venerdì 31 dicembre 2010

La Chiesa cattolica non permette l'aborto neppure per salvare la vita della donna

A commento del mio post «Suora scomunicata per aver salvato una vita"» Fabrizio ha scritto un post nel suo blog, «Il Caso McBridge». La posizione di Fabrizio è che nella morale cattolica esistano "zone grigie", casi per i quali la Chiesa non fornisce risposte dirette ma che sono lasciati alla coscienza dei fedeli; che nel caso della suora e dell'ospedale, la loro colpa sarebbe stata quella di affermare che quella interruzione di gravidanza era invece apertamente compatibile con la dottrina cattolica; che, infine, i medici avrebbero potuto riconoscere di essere nella zona grigia, praticare l'aborto e rimettersi con umiltà al giudizio del vescovo, invece di ribellarsi affermando di avere ragione nella loro interpretazione.

La posizione sostenuta da Fabrizio è fattualmente sbagliata, in quanto non combacia con quello che sostiene la dottrina cattolica; è anche moralmente incompatibile con una religione rivelata.

giovedì 30 dicembre 2010

Suora scomunicata per aver salvato una vita

Margaret McBride è una suora cattolica statunitense con un diploma in infermeria. O meglio, era una suora, dato che è stata scomunicata per aver salvato una vita.

McBride faceva parte del comitato etico del St. Josep's Hospital di Phoenix, un ospedale che aderisce ad un codice etico cattolico. Nel novembre 2009, tale comitato etico fu consultato per il caso di una donna di 27 anni, madre di quattro figli e incinta di undici settimane; la donna soffriva di ipertensione polmonare e i medici ritenevano che le probabilità che morisse fossero "vicine al 100%". In considerazione di ciò, il comitato etico, incluso McBride, diedero il loro assenso affinché fosse praticato un aborto indotto, a seguito del quale la donna sopravvisse.

Il vescovo di Phoenix, Thomas Olmsted, si fece confermare dalla suora la sua condivisione della decisione del comitato etico, e a seguito di ciò le comunicò che era scomunicata lata sententiae, cioè immediatamente a seguito della sua decisione. Quella che aveva salvato la vita della madre.

martedì 28 dicembre 2010

Messori e le motivazioni dell'eutanasia

Mi è capitato di leggere due articoli di Vittorio Messori sulle motivazioni dell'eutanasia, articoli tratti da La Bussola Quotidiana e intitolati «Duri a morire» e «Il significato del soffrire».

Lo specchio dell'egoismo

Nel primo articolo l'apologeta ricorda come già nel 1982 avesse previsto che l'eutanasia sarebbe diventata legale anche in Italia, seguendo il percorso di divorzio e aborto; di fronte a questa ineluttabilità, Messori afferma che la vera ragione dell'inesorabilità di questo percorso sarebbe «il desiderio di liberarsi di qualcuno o di qualcosa»:
In fondo, il divorzio permette al marito di liberarsi dalla moglie che non sopporta più e viceversa; l’aborto permette di liberarsi del pupo in arrivo e che limiterebbe la mia libertà o graverebbe troppo sulle mie finanze; l’eutanasia mi permette di liberarmi del nonno che non vuole congedarsi e magari liberare la casa. 
A me questo ragionamento pare alieno e aberrante: davvero la maggioranza degli italiani che è a favore dell'eutanasia vuole solo uccidere il proprio padre o il proprio nonno che sta male? Davvero questa ecatombe di anziani genitori è impedita soltanto dall'illegalità dell'eutanasia?

domenica 26 dicembre 2010

Collezione domenicale di links (II)

«Atheists Haven't Forgotten Poland» Daylight Atheism - L'influenza della Chiesa cattolica sulla società polacca sta diminuendo. E per colpa della Chiesa stessa, che tenta di imporre le proprie visioni retrograde al popolo polacco.

«Religion: respecting the minority» The Guardian - Un recente sondaggio ha svelato come quest'anno, per la prima volta, la Gran Bretagna sia un Paese a maggioranza irreligiosa; al di là dei risultati numerici, è significativo quanto sia cambiata la situazione negli ultimi venticinque anni.

«Sweden Suicide Bomb Doesn't Soil Image of Tolerance» New York Times - Questo è il modo in cui bisognerebbe reagire alle minacce del fondamentalismo islamico.

«Iraqi churches cancel Christmas festivities» WBay - E questo è per ricordare il pericolo dell'intolleranza religiosa: gente che non festeggia una ricorrenza della propria religione per non finire male.

«Quante divisioni ha il patriarca russo, che marcia su Mosca?» Libertiamo.it - La co-gestione del potere tra Putin e il Patriarca di Mosca sta portando all'infiltrazione della Chiesa ortodossa nello Stato russo, con gravi conseguenze per le minoranze religiose e per gli omosessuali.

«Elogio cristiano del Natale consumistico» Antonio Socci - Senza parole.

«L’arcivescovo di Trento: “gay si diventa”» L'Adige - Sono gli stessi cristiani che, per fortuna, sottolineano come le dottrine ecclesiastiche siano spesso lontane dalla realtà.

«Gesù, la purità rituale, i peccatori. Un triangolo, un cliché» The Apocalyptic Blog - Gesù frequentava peccatori e gente impura, ma questo era meno rivoluzionario di quanto non sembri, in quanto esistevano due tipi di impurità, di gravità differente e con prescrizioni differenti.

«Segni messianici II» Ta Biblia - Giovanni Bazzana discute dell'autenticità del brano di Matteo 11,2-6.

«We Twelve Kings of Orient Are...» Zenobia: Empress of the East - La storia dei Dodici Re Magi.

«How chimpanzees deal with death and dying» Not Exactly Rocket Science - Un vecchio post, in cui si spiega come anche gli scimpanzé abbiano paura della morte e reagiscano irrazionalmente (e contro il vantaggio "evolutivo") di fronte alla morte dei propri cari. Ma non erano cose che riguardavano solo coloro che sono stati fatti ad immagine e somiglianza di Dio?

«Do Chimps Play With Dolls?» AAAS.org - Una indagine sul campo ha scoperto uno strano comportamento degli scimpanzé, paragonabile al gioco con le bambole.

sabato 25 dicembre 2010

Buon Natale interconfessionale

ChristAsSol

Questa immagine convogli i miei auguri di Buon Natale interconfessionali.

Si tratta infatti di un'immagine che dovrebbe interessare cristiani, pagani e laici. E' una raffigurazione di Gesù-Sole, dal soffitto della tomba di papa Giulio I al Vaticano, oltre che un'opera d'arte magnifica.

Buon Natale!

Segnalo, sulla stessa falsariga, il post di Odifreddi, "Buon Natale (del Sole Invitto)".

Fulminata e fulminati: il cattivo rapporto di un apologeta con la storia

Di Rino Cammilleri ho già parlato diverse volte: scrive articoli taglienti e diretti per Il Giornale, per la rivista di apologetica Il Timone e su di un blog intitolato «Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea». Purtroppo, però, si tratta di un apologeta con un pessimo rapporto con le fonti storiche, che distorce malamente per piegarle alle sue esigenze, ignorando che le fonti "si ribellano" sbugiardando il loro manipolatore.

Gli infortuni in cui è incappato e di cui mi sono accorto sono molteplici. Per denigrare Ipazia si appella ad uno storico morto 75 anni prima dei fatti («Ipazia e il diabolico Cammilleri»); per attaccare Galileo, lo accusa di non conoscere la teoria delle maree e di sostenerne una sbagliata, quando questa fu formulata correttamente solo da Newton diversi anni dopo («Galileo e le maree, ovvero Cammilleri colpisce ancora »); anche quando se la prende con l'ultimo imperatore romano pagano, Giuliano, Cammilleri sciorina la sua zoppicante conoscenza della storia - o, meglio, la sua pessima scelta delle fonti - sbagliando la cronologia degli eventi («Cammilleri fallisce ancora»).

