qualunque religione rivelata di portare i suoi dettami etici – in quanto tali, cioé in quanto religiosi – a fondamento di decisioni pubbliche, o di farli valere come pietre di paragone per valutarne la legittimità, sarebbe totalmente ingiustificata. (…)

Se ciò accadesse, si violerebbe l’uguale libertà di tutti coloro che non appartengono alla medesima fede religiosa, i quali si vedrebbero posposti nella scala della cittadinanza. Sarebbero cittadini a minor o nullo titolo. Non è qui questione del diritto della maggioranza di prevalere sulla minoranza, diritto ovviamente essenziale nella democrazia. E’ questione della natura degli argomenti che possono entrare legittimamente nel dibattito pubblico, il dibattito che, alla fine, troverà consacrazione in decisioni politiche destinate al valere obbligatoriamente per tutti i cittadini.

Non c’è nessuna maggioranza, per quanto ampia sia, che con la sua forza possa validare retrospettivamente argomenti invalidi dal punto di vista della democrazia. Per nulla paradossalmente, una deliberazione politica assunta in base a una fede religiosa è esercizio di tanta maggior violenza quanto più è forte la maggioranza che schiaccia la minoranza. Di fronte a una decisione motivata, direttamente ed esclusivamente, in base a precetti d’una qualunque religione (“Dio lo vuole”), la coscienza laica ha a sua volta il diritto di levare i suoi propri “non possumus”.

Faccio miei gli auguri di Winkler:
Che il 2011 sia, per tutti, un anno di laicità anche nel nostro scalcagnato Paese. Di persuasione e non d’imposizione delle idee; di vera accoglienza del prossimo, non di bigotta formulazione d’accuse di relativismo o nichilismo; di amore, non quello partitico, ma quello dei tanti che lo danno e lo fanno davvero. Buon anno a tutti.

domenica 14 novembre 2010

Lepidezze epistolari: il collaborativo Ahmadinejād e lo speranzoso Ratzinger

Sabato 9 ottobre 2010, il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Mahmud Ahmadinejād, ha preso carta e penna per scrivere a papa Benedetto XVI.

Nella lettera, scritta a seguito della minaccia di ardere il Corano da parte di un pastore statunitense, e pubblicata in parte sul sito della presidenza iraniana, Ahmadinejād afferma che
Il disprezzo dell'uomo per gli insegnamenti delle religioni divine, che emana da scuole [di pensiero] come il secolarismo, l'umanesimo estremista occidentale e la crescente tendenza dell'uomo verso la vita materiale, ... è da tempo in crescita e ha aperto la strada al declino della società umana ... Perciò, è necessaria una collaborazione e un'interazione strette tra religioni divine allo scopo di fermare questi movimenti distruttivi.
La lettera contiene anche la disponibilità di Ahmadinejād di «collaborare col Vaticano allo scopo di fermare gli atti di sacrilegio, la diffusione delle teofobie come l'islamofobia e la destabilizzazione delle famiglie».

giovedì 11 novembre 2010

Eutanasia, tra diritto, propaganda e cattiva politica

Exit International è un gruppo di pressione no-profit che si occupa di far avanzare la legislazione sull'eutanasia in direzione del riconoscimento di questo diritto a livello internazionale.

Ha prodotto una pubblicità televisiva il cui scopo è tenere attivo il dibattito sull'eutanasia. In essa, un uomo, malato terminale, chiede che il governo gli riconosca il diritto di porre fine alla propria vita in maniera dignitosa.

Questa pubblicità è stata proibita in Australia. Il 9 novembre, l'Associazione Luca Coscioni ha annunciato di aver tradotto la pubblicità in italiano e di volerla trasmettere su TeleLombardia.

