mercoledì 13 marzo 2013

Gesù il mutaforme e il figlio di Pilato

Gesù era un "mutaforme" e per questo motivo Giuda fu costretto a indicarlo con un bacio ai Romani giunti ad arrestarlo; tale arresto avvenne di martedì invece che di giovedì. La sera prima della crocifissione, invece che con gli apostoli, Gesù cenò con Ponzio Pilato, che offrì di far mettere a morte il proprio figlio invece del predicatore ebreo.

O almeno questo è quello che pensava un gruppo di cristiani 1200 anni fa, e che scrisse in un testo in lingua copta attribuito al vescovo paleocristiano Cirillo di Gerusalemme (315-387), Dottore della Chiesa.

Il testo, un'omelia falsamente attribuita a Cirillo e intitolata La vita e la passione di Cristo, è contenuto in un manoscritto copto (Ms. E16262) ritrovato in Egitto nel 1910, conservato all'Università della Pennsylvania, ma solo recentemente tradotto da Roelof van den Broek.

Pilato a cena con Gesù

Un articolo di LiveScience riporta il testo della cena tra Pilato e Gesù, la sera prima della crocifissione:
«Senza ulteriori indugi, Pilato preparò una tavola e mangiò con Gesù durante il quinto giorno della settimana. E Gesù benedisse Pilato e tutta la sua casa», riporta parte della traduzione. Pilato dice poi a Gesù «bene allora, ecco, la notte è giunta, alzati e allontanati, e quando il giorno arriva ed essi giungeranno e mi accuseranno a causa tua, darò loro l'unico figlio che ho così che possano ucciderlo al posto tuo».

martedì 12 marzo 2013

Cardinali elettori del Conclave 2013: il meglio e il peggio della Chiesa cattolica

Una piccola collezione del meglio e del peggio del Conclave 2013. La raccolta non è completa, lo ammetto, ma dà una prima idea.
  • Jorge Mario Bergoglio (Argentina) - Papa Francesco I: ha definito la legislazione argentina sul matrimonio tra omosessuali una "pretesa distruttiva contro i piani di Dio", una "macchinazione del Padre della Menzogna che cerca di confondere e ingannare i figli di Dio".
  • Christoph Schönborn (Austria): ha aperto all'uso del preservativo e alla teoria dell'evoluzione, ma solo nella sua versione teleologica.
  • Odilo Scherer (Brasile): ha sostenuto che la rimozione dei crocifissi dagli uffici pubblici non sia nell'interesse del secolarismo brasiliano.
  • Marc Oullet (Canada): sostiene che la Chiesa cattolica sia perseguitata nel Quebec secolarizzato; si è scusato pubblicamente per gli errori della Chiesa in Quebec, inclusi l'antisemitismo, il razzismo, la discriminazione contro donne e omosessuali.
  • Peter Turkson (Ghana):  ha affermato che le legislazioni omofobe africane sono giustificate dalla tradizione di quel continente.
  • Rainer Woelki (Germania): ha assunto posizioni conciliatorie nei confronti delle comunità omosessuali della sua città.
  • Domenico Calcagno (Italia): sebbene fosse a conoscenza dei ripetuti abusi compiuti da don Nello Giraudo, Calcagno, all'epoca vescovo di Savona, non lo denunciò né gli impedì di continuare gli abusi sui giovani parrocchiani.
  • Norberto Rivera Carrera (Messico): mentre ricopriva la carica di vescovo di Tehuacan, coprì gli abusi sessuali del sacerdote Nichoilas Aguilar; inoltre ignorò le denunce di pedofilia contro Marcial Maciel, il defunto fondatore dei Legionari di Cristo.
  • Godfried Danneels (Paesi Bassi): si è trovato a gestire lo scandalo degli abusi su minori da parte di sacerdoti olandesi; ha chiesto ad una delle due vittime di abusi da parte del vescovo Roger Vangheluwe di non rendere pubbliche le accuse.
  • Keith O'Brien (Regno Unito): ha definito "anti-cristiana" la politica estera britannica, per aver fornito aiuti al Pakistan senza chiedere in cambio al governo pakistano di offrire tutele legali alle minoranze cristiane. Si è opposto alla legislazione in favore delle coppie omosessuali, affermando che «le prove empiriche sono chiare, le relazioni omosessuali sono dimostrabilmente dannose per il benessere medico, emotivo e spirituale delle persone coinvolte». Tre sacerdoti e un ex-sacerdote della Diocesi di St. Andrews ed Edinburgo lo hanno accusato di aver tenuto nei loro confronti "comportamenti inappropriati". O'Brien ha rinunciato a partecipare al conclave.
  • Roger Mahony (Stati Uniti): all'epoca arcivescovo di Los Angeles, sebbene fosse a conoscenza del fatto che il sacerdote Oliver O'Grady avesse abusato di bambini per due decenni, non gli impedì in alcun modo di entrare in contatto con bambini. Nel 2007 la diocesi ha patteggiato un accordo di 660 milioni di dollari con 508 vittime di abusi.

domenica 10 marzo 2013

È possibile manipolare i giudizi morali mediante campi magnetici?