L'ultimo strafalcione di Cammilleri, anche in questo caso imputabile alla sua pessima scelta di fonti, dovuta più alla loro corrispondenza con quanto il nostro sostiene che alla loro competenza, riguarda un episodio di storia romana, noto come il "miracolo della pioggia", descritto dal nostro apologeta nel suo post «Fulminata». Nel 172, durante la guerra di Marco Aurelio contro i Quadi, un distaccamento della legione XII Fulminata è circondato dal nemico e sta per capitolare per mancanza d'acqua, quando un'improvvisa tempesta sopperisce alle esigenze idriche dei legionari, che riescono poi a rompere l'accerchiamento. Secondo lo storico romano Cassio Dione, l'evento miracoloso fu causato dall'intervento di Mercurio, invocato da un mago egiziano di nome Harnuphis; secondo lo scrittore cristiano Tertulliano, invece, fu merito delle preghiere dei soldati cristiani che erano arruolati nella legione; secondo la Colonna antonina a Roma, che raffigura l'episodio, fu l'intervento di una divinità sconosciuta.

domenica 19 dicembre 2010

Collezione domenicale di links

Qui di seguito una collezione di link che ritengo interessanti.

sabato 11 dicembre 2010

La Macchina di Anticitera... coi Lego!

Non c'entra nulla con ciò di cui mi occupo di solito in questo blog, ma è troppo bella per non essere mostrata in giro.

Una riproduzione della Macchina di Anticitera (un computer meccanico astronomico di 2100 anni fa!) realizzata con i mattoncini Lego:

giovedì 9 dicembre 2010

Moralità, tra cristianesimo e ateismo (video)

Non pretendo che il seguente video dica nulla di definitivo, né che il cristiano che vi compare rappresenti tutti i cristiani, o cose del genere.

Dico solo che ciò che si dice riguardo al rapporto tra moralità, teismo e a-teismo è ciò che sostengo anch'io (e non sto parlando del titolo del video).

martedì 7 dicembre 2010

Lo sai che è mitologia!

Lo sai che è mitologia
Durante queste vacanze, festeggia la Ragione!


Copio Steve Wells, che cita Stephen Colbert:
Mitologia? Quale parte della storia di tre re che seguono una stella attraverso un deserto per portare doni ad un bambino-dio concepito da una vergine di cui avevano sognato vi pare mitologia?
Per chi fosse interessato, ho analizzato la storia qui e poi qui.

Buone feste!

venerdì 3 dicembre 2010

Ennesimo regalo al Vaticano: convenzione tra Opera Romana Pellegrinaggi, Alitalia e Comune di Roma

Riporto un articolo di Mario Staderini su Il Fatto Quotidiano intitolato «Alitalia in Paradiso, il contribuente all'Inferno», in cui è descritto l'ennesimo regalo pubblico al Vaticano con soldi pubblici.

Un’intesa davvero benedetta quella siglata tra Alitalia e Opera Romana Pellegrinaggi (l’agenzia turistica del Papa). L’ha annunciata ieri l’amministratore delegato Sabelli insieme ai vertici dell’Orp , monsignor Liberio Andreatta e Padre Cesare Atuire.

Di cosa si tratta?

In cambio di una fantomatica capacità di portare clienti, l’Opera Romana Pellegrinaggi conquista dalla compagnia di bandiera voli low cost e pacchetti di favore per le imprese turistiche della Santa Sede, a tutto danno delle aziende romane del settore. Da oggi, infatti, sarà possibile acquistare sul sito di ORP un pacchetto di servizi, con tariffe a partire da 140 euro, che comprende tariffe particolari di Alitalia per i collegamenti da e per la capitale su tutto il territorio nazionale a cui si aggiungono un abbonamento per i trasporti cittadini o il portafoglio di servizi “Vatican and Rome Omnia” realizzato da Opera Romana Pellegrinaggi.

La “Vatican and Rome Omnia”, della durata di 3 giorni, include l’utilizzo illimitato dei mezzi di trasporto pubblico capitolini, dei minibus e dei bus a due piani di “Roma Cristiana” gestiti sempre da Orp, oltre ai voucher per la visita, con accesso preferenziale, dei Musei Vaticani, della Cappella Sistina, del Carcere Mamertino, del Colosseo, del Foro Romano, del Palatino e delle Basiliche Papali

È così che l’agenzia viaggi del Papa ha oramai in mano il business dell’intera filiera turistica: il viaggio aereo, l’alloggio negli ex conventi, il trasporto sul bus turistico a due piani, le sinergie con le visite guidate e i musei vaticani. Tutta da verificare poi la questione tasse: l’Orp è ente del Vaticano e quindi gode dei medesimi privilegi, non solo fiscali; ad esempio, ai suoi lavoratori non sono applicabili le tutele del diritto del lavoro italiano.

Insomma, l’ennesimo regalo al Vaticano con la complicità del comune di Roma, che concede solo alle attività commerciali vaticane pacchetti sconto per trasporto pubblico e musei, persino favorendo i Bus Open Roma Cristiana – che è bene dirlo, girano senza autorizzazione in virtù di una errata applicazione dei Patti lateranensi – rispetto all’analogo servizio offerto dalla municipalizzata comunale.

Qualcosa di simile è accaduto in passato, quando il comune di Roma consentì all’Orp di vendere i biglietti di una linea di bus a due piani e di trattenersi una buona parte del prezzo in nome di una mai ben dimostrata capacità di dirottare i pellegrini su quei servizi. Oggi quell’accordo è sotto l’esame, a seguito di una mia denuncia, della Commissione europea.

Anche perché ogni volta la scusa per scontare dei prezzi di favore – a carico degli italiani ovviamente – è parlare di pellegrini anziché di turisti, come invece molte inchieste giornalistiche hanno dimostrato in realtà essere gran parte dei fruitori dei servizi offerti dagli imprenditori ecclesiastici.

Quanto prenderà di commissione questa volta il Vaticano per ciascun biglietto di Alitalia venduto? Perché gli albergatori romani o altre agenzie viaggio non hanno analoghe offerte? Ma siamo proprio sicuri che i “pellegrini” non avrebbero utilizzato i voli Alitalia anche senza la benedizione dell’ORP?


Per quale ragione è stata fatta questa convenzione? Perché questa convenzione non è offerta alle altre agenzie? Perché il Comune di Roma privilegia un'agenzia privata, e per di più extra-territoriale? Domande senza risposta.

martedì 30 novembre 2010

Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù (versione di Matteo)

Questo articolo contiene il riassunto per punti della narrazione della natività di Gesù secondo la versione tramandata dal Vangelo secondo Matteo.

È un articolo concepito come ausilio all'articolo sulle contraddizioni evangeliche nella narrazione della nascita di Gesù («Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù»), ma credo sia utile anche da solo. Tenendo separata la narrazione di Matteo da quella lucana, è infatti possibile notare sia l'originalità di Matteo rispetto a Luca, sia le sue caratteristiche narrative peculiari, sia l'intento teologico dell'autore.

Eventi della natività secondo Matteo

La narrazione della natività tramandata da Matteo può essere suddivisa in sei parti: la genealogia di Gesù e cinque eventi salienti.

Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù (versione di Luca)

Questo articolo contiene il riassunto per punti della narrazione della natività di Gesù secondo la versione tramandata dal Vangelo secondo Luca.