Naturalmente la Chiesa cattolica si è schierata immediatamente, facendo pressioni per impedire la trasmissione della pubblicità e impedire così persino il dibattito su questo tema. Altrettanto naturalmente, la classe politica nana che ci ritroviamo si è mossa in scia della Chiesa, con un naturale ritardo dovuto al fatto che hanno dovuto prima ascoltare le direttive d'oltretevere...

mercoledì 10 novembre 2010

Ratzinger e il «secolarismo forte e aggressivo» della Spagna

Ho letto l'intervista di Joseph Ratzinger del 6 novembre 2010, concessa ai giornalisti durante il volo in Spagna.

Mi interessava in particolare questo brano; l'intervistatore chiede informazioni sul nuovo Dicastero per la nuova evangelizzazione, e Ratzinger risponde (enfasi mia):
Con questo Dicastero ho pensato di per sé al mondo intero perché la novità del pensiero, la difficoltà di pensare nei concetti della Scrittura, della teologia, è universale, ma c’è naturalmente un centro e questo è il mondo occidentale con il suo secolarismo, la sua laicità, e la continuità della fede che deve cercare di rinnovarsi per essere fede oggi e per rispondere alla sfida della laicità.

[...]

La Spagna è stata, da sempre, un Paese “originario” della fede; pensiamo che la rinascita del cattolicesimo nell’epoca moderna avviene soprattutto grazie alla Spagna; figure come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila e san Giovanni d’Avila, sono figure che hanno realmente rinnovato il cattolicesimo, hanno formato la fisionomia del cattolicesimo moderno.

Ma è ugualmente vero che in Spagna è nata anche una laicità, un anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo, come abbiamo visto proprio negli anni Trenta, e questa disputa, più questo scontro tra fede e modernità, ambedue molto vivaci, si realizza anche oggi di nuovo in Spagna: perciò per il futuro della fede e dell’incontro - non lo scontro, ma l’incontro tra fede e laicità - ha un punto centrale anche proprio nella cultura spagnola.

Bestemmie a confronto: Italia, Irlanda, Pakistan

Una serie di eventi in tre paesi diversi, due europei e cristiani e uno asiatico e musulmano, mi ha indotto a riflettere sul concetto di blasfemia/bestemmia e sulla fallacia delle norme che l'avversano.
 
Bestemmia (Italia)
nike decides on blasphemy
La regola è esistita da sempre, ma solo quest'anno è stata fatta pressione affinché fosse applicata. Mi riferisco alla norma secondo la quale un calciatore che bestemmi vada espulso. I primi a cadere sotto la scure di questa rinnovata caccia ai bestemmiatori furono Lanzafame e Di Carlo; in quell'occasione la scampò Michele Marcolini, che ingiuriò un non meglio identificato «Diaz», evidentemente poco simpatico al calciatore clivense. Poi la situazione è diventata via via più interessante, giungendo alla squalifica di Nicola Pozzi per aver bestemmiato mentre mangiava una piadina, dopo la partita; l'orecchiuto delatore non gli ha lasciato scampo, e Pozzi è "andato in prigione senza passare dal Via" per un turno.

sabato 23 ottobre 2010

Insegnamento dell'etica nelle scuole pubbliche australiane

Conclusa con un successo la sperimentazione dell'ora alternativa di etica nelle scuole primarie dello stato australiano del New South Wales,  il governo considera di introdurle stabilmente. Non sarebbe una buona idea anche per l'Italia?

Insegnamento della religione nelle scuole del New South Wales

Una legge dello stato australiano del New South Wales (quello dove si trova Sydney) obbliga le scuole a inserire nel normale orario scolastico un'ora settimanale facoltativa di «Special religious education» (SRE).