È possibile manipolare i giudizi morali mediante campi magnetici? La risposta - ovviamente - è sì.

Ho recentemente avuto uno scambio di opinioni con un commentatore anonimo in relazione all'articolo «Peter Turkson, cardinale ghanese in cima alla lista dei papabili, ha difeso le legislazioni omofobe africane», scambio è rapidamente mutato in una discussione sull'esistenza di un dominio "spirituale", di cui si può fare esperienza solo con la mente e che non sarebbe sottoponibile alla verifica in quanto irriconciliabile col mondo fisico (ovviamente il mio interlocutore era per l'esistenza di tale dominio).

La discussione è deragliata definitivamente quando ho fatto presente al mio interlocutore che è possibile manipolare fisicamente i giudizi morali; tale posizione è fermamente negata dall'anonimo commentatore, secondo cui il dominio in cui si formano i giudizi morali è quello "spirituale" e dunque tali giudizi non possono essere manipolati attraverso il mondo fisico.

Mi sono accorto di non aver mai toccato questo punto nel blog. Ritengo sia importante essere a conoscenza delle numerose prove dell'influenza del dominio "fisico" (il cervello) su quello "spirituale" (la mente), quindi ho pensato di riassumere qualche recente scoperta per chi fosse interessato.

Veleno per topi e zucchero

Liane Young
Supponiamo (1) che Grace e la sua amica stiano prendendo un caffè insieme; Grace prende dello zucchero e lo mette nella tazzina dell'amica, che beve soddisfatta il caffè.

Supponiamo (2) che Grace prenda dello zucchero e lo metta nel caffè dell'amica, ma che questa muoia, perché lo zucchero, ad insaputa di Grace, era stato sostituito con del veleno.

Supponiamo (3) che Grace prenda del veleno e lo metta nel caffè dell'amica, con lo scopo di ucciderla, e che questa muoia.

Supponiamo infine (4) che Grace prenda del veleno e lo metta nel caffè dell'amica, con lo scopo di ucciderla, ma che questa non muoia, poiché il veleno, ad insaputa di Grace, era stato sostituito con dello zucchero.

I quattro casi sono la composizione di due parti: l'intenzione di Grace (uccidere l'amica o non ucciderla) e il risultato ottenuto (l'amica assume dello zucchero o del veleno). Qual è il nostro giudizio morale sui quattro casi? Uno studio di Liane Young del Brain and Cognitive Sciences dell'MIT ha posto questa domanda ad una serie di soggetti, e il risultato non è stato certo sconvolgente: l'azione di Grace è considerata immorale quando ha l'intenzione di uccidere l'amica, a prescindere dal risultato ottenuto (casi 3 e 4); oltre al caso in cui Grace offre un normale caffè all'amica (1), anche in quello in cui il caffè contiene del veleno il gesto di Grace è considerato moralmente innocente in quanto si è trattato di un errore.

Giunzione temporo-parietale destra e stimolazione magnetica transcranica

Giunzione temporo-parietale sinistra
L'esperimento della professoressa Young non è finito qui, ovviamente. Gli sperimentatori hanno usato una tecnica non invasiva, detta stimolazione magnetica transcranica (TMS), attraverso la quale è possibile stimolare una parte dei circuiti nervosi del cervello, per scoprire in che modo influisca sulla formazione dei giudizi morali una porzione del cervello nota come giunzione temporo-parietale destra (RTPJ). Questa regione è nota per essere coinvolta nei processi mentali che permettono al cervello di comprendere il comportamento altrui.

I soggetti dell'indagine sono stati sottoposti a quattro diversi tipi di stimoli: uno stimolo blando della RTPJ oppure di un'altra area scelta come controllo, stimolo fornito molto prima dell'analisi dei casi riguardanti Grace oppure durante tale analisi.

Il risultato è stato che applicando la TMS alla giunzione temporo-parietale destra (e solo a questa), è possibile alterare i giudizi morali in alcuni casi, ma non in tutti. In particolare, i soggetti sottoposti a TMS della RTPJ hanno mantenuto intatti i loro giudizi nei casi in cui la morte per veleno fosse intenzionale e quelli in Grace non avesse intenzione di uccidere l'amica; al contrario, lo scenario numero 4, quello in cui Grace tenta di uccidere l'amica ma non ci riesce, è stato invece considerato più accettabile.