È un articolo concepito come ausilio all'articolo sulle contraddizioni evangeliche nella narrazione della nascita di Gesù («Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù»), ma credo sia utile anche da solo. Tenendo separata la narrazione di Luca da quella matteana, è infatti possibile notare sia l'originalità di Luca rispetto a Matteo, sia le caratteristiche narrative peculiari, sia l'intento teologico dell'autore.

Eventi della natività secondo Luca

Nella narrazione del Vangelo secondo Luca, la nascita di Gesù è intrecciata con quella di Giovanni Battista, col quale sembra essere imparentato, ed è divisibile in cinque fasi, chiuse dalla genealogia di Gesù.

Contraddizioni evangeliche: la natività di Gesù

La nascita di Gesù è un evento carico di importanza, sia culturale che teologica. Ho toccato questa fase della vita del Gesù storico con il post «Divini concepimenti e umano scetticismo», in cui notavo il fenomeno di sospensione di incredulità che i credenti hanno in eventi miracolosi appartenenti alla loro religione, ma che invece non hanno quando i miracoli sono di altre religioni (un esempio pratico del fenomeno trattato nell'articolo «Crediamo solo in ciò che ci dà ragione»).

Questa volta vorrei dedicarle più attenzione, analizzando le due narrazioni evangeliche, quella tramandata dal Vangelo secondo Matteo e quella conservatasi nel Vangelo secondo Luca; si tratta delle uniche due narrazioni della nascita di Gesù su ventisette libri che compongono il Nuovo Testamento!

La nascita di Gesù fa talmente parte del nostro bagaglio culturale che ciascuno di noi ne conosce la storia: l'annunciazione a Maria, il censimento, il viaggio fino a Betlemme, la nascita nella stalla, gli angeli che si recano dai pastori, le visite dei pastori e quella dei magi, la visita al Tempio e la circoncisione di Gesù, la fuga in Egitto e la strage degli innocenti, e infine il ritorno a Nazaret.

Ma c'è una cosa che molti non sanno, o a cui non danno peso: questa storia non è mai stata narrata da nessuno dei due evangelisti.

Certo, ciascuno di questi elementi si trova in una delle due narrazioni evangeliche, ma la storia che conosciamo non è quella raccontata da Matteo, o quella che Luca conosceva. Vale dunque la pena di indagare per comprendere meglio le differenze tra le due narrazioni.

lunedì 29 novembre 2010

Cammilleri fallisce ancora

Rino Cammilleri ci casca ancora. Come già avvenuto nel caso di Ipazia, la sua foga di screditare quelli che individua come nemici del Cristianesimo lo porta a strafalcioni non da poco. Certo, il nostro si difende rifacendosi all'autorità altrui, ma il problema è che spesso l'altrui non è poi tanto qualificato in materia.

Ma procediamo con ordine.

Come detto, il precedente è Ipazia. In quel caso, descritto in «Ipazia e il diabolico Cammilleri», Cammilleri ricostruiva una certa versione della storia della scienziata alessandrina trucidata da fanatici cristiani, versione molto indulgente nei confronti dei cristiani in quanto derubricava la questione da religiosa a politica. A maggior sicurezza dei suoi lettori, Cammilleri si rifaceva, come fonte storica, a Vittorio Messori.

Indovina chi?

Ecco 22 indizi, in base ai quali indovinare l'identità di un personaggio.

1. Ha detto ai suoi sostenitori di odiare la propria famiglia:
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.» Luca, 14:26

2. Ha detto di voler dividere essere venuto a dividere famiglie:
«Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua.» Matteo, 10:35-36

«Voi pensate che io sia venuto a portar pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera» Luca, 12:51-53

3. Tratta male la propria famiglia:
«E uno gli disse: "Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti". 48 Ma egli rispose a colui che gli parlava: "Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?" E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli!" Matteo, 12:47-49

4. È insensibile ai dolori delle persone:
«Un altro dei discepoli gli disse: "Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre". Ma e gli disse: "Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti".» Matteo, 8:21-22

martedì 23 novembre 2010

Hawking e l'origine dell'universo: Ermanno Bencivenga vs. la Teoria del Tutto

Il nuovo libro di Stephen Hawking, The Grand Design,  ha generato un interessante dibattito, in particolare a causa della sua affermazione che la nascita dell'universo sarebbe un evento necessario e che dunque Dio, inteso come creatore dell'universo, sarebbe inutile.

Nell'articolo «Reazioni alla posizione di Hawking sull'origine dell'universo e su Dio» ho presentato e criticato le reazioni di alcuni scienziati alle parole di Hawking; tra questi vi era il professor Piero Benvenuti, il quale ha gentilmente commentato il mio post, discussione che ha generato l'articolo «Reazioni alla posizione di Hawking sull'origine dell'universo e su Dio: risposta al professor Benvenuti». Ho trattato un'altra critica alla posizione di Hawking nell'articolo «Funes e il confine tra scienza e religione».

Il professor Benvenuti ha organizzato una tavola rotonda intitolata «L'Universo non ha bisogno di Dio?» (9 novembre 2010, Facoltà Teologica, Università degli Studi di Padova), cui ha partecipato anche il filosofo Ermanno Bencivenga. Qui di seguito un articolo scritto da Bencivenga sull'argomento della tavola rotonda e pubblicato su TuttoScienza, supplemento de La Stampa, il 17 novembre.

Calabi-Yau

lunedì 22 novembre 2010

Le spiegazioni teistiche possono funzionare? Testabilità

Il testo seguente è la traduzione di un articolo di John Danaher, autore di Philosophical Disquisitions. Il post originale si intitola «Successful Theistic Explanations (Part 1) - Testability», ed è stato ripubblicato sul blog di Luke Muehlhauser, Common Sense Atheism.

In questo articolo Danaher spiega come Gregory Dawes affronta la testabilità delle ipotesi esplicative teistiche, cioè di quelle spiegazioni che coinvolgono Dio.

Questo articolo fa parte di una serie.


In precedenza ho parlato del Capitolo 5 del libro di Gregory Dawes Theism and Explanation. Ora tratterò il Capitolo 7 di questo libro.

Prima di giungere al cuore di questo capitolo, è importante riepilogare le tesi di base di Dawes, il quale sostiene nel suo libro che il teismo possa essere un'ipotesi esplicativa accettabile. Per essere precisi, può essere una spiegazione intenzionale abduttiva; questo significa che spiegherà eventi e situazioni facendo appello alle intenzioni divine. E ogni intenzione presupposta sarà sottoposta ai vincoli di razionalità e ottimalità. Di questo si discute nel Capitolo 5.

Fino a questo punto del libro, Dawes sostiene di aver stabilito il potere esplicativo del teismo. La considerazione finale riguarda la possibilità che il teismo possa essere una spiegazione soddisfacente; questo necessita di una valutazione della potenziale spiegazione teistica rispetto ad una lista di requisiti delle spiegazioni.

Nel Capitolo 7, Dawes confronta le spiegazioni teistiche con sei requisiti: (i) testabilità; (ii) coerenza con le conoscenze contestuali; (iii) capacità esplicativa del passato; (iv) semplicità; (v) economia ontologica; (vi) capacità informativa.

domenica 21 novembre 2010

Le spiegazioni teistiche possono funzionare? (Indice)

Questa serie di articoli è una traduzione di posts scritti da John Danaher, autore di Philosophical Disquisitions, a proposito del Capitolo 5 del libro Theism and Explanation di Gregory Dawes, in cui si discute l'ammissibilità di «spiegazioni teistiche», cioè che coinvolgono Dio.

