martedì 17 maggio 2011

«Le pagine "oscure" della Bibbia»


Nell'articolo «Persone pie che massacrano in nome di Dio: Bin Laden e Saul», citavo la storia narrata nel capitolo 15.1-9 del Primo libro di Samuele, in cui Yahweh dice a Saul, per mezzo del profeta Samuele («Amalek» sta qui a indicare il popolo degli Amaleciti):
Ho considerato ciò che ha fatto Amalek a Israele, ciò che gli ha fatto per via, quando usciva dall'Egitto. Va' dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini.

Nella successiva discussione è emersa la risposta «standard» dei cattolici, secondo la quale quei testi vanno interpretati, la rivelazione è progressiva, va intesa nel contesto storico, eccetera. Sono andato allora alla fonte di questa interpretazione, e ho trovato il seguente brano nell'«esortazione apostolica post-sinodale» Verbum Domini (l'enfasi è nell'originale):
Le pagine «oscure» della Bibbia

42. Nel contesto della relazione tra Antico e Nuovo Testamento, il Sinodo ha affrontato anche il tema delle pagine della Bibbia, che risultano oscure e difficili per la violenza e le immoralità in esse talvolta contenute. In relazione a ciò si deve tenere presente innanzitutto che la rivelazione biblica è profondamente radicata nella storia. Il disegno di Dio vi si manifesta progressivamente e si attua lentamente attraverso tappe successive, malgrado la resistenza degli uomini. Dio sceglie un popolo e ne opera pazientemente l’educazione. La rivelazione si adatta al livello culturale e morale di epoche lontane e riferisce quindi fatti e usanze, ad esempio manovre fraudolente, interventi violenti, sterminio di popolazioni, senza denunciarne esplicitamente l’immoralità; il che si spiega dal contesto storico, ma può sorprendere il lettore moderno, soprattutto quando si dimenticano i tanti comportamenti «oscuri» che gli uomini hanno avuto sempre lungo i secoli, anche ai nostri giorni. Nell’Antico Testamento, la predicazione dei profeti si erge vigorosamente contro ogni tipo d’ingiustizia e di violenza, collettiva o individuale, ed è così lo strumento dell’educazione data da Dio al suo popolo in preparazione al Vangelo. Pertanto, sarebbe sbagliato non considerare quei brani della Scrittura che ci appaiono problematici. Piuttosto, si deve essere consapevoli che la lettura di queste pagine richiede l’acquisizione di un’adeguata competenza, mediante una formazione che legga i testi nel loro contesto storico-letterario e nella prospettiva cristiana, che ha come chiave ermeneutica ultima «il Vangelo e il comandamento nuovo di Gesù Cristo compiuto nel mistero pasquale». Perciò esorto gli studiosi e i Pastori ad aiutare tutti i fedeli ad accostarsi anche a queste pagine mediante una lettura che faccia scoprire il loro significato alla luce del mistero di Cristo.
A mio parere questa posizione ha tre pecche.

Circolarità

La prima considerazione riguarda l'affermazione secondo la quale i cristiani dovrebbero «accostarsi anche a queste pagine mediante una lettura che faccia scoprire il loro significato alla luce del mistero di Cristo».

lunedì 16 maggio 2011

Messaggio di Christopher Hitchens agli atei statunitensi

Christopher Hitchens è un famoso giornalista e saggista statunitense, uno dei cosiddetti «quattro cavalieri» dell'ateismo moderno. Ha pubblicato il saggio Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa, sulle nefaste conseguenze del pensiero religioso, e La posizione della missionaria. Teoria e pratica di madre Teresa, sulle deprecabili pratiche della santa albanese.

Quello che segue è il suo messaggio alla conferenza degli atei statunitensi, che traduco perché mi pare molto significativa. Per cogliere alcune allusioni, bisogna sapere che Hitchens, da circa un anno, lotta contro un cancro all'esofago, che recentemente gli rende impossibile parlare. Per apprezzare la prosa di Hitchens, va considerato il fatto che la traduzione, col conseguente appiattimento e l'introduzione di errori, è mia.