La conclusione degli studiosi è stata che la giunzione temporo-parietale destra sia fondamentale per attribuire un'intenzione alle altre persone. Il suo mancato funzionamento elimina dall'analisi morale il fattore "intenzione", lasciando solo quello relativo al risultato delle azioni.

martedì 5 marzo 2013

Antidoto contro la superstizione

È un po' di tempo che non dedico un articolo all'apologeta cattolico Rino Cammilleri, involontario protagonista di diverse disavventure. Questa volta, però, mi fornisce un'interessante testimonianza sul lavoro dei «missionari» in Africa, secondo la quale «il problema dell'Africa sono gli africani»:
[...] Gheddo [...] ha fatto un esempio, raccontatogli dal suo collega p. Carlo Scapin, missionario in Camerun da decenni: “Non molto tempo fa, un nostro cristiano, che è generoso e aiuta in parrocchia, al mattino ha trovato davanti alla sua porta un uovo rotto, che è segno di morte. Disperazione della famiglia, perché pensano che questa è una minaccia di morte. Vado a dare una benedizione a quella casa con i paramenti sacri più solenni, l’acqua santa, l’incenso, il mio crocifisso di missionario, il libretto delle benedizioni in latino. Erano in molti ad aspettarmi, seduti anche per terra, parenti e vicini di casa. Ho fatto una cerimonia solenne e lunga, con canti, letture in ewondo, benedizioni in latino; poi ho benedetto con l’acqua santa e incensato tutta la casa, ho imposto le mani a tutti i membri della famiglia. Infine ho fatto il mio discorsetto dicendo loro: non abbiate paura, con le mie benedizioni Gesù Cristo è entrato nella vostra casa e nessuno può più mandarlo via, se voi pregate con fede; se avete altri segni negativi, chiamatemi. E tutto per un uovo! Se la cosa fosse andata avanti, quella povera gente, che pure sono fedeli a Cristo e alla Chiesa, sarebbe vissuta nel terrore.
Trovo interessante notare due cose: da una parte il giudizio negativo sulla superstizione africana:
Disperazione della famiglia, perché pensano che questa è una minaccia di morte. [...] E tutto per un uovo! Se la cosa fosse andata avanti, quella povera gente, che pure sono fedeli a Cristo e alla Chiesa, sarebbe vissuta nel terrore.
Dall'altra, l'incapacità del missionario (e di Cammilleri) di cogliere l'ironia della soluzione scelta per combattere la superstizione tradizionale africana: la superstizione cristiana! Se infatti un uovo rotto sulla soglia come simbolo di morte è simbolo di superstizione, cosa dire dei riti e dei simboli della superstizione cristiana?
Vado a dare una benedizione a quella casa con i paramenti sacri più solenni, l’acqua santa, l’incenso, il mio crocifisso di missionario, il libretto delle benedizioni in latino. [...] Ho fatto una cerimonia solenne e lunga, con canti, letture in ewondo, benedizioni in latino; poi ho benedetto con l’acqua santa e incensato tutta la casa, ho imposto le mani a tutti i membri della famiglia. Infine ho fatto il mio discorsetto dicendo loro: non abbiate paura, con le mie benedizioni Gesù Cristo è entrato nella vostra casa e nessuno può più mandarlo via, se voi pregate con fede [...]
Parole magiche, paramenti sacri, acqua benedetta, simbolo magico, libretto in lingua speciale, cerimonia solenne e lunga, sostanza magica, gesti magici, invocazione di un essere magico...

Il blog di Cammilleri ha il pomposo titolo di Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea, ma davvero questo «antidoto» cristiano è poco più di una superstizione!

Rino Cammilleri, «Africa», Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea, 14 dicembre 2012. L'immagine è «Out of the door, line on the left, one cross each», di Jon Bowen (CC by-nc-nd 2.0).

venerdì 1 marzo 2013

È partita la campagna elettorale per il Conclave 2013

È partita la campagna elettorale per il Conclave 2013.

Dopo l'ubriacatura di manifesti per le politiche e le regionali, la capitale è stata tappezzata di manifesti elettorali per il prossimo conclave, che si presume agguerritissimo.

In pole, per potenza di fuoco mediatica, il cardinale Peter Turkson, il cardinale ghanese di cui mi pregio di essere amico:



Favoriti anche in questo, come facilmente comprensibili, sono i cardinali italiani, che giocano "in casa" e che non si sono fatti sorprendere impreparati. Ecco infatti Tarcisio Bertone, che non esita a giocare sullo strisciante sentimento anti-teutonico causato dalla recente austerità:


E Angelo Bagnasco, che in qualità di presidente della Conferenza Episcopale Italiana conosce bene il tema che hanno a cuore gli elettori del conclave:


Le immagini provengono dall'articolo di Viola Giannolli, «Vaticano, i papabili sui manifesti ma è una campagna elettorale fake», laRepubblica.it, 1 marzo 2013; il primo manifesto è opera del collettivo 00kk, 00kk.org; i secondi sono del sito Quink.

venerdì 22 febbraio 2013

Perché gli atei non se la prendono con i buddisti?