La serie è stata anche ripubblicata sul blog di Luke Muehlhauser, Common Sense Atheism


Questa traduzione è rilasciata con la licenza Creative Commons by-nc 3.0, come l'originale.

mercoledì 17 novembre 2010

Le spiegazioni teistiche possono funzionare? L'ottimalità e le sue obiezioni

Il testo seguente è la traduzione di un articolo di John Danaher, autore di Philosophical Disquisitions. Il post originale si intitola «Potential Theistic Explanations: Optimality and its Discontents», ed è stato ripubblicato sul blog di Luke Muehlhauser, Common Sense Atheism.

In questo articolo Danaher spiega come Gregory Dawes affronta le critiche al principio di ottimalità come vincolo alle spiegazioni teistiche.

Ricordo che per «spiegazione intenzionale» si intende «ciò che spiega qualcosa in termini delle convinzioni, dei desideri e delle intenzioni di agenti razionali» e che il termine italiano «Disegno intelligente» è una traduzione errata, ma inveterata, per Intelligent design, «Progetto intelligente».


Questo post fa parte della mia discussione del Capitolo 5 del libro Theism and Explanation di Gregory Dawes.

Lo scopo primario di Dawes è quello di mostrare che non esistono buone obiezioni di principio alle spiegazioni teistiche, che possono essere spiegazioni intenzionali genuine. È solo incidentale che non siano buone spiegazioni.

Il Capitolo 5 del libro di Dawes tratta di alcune obiezioni di principio. Poiché l'argomentazione è che le spiegazioni divine sono un tipo di spiegazioni intenzionali, il proponente deve supporre una specifica intenzione divina come spiegazione di una certa situazione.

Gli scettici ritengono che ciò sia insostenibile: non possiamo conoscere la mente di Dio, dunque non possiamo fornire spiegazioni intenzionali divine. L'abbiamo visto l'ultima volta analizzando l'obiezione di Elliot Sober al disegno intelligente.

Dawes risponde a Sober affermando che possiamo imporre alcuni vincoli alle spiegazioni teistiche, utilizzando i principi di razionalità e ottimalità. Il principio di ottimalità afferma che Dio, a causa della sua natura divina, sceglierebbe sempre il mezzo ottimale per raggiungere uno scopo.

A quali domande può rispondere la scienza? (Una risposta a Funes)

Questo post è stato scritto da Cristiano, e riguarda l'articolo «Funes e il confine tra scienza e religione». Originariamente costituiva il commento di Cristiano a quell'articolo, ma, dato che ritengo esprima al meglio anche le mie opinioni a riguardo, gli ho chiesto di farne un post completo, e lui ha cortesemente accettato.

Ringrazio il Censore per darmi l'opportunità di esprimere la mia opinione in merito ad un suo post attraverso la pubblicazione di questo mio pensiero.

Tutto nasce dall'intervista del direttore della Specola Vaticana, José Funes, il quale si interrogava sul significato della domanda «Perché esiste l’universo e non il nulla?» dando poi alcune risposte.

Ovviamente noi possiamo leggere questa domanda come: «Dio ha creato l'Universo?».

Innanzitutto sono della ferma opinione che la scienza debba avere la possibilità di indagare su tutto, senza limiti precostituiti ma in un quadro etico preciso e stabilito dalla comunità nella quale la scienza opera. Tale quadro non può e non deve far riferimento a dottrine assolutistiche da considerarsi definitive, ma deve essere il risultato di un processo di sintesi operato dalla società stessa che, se virtuosa (ovvero se opera una buona sintesi), conferisce a ciascun attore che vi agisce pari dignità e libertà di esprimere la propria opinione.

martedì 16 novembre 2010

Nel mondo islamico la libertà di religione è sempre più calpestata. Non sarebbe il caso di fare qualcosa?


Non cessa il flusso di brutte notizie per la libertà di religione, e più in generale per quella di parola, che origina dai paesi islamici.

Pochi giorni fa è giunta la notizia che una cristiana pachistana, Asia Bibi, è stata condannata a morte per blasfemia, per aver detto che Gesù era morto in croce per l'umanità e per aver chiesto cosa avesse fatto Maometto. In un paese rispettoso dei diritti umani, questo sarebbe un normale confronto tra due religioni; in Pakistan no, questa domanda è punibile con la morte.

Ma non finisce qui:
Solo un movimento di protesta e di riprovazione di grandi dimensioni può spingere i paesi musulmani ad accogliere e fare propri i diritti e le libertà degli esseri umani. Per questo motivo non possiamo fare finta di nulla.

domenica 14 novembre 2010

Lepidezze epistolari: il collaborativo Ahmadinejād e lo speranzoso Ratzinger

Sabato 9 ottobre 2010, il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Mahmud Ahmadinejād, ha preso carta e penna per scrivere a papa Benedetto XVI.

Nella lettera, scritta a seguito della minaccia di ardere il Corano da parte di un pastore statunitense, e pubblicata in parte sul sito della presidenza iraniana, Ahmadinejād afferma che
Il disprezzo dell'uomo per gli insegnamenti delle religioni divine, che emana da scuole [di pensiero] come il secolarismo, l'umanesimo estremista occidentale e la crescente tendenza dell'uomo verso la vita materiale, ... è da tempo in crescita e ha aperto la strada al declino della società umana ... Perciò, è necessaria una collaborazione e un'interazione strette tra religioni divine allo scopo di fermare questi movimenti distruttivi.
La lettera contiene anche la disponibilità di Ahmadinejād di «collaborare col Vaticano allo scopo di fermare gli atti di sacrilegio, la diffusione delle teofobie come l'islamofobia e la destabilizzazione delle famiglie».

venerdì 12 novembre 2010

Uomini ebrei, musulmani, cristiani: non toccate una donna!

Recentemente il Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, ha fatto visita all'Indonesia, il più grande stato musulmano del mondo. In questa occasione, la First Lady Michelle Obama ha incontrato alcuni politici indonesiani, tra cui il ministro Tifatul Sembiring.

Come solito in queste occasioni ufficiali, c'è stata la fase delle presentazioni e dei saluti, con le relative strette di mano. Quello che in altri posti è un normale saluto, però, in questo caso ha creato non pochi grattacapi:


giovedì 11 novembre 2010

Le spiegazioni teistiche possono funzionare? Lo scetticismo di Sober e la sua confutazione

Il testo seguente è la traduzione di un articolo di John Danaher, autore di Philosophical Disquisitions. Il post originale si intitola «Potential Theistic Explanations: Sober Scepticism », ed è stato ripubblicato sul blog di Luke Muehlhauser, Common Sense Atheism.

In questo articolo Danaher spiega come Gregory Dawes affronta lo scetticismo di Elliot Sober nei confronti delle spiegazioni teistiche.

Ricordo che per «spiegazione intenzionale» si intende «ciò che spiega qualcosa in termini delle convinzioni, dei desideri e delle intenzioni di agenti razionali».

Questo articolo continua la discussione del Capitolo 5 del libro di Gregory Dawes Theism and Explanation che ha avuto inizio qui.

Come detto l'ultima volta, Dawes sta cercando di sostenere che le spiegazioni teistiche non possono essere eliminate a priori dall'insieme delle spiegazioni. Possono essere spiegazioni intenzionali genuine: possono spiegare eventi e situazioni mettendoli in relazione con un insieme di credenze, desideri e intenzioni.

Può risultare che queste spiegazioni intenzionali non siano corrette in pratica (Dawes sostiene questo), ma sono, cionondimeno, degne di considerazione.

Il Capitolo 5 riguarda alcune obiezioni di principio alle spiegazioni teistiche. Queste obiezioni di principio sono di due tipi: scetticismo teologico e scetticismo modale.

In questo scritto, daremo un'occhiata ad una varietà di scetticismo teologico che è attribuibile al teologo della scienza Elliot Sober. Vedremo anche la risposta di Dawes allo scetticismo di Sober.

