lunedì 8 novembre 2010

Funes e il confine tra scienza e religione

Fabrizio mi ha segnalato un'intervista di Avvenire a José Funes, in cui il direttore della Specola Vaticana tocca, tra le altre, la questione della teoria di Stephen Hawking sull'origine dell'universo e sul ruolo di Dio.

Le parti rilevanti dell'intervista («Universo, sinfonia sconosciuta», 5 novembre 2010) sono le seguenti:
Come si concilia il Big bang, l’universo in espansione, con la creazione?

«Intanto c’è da dire che la teoria del Big bang è la migliore spiegazione scientifica che abbiamo, ma non è perfetta. Noi ci aspettiamo di capire altre cose. Scientificamente non sappiamo nulla dei primi istanti dell’universo. Dalla fede, invece, sappiamo che senza Dio non si può spiegare l’esistenza dell’universo. Allo stesso tempo la scienza non può rispondere alla domanda essenziale».

Che sarebbe?

«Perché esiste l’universo e non il nulla?».

Ci sono scienziati come Stephen Hawking che rispondono negando che Dio possa servire all’universo e che la metafisica non serve più a niente.

«Per chi ha fede Dio è fonte di ogni cosa. Lo scienziato deve cercare spiegazioni a livello naturale. È scorretto utilizzare la scienza per rispondere a domande filosofiche e metafisiche, perché le si chiede qualcosa che non può dare. Riguardo a Hawking, non ho ancora letto il suo libro. Certo è che non possiamo pensare a Dio come a un’energia, a una forza di gravità: è un punto di partenza sbagliato. Dio è al di fuori delle nostre conoscenze scientifiche. Non abbiamo bisogno di Dio per spiegare come si formano le galassie. Abbiamo invece bisogno di Dio per spiegare il motivo per cui esiste l’universo invece del nulla. E questa domanda, o meglio, questa esigenza intima dell’uomo, non ha a che fare con la scienza».

Fisica e metafisica, due domini distinti e separati

Science and religion bicker in the backseatFondamentalmente, Funes sembra sostenere che vi sia una netta separazione di dominii tra scienza e fede, con la prima che si occupa di cercare le «spiegazioni a livello naturale» di cose come, ad esempio, «la formazione delle galassie», mentre riserva alla seconda la risposta a domande filosofiche e metafisiche come «perché esiste l'universo e non il nulla?».

Messa così non si può che essere d'accordo con Funes: scienza e religione non hanno nulla in comune, ognuna ha il suo ambito di indagine e i due insiemi sono disgiunti.

Il problema è, a mio avviso, la definizione degli ambiti di indagine di religione e scienza, e su questo non sono completamente d'accordo con Funes.

Hawking ha reso popolare una teoria, non sua e non certo recentissima, in base alla quale l'universo sarebbe nato dal "nulla" in base a leggi fisiche; conseguenza di questa teoria è che non vi sia bisogno di postulare l'esistenza di un Dio creatore.

Ora, si possono muovere tante obiezioni a questa teoria, che potrebbe anche non essere corretta. Ma Funes non fa questo, egli contesta ad Hawking il diritto di trattare scientificamente questi problemi; secondo lui, infatti, «la scienza non può rispondere alla domanda essenziale "Perché esiste l’universo e non il nulla?"», e non lo può fare perché questa domanda appartiene al dominio filosofico e metafisico.

Ma su quali basi Funes rivendica l'appartenenza della domanda sull'esistenza dell'universo all'ambito metafisico piuttosto che a quello fisico? E, più in generale, può la religione rispondere realmente a questo tipo di domande?


Dove finisce la scienza e inizia la metafisica?

Funes non si dilunga sulle ragioni per le quali, a suo dire, domande come «perché esiste l’universo invece del nulla?» sarebbero fuori dal dominio della scienza, e questo è un peccato, perché su questo argomento abbiamo punti di vista differenti.