Qualche tempo fa Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa, pubblicò un articolo intitolato "Quel pregiudizio negativo sul Papa nel web italiano", in cui commentava i risultati di un'indagine effettuata sul web italiano da Reputation Manager e che confrontava i contenuti relativi alle figure di Benedetto XVI e del Dalai Lama. Tornielli lamentava il generale tenore negativo dei contenuti pertinenti il pontefice, a differenza di un atteggiamento più equilibrato presente nei commenti relativi a Tenzin Gyatso:
I risultati dicono che Web, video e social network, concordemente, appaiono «equilibrati» sul Dalai Lama, «emotivi, e non in positivo» sul Papa. «La sintesi offerta dall'analisi dell'impatto emotivo delle conversazioni rilevate da Reputation Manager su queste due importanti figure religiose offre una fotografia molto chiara: quasi la metà dei contenuti online sul Papa (48,74%) ha un tono negativo e un impatto lesivo; solo il 7% è positivo ma generalmente tiepido, poco entusiasta; il resto ha valore neutro. Il Dalai Lama è invece decisamente più popolare sul web , sia quantitativamente (53% contro 47%, come totale delle conversazioni) che qualitativamente: il 26% dei contenuti online è positivo, e solo l’8% negativo, ma non lesivo, perché l’impatto emotivo delle parole utilizzate è in generale equilibrato, sia sui toni positivi che su quelli negativi».
[...] Il primo video su Benedetto XVI, con oltre mezzo milione di visualizzazioni e tantissimi commenti, si chiama “Papa Ratzinger....in tutta la sua cattiveria!” e fa ben oltre cinque volte tanto il video più visualizzato sul Dalai Lama (meno di 90.000 visualizzazioni) che ha come tema i suoi aforismi di saggezza. La presenza in video di Benedetto XVI è in effetti nettamente sbilanciata sul versante “parodie”, “rivelazioni” e “critiche”, spesso feroci».
La situazione non appare migliore, secondo la ricerca, sui social network: il Dalai Lama ha al suo attivo ben 4.390.916 fan su 290 pagine dedicate e 71 gruppi attivi su Facebook. [...] Per quanto riguarda il Papa, «i numeri sono nettamente più bassi: 263.032, su 154 pagine e 62 gruppi attivi, ma in questo caso, tranne i primi intestati al pontefice in modo neutro col suo nome (Benedetto XVI, papa Benedetto XVI), la stragrande maggioranza è pesantemente sbilanciata sul negativo, come si evince scorrendone i titoli, sbeffeggianti o addirittura offensivi. Anche qui, però, solo l’1,8 % dei fan è attivo, segno che non c’è un accanimento crescente o portante del trend negativo».
I risultati di questa indagine mi sono tornati alla mente quando ho visto la seguente immagine, che riporta un pensiero del Dalai Lama:


La citazione, rintracciabile nel libro Dalai Lama: A Policy of Kindness (Sidney Piburn, Motilal Banarsidass Publ., 2002, p. 31) è traducibile come:
Dobbiamo fare ricerca e poi accettarne i risultati. Se non reggono alla sperimentazione, le parole dello stesso Budda devono essere scartate.
Una ricerca tra gli articoli di questo blog ne restituisce diversi relativi a Benedetto XVI, e certo non celebrativi, ma nessuno, prima di questo, sul Dalai Lama. Forse la ragione di questa discrepanza non sta nella malignità della Rete, quanto nell'abissale differenza di spessore morale tra le due figure.

Andrea Tornielli, "Quel pregiudizio negativo sul Papa nel web italiano", Vatican Insider, 11 settembre 2012.

martedì 19 febbraio 2013

Peter Turkson, cardinale ghanese in cima alla lista dei papabili, ha difeso le legislazioni omofobe africane

Il cardinale ghanese Peter Turkson, uno dei porporati in cima alla lista dei papabili per il prossimo conclave, ha difeso le legislazioni africane che condannano penalmente l'omosessualità, sostenendo che è necessario comprendere le ragioni dietro queste legislazioni e rispettare la cultura che ne è alla base.

Come riportato dal quotidiano cattolico National Catholic Register:
In un discorso tenuto il 28 gennaio [2012] a 54 nazioni africane alla Conferenza dell'Unione Africana ad Addis Abeba, [il Segretario generale dell'ONU Ban] Ki-moon ha detto che la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o l'eguaglianza del gender «è stata ignorata o persino punita da molti Stati per troppo a lungo». Ha aggiunto che alcuni governi trattano le persone omosessuali come «cittadini di seconda classe o persino come criminali», e che «dobbiamo essere all'altezza degli ideali della Dichiarazione Universale».

Secondo il Catholic Family and Human Rights Institute (C-FAM), la maggioranza dei paesi africani disapprova l'omosessualità in quanto immorale e degradante, e molti puniscono gli atti omosessuali, alcuni giungendo persino a comminare la pena di morte. Molte di queste leggi sono successive al periodo coloniale e sono state promulgate negli ultimi dieci anni. Nella maggior parte dei paesi, i diritti di «lesbiche, omosessuali, bisessuali e transgender» non sono neppure contemplati come possibilità in un futuro distante.
Questa dichiarazione incontrò la dura reazione del cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio consiglio "Cor Unum", il quale attaccò questa posizione dell'ONU affermando che le parole di Ki-moon erano «stupide» e che la politica da esse convogliata «non è la nostra cultura, è contraria alla nostra fede», chiosando «non è possibile imporre ai poveri questo genere di mentalità europea».