Eutanasia, tra diritto, propaganda e cattiva politica

Exit International è un gruppo di pressione no-profit che si occupa di far avanzare la legislazione sull'eutanasia in direzione del riconoscimento di questo diritto a livello internazionale.

Ha prodotto una pubblicità televisiva il cui scopo è tenere attivo il dibattito sull'eutanasia. In essa, un uomo, malato terminale, chiede che il governo gli riconosca il diritto di porre fine alla propria vita in maniera dignitosa.

Questa pubblicità è stata proibita in Australia. Il 9 novembre, l'Associazione Luca Coscioni ha annunciato di aver tradotto la pubblicità in italiano e di volerla trasmettere su TeleLombardia.

Naturalmente la Chiesa cattolica si è schierata immediatamente, facendo pressioni per impedire la trasmissione della pubblicità e impedire così persino il dibattito su questo tema. Altrettanto naturalmente, la classe politica nana che ci ritroviamo si è mossa in scia della Chiesa, con un naturale ritardo dovuto al fatto che hanno dovuto prima ascoltare le direttive d'oltretevere...

mercoledì 10 novembre 2010

Ratzinger e il «secolarismo forte e aggressivo» della Spagna

Ho letto l'intervista di Joseph Ratzinger del 6 novembre 2010, concessa ai giornalisti durante il volo in Spagna.

Mi interessava in particolare questo brano; l'intervistatore chiede informazioni sul nuovo Dicastero per la nuova evangelizzazione, e Ratzinger risponde (enfasi mia):
Con questo Dicastero ho pensato di per sé al mondo intero perché la novità del pensiero, la difficoltà di pensare nei concetti della Scrittura, della teologia, è universale, ma c’è naturalmente un centro e questo è il mondo occidentale con il suo secolarismo, la sua laicità, e la continuità della fede che deve cercare di rinnovarsi per essere fede oggi e per rispondere alla sfida della laicità.

[...]

La Spagna è stata, da sempre, un Paese “originario” della fede; pensiamo che la rinascita del cattolicesimo nell’epoca moderna avviene soprattutto grazie alla Spagna; figure come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila e san Giovanni d’Avila, sono figure che hanno realmente rinnovato il cattolicesimo, hanno formato la fisionomia del cattolicesimo moderno.

Ma è ugualmente vero che in Spagna è nata anche una laicità, un anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo, come abbiamo visto proprio negli anni Trenta, e questa disputa, più questo scontro tra fede e modernità, ambedue molto vivaci, si realizza anche oggi di nuovo in Spagna: perciò per il futuro della fede e dell’incontro - non lo scontro, ma l’incontro tra fede e laicità - ha un punto centrale anche proprio nella cultura spagnola.

Bestemmie a confronto: Italia, Irlanda, Pakistan

Una serie di eventi in tre paesi diversi, due europei e cristiani e uno asiatico e musulmano, mi ha indotto a riflettere sul concetto di blasfemia/bestemmia e sulla fallacia delle norme che l'avversano.
 
Bestemmia (Italia)
nike decides on blasphemy
La regola è esistita da sempre, ma solo quest'anno è stata fatta pressione affinché fosse applicata. Mi riferisco alla norma secondo la quale un calciatore che bestemmi vada espulso. I primi a cadere sotto la scure di questa rinnovata caccia ai bestemmiatori furono Lanzafame e Di Carlo; in quell'occasione la scampò Michele Marcolini, che ingiuriò un non meglio identificato «Diaz», evidentemente poco simpatico al calciatore clivense. Poi la situazione è diventata via via più interessante, giungendo alla squalifica di Nicola Pozzi per aver bestemmiato mentre mangiava una piadina, dopo la partita; l'orecchiuto delatore non gli ha lasciato scampo, e Pozzi è "andato in prigione senza passare dal Via" per un turno.

martedì 9 novembre 2010

Le spiegazioni teistiche possono funzionare?

Il testo seguente è la traduzione di un articolo di John Danaher, autore di Philosophical Disquisitions. Il post originale si intitola «Potential Theistic Explanation: Introduction», ed è stato ripubblicato sul blog di Luke Muehlhauser, Common Sense Atheism.


Il libro Theism and Explanation di Gregory Dawes è una delle più attente trattazioni della domanda «può Dio essere una spiegazione per qualcosa?». Non ho intenzione di affrontare l'intero libro, ma stavo recentemente leggendo il capitolo 5 sulle "Possibili spiegazioni teistiche" e ho pensato che meritasse una serie sul blog (perché sprecare tutto quello sforzo, no?).

lunedì 8 novembre 2010

Funes e il confine tra scienza e religione

Fabrizio mi ha segnalato un'intervista di Avvenire a José Funes, in cui il direttore della Specola Vaticana tocca, tra le altre, la questione della teoria di Stephen Hawking sull'origine dell'universo e sul ruolo di Dio.

Le parti rilevanti dell'intervista («Universo, sinfonia sconosciuta», 5 novembre 2010) sono le seguenti:
Come si concilia il Big bang, l’universo in espansione, con la creazione?

«Intanto c’è da dire che la teoria del Big bang è la migliore spiegazione scientifica che abbiamo, ma non è perfetta. Noi ci aspettiamo di capire altre cose. Scientificamente non sappiamo nulla dei primi istanti dell’universo. Dalla fede, invece, sappiamo che senza Dio non si può spiegare l’esistenza dell’universo. Allo stesso tempo la scienza non può rispondere alla domanda essenziale».

Che sarebbe?

«Perché esiste l’universo e non il nulla?».

Ci sono scienziati come Stephen Hawking che rispondono negando che Dio possa servire all’universo e che la metafisica non serve più a niente.

«Per chi ha fede Dio è fonte di ogni cosa. Lo scienziato deve cercare spiegazioni a livello naturale. È scorretto utilizzare la scienza per rispondere a domande filosofiche e metafisiche, perché le si chiede qualcosa che non può dare. Riguardo a Hawking, non ho ancora letto il suo libro. Certo è che non possiamo pensare a Dio come a un’energia, a una forza di gravità: è un punto di partenza sbagliato. Dio è al di fuori delle nostre conoscenze scientifiche. Non abbiamo bisogno di Dio per spiegare come si formano le galassie. Abbiamo invece bisogno di Dio per spiegare il motivo per cui esiste l’universo invece del nulla. E questa domanda, o meglio, questa esigenza intima dell’uomo, non ha a che fare con la scienza».

domenica 7 novembre 2010

«Monseigneur Leonard Entarté!!!» (più «Lavami» sul Cupolone)

L'arcivescovo André-Joseph Léonard è noto per le sue posizioni ultra-conservatrici. Secondo la sua opinione, pubblicata in un libro del 2006, l'AIDS sarebbe una sorta di punizione divina per i peccatori; ha anche recentemente chiesto clemenza per i sacerdoti anziani accusati di molestie sui bambini. Naturalmente tutto ciò non ha impedito a Ratzinger di nominarlo primate del Belgio...

l 1° novembre, questo bel tomo stava celebrando la messa di Ognissanti nella cattedrale di Saints Michel et Gudule, quando...



Che dire all'artefice di questo gesto (mi parrebbe un prete)? Chapeaux!

Grazie ad Antonio Lombatti per questa notizia.