Cari compagni d'incredulità,
nulla mi avrebbe trattenuto dall'unirmi a voi se non la perdita della mia voce (almeno della mia voce parlante) che a sua volta è dovuta ad una lunga discussione che sto correntemente avendo con lo spettro della morte. Nessuno vince mai questa discussione, sebbene vi siano alcuni solidi argomenti da sollevare mentre la discussione va avanti. Ho scoperto, mentre il nemico diventa più familiare, che tutte le speciali suppliche per la salvezza, redenzione e liberazione sovrannaturale mi sembrano ancora più vuote e artefatte di quanto non fossero prima. Spero di difendere e tramandare questa lezione per molti anni ancora, ma per ora trovo che la mia fiducia sia meglio riposta in due cose: le capacità e le norme della scienza medica avanzata, e il cameratismo di innumerevoli amici e famigliari, tutti immuni alle false consolazioni della religione. Sono queste forze, tra altre, che affretteranno il giorno in cui l'umanità si emanciperà dagli ostacoli di origine mentale del servilismo e della superstizione. È la nostra innata solidarietà, e non il dispotismo del cielo, la fonte della nostra morale e del nostro senso del decoro.
Questo essenziale senso del decoro è oltraggiato ogni giorno. Il nostro nemico teocratico è in piena vista. Di aspetto proteiforme, si estende dall'aperta minaccia di mullah con armi nucleari alle insidiose campagne per avere della pseudo-scienza istupidente insegnata nelle scuole americane. Ma nei recenti anni passati, ci sono stati confortanti segni di una genuina e spontanea resistenza a questo funesto nonsenso: una resistenza che ripudia il diritto dei bulli e dei tiranni ad avanzare l'assurda affermazione di avere dio dalla loro parte. Aver avuto una piccola parte in questa resistenza è stato il più grande onore della mia vita: il modello e l'originale di tutte le dittature è la resa della ragione all'assolutismo e l'abbandono della ricerca critica e oggettiva. Il nome dozzinale di questa illusione letale è religione, e dobbiamo imparare nuovi modi di combatterla nella sfera pubblica, così come abbiamo imparato a liberarcene noi stessi in privato.
Le nostre armi sono la mente ironica contro il letterale; la mente aperta contro il credulo; la coraggiosa ricerca della verità contro il pavido e le forze abiette che imporrebbero limiti all'indagine (e che stupidamente affermano che abbiamo già tutta la verità di cui abbiamo bisogno). Forse sopra ogni cosa, asseriamo la vita sopra i culti della morte e del sacrificio umano, e abbiamo paura, non dell'inevitabile morte, ma piuttosto di una vita umana che sia intralciata e distorta dalla patetica necessità di offrire irragionevoli adulazioni, o la abominevole credenza che le leggi della natura rispondano ad ululati e incantesimi.
In quanto eredi di una rivoluzione secolare, gli atei americani hanno una speciale responsabilità di difendere e sostenere la Costituzione che vigila sul confine tra Chiesa e Stato. Anche questo è un onore e un privilegio. Credetemi quando vi dico che sono presente tra voi, anche se non corporalmente (e solo metaforicamente in spirito...). Impegnatevi a costruire il muro di separazione di Jefferson. E non mantenete la fede.
Sinceramente,
Christopher Hitchens
Christopher Hitchens, «Message to American Atheists», RichardDawkins.net, 22 aprile 2011.

domenica 15 maggio 2011

Mezzo ateo e mezzo credente: lo strano caso di un paziente neurologico

Nel seguente video, il neurologo Vilayanur S. Ramachandran, professore di neuroscienze e psicologia all'Università della California di San Diego, racconta di un interessante esperimento fatto su di un paziente il cui cervello è diviso a metà.