Turkson, presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, si schierò al fianco di Sarah, sostenendo che sebbene alcune pene imposte agli omosessuali in Africa fossero una «esagerazione»,
«l'intensità della reazione è probabilmente commisurata alla tradizione.»
Commentando poi lo stigma connesso all'omosessualità in Africa, ha sostenuto che fosse importante comprenderne le ragioni e rispettare la cultura alla loro base:
«Proprio come c'è un significato nel richiedere i diritti, c'è anche una chiamata a rispettare la cultura, di tutte le persone». «Quindi, se viene stigmatizzata, in tutta onestà, è probabilmente giusto scoprire il perché sia stigmatizzata».
Insomma, riferendosi alle legislazioni di un continente in cui gli omosessuali sono perseguitati, e passibili persino di pena di morte, uno dei cardinali in cima alla lista dei papabili ritiene che sia importante comprendere e accettare la cultura alla base di tale omofobia, perché è giusto rispettare tutte le culture e le tradizioni.

Oltre a un cardinale che ha coperto per decenni i preti pedofili della sua arcidiocesi, al prossimo conclave parteciperanno almeno due che ritengono accettabile l'omofobia, anche quella codificata nelle legislazioni. E uno di questi, purtroppo, è persino in cima alla lista dei papabili.

Edward Pentin, «Cardinal Responds to U.N.'s Criticism of Africa's Social Policies», National Catholic Register, 21 febbraio 2012; Cavan Sieczkowski, «Cardinal Peter Turkson, Possible Pope Successor, Has Defended Legislation Like Uganda's 'Kill The Gays' Bill», Huffington Post, 13 febbraio 2013. Fotografia di Bongoman (Opera propria) e rilasciata sotto licenza [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons.

Per i cattolici i feti sono persone, a meno che non significhi pagare di tasca propria

Un ospedale cattolico statunitense, citato in giudizio per omicidio colposo, rigetta la dottrina cattolica sostenendo che i feti non sono persone.

Nel 2006, Lori Stodghill fu portata al pronto soccorso del St. Thomas More Hospital di Cañon City, Colorado, in quanto non riusciva a respirare e continuava a vomitare. La donna, incinta di due gemelli, morì poco tempo dopo per un attacco cardiaco, e con lei i due feti. Due anni dopo, Jeremy, marito di Lori, ha denunciato l'ospedale, l'ostetrico reperibile e il medico del pronto soccorso di omicidio colposo, sostenendo che i gemelli si sarebbero potuti salvare con un intervento cesareo perimortem.

Il St. Thomas More Hospital è gestito dalla Catholic Health Initiatives, un'istituzione cattolica che gestisce 17 ospedali in diversi stati e che sottoscrive alle direttive della Conferenza Episcopale Statunitense; queste includono la posizione secondo la quale la santità della vita inizia «dal momento del concepimento».

Malgrado ciò, gli avvocati dell'ospedale cattolico hanno sottomesso un ricorso alla Corte Suprema del Colorado, sostenendo che secondo il Wrongful Death Act, il termine «persona» si riferisce a individui nati vivi e che per questo motivo i due feti non sono da considerarsi persone né la loro morte omicidio colposo.

Aggiornamento


La notizia della negazione della condizione di «persona» per i feti da parte dei legali dell'ospedale ha causato la reazione negativa di diversi cattolici statunitensi.

L'Arcidiocesi di Denver ha quindi chiamato a rapporto i responsabili della Catholic Health Initiatives, ottenendo la loro ritrattazione. L'arcivescovo di Denever Samuel Aquila, il vescovo di Colorado Springs Michael Sheridan e il vescovo di Pueblo Fernando Isen hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui hanno ribadito che la posizione della Chiesa cattolica sostiene che «del momento del concepimento, gli esseri umani sono dotati di dignità e di diritti fondamentali, il più fondamentale dei quali è la vita».

Successivamente i responsabili del Catholic Health Initiatives (CHI) hanno dichiarato che «nella discussione con i capi della Chiesa, i rappresentanti di CHI hanno riconosciuto che sia stato moralmente sbagliato, per gli avvocati rappresentanti il St. Thomas More Hospital, citare il Wrongful Death Act dello Stato durante la difesa di questo processo».