Si tratta di un'ora di «istruzione alle credenze e pratiche di una confessione religiosa approvata da parte di rappresentanti autorizzati di quella confessione»; gli scopi di questa ora di lezione settimanale è quello di insegnare al bambino:
a) a sviluppare l'abilità di interpretare dati religioni all'interno delle tradizioni della loro fede particolare;
b) ad apprezzare le interpretazioni della loro religione su questioni e problemi ai quali i fedeli applicano la fede durante la propria vita;
c) a tradurre le loro conoscenze sulla loro fede in espressioni attive all'interno della comunità di adoratori;
d) a incontrare, all'interno di un gruppo di coetanei, l'insegnamento religioso fornito da un fedele praticante esplicitamente associata con la comunità religiosa;
e) ad essere coscienti della disponibilità di un sostegno personale e di gruppo nell'ambito delle necessità religiose, ove sorga l'occasione.
Quindi non si tratta di lezioni sulle varie religioni del mondo intese come fenomeni sociali, culturali e storici, ma ore di indottrinamento nelle credenze e nelle pratiche di quelle confessioni, per mano di insegnanti selezionati da quelle stesse religioni, e la scuola non ha voce in capitolo sull'argomento delle lezioni.

La frequenza non è obbligatoria. All'atto dell'iscrizione, i genitori indicano la confessione religiosa del bambino e possono ritirarlo dal corso in ogni momento dell'anno semplicemente avvisando il preside.

A differenza dell'Italia, c'è da dire, qui l'ora di religione non è appannaggio di una sola religione, ma si divide tra oltre novanta diverse confessioni approvate (la maggior parte delle quali sono cristiane, sebbene vi siano anche istituzioni ebraiche e musulmane).

Come in Italia, i bambini che non seguono l'insegnamento di religione restano a scuola a fare studio indipendente, fare i compiti o leggere, ma non possono in alcun modo ricevere lezioni su argomenti presenti nel curricolo scolastico: sarebbe un indebito vantaggio rispetto ai bambini che seguono l'SRE!

venerdì 8 ottobre 2010

Il regime oppressivo russo e la complicità della Chiesa ortodossa

Vent'anni dopo la fine del Comunismo, la Russia è tornata a diventare un regime oppressivo, in cui gli oppositori del potere sono perseguitati e persino uccisi. E la Chiesa ortodossa non ha dubbi su quale sia la parte dove stare.

La Russia di Putin è un regime oppressivo

Molto scalpore ha fatto in Occidente l'assassinio di Anna Politkovskaja, giornalista che ha documentato i retroscena delle azioni russe nella guerra in Cecenia e che si è opposta al Presidente Vladimir Putin: avvenuto in circostanze misteriose, non ha un colpevole dopo che la polizia ha indagato con poca solerzia.

Ma Politkovskaja non è l'unico oppositore del regime che ha dovuto pagare personalmente il proprio impegno civile contro la corruzione.

lunedì 4 ottobre 2010

Sudditi del Vaticano: la visita del Papa a Palermo dimostra che l'Italia non è un paese indipendente


Il Papa decide di compiere una visita pastorale a Palermo.

Nulla di strano, è tra i suoi compiti e le sue prerogative quello di visitare i fedeli delle varie diocesi. Il problema è l'impatto che questa visita ha sulla Nazione italiana, che per me è devastante: certifica che non siamo uno Stato indipendente, sovrano e repubblicano, ma che abbiamo un Sovrano, per di più straniero.