I due emisferi cerebrali del paziente sono infatti separati, dando vita a due «personalità». Nell'esperimento, Ramachandran ha chiesto al paziente se credesse in Dio: l'emisfero destro ha risposto di sì, quello sinistro di no.

Come giustamente si chiede l'oratore, quando morirà, quest'uomo andrà in paradiso o all'inferno? Un problema per i teologi.



Fonte: «News Bits», Common Sense Atheism, 14 maggio 2011.

mercoledì 11 maggio 2011

Persone pie che massacrano in nome di Dio: Bin Laden e Saul

Saul stermina gli Amaleciti per ordine di Dio
Commentando l'articolo «Luigi Tosti, la rimozione del crocefisso e l'obiezione di coscienza» ho citato un episodio della Bibbia narrato nel Primo libro di Samuele. Nel capitolo 15 si narra infatti:
1 Samuele disse a Saul: «Il Signore ha inviato me per consacrarti re sopra Israele suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore. 2 Così dice il Signore degli eserciti: Ho considerato ciò che ha fatto Amalek a Israele, ciò che gli ha fatto per via, quando usciva dall'Egitto. 3 Va' dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini».
[...]
7 Saul colpì Amalek da Avila procedendo verso Sur, che è di fronte all'Egitto. 8 Egli prese vivo Agag, re di Amalek, e passò a fil di spada tutto il popolo. 9 Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e grosso, gli animali grassi e gli agnelli, cioè tutto il meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto il bestiame scadente e patito.

La colpa degli Amaleciti sarebbe stata quella di attaccare la carovana degli Ebrei mentre attraversava il deserto, colpendo la retroguardia dove si trovavano i più deboli (Deuteronomio 25,17-19). Per punire questa razzia, Yahweh ordina a Saul di colpire Amalek e di sterminare tutto ciò che gli appartiene, specificando che intende «uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini». Presumibilmente molti di quegli uomini e di quelle donne erano innocenti, certamente lo erano i bambini, i lattanti e gli animali; ma Yahweh è spietato e vuole che anche Saul sia spietato, che non si lasci «prendere da compassione».

E Saul è spietato: fa prigioniero il re amalecita Agag e risparmia il bestiame migliore per sacrificarlo a Yahweh, ma passa «a fil di spada tutto il popolo»; uomini e donne, bambini e lattanti, trovano la morte violenta, come aveva chiesto Yahweh (alla fine anche Agag sarà squartato dinanzi a Yahweh, per placarne l'ira).

martedì 10 maggio 2011

Un monumento a Lucifero

Rino Cammilleri, già diverse volte involontario ospite su questo blog, ha recentemente scritto un articolo dedicato a «Lucifero», in cui il rinomato apologeta se la prende con la bella statua dell'Angelo Caduto, eretta nel Parco del Ritiro di Madrid, al centro dell'omonima fontana. L'opera fu realizzata in bronzo (non in pietra, come dice Cammilleri) da Riccardo Bellver nel 1874, ed è ispirata al Paradiso perduto di John Milton.

Cammilleri chiosa:
Erano i tempi dell'«Inno a Satana» di Carducci, niente di strano che a qualcuno sia venuto in mente di celebrarlo in pietra.


Questa affermazione mi ha ricordato un altro articolo, ben più interessante, pubblicato sul sito Dwindling in Unbelief: «Who has killed more, Satan or God?», «Chi ne ha uccisi di più, Satana o Dio?».

L'autore, Steve Wells, fa notare come nella Bibbia - che certo non si può definire un testo neutrale, schierata com'è dalla parte di Dio, anzi, essendo la parola di Dio - a Satana siano attribuite appena dieci morti. Dieci.

Al contrario, secondo i conti di Wells e limitandosi solo alle uccisioni descritte nella Bibbia delle quali è dato esplicitamente il contro delle vittime, Dio ha ucciso 2.476.633 persone. Quasi due milioni e mezzo. E il conto non include «le vittime del diluvio di Noè, Sodoma e Gomorra, o le molte pestilenze, carestie, fiere e serpenti, eccetera, di cui il buon libro è pieno».