giovedì 31 gennaio 2013

Gesù, Maometto e la tortura

Nel Catechismo della Chiesa cattolica si afferma:
2297 [...] La tortura, che si serve della violenza fisica o morale per strappare confessioni, per punire i colpevoli, per spaventare gli oppositori, per soddisfare l'odio, è contraria al rispetto della persona e della dignità umana. [...] 2298 Nei tempi passati, da parte delle autorità legittime si è fatto comunemente ricorso a pratiche crudeli per salvaguardare la legge e l'ordine, spesso senza protesta dei Pastori della Chiesa, i quali nei loro propri tribunali hanno essi stessi adottato le prescrizioni del diritto romano sulla tortura. Accanto a tali fatti deplorevoli, però, la Chiesa ha sempre insegnato il dovere della clemenza e della misericordia; ha vietato al clero di versare il sangue. Nei tempi recenti è diventato evidente che tali pratiche crudeli non erano né necessarie per l'ordine pubblico, né conformi ai legittimi diritti della persona umana. Al contrario, esse portano alle peggiori degradazioni. Ci si deve adoperare per la loro abolizione. Bisogna pregare per le vittime e per i loro carnefici.
Dunque, secondo il magistero della Chiesa cattolica, la tortura - intesa come violenza fisica o morale - è contraria al rispetto della persona e della dignità umana anche quando usata per punire i colpevoli. Il modo corretto di procedere in questi casi è adoperarsi per la sua abolizione, oltre a pregare per le vittime e i carnefici.

A tal proposito, trovo interessante questa vignetta satirica di Jesus and Mo:

Gesù: Non ci può essere alcuna giustificazione per la tortura - È sempre un atto intrinsecamente maligno
Maometto: Sì, è difficile comprendere l'abisso di crudeltà necessario per infliggere agonia a un essere umano indifeso

Gesù: Il solo pensiero mi procura una repulsione viscerale
Maometto: La mancanza di empatia - la totale depravazione morale - del torturatore è incredibile

Gesù: I torturatori sono il peggio del peggio
Maometto: Maledetti bastardi

Gesù: Sono contento che andranno all'inferno
Maometto: Alhamdulillah!
«Agony», Jesus and Mo, 30 gennaio 2013; Jerry Coyne, «Jesus 'n' Mo 'n' torture», Why Evolution is True, 31 gennaio 2013.

mercoledì 30 gennaio 2013

sabato 12 gennaio 2013

Il Maometto "storico" e l'Islam delle origini: una nuova prospettiva

Tutti conoscono a grandi linee la storia di Maometto e di come nacque l'Islam: un mercante molto pio che si ritirava per pregare in alcune caverne ricevette una rivelazione da Dio, che egli, ultimo messaggero e profeta, raccolse nel Corano e diffuse tra i suoi compatrioti, gli abitanti della città di Mecca; costretto a fuggire dalla sua città natale, vi tornò alcuni anni dopo a capo di un vasto esercito di convertiti alla sua religione; al momento della sua morte, tutta l'Arabia era stata convertita all'Islam e in pochi anni la religione di Maometto si diffuse in Medio Oriente sulla punta delle spade degli Arabi.

Questa è la storia dell'Islam delle origini così come la raccontano i musulmani e così come è stata accettata anche dalla storiografia occidentale. Ma una nuova generazione di studiosi sta applicando da qualche decennio i criteri della storiografia moderna allo studio della vita di Maometto e dell'Islam delle origini, e tutta una serie di dubbi sta sorgendo sulla validità di questa storia, in particolare su dove ebbe realmente origine l'Islam e se fosse sin dall'inizio una nuova religione distinta da Ebraismo e Cristianesimo o se questa caratteristica fondamentale fu acquisita solo successivamente all'inizio delle conquiste arabe.

Su questo argomento propongo un documentario girato da Tom Holland per Channel 4, intitolato Islam - The Untold Story. Holland è uno scrittore e un divulgatore storico, ma le basi per questo documentario sono fornite da storici come Patricia Crone.



Per inciso, segnalo che Holland ha ricevuto diverse minacce a seguito della messa in onda del documentario, oltre a numerose proteste da parte di musulmani, tanto che una proiezione del documentario di fronte a un pubblico di storici è stata annullata.

Lisa O'Carroll, «Channel 4 documentary Islam: The Untold Story receives 1,200 complaints», The Guardian, 3 settembre 2012; John Hall, «Channel 4 cancels controversial screening of Islam: The Untold Story documentary after presenter Tom Holland is threatened», The Independent, 11 settembre 2012.

domenica 23 dicembre 2012

Misurare l'influsso dell'appartenenza religiosa sul sostegno alla democrazia

In psicologia è noto il fenomeno del priming: quando siamo sottoposti a un particolare stimolo, questo avrà un effetto su una nostra reazione successiva anche quando lo stimolo sarà dimenticato a livello conscio.

Ad esempio, come dice l'articolo di Wikipedia, leggere una lista di parole che include "tavola" farà sì che se successivamente ci chiedono di scegliere una parola che inizia per "tav" sarà estremamente probabile scegliere "tavola", anche dopo che la lista iniziale sarà dimenticata. L'effetto vale anche quando lo stimolo era incorrelato alla reazione; si è visto che se alle persone si mostra un numero casuale prima di chiedere loro domande del tipo "quanti stati africani fanno parte dell'ONU", la risposta sarà fortemente correlata al numero visto anche se lo sperimentatore chiarisce che quel numero non ha alcuna attinenza con la risposta.