A laRepubblica.it devo invece questa foto e questa notizia:


Un altro intervento di Iginio De Luca, l'artista che usa i codici della street art per lanciare messaggi. Questa volta l'obiettivo è stata la cupola della basilica di San Pietro. La scritta “lavami”, un graffito di luce simile a quelli disegnato con le dita sui vetri sporchi delle auto in sosta, è comparsa venerdì sul capolavoro di Michelangelo. " Il mio - spiega De Luca - è un invito all’istituzione che rappresenta a manifestare il suo volto accogliente e profetico piuttosto che quello temporale e opportunistico che troppo spesso la contraddistingue nelle sue prese di posizione caratterizzate da una doppia morale: una per il principe e un’altra per i sudditi". De Luca, citando solo gli interventi più recenti, ha proiettato in vari punti di Roma l’immagine del pontefice con la veste bianca macchiata, e prima ancora ha fatto volare uno striscione pubblicitario con la scritta “Silvio c’hai rotto li gommoni” , trascinata da un piccolo aereo  lungo la costa laziale.

Mi chiedo quanto tempo ci vorrà alla solerte polizia italiana guidata dal pregiudicato "Bobo" Maroni per strangolare anche questa dissidenza.

venerdì 29 ottobre 2010

«Il sorgere del monoteismo nell'Antico Israele: prove bibliche ed epigrafiche»

«The Rise of Monotheism in Ancient Israel: Biblical and Epigraphic Evidence» («Il sorgere del monoteismo nell'Antico Israele: prove bibliche ed epigrafiche») è il titolo di un articolo di Christopher Rollston, in cui l'autore, assistant professor di Antico Testamento e Studi semitici alla Emmanuel School of Religion, indaga sulle prove bibliche ed epigrafiche dell'evoluzione della religione ebraica, in particolare per quanto riguarda l'aspetto monoteistico.
Basandosi su di un'analisi induttiva delle prove dell'Antico Testamento,  appare chiaramente che l'antica religione israelita non era originariamente monoteistica. Piuttosto, durante i secoli del periodo dell'Antico Testamento, il monoteismo si sviluppò gradualmente. In aggiunta al materiale biblico, prove epigrafiche ebraiche dell'Età del Ferro e altri tipi di prove del Vicino Oriente sono usati in questo articolo, in quando forniscono una vista sul contesto culturale più ampio sull'antico Israele. In sintesi, dunque, questo articolo suggerisce che la fede monoteistica di Israele fu il prodotto finale di un lungo processo di sviluppo e rivelazione.
Qui di seguito riporto il contenuto dell'articolo di Rollston.

martedì 26 ottobre 2010

Ricerca del Gesù storico: Gesù l'uomo dello Spirito (Géza Vermes)

Géza Vermes è uno dei più importanti studiosi del Gesù storico, che colloca pienamente all'interno della cultura ebraica del I secolo.

Per Vermes, Gesù era un ebreo osservante e pio, che proponeva una sua visione peculiare del Regno di Dio. Questa visione era prettamente ebraica e i suoi insegnamenti avevano radici chiare nelle scritture e nell'autorità carismatica.

A differenza dei farisei, che erano interessati ad una interpretazione legalistica ed elitaria delle Scritture, Gesù era un hasid, un uomo santo interessato principalmente agli aspetti spirituali, sacri e popolari della fede.

Capo carismatico, guaritore, esorcista e profeta, proclamava l'avvento del Regno di Dio come intervento diretto e prossimo futuro del Dio di Israele nel mondo.

La caratteristica peculiare di Gesù, che lo distingue da tutti i pensatori della sua epoca, era che combinava una figura estremamente carismatica (come ve ne erano altre all'epoca, anche se meno spiccate) con un messaggio grande e penetrante.

Questo gli garantì un successo che però ne decretò la fine: il favore che riscuoteva presso le fasce basse del popolo lo rese sospetto di sedizione presso le autorità politiche del suo popolo, e fu per questo arrestato e messo a morte.

Anche la vita di Géza Vermes è interessante. Nacque in Ungheria nel 1924 da una famiglia ebrea. All'età di sette anni la sua famiglia si convertì al Cattolicesimo (a battezzarlo fu il beato Vilmos Apor). Malgrado ciò, i Vermes furono perseguitati durante la Seconda guerra mondiale, e i genitori di Vermes morirono in un campo di concentramento. Dopo aver provato ad entrare nell'ordine domenicano, da cui fu respinto per le sue origini ebraiche, Vermes entrò nell'ordine dei Fratelli di Nostra Signora di Sion; fu in questo periodo che iniziò a studiare l'ebraico e la Bibbia ebraica. Ebbe l'occasione di studiare i Rotoli del Mar Morto, scoperti nel 1947. Nel 1957 abbandonò il cattolicesimo per tornare all'ebraismo e l'anno successivo si sposò. Nel 1973 pubblicò un libro rivoluzionario per gli studi del Gesù storico, Jesus the Jew, seguito, vent'anni dopo, dall'altrettanto importante The Religion of Jesus the Jew. Nel frattempo era entrato all'Università di Oxford, occupando la cattedra di Studi ebraici che ha tenuto fino al pensionamento, nel 1991.

Fonti: Peter Kirby, «Historical Jesus Theories»; «The Spirit of Things», intervista di Rachael Kohn. Le opere di Vermes in italiano sono: Gesù l'ebreo, Borla, 2001; La religione di Gesù l'ebreo, Cittadella 2002; I volti di Gesù, Bompiani, 2000.

Ricerca del Gesù storico: Gesù l'uomo dello Spirito (Stevan Davies)

Stevan Davies fa parte di quel gruppo di studiosi del Gesù storico che ne sottolineano la relazione con lo Spirito, gli aspetti spirituali, carismatici e legati alle guarigioni e agli esorcismi.

Peter Kirby descrive il pensiero di Davies con queste parole:
Sbarazzantosi del modello infruttuoso del Gesù storico come un maestro, Stevan Davies propone che la possessione spirituale giocò un ruolo cruciale nel Cristianesimo delle origini. Gli stessi testi - Atti, Giovanni, Paolo - ce lo dicono.

Davies utilizza la ricerca contemporanea sulla possessione spirituale per gettare nuova luce sulla storia del Cristianesimo primitivo. Sostiene che Gesù sviluppò una personalità alternativa come "lo spirito di Dio", per mezzo della quale allontanava demoni durante le sue guarigioni. In questo modo è possibile che la maggior parte del materiale dei detti di Giovanni e i detti di come quello di Q «nessuno conosce il Padre tranne il Figlio» riflettano una tradizione dei detti di Gesù mentre posseduto dallo spirito di Dio.

Davies spiega l'origine della Cristianità teorizzando che si sviluppò in reazione a queste esperienze dis-associative. Per quanto riguarda l'idea che Gesù era divino, ci volle solo la semplice equazione che identificava Gesù con il suo alter ego come spirito di Dio. In questo modo, la teoria di Davies soddisfa un criterio che è ignorato in molte ricostruzioni, quello di spiegare lo sviluppo della teologia cristiana a partire dalla vita del Gesù storico.

lunedì 25 ottobre 2010

L'evoluzione di Yahweh nella Bibbia ebraica

Ecco un estratto dell'intervista di Thom Stark, intitolata «Polytheism and Human Sacrifice in Early Israelite Religion». Thom Stark è autore del libro The Human Faces of God, sul politeismo e il sacrificio umano nella religione israelitica delle origini.

D. Chi è lo Yahweh degli Israeliti?
R. Come studiosi del livello di Frank Cross, Chris Rollston, Mark Smith e altri hanno dimostrato e sanno da qualche tempo, i testi più primitivi della Bibbia ebraica forniscono indizi decisivi che la concezione iniziale di Yahweh fosse quella di una divinità tribale dell'antico Vicino Oriente. Come sostengo nel mio libro, in accordo con Rollston, la «Canzone di Mosè» di Deuteronomio 32 indica che Yahweh era considerato uno dei figli della divinità cananea El Elyon (Dio l'Altissimo). La canzone descrive come le nazioni furono formate in origine, e ciò che dice è che i popoli della Terra furono divisi in accordo al numero dei figli di El Elyon (i membri minori del pantheon divino). Yahweh, la divinità patrona di Israele, era uno dei figli di Elyon.