Riepilogando:
Conto dei morti nella Bibbia
Dio - Satana 2.476.633 - 10

Direi che, dovendo proprio erigere una statua a qualcuno di questi due assassini, sia Satana a meritarsela di più. O no?

La foto Angel Caido è opera di Thermos, ed è rilasciata sotto licenza Creative Commons by-sa 2.5.

lunedì 9 maggio 2011

Le prove della risurrezione di Gesù che mancano all'appello

Dal blog Debunking Christianity, segnalo un articolo di John Loftus intitolato «There Is a Lot of Evidence Concerning the Resurrection of Jesus We Don't Have But Would Like To Have» («Ci sono molte prove della risurrezione di Gesù che non abbiamo ma che ci piacerebbe avere»). Eccone un estratto:
Non abbiamo conferme di fonti indipendenti sulle affermazioni evangeliche che il velo del Tempio fu squarciato in due alla morte di Gesù (Marco 15:38), né che l'oscurità scese «su tutta la terra» da mezzogiorno alle tre del pomeriggio (Marco 15:33) perché il «sole smise di splendere» (Luca 23:45) né che vi fu un terremoto alla sua morte (Matteo 27:51,54), con un altro «violento» il giorno che sarebbe uscito dalla tomba (Matteo 28:2), né che i santi furono riportanti in vita alla sua morte, poi attesero fin quando Gesù sarebbe uscito dalla tomba per uscire dalle proprie tombe aperte, e che successivamente «entrarono nella città santa e apparvero a molte persone» (Matteo 27:52-53). Possono questi eventi essere realmente accaduti, senza che la successiva letteratura rabbinica, o Filone, o Giuseppe li menzionassero?

domenica 8 maggio 2011

Abbà, Dio «babbino» o «paterfamilias»?

Segnalo, con ritardo, l'interessante articolo di Giovanni Bazzana sul modo in cui Gesù chiama Dio Padre ai Getsemani, «abbà», che prende spunto dall'interpretazione datane da Ratzinger:
In particolare, rifacendosi a un passo di Marco 14:36, nel quale viene riportata la preghiera di Gesu', Ratzinger dice che "i tre testimoni hanno conservato la parola ebraica o aramaica con la quale il Signore ha parlato al Padre ... questa formula, abba', e' una forma familiare del termine padre, una forma che si usa solo in famiglia, che non si e' mai usata nei confronti di Dio". In questa affermazione praticamente tutto e' sbagliato a cominciare dalla menzione dei tre testimoni, visto che solo Marco ha la traslitterazione greca del semitico abba', mentre i paralleli (Mt 26:42 e Lc 22:42) hanno solo pater. Inoltre, come si fa notare in questo post di WIT in cui si commenta l'ultimo libro papale, l'ipotesi secondo la quale l'uso di abba' sia unico di Gesu' e sia un segno di particolare familiarita', oltre che puzzare non poco di anti-giudaismo, e' stata totalmente confutata da ricerche nemmeno tanto recenti.
Giovanni Bazzana, «Getsemani», TA BIBLIA, 26 aprile 2011.

sabato 7 maggio 2011

Ma i cattolici credono realmente a ciò in cui dovrebbero credere?

Qualche anno fa scoprii un gioco di carte intitolato Credo! The Game of Dueling Dogmas. Non ci ho mai giocato, ma leggendo il regolamento e guardando il materiale, mi sembra un gioco dall'ambientazione molto affascinante.