Il priming è un fenomeno di cui si deve tenere considerazione quando si conducono indagini demoscopiche. Allo stesso tempo è un interessante oggetto di indagine; Patiz Ben-Nun Bloom e Gizem Arikan, studiose di scienze politiche rispettivamente della The Hebrew University di Gerusalemme e della Yasar Universitesi di Izmir, hanno scelto di studiare l'influenza delle credenze religiose sul sostegno alla democrazia proprio attraverso il priming (Pazit Ben-Nun Bloom e Gizem Arikan, "Priming Religious Belief and Religious Social Behavior Affects Support for Democracy", International Journal of Public Opinion Research, prima pubblicazione in linea 18 novembre 2012 doi:10.1093/ijpor/eds030).

Le studiose hanno preso due gruppi di studenti, uno composto da studenti israeliani ebrei e uno di studenti turchi musulmani, e hanno sottoposto a ciascuno di essi lo stesso insieme di domande, estratto da un test internazionale noto come World Values Survey, per misurarne il sostegno alla democrazia. La particolarità del loro studio consiste nell'aver suddiviso ciascun gruppo in tre sotto-gruppi: uno cui erano state somministrate preventivamente somande sul loro comportamento religioso sociale (se partecipavano alle cerimonie di culto, se avevano amici della loro stessa religione, eccetera); uno cui erano state prima somministrate domande sulla loro credenza religiosa (credenza in Dio, nel paradiso, nella vita dopo la morte, eccetera); infine un terzo sotto-gruppo, di controllo, cui non erano state somministrate domande precedenti.

Il risultato dello studio è stato che, indipendentemente dalla religione professata e dal livello di religiosità dichiarato, coloro che appartenevano al primo gruppo (quello soggetto a priming relativo al proprio comportamento religioso sociale) mostravano un incremento nel loro sostegno alla democrazia.

Sempre indipendentemente dalla religione professata e dal livello di religiosità dichiarato, coloro che appartenevano al secondo gruppo (quello soggetto a priming relativo alla propria credenza religiosa) mostravano un decremento nel loro sostegno alla democrazia.

Le studiose concludono che la continua esposizione a idee e messaggi religiosi costituisce una sorta di priming che dura tutta la vita. La socializzazione religiosa incoraggia la coesione di gruppo, cosa che potrebbe influenzare il sostegno per la democrazia. Le credenze religiose stimolano pensieri legati al tradizionalismo, alla sicurezza, alla conformità, che potrebbero agire nella direzione della riduzione del sostegno alla democrazia.

L'articolo è basato sul seguente post, rilasciato sotto licenza Creative Commons by-sa 2.0: Tomas Rees, "Religious belief and religious involvement have opposite effects on support for democracy", Epiphenomenom, 22 dicembre 2012.

sabato 22 dicembre 2012

Ma davvero Ratzinger ha benedetto la promotrice della legge ugandese "Ammazza i gay"?

Ratzinger riceve Rebecca Kadaga,
promotrice della legge "uccidi-omossessuali"
Ancora un altro scandalo per Ratzinger. Sui media nazionali e internazionali si è diffusa la notizia dell'incontro tra il pontefice e Rebecca Kadaga, presidente del parlamento ugandese e promotrice di una legge anti-omosessuali, anche nota come "Kill the Gays" perché prevedeva la pena di morte per alcuni omosessuali. Ratzinger è stato criticato per aver accolto e benedetto Kadaga praticamente nello stesso periodo in cui ha diffuso un messaggio in cui definisce le unioni tra omosessuali "ferita alla giustizia e alla pace".

La legge ugandese "Uccidi l'omosessuale"

Ecco come Wikipedia (quella inglese, la versione italiana non ha una pagina corrispondente) descrive la legge anti-omosessualità ugandese:
La Proposta di legge Anti-Omosessualità ugandese (spesso chiamata la "proposta di legge Uccidi gli omosessuali" dai media) è una proposta legislativa che amplierebbe la criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso in Uganda, dividendo il comportamento omosessuale in due categorie: "omosessualità aggravata", in cui il reo sarebbe punito con la pena di morte, e "reato di omosessualità", in cui il reo sarebbe punito con l'ergastolo. L'"omosessualità aggravata" è definita in modo da includere atti omosessuali compiuti da una persona che sia HIV-positiva, che sia un genitore o una figura di autorità, o che somministri sostanze intossicanti, oltre ad atti omosessuali compiuti su minori o persone con disabilità, e infine i pregiudicati. Il "reato di omosessualità" è definito in modo da includere rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, la partecipazione in un matrimonio tra persone dello stesso sesso, o il tentativo di compiere un reato di omosessualità aggravata. La proposta di legge include provvedimenti contro gli ugandesi che siano coinvolti in rapporti tra persone dello stesso sesso al di fuori dell'Uganda, affermando che possono essere estradati per essere puniti in Uganda, e include punizioni per individui, aziende, gruppi di informazione o organizzazioni non governative che siano a conoscenza di persone omosessuali o sostengano i diritti LGBT.
La legge è stata proposta nel 2009, ed è stata ispirata da diversi gruppi di cristiani evangelici statunitensi, ma ha subito un forte rallentamento a causa delle pressioni internazionali, ivi incluse quelle del Vaticano. Nel 2011 l'attivista ugandese per i diritti omosessuali David Kato è stato assassinato dopo che un giornale locale aveva pubblicato una foto che lo ritraeva insieme ad altri omosessuali sotto un titolo che invitava a "impiccarli".

venerdì 21 dicembre 2012

Ma Ratzinger ha davvero definito aborto, unioni di fatto e tra omosessuali "ferite alla giustizia e alla pace"?