A me, infatti, sembra che la domanda sull'esistenza dell'universo possa essere spiegata tramite il processo scientifico e che, soprattutto, la scienza non debba rinunciare ad indagarla, tanto meno per un presunto rispetto dei diritti della metafisica.

Davanti ad una domanda del genere, infatti, il primo passo dovrebbe essere metterne in discussione l'assunto implicito che l'esistere sia qualitativamente migliore, in un certo senso più "speciale", del non essere. Se in generale questa assunzione può sembrare accettabile, bisogna verificare che lo sia anche nel caso dell'universo.

Quando parliamo di "universo" stiamo parlando di qualcosa che comprende ogni cosa e che dunque è l'opposto del "nulla". Ma il "nulla" può realmente "esistere"? Può qualcosa che è caratterizzato dal non avere niente che lo caratterizzi avere l'attributo di esistenza? Mi pare evidente che non lo sia, perché nel caso in cui il nulla esistesse, vi sarebbe qualcosa che esiste, il nulla appunto.

Questo potrebbe sembrare un sofismo, e non sono certo che non lo sia, ma mi pare chiaro che la questione «perché esiste qualcosa piuttosto che il nulla» non sia così chiara come sembra. E infatti, quello che mi pare Hawking sostenga è che la questione sia mal posta: l'universo esiste, infatti, perché non potrebbe far altro che questo, non potrebbe non-esistere. Da cui si deduce che questa domanda non è necessariamente dominio della metafisica, ma potrebbe essere indagata legittimamente dalla scienza. Con buona pace di Funes.

Chi può rispondere davvero alle domande sull'origine dell'universo?

La seconda domanda riguarda la possibilità per la religione di rispondere a domande quali «perché esiste qualcosa piuttosto che il nulla». Mi pare evidente che a questo genere di domande la religione possa rispondere solamente «perché Dio lo ha voluto», o qualcosa del genere. Certo la teologia non è così primitiva, e le risposte fornite sono articolate, ma, fondamentalmente, tutte si riconducono alla risposta fondamentale «Dio l'ha voluto».

E «Dio l'ha voluto» non è una risposta ammissibile, per il semplice motivo che non spiega nulla. Il motivo? Qualunque cosa può essere spiegata affermando che Dio l'ha voluta a quel modo; allo stesso modo, però, è possibile spiegare il contrario.

Qualche esempio. La Terra è al centro dell'universo? «Dio l'ha voluto!» La Terra non è al centro dell'universo? «Dio l'ha voluto!» La Terra ha seimila anni? «Dio l'ha voluto!» L'universo ha tredici miliardi di anni? «Dio l'ha voluto!» E così via...

«Dio l'ha voluto» è una spiegazione molto facile, perché permette di dare una risposta senza sforzarsi di trovarla; allo stesso tempo, nel caso fossimo confutati, potremmo sempre spingere Dio un po' più indietro nella catena delle spiegazioni, farlo passare dall'essere la causa di qualcosa all'essere la causa della causa e così via. Si tratta di qualcosa che è stato fatto per millenni, ogni volta che la scienza permetteva all'uomo di spiegare fenomeni fino ad allora spiegati col volere divino Dio arretrava un po' di più. Ora è confinato agli estremi della conoscenza umana, agli primissimi istanti dalla nascita dell'universo.

E le teorie scientifiche come quella di Hawking lo stanno spingendo ancora più in là. Con buona pace di Funes, nelle cui parole si inizia a sentire un po' di timore.

18 commenti:

  1. premessa: ho letto solo il post e non i commenti.

    mi pare che ci sia ambiguità nel termine “perchè”.

    Quando diciamo che la scienza risponde al “come” e non al “perché” non vogliamo dire che ogni domanda che grammaticalmente includa l’avverbio “perchè” non sia di dominio della scienza. Bisogna distinguere il piano sintattico-grammaticale da quello semantico. Bisogna interpretare il vero significato delle domande che facciamo, prima di rispondere.

    il termine “perchè” nella domanda “Perchè un sasso cade”? non ha lo stesso significato della stessa parola nella domanda “Perchè esiste l’universo?”. Sono su piani diversi. Il fatto che abbiano una riposta fisica piuttosto che metafisica o viceversa dipende in quale piano semantico poniamo la domanda: e nello stesso piano semantico daremo la risposta.