I giocatori impersonano dei patriarchi che partecipano ad un concilio ecumenico (non è detto esplicitamente, ma sembrerebbe il concilio di Nicea del 325): il loro compito è votare i nove articoli del Credo (o meglio, di una sua versione fittizia). Per ciascun articolo esistono diverse varianti, «ortodossa», «apollinare», «monofisista», eccetera, e ciascun patriarca ha un suo «credo» personale che è una combinazione di queste dottrine. I giocatori-patriarchi si alleano tra di loro e si combattono a colpi di anatemi, persecuzioni, conversioni, eccetera, acquistando e perdendo vescovi e fedeli, fin quando l'imperatore convoca una sessione del concilio per votare un articolo: dopo il voto, i giocatori-patriarchi che hanno una versione dell'articolo diversa da quella vincente vengono perseguitati e perdono fedeli, in numero tanto maggiore quanto più quell'articolo era per loro importante.

Parlo di questo gioco perché leggendo le versioni non-ortodosse degli articoli rimasi colpito della varietà delle credenze cristiane di quell'epoca: sebbene si tratti di un gioco e non di un testo accademico, infatti, ciascuna versione è stata realmente sostenuta da qualche cristiano dell'epoca. Tendiamo a vedere il Cristianesimo come qualcosa di ben definito, eppure ci sono state persone che si definivano cristiane e che credevano in cose che molti cristiani oggi troverebbero assurde.

martedì 3 maggio 2011

Il sostegno vaticano a Guantanamo

l'Espresso sta pubblicando alcuni cablogrammi diplomatici statunitensi che sono stati recuperati da Wikileaks. In particolare, il settimanale si sta occupando di quelli che riguardano l'Italia o, come in questo caso, il Vaticano.

Nel gennaio 2002, Jim Nicholson, ex-colonnello dell'esercito e ambasciatore di Bush presso la Santa Sede dal 2001 al 2005, comunicava di aver avuto dei colloqui col cardinale Mariano Montemayor sulle reazioni del Vaticano riguardo all'istituzione del carcere di Guantanamo.

Secondo Montemayor, l'enorme numero di talebani e terroristi catturati dalle truppe statunitensi in Afganistan fece sorgere una corrente, all'interno del Vaticano, che si preoccupava della possibile violazione dei diritti umani da parte degli Stati Uniti e che chiedeva, per questa ragione, una ferma presa di posizione della diplomazia vaticana contro il trattamento dei prigionieri.

Nicholson narra anche che Montemayor gli riferì, con zelo, che alla fine aveva vinto un'altra corrente, la quale garantì, con qualche riserva, il sostegno del Vaticano alle pratiche di detenzione dei detenuti istituite dall'amministrazione Bush. Ed è purtroppo tristemente noto quali fossero queste pratiche.

Camp x-ray detainees
Detenuti appena giunti a Camp X-Ray, Guantanamo, gennaio 2002

Interessante anche il commento di Nicholson su Montemayor. L'ambasciatore fu colpito dallo zelo col quale il cardinale perorava la causa degli statunitensi e comunica le ragioni del cardinale argentino: Montemayor è figlio di un alto ufficiale della marina argentina; inoltre, «Come argentino, Montemayor si trova in acque familiari, legalmente ed eticamente, nello sviluppo del suo approccio a Guantanamo. E si è chiesto se i tribunali militari argentini del passato potranno presto trovare i loro equivalenti americani».

Ora, passi per De Mattei, che in fin dei conti non è un esponente del Vaticano, ma è davvero possibile che un cardinale addentro alle cose d'Oltretevere, la cui posizione su di una questione così delicata come la violazione dei diritti dei prigionieri è divenuta quella della diplomazia vaticana, possa rappresentare la Chiesa, per di più quella di Wojtyla?

Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi, «La Chiesa approvò Guantanamo», l'Espresso, 29 aprile 2011; Elena Llorente, «Un monseñor argentino en Wikileaks», El Mundo, 29 aprile 2011.

lunedì 2 maggio 2011

Il coraggio di Wafa Sultan

Sulla storia di Wafa Sultan dice molto la sua pagina Wikipedia in italiano: che è una donna di origine siriana, che è stata educata all'Islam, che l'assassinio del suo professore universitario da parte dei "Fratelli musulmani" l'ha costretta a mettere in discussione la sua religione, che si è trasferita negli Stati Uniti, che lì ha iniziato a scrivere articoli critici dell'Islam e che è divenuta una celebrità dopo un suo confronto con un imam in diretta su al-Jazeera.