Ha avuto notevole riscontro il messaggio di Ratzinger in occasione della XLVI Giornata Mondiale della Pace, soprattutto per le parole attribuitegli contro il matrimonio tra omosessuali e l'aborto, paragonati ad una "ferita alla giustizia e alla pace":
I «tentativi» di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna «giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» ("Benedetto XVI: matrimoni gay «offesa contro la verità della persona umana»", Il Sole24Ore).
Duro attacco del pontefice alle nozze tra coppie omosessuali: per Benedetto XVI i "tentativi" di rendere il matrimonio "fra un uomo e una donna" "giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" sono "un’offesa contro la verità della persona umana" («Papa: “I matrimoni gay sono una ferita alla giustizia e alla pace”», Il Fatto Quotidiano).
il Papa non ha fatto sconti in merito dicendo che i «tentativi» di rendere il matrimonio «fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» («Il Papa: unioni gay offensive per la pace», Il Giornale).
Queste affermazioni di Ratzinger non sono passate sotto silenzio, fortunatamente, e diversi commentatori hanno fatto notare quanto inopportuni e sbagliati siano stati questi attacchi alle unioni tra omosessuali: Marco Politi ha sottolineato come «Le parole contro i gay allontanano la pace», mentre Paola Concia ha dichiarato che «Così “il Papa alimenta l’odio contro i gay” [...] perché sono “parole pericolose, che esprimono qualcosa di profondamente violento”» e che «rappresentare come minaccia “noi cittadini, che siamo senza diritti, significa fomentare aggressività contro i gay”».

giovedì 6 dicembre 2012

Australia, continuano di "nascosto" i corsi di etica alternativi all'ora di religione


Adrian Piccoli
I corsi di etica nelle scuole del New South Wales, in Australia, potranno continuare, ma i genitori saranno informati della loro esistenza solo dopo aver rinunciato al corso di religione.

Adrian Piccoli, Ministro dell'Educazione, ha accolto il parere di una commissione parlamentare, secondo il quale i corsi di etica saranno mantenuti come alternativi all'ora di religione, ma che ritiene opportuno rivelare l'esistenza di tali corsi ai genitori solo dopo che essi abbiano espresso l'intenzione di non avvalersi dei corsi di religione per i propri figli:
«Le classi di etica possono essere fatte conoscere», ha affermato Piccoli, «ma questo significa, in un senso tecnico, che quando i genitori si sentono rivolgere la domanda "volete che vostro figlio segua l'educazione speciale religiosa", quella è la prima domanda che viene posta e se dicono no allora rispondono "allora potete o fare altre cose o le classi di etica"».
Il parlamentare dei Verdi John Kaye ha criticato questa scelta:
«Nulla all'interno dell'Education Act, che è stato emendato alla fine del 2010 per includere il diritto di avere accesso ai corsi di etica, assolutamente nulla in quell'atto afferma che dobbiamo discriminare i corsi di etica in questo modo.
[Non c'è bisogno] di tenerli nascosti, chiusi nell'armadietto, così che nessuno ne sappia nulla al momento in cui prendono la decisione.»
La notizia della prosecuzione delle classi è stata presa con sollievo da Simon Longstaff, membro del St James Ethics Centre, l'istituzione che si occupa di organizzare i corsi, il quale è però rimasto sorpreso dalla decisione di "oscurare" i corsi:
«È curioso che non si dica neppure alla gente che un'opzione esiste fintanto che non hanno scelto qualcos'altro». «È un po' come avere le classi di etica all'interno della sezione sigillata di una rivista».
Il St James Ethics Centre recluta e organizza volontari per tenere i corsi, cui partecipano 7000 studenti. I corsi di etica, come quelli di religione, sono pagati tramite donazioni; le donazioni ai corsi di religione, però, sono esentate dalle tasse, e il St James sta cercando di ottenere lo stesso riconoscimento per le donazioni in favore dei corsi di etica.

L'insegnamento dell'etica nelle scuole del New South Wales fu introdotto nel 2010, dopo un periodo di sperimentazione, come corso facoltativo alternativo al corso di religione (anch'esso facoltativo). All'epoca incontrò l'opposizione dell'associazione che riunisce i gestori dei corsi di religione delle varie religioni; sei mesi dopo fu reso noto che quasi la metà degli iscritti all'ora di religione erano passati a quella di etica. Il successo dell'iniziativa australiana ha portato qualche mese fa alla proposta di istituire corsi simili anche in Francia.

«Parents 'left in the dark' about ethics classes», ABC News, 5 dicembre 2012.