Gli indizi migliori suggeriscono che Yahweh non ebbe inizio come l'"unico vero Dio" del più tardo monoteismo ebraico; non ebbe inizio come il creatore del mondo. Yahweh iniziò come una giovane divinità tribale in ascesa la cui forza eccezionale tra gli altri dèi rispecchiava le aspirazioni di Israele a fronte delle tribù e delle nazioni circostanti.

D. Sta dicendo che Dio evolve nell'Antico Testamento?

R. Esattamente. Sorpresa delle sorprese, mentre Israele aspirava alla grandezza e cercava di farsi un nome, circondata da vasti imperi, Yahweh divenne sempre più grande, finché non divenne così grande nelle loro teologie che non ebbe più senso riferirsi alle altre divinità nazionali come dèi — tanto più largamente superiore era Yahweh agli dèi delle altre nazioni, secondo la letteratura propagandistica giudea.

D. Ci dica qualcosa di più a riguardo di questa evoluzione da divinità tribale a monoteismo.

R.  Come sostiene Chris Rollston, ci sono varie fasi nella progressione di Israele dal politeismo al monoteismo. Yahweh inizia come membro minore del pantheon divino. Questa è la visione durante il periodo della storia di Israele caratterizzato dalla confederazione tribale. Dopo che Israele divenne una monarchia, Yahweh ottenne una promozione a capo del pantheon, prendendo il posto di suo padre Elyon (si tratta di un parallelo con idee simili presenti nella letteratura babilonese, in cui l'ascesa di Marduk a re degli dèi rispecchia il sorgere dell'impero babilonese).

Col tempo, Yahweh ed Elyon furono uniti, in un certo senso si fusero in un solo dio. In questa fase Yahweh inizia ad essere visto come un dio creatore. Ma in questo periodo, Israele crede ancora in altre divinità; è solo che non devono venerare altri dèi perché devono la loro lealtà a Yahweh, il loro patrono. Naturalmente, si credeva che Yahweh avesse una moglie, Asherah, ed è chiaro che gli Israeliti la veneravano come la consorte di Yahweh.

Pare che questa sia stata l'ortodossia accettata fino al VII secolo a.e.v. circa. A quel punto, profeti come Geremia iniziarono a entrare in polemica contro altri dèi, mettendo in dubbio la loro stessa esistenza. Questa idea che Yahweh solo è Dio si solidificò durante l'esilio babilonese nel VI secolo, per un insieme complesso di ragioni. Questo è il momento in cui la religione israelitica ufficiale divenne finalmente monoteistica.

Per un approfondimento sulle tesi di Christopher Rollston, si veda l'articolo «"Il sorgere del monoteismo nell'Antico Israele: prove bibliche ed epigrafiche"».

Articolo ripreso da «Thom Stark Interviewed About  His New Book», Debunking Christianity, di John Loftus.

sabato 23 ottobre 2010

Insegnamento dell'etica nelle scuole pubbliche australiane

Conclusa con un successo la sperimentazione dell'ora alternativa di etica nelle scuole primarie dello stato australiano del New South Wales,  il governo considera di introdurle stabilmente. Non sarebbe una buona idea anche per l'Italia?

Insegnamento della religione nelle scuole del New South Wales

Una legge dello stato australiano del New South Wales (quello dove si trova Sydney) obbliga le scuole a inserire nel normale orario scolastico un'ora settimanale facoltativa di «Special religious education» (SRE).

Si tratta di un'ora di «istruzione alle credenze e pratiche di una confessione religiosa approvata da parte di rappresentanti autorizzati di quella confessione»; gli scopi di questa ora di lezione settimanale è quello di insegnare al bambino:
a) a sviluppare l'abilità di interpretare dati religioni all'interno delle tradizioni della loro fede particolare;
b) ad apprezzare le interpretazioni della loro religione su questioni e problemi ai quali i fedeli applicano la fede durante la propria vita;
c) a tradurre le loro conoscenze sulla loro fede in espressioni attive all'interno della comunità di adoratori;
d) a incontrare, all'interno di un gruppo di coetanei, l'insegnamento religioso fornito da un fedele praticante esplicitamente associata con la comunità religiosa;
e) ad essere coscienti della disponibilità di un sostegno personale e di gruppo nell'ambito delle necessità religiose, ove sorga l'occasione.
Quindi non si tratta di lezioni sulle varie religioni del mondo intese come fenomeni sociali, culturali e storici, ma ore di indottrinamento nelle credenze e nelle pratiche di quelle confessioni, per mano di insegnanti selezionati da quelle stesse religioni, e la scuola non ha voce in capitolo sull'argomento delle lezioni.

La frequenza non è obbligatoria. All'atto dell'iscrizione, i genitori indicano la confessione religiosa del bambino e possono ritirarlo dal corso in ogni momento dell'anno semplicemente avvisando il preside.

A differenza dell'Italia, c'è da dire, qui l'ora di religione non è appannaggio di una sola religione, ma si divide tra oltre novanta diverse confessioni approvate (la maggior parte delle quali sono cristiane, sebbene vi siano anche istituzioni ebraiche e musulmane).

Come in Italia, i bambini che non seguono l'insegnamento di religione restano a scuola a fare studio indipendente, fare i compiti o leggere, ma non possono in alcun modo ricevere lezioni su argomenti presenti nel curricolo scolastico: sarebbe un indebito vantaggio rispetto ai bambini che seguono l'SRE!

venerdì 22 ottobre 2010

Sulla dottrina vaticana riguardo i diritti degli embrioni

non sequitur
Fabrizio scrive, commentando la posizione della Chiesa sullo status dell'embrione e sull'aborto:
Mi pare ovvio che il Magistero parta da consideraioni dottrinali e di fede: su cosa vuoi che si basi? Il punto è proprio questo: non è la fede o la ragione ma è la fede e la ragione insieme formano la proposta della Chiesa: per questo essa pensa che tale visione sia accessibile a tutti, credenti e non. Altrimenti non avrebbe senso proporla. Tanto è vero che nei documenti citati si parla anche di evidenze scientifiche.
Bene, analizziamo queste evidenze scientifiche, che secondo Fabrizio accompagnerebbero la fede in questa decisione.

giovedì 14 ottobre 2010

L'ideologica opposizione del Vaticano al Nobel di Edwards

Come molti sapranno, il premio Nobel 2010 per la medicina è andato ad Robert Edwards, il medico che per primo applicò la fecondazione in vitro sugli esseri umani. La tecnica pionieristica di Edwards ha dato letteralmente la vita, negli ultimi 32 anni, a ben quattro milioni di persone, che non sarebbero mai nate altrimenti

Questo premio ha ricevuto una copertura mediatica maggiore del solito dai mezzi di informazione, in quanto esponenti della Chiesa cattolica hanno immediatamente criticato il premio ad Edwards e alla fecondazione in vitro come una scelta non etica.

Le argomentazioni dell'opposizione vaticana alla fecondazione in vitro sono riassumibili in tre punti:
  1. questa procedura richiede la produzione di numerosi ovuli fecondati, ma solo pochi sono effettivamente impiantati, mentre gli altri sono distrutti, uccisi;
  2. la possibilità di attuare l'atto della fecondazione esternamente al corpo della donna ha dato vita a fenomeni eticamente inaccettabili quali quello della fecondazione eterologa e quello degli "uteri in affitto";
  3. la fecondazione in vitro è una manipolazione diretta e tecnologica di un aspetto fondamentale dell'essere umano, il suo concepimento.
La mia posizione a riguardo è che le critiche avanzate alla fecondazione in vitro e quindi ad Edwards siano mal dirette e fondamentalmente originate da una posizione ideologica. Cercherò di spiegare il perché.