I costi della visita papale a Palermo

Innanzitutto, i costi della visita, che ammontano a due milioni e mezzo di euro. A carico di chi? Ma del contribuente italiano, naturalmente, visto che a pagare per le dieci ore di vista papali saranno la Regione Sicilia e il Comune di Palermo, il quale ha illegalmente prelevato 500.000 euro dal fondo straordinario per coprire la propria quota. Tutto questo mentre questo stesso Comune non trova i soldi per pagare le strutture di accoglienza dei minori in affido o le attività di recupero dei bambini autistici o la manutenzione delle scuole. Fortunatamente non tutti sono usi ad obbedir tacendo:
Due milioni e mezzo sono troppi a prescindere dall'ospite - dice Santo Piazzese, scrittore - Il Papa viene a Palermo perché lo hanno invitato i vescovi siciliani? In genere chi invita a casa sua prepara la cena. Le istituzioni avrebbero dovuto dare solo un contributo. Oppure realizzare qualcosa: il prato e piazza Magione sono stati realizzati per la conferenza Onu del 2000. Ma sono rimasti alla città.
Naturalmente, a fronte di queste critiche minoritarie e poco pubblicizzate è giunta la risposta della Chiesa palermitana. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha avuto il coraggio di dire:
Perché nessuno si chiede quanto costa alla cittadinanza la cena di un magistrato con gli uomini di scorta o quella di un politico?
Forse Romeo non si rende conto della bestialità che ha profferito. Qualcuno dovrebbe spiegargli che il magistrato o il politico che viaggiano con la scorta ricoprono una funzione all'interno della comunità che li finanzia: se Romeo vuole davvero paragonare un politico a Ratzinger, capo di Stato straniero e capo spirituale di una parte degli italiani, dovrebbe invece spiegare per quale motivo alle spese per la visita del capo dei cristiani non contribuiscano solo i cristiani. Oppure i soldi che la CEI riceve annualmente dallo Stato italiano sono troppo pochi?

Non vale neppure il paragone, fatto sempre da Romeo, col concerto di Morricone. Quello di Morricone è un evento culturale organizzato dalle amministrazioni pubbliche nell'ambito delle loro funzioni. La visita di Ratzinger è una manifestazione organizzata da un'associazione, la Chiesa, che con la cosa pubblica non c'entra nulla.

La censura degli oppositori

Oltre a viaggiare gratis, evidentemente il Papa ha diritto ad un'accoglienza trionfale, senza contestazioni: vanno perciò oscurate tutte le manifestazioni di protesta, cosa che la solerte Digos si procura di fare con efficienza.

mercoledì 29 settembre 2010

Il "Sole delle Alpi" e il crocifisso

Segnalo l'intervento di Piergiorgio Odifreddi (che sto lentamente rivalutando) su Repubblica.it: «Una croce sul Sole delle Alpi» tratta della vicenda della scuola di Adro, tappezzata col simbolo politico della Lega Nord, per sottolineare una strana dissociazione nelle menti dei nostri politici.

Odifreddi fa riferimento alla lettera della Presidenza della Repubblica indirizzata ai genitori della scuola, in cui si dice
Il capo dello Stato ha apprezzato il passo compiuto dal ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini, invitando il sindaco di Adro a rimuovere quelle esibizioni [...] ha ribadito la sua convinzione che nessun simbolo identificabile con una parte politica possa sostituire, in sede pubblica, quelli della nazione e dello Stato, né questi possono essere oggetto di provocazione e sfide.
Condivido in pieno la posizione di Napolitano su questi fatti, e non ho dubbi che la sua dichiarazione di sostegno ai valori della Costituzione sia sentita e non una semplice convenienza politica (come nel caso della Gelmini).

Ma, come giustamente fa notare Odifreddi, al Presidente della Repubblica e al Governo tutto andrebbe chiesto perché, invece, nel caso dei crocifissi nelle aule scolastiche hanno deciso di appellarsi contro la sentenza della Corte europea per difendere l'affissione di simboli identificabili con una parte religiosa? (In realtà Odifreddi afferma che si tratti di un simbolo politico, ma non sono obbligato a riprendere quella parte delle sue argomentazioni che non condivido)

Il Sole delle Alpi è il simbolo di una parte politica e, in quanto tale, non può essere usato come simbolo della collettività, neppure lì dove quella parte politica fosse maggioranza assoluta. Allo stesso modo il crocifisso è il simbolo di una parte religiosa e, in quanto tale, non può essere usato come simbolo della collettività, neppure se rappresenta la maggioranza degli italiani.

Non è neppure vero che si tratti di un simbolo "culturale" italiano: è vero che è un simbolo rappresentativo di molti italiani, ma non è un loro simbolo in quanto italiani. E questa è, fondamentalmente, la laicità dello Stato: rispetto ma equidistanza dalle convinzioni personali o collettive degli italiani che non siano loro in quanto italiani.