Sulla sua posizione si può dire che considera i paesi musulmani moderni arretrati rispetto all'Occidente, che condanna l'oscurantismo dell'Islam e la violenza contro gli infedeli, tutte cose che, ovviamente, le hanno garantito minacce di morte dai suoi ex-correligionari.

Per comprendere la forza di questa donna, una forza che la spinge a prendere una posizione per la quale è criticata dai suoi compatrioti, dalle persone che condividono la sua cultura, bisogna vedere il video (purtroppo solo in arabo con i sottotitoli in inglese):


Questo è un piccolo omaggio ad una donna coraggiosa.

domenica 1 maggio 2011

Robert Mugabe vìola i diritti umani, ma è invitato alla cerimonia di beatificazione di Wojtyła

Robert Mugabe detiene il potere nello Zimbawe da 31 anni. È accusato dai suoi oppositori e dai gruppi umanitari internazionali di violare i diritti umani e di contrastare i suoi avversari politici con la violenza; per di più, negli ultimi decenni la situazione del popolo zimbawese è divenuta più grave a causa delle errate politiche economiche del governo Mugabe. Senza contare i suoi recenti attacchi all'Europa, dove, ha detto, «c'è la feccia omosessuale».

Le violazioni dei diritti umani perpetrate dal suo regime hanno portato a sanzioni economiche internazionali, all'esclusione dello Zimbawe dal Commonwealth britannico; inoltre a Mugabe è vietato recarsi nei Paesi dell'Unione Europea e negli Stati Uniti.

Ma oggi Mugabe è a Roma, e non per essere messo sotto processo, ma per partecipare ad una festa. L'ha invitato il Vaticano per la beatificazione di Wojtyła; evidentemente, per Ratzinger le accuse di violazione dei diritti umani non sono ragioni sufficienti per definire Mugabe «persona non grata».

Robert Mugabe e consorte all'arrivo a Fiumicino: si recano a festeggiare in Piazza San Pietro
Ma la cosa che più mi indigna è il modo in cui Mugabe ha aggirato il divieto di arrivare in Italia.

Poiché lo Stato della Città del Vaticano non ha un aeroporto internazionale, Mugabe è arrivato all'aeroporto di Roma, a Fiumicino, in territorio italiano. La Repubblica Italiana ha condiviso le sanzioni europee contro Mugabe, ivi incluso il divieto di entrare nel territorio della Repubblica, ma ha chiesto all'Unione di accordare una deroga temporanea per questo evento.

Fosse stata una scelta del governo Berlusconi, sarebbe stata l'ennesima prova di subalternità dello Stato italiano al Vaticano; la cosa assurda è che, volente o nolente, il governo è stato costretto a chiedere la deroga perché lo richiede la Costituzione italiana! So che sembra assurdo, ma è vero: poiché Mugabe è un invitato del Vaticano, e poiché i Patti Lateranensi obbligano l'Italia a non impedire agli ospiti vaticani di recarsi in visita oltre Tevere, e poiché, infine, i Patti Lateranensi fanno parte della Costituzione e dunque sono materiale costituzionale, l'Italia è costretta a concedere l'accesso a Mugabe!

«Mugabe elude sanzioni UE grazie ai Patti Lateranensi», AGI News, 29 aprile 2011; «Cerimoniali», Bioetica, 1° maggio 2011; «Mugabe a Roma per la beatificazione», laRepubblica.it.

giovedì 28 aprile 2011

La svolta creazionista di Ratzinger

E alla fine Ratzinger l'ha detto chiaramente: i cattolici non possono credere all'evoluzione, devono essere creazionisti. E lo ha detto chiaramente nell'omelia della veglia di Pasqua:
Se l'uomo fosse soltanto un prodotto casuale dell'evoluzione in qualche posto al margine dell'universo, allora la sua vita sarebbe priva di senso o addirittura un disturbo della natura. Invece no: la Ragione è all'inizio, la Ragione creatrice, divina.
Dunque l'esistenza del Dio cristiano è incompatibile con la teoria dell'evoluzione così come osservata e compresa da centocinquanta anni a questa parte.