    Ci sono poi domande che a causa della loro diversa interpretazione possono sussistere in entrambi i piani. Ad esempio se mi chiedo: “Perchè esisto”? Posso porla sul piano fisico, e può avere tante risposte: (1) a causa dell’evoluzione (2) a causa dei miei genitori (3) a causa del Big Bang. etc.... ma posso pensarla anche nel senso metafisico interpretandola come “Quale è il senso profondo della mia esistenza?”. Siamo evidentemente su piani diversi.

    E’ questo il senso autentico di quella “divisione” fra fisica e metafisica di cui si parla Funes.

    In sisntesi è un problema di linguaggio e di interpretazione, perchè è chiaro che “Perchè esisto?” in realtà sono due domande diverse espresse allo stesso modo sintattico-lessicale espresso pure in una lingua particolare, l’italiano. Notiamo che la stessa frase potrebbe avere interpretazioni con sfumature o tendenze diverse in lingue diverse. Questo è il motivo per cui le buone traduzioni non sono mai delle traduzioni letterali, ma nascono sempre da una interpretazione semantica. E non è mai un lavoro facile.

    Qui si potrebbe aprire una lunga partenti sulla relazione fra spazio della grammatica è spazio della semantica rispetto alla conoscenza e al sapere. Sulla potenza del linguaggio e sulla capacità della ragione umana di pensare rispetto alla capacità di elaborare un linguaggio c’è molto da dire. Non è chiaro infatti se ragione e linguaggio siano davvero legati imprescindibilmente. Sembra di si, ma nessuno ancora è riuscito a dimostrare come e perchè. Alla domanda: “Esiste una ragione (pensiero razionale) senza un linguaggio?” non sappiamo ancora dare una risposta e c’è molta ricerca da fare per scienziati e filosofi.

    Già la filosofia greca identificava in modo molto forte le due cose con la parola Logos. La riflessione della Chiesa successivamente ha mutuato questo termine per descrivere il concetto del Verbo Incarnato usando proprio la parola Logos (prologo del Vangelo di Giovanni).

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  2. l’uso che viene fatto in questo post della espressione «Dio l'ha voluto» non mi pare corrispondere minimamente, nel linguaggio moderno, a nessun concetto o ragionamento teologico, o qualsivoglia argomento di fede a me noto.

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  3. @fab. La tua distinzione tra i due piani, tra i due significati della domanda sul perché dell'universo, è interessante, e ci sarebbero cose da dire.

    Ma quello che mi interessa sottolineare è che in nessun modo Funes lascia capire l'esistenza di queste due interpretazioni: dice esplicitamente che la scienza non può rispondere alla domanda «Perché esiste l’universo e non il nulla?». Niente interpretazione alternativa, nessuna possibilità di rispondere a questa domanda all'esterno della metafisica o della filosofia.

    Per quanto riguarda la tua interpretazione della spiegazione «Dio l'ha voluto», posso dire solo due cose: che mi piacerebbe sapere come intendi tu questa spiegazione e che, evidentemente, questo post non è indirizzato a chi la pensa come te.

    Ciao.

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  4. Hawking ha reso popolare una teoria, non sua e non certo recentissima, in base alla quale l'universo sarebbe nato dal "nulla" in base a leggi fisiche; conseguenza di questa teoria è che non vi sia bisogno di postulare l'esistenza di un Dio creatore.