Ricerca del Gesù storico: Gesù il rivoluzionario (Eisenman)

Robert eisenman gardenRobert Eisenman è uno studioso particolare all'interno del panorama della ricerca sul Gesù storico.

Innanzitutto l'oggetto principale della sua ricerca non è Gesù stesso, quanto la ricostruzione della storia delle comunità cristiane e delle loro relazioni reciproche nel periodo che va dalla morte di Gesù e alla scrittura dei vangeli e degli Atti degli apostoli. La figura di Gesù emerge in relazione a questa ricostruzione, mediate l'attribuzione ad esso delle posizioni autentiche dei suoi primi seguaci. Una descrizione della visione eisenmanniana del Gesù storico sarebbe dunque incomprensibile senza l'esposizione della "preistoria" del Cristianesimo da lui ricostruita.

Va inoltre ricordato come Eisenman sostenga alcune posizioni alquanto "eterodosse" in ambito scientifico. I suoi colleghi rispettano la maggior parte delle sue conclusioni, sia pure non condividendole, ma ne rigettano alcune come eccessivamente spericolate; purtroppo Eisenman è famoso presso il grande pubblico soprattutto per queste ultime, come quelle che collegano Giacomo il Giusto e Paolo di Tarso agli Esseni e in particolare ai Rotoli del Mar Morto. Ma, come dice Peter Kirby, «fortunatamente, le sue identificazioni dei personaggi dei Rotoli del Mar Morto non debbono essere considerate essenziali per le sue tesi».

venerdì 8 ottobre 2010

Parallelismi (nelle opposizioni ai premi Nobel 2010)

4 ottobre:
8 ottobre:
Stavo considerando di scrivere un post sul perché, a mio parere, opporsi al Nobel ad Edwards sia una scelta ideologica, ma credo che questo parallelo parli da solo.
Popes blessings, ideologues, candle, red cross, snakes, corpses, knives, José Clemente Orozco Mural, Governor's Palace, (Palacio de Gobierno built in 1774), Guadalajara, Jalisco, Mexico

Il regime oppressivo russo e la complicità della Chiesa ortodossa

Vent'anni dopo la fine del Comunismo, la Russia è tornata a diventare un regime oppressivo, in cui gli oppositori del potere sono perseguitati e persino uccisi. E la Chiesa ortodossa non ha dubbi su quale sia la parte dove stare.

La Russia di Putin è un regime oppressivo

Molto scalpore ha fatto in Occidente l'assassinio di Anna Politkovskaja, giornalista che ha documentato i retroscena delle azioni russe nella guerra in Cecenia e che si è opposta al Presidente Vladimir Putin: avvenuto in circostanze misteriose, non ha un colpevole dopo che la polizia ha indagato con poca solerzia.

Ma Politkovskaja non è l'unico oppositore del regime che ha dovuto pagare personalmente il proprio impegno civile contro la corruzione.

martedì 5 ottobre 2010

Ricerca del Gesù storico: Gesù il profeta del cambiamento sociale

All'interno del panorama della ricerca sul Gesù storico, ricoprono una certa importanza quegli studiosi che identificano il cuore della predicazione di Gesù con il suo messaggio rivoluzionario di mutamento della società.

In questa ottica vanno dunque interpretate guarigioni ed esorcismi, prove di un Regno di Dio prossimo a venire o addirittura già presente, come pure le norme volte a scompaginare le convenzioni e le distinzioni sociali fino ad instaurare una società egalitaria e radicale.

Ricerca del Gesù storico: panoramica

Per lungo tempo Gesù è stato solo un personaggio religioso. Certo, per secoli non si è mai dubitato della sua esistenza, e anche oggi questa non è messa in dubbio, ma per molti secoli la sua figura, la sua storia, il suo pensiero erano appannaggio dell'analisi religiosa.

La situazione è però cambiata a partire dal XVIII secolo, quando Hermann Samuel Reimarus applicò la filologia, che si era sviluppata per studiare i testi latini e greci, alle sacre scritture del Cristianesimo. Nacque così la critica biblica.

La via segnata da Reimarus fu seguita da una messe di studiosi del XIX secolo:  David Strauss, Ernst Renan, Johannes Weiss, Albert Schweitzer e Heinrich Julius Holtzmann analizzarono il Nuovo Testamento alla ricerca delle parole e delle azioni autentiche di Gesù, che andavano separate dalle elaborazioni teologiche successive, per scoprire il vero ritratto e il vero messaggio del Gesù storico.

lunedì 4 ottobre 2010

Sudditi del Vaticano: la visita del Papa a Palermo dimostra che l'Italia non è un paese indipendente


Il Papa decide di compiere una visita pastorale a Palermo.

Nulla di strano, è tra i suoi compiti e le sue prerogative quello di visitare i fedeli delle varie diocesi. Il problema è l'impatto che questa visita ha sulla Nazione italiana, che per me è devastante: certifica che non siamo uno Stato indipendente, sovrano e repubblicano, ma che abbiamo un Sovrano, per di più straniero.


I costi della visita papale a Palermo

Innanzitutto, i costi della visita, che ammontano a due milioni e mezzo di euro. A carico di chi? Ma del contribuente italiano, naturalmente, visto che a pagare per le dieci ore di vista papali saranno la Regione Sicilia e il Comune di Palermo, il quale ha illegalmente prelevato 500.000 euro dal fondo straordinario per coprire la propria quota. Tutto questo mentre questo stesso Comune non trova i soldi per pagare le strutture di accoglienza dei minori in affido o le attività di recupero dei bambini autistici o la manutenzione delle scuole. Fortunatamente non tutti sono usi ad obbedir tacendo:
Due milioni e mezzo sono troppi a prescindere dall'ospite - dice Santo Piazzese, scrittore - Il Papa viene a Palermo perché lo hanno invitato i vescovi siciliani? In genere chi invita a casa sua prepara la cena. Le istituzioni avrebbero dovuto dare solo un contributo. Oppure realizzare qualcosa: il prato e piazza Magione sono stati realizzati per la conferenza Onu del 2000. Ma sono rimasti alla città.
Naturalmente, a fronte di queste critiche minoritarie e poco pubblicizzate è giunta la risposta della Chiesa palermitana. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha avuto il coraggio di dire:
Perché nessuno si chiede quanto costa alla cittadinanza la cena di un magistrato con gli uomini di scorta o quella di un politico?
Forse Romeo non si rende conto della bestialità che ha profferito. Qualcuno dovrebbe spiegargli che il magistrato o il politico che viaggiano con la scorta ricoprono una funzione all'interno della comunità che li finanzia: se Romeo vuole davvero paragonare un politico a Ratzinger, capo di Stato straniero e capo spirituale di una parte degli italiani, dovrebbe invece spiegare per quale motivo alle spese per la visita del capo dei cristiani non contribuiscano solo i cristiani. Oppure i soldi che la CEI riceve annualmente dallo Stato italiano sono troppo pochi?

Non vale neppure il paragone, fatto sempre da Romeo, col concerto di Morricone. Quello di Morricone è un evento culturale organizzato dalle amministrazioni pubbliche nell'ambito delle loro funzioni. La visita di Ratzinger è una manifestazione organizzata da un'associazione, la Chiesa, che con la cosa pubblica non c'entra nulla.

La censura degli oppositori

Oltre a viaggiare gratis, evidentemente il Papa ha diritto ad un'accoglienza trionfale, senza contestazioni: vanno perciò oscurate tutte le manifestazioni di protesta, cosa che la solerte Digos si procura di fare con efficienza.