Segnalo l'articolo «Ratzinger e la creazione» da Il Pensatoio di McG, che analizza ulteriormente queste parole di Ratzinger.

Gian Guido Vecchi, «"L'uomo non è il prodotto casuale dell'evoluzione"», Corriere della Sera, 24 aprile 2011.

mercoledì 27 aprile 2011

In Siria il governo fa sparare sui contestatori, causando 450 morti. Indovinate da che parte sta la Chiesa siriaca?

In Siria il regime del dittatore Bashar al-Assad sta reprimendo nel sangue la ribellione del suo popolo, oppresso da una dittatura dal 1966 e suddito della dinastia al-Assad dal 1970.

I siriani chiedono la riforma dello Stato, ufficialmente egemonizzato dal partito Ba'ath e di fatto una dittatura familiare; al-Assad, dopo aver promesso l'abrogazione delle leggi speciali in vigore da decenni, ha scelto di usare la mano pesante contro gli oppositori, giungendo a far sparare le forze speciali contro i cortei dei funerali e facendo oltre 450 morti.

In una situazione del genere, in cui un dittatore sparge il sangue del proprio popolo per conservare il potere, da che parte sta la Chiesa del luogo? Da quella del dittatore, ovviamente.
«Siamo col governo e contro quei movimenti che lo oppongono», ha affermato il vescovo Philoxenos Mattias, portavoce della Chiesa ortodossa siriaca. «Qui in Siria non abbiamo problemi come i cristiani in altri paesi. Non abbiamo problemi col presidente».

Dunque, visto che al-Assad non perseguita la Chiesa siriaca, la Chiesa siriaca si schiera dalla sua parte, giustificando de facto gli assassinii ordinati da al-Assad.

Ogni volta che leggo dichiarazioni di sostegno delle varie Chiese a regimi dittatoriali che le favoriscono, non posso fare a meno di stupirmi e di indignarmi. Ma poi ricordo che non è la prima volta che accade, e mi convinco che sono io ad aspettarmi troppo...

Ignazio Zakka I Iwas (secondo da sinistra), Patriarca di Antiochia e di tutto l'Oriente, a fianco di Bashir al-Assad, Presidente della Repubblica araba di Siria.
Richard Spencer, «Syria: President Bashir al-Assad has a staunch friend in the Church», The Telegraph, 27 aprile 2011.

lunedì 25 aprile 2011

De Mattei se la prende con Messina e Varsavia, dietro ispirazione di due «santi» canonizzati da Wojtila

Roberto De Mattei, lo storico del Cristianesimo (presso l'università dei Legionari di Cristo) che le lungimiranti Letizia Moratti e Mariastella Gelmini hanno elevato alla vicepresidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha trovato un altro bersagilio, dopo atei e giapponesi: i messinesi colpiti nel 1908 dal sanguinoso terremoto e la popolazione di Varsavia, devastata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

Faustina Kowalska
Secondo De Mattei, dietro le catastrofi c'è sempre Dio, e il terremoto del 1908 sarebbe stato mandato da Dio contro Messina per colpire l'ateismo dei messinesi (Messina è famosa per essere una città atea!), mentre la distruzione di Varsavia per mano nazista sarebbe stata orchestrata da Dio per punire i varsaviesi degli aborti che praticavano (Varsavia, la città dell'aborto!).