    Il concetto di nulla in fisica mi sa che non ha alcun valore,per esempio,si parla di energia del vuoto,ma il vuoto non e' inteso come nulla assoluto,cioe',si configura sempre come premesse non l'assoluto nulla ma sempre l'esistenza di qualcosa (anche l'energia del vuoto,quella del punto zero,non equivale all'assoluto nulla)

    Claudio

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  5. @Claudio

    Sì, e per questo ho scritto 'nulla' tra virgolette. Ci sarebbe da discutere sulla possibilità che esista il nulla "assoluto", come lo chiami tu, ma sarebbe un discorso forse al di fuori della mia portata.

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  6. Mi chiedo come l' avrebbe presa uno scienziato positivista ottocentesco se avesse potuto sentir parlare di relatività o addirittura di fisica quantistica ... probabilmente avrebbe pensato a "bubbole metafisiche".

    by
    Davide

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  7. ...Pascal invece, pur essendo vissuto molto prima di un positivista, credo invece di no.

    by Davide

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  8. Eppure furono scienziati positivisti "ottocenteschi" che formularono la relatività e la fisica quantistica...

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  9. Einstein era Ebreo ...

    by Davide

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  10. La Meccanica Classica si addiceva molto di più ad una cultura ateomaterialista positivista e borghese ...

    by Davide

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  11. @Censore: che mi piacerebbe sapere come intendi tu questa spiegazione e che, evidentemente, questo post non è indirizzato a chi la pensa come te.

    ma come faccio a rispondere se non è indirizzato a chi la pensa come me?

    La critica mi appare assolutamente autorefenziale: non ho nulla da rispondere a quello che tu descrivi perchè non appartiene al mio pensiero. Quindi è qualcun altro che deve rispondere.

    Se indosso una maglietta rossa e tu mi dici "questa tua maglietta gialla è ridicola per il motivo A,B,C" perchè dovrei risponderti se non indosso una maglietta gialla?

    Se invece mi dici che "questa tua maglietta rossa è ridicola per il motivo A,B,C" allora posso entrare in dialogo e risponderti su A,B, e C. Ma dobbiamo almeno concordare prima sul fatto che stiamo parlando della stessa maglietta.

    Ecco: le tue parole per me suonano come un dirmi che la maglietta è gialla mentre per me è rossa.

    spero non ci sia nessun laziale in ascolto :-)

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  12. Il post non è indirizzato a te perché tratta di concetti che non ti appartengono; se non condividi quei concetti, questo articolo non ha nulla da dirti.

    D'altro canto, a me interessa sapere cosa intendi tu per «Dio l'ha voluto»; proprio il fatto che tu intenda qualcosa di differente rende interessante la tua risposta.

    Per usare la tua metafora, ti sto dicendo che la critica alla maglietta gialla non ti riguarda perché indossi una maglietta rossa, e che a me interessa sapere perché la tua maglietta è rossa e non gialla.

    Ciao.

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  13. Eh eh eh ... caro Fab, ti sei impegolato da solo : sei caduto di tua sponte nella trappola della logica formale ! ;-)

    NON si può parlare di Dio come di magliette o frigoriferi o bottiglie di latte o simili !

    by
    Davide

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  14. Piero Benvenuti18 novembre 2010 09:01

    Caro Censore e Fab,

    vi segnalo un bell'articolo sull'argomento di Ermanno Bencivenga apparso ieri 16/11 su TuttoScienze della Stampa.

    Attenzione: Bencivenga è ateo dichiarato.

    Buona lettura,

    Piero Benvenuti

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  15. Piero Benvenuti18 novembre 2010 09:03

    oops, ieri era il 17/11...

    Piero Benvenuti

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  16. @Benvenuti.

    Grazie per la segnalazione, ho scaricato l'articolo, lo leggerò appena posso.

    (per chi fosse interessato, l'articolo è scaricabile gratuitamente dal sito della Stampa: http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/settimanali/tuttoscienze/PDF/1.pdf e http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/settimanali/tuttoscienze/PDF/4.pdf)

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  17. @Benvenuti: grazie per la cordiale segnalazione!

    @IlCensore: grazie per il link!

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