Due sono le considerazioni da fare. Per l'ennesima volta, va sottolineato che questa persona non è all'altezza di ricoprire la seconda carica del principale istituto italiano di ricerca, quali che siano i suoi agganci con congregazioni cattoliche conservatrici (per di più in disgrazia, dopo la scoperta delle malefatte del loro fondatore, Marcial Maciel Degollado).

Annibale Di FranciaSecondo, va notato come De Mattei non sia poi così isolato, nel variegato mondo del pensiero cattolico. Sebbene Raniero Cantalamessa abbia affermato che «terremoti, uragani e altre sciagure che colpiscono insieme colpevoli e innocenti non sono mai un castigo di Dio», e che affermare il contrario significa «offendere Dio e gli uomini» (bontà sua), le posizioni di De Mattei sono riconducibili a due figure di spicco del cattolicesimo del XX secolo. Il vaneggiamento di De Mattei contro Messina, infatti, riprende quello di Annibale Di Francia, proclamato santo da Wojtyla; quello contro Varsavia, città martire della ferocia nazista, è invece mutuato dalla visionaria Faustina Kowalska, anch'essa canonizzata da Wojtyla.

Possibile che dopo duemila anni, nella Chiesa si possano annidare ancora oggi posizioni così oscurantiste? Possibile che personaggi che, magari per essere vissuti in un'altra epoca, sono portatori di messaggi così nefasti e disumani siano considerati santi, e presi a modello da cristiani così influenti? Possibile che Wojtila non fosse a conoscenza delle affermazioni di queste persone, e le abbia ritenute degne di essere canonizzate?

Marco Pasqua, "Messina e Varsavia punite da Dio e il Vaticano censura De Mattei", laRepubblica, 23 aprile 2011. Ricordo la petizione per chiedere le dimissioni di De Mattei dal suo incarico al CNR: http://www.petizionionline.it/petizione/dimissioni-del-vicepresidente-del-cnr-roberto-de-mattei/3730

martedì 19 aprile 2011

Ritrovamento di una delle steli dedicate ai caduti a Maratona (e piccola riflessione sulle prove storiche)

È una scoperta archeologica e storica di notevole spessore, ma dubito che finirà per avere un qualche rilievo sui giornali o la televisione. Perché? Semplice, perché questa è storia, non una bufala come i presunti codici di piombo col ritratto di Gesù, la fine del mondo predetta dai Maya o persino i microbi alieni sulla Terra.

Nella villa di Erode Attico (un interessante personaggio!) è stata ritrovata un paio di anni fa una stele recante una ventina di nomi (scritti bustrofedicamente in diagonale sulla stele). Secondo gli studiosi che l'hanno esaminata, si tratta di una delle dieci steli di marmo bianco erette dalle dieci tribù ateniesi (in questo caso si tratta della tribù Erechtheis) nei pressi della piana di Maratona per commemorare i 192 caduti ateniesi nella battaglia di Maratona del 490 a.C. (esattamente 2500 anni fa a settembre di quest'anno). La stele, che non può essere stata eretta dopo il 403 a.C. ma che probabilmente è precedente, elenca i nomi dei soldati di quella tribù che caddero in battaglia, e fu portata da Erode nella sua villa in quanto il ricco ateniese affermava di discendere dalla famiglia di Milziade, il generale ateniese che combatté a Maratona.

Ma c'è un'ulteriore ragione per questo articolo. Tempo fa parlai della differenza tra storia e mito, o meglio del tipo di prove che gli storici cercano nelle loro ricostruzioni del passato e di quelle di cui i fedeli si accontentano per sostenere che la propria versione degli eventi storici legati alla loro religione sia quella vera. Ecco, questo ritrovamento dimostra come degli eventi storici più disparati si possano trovare prove che confermano (in questo caso) o smentiscono le ricostruzioni degli storici; nel caso delle religioni, invece, o le prove non ci sono, o confermano quanto sostenuto dai fedeli oppure sono "eretiche". Una differenza non da poco.

«Marathon Casualty List?», Rogueclassicism, 18 aprile 2011; Diana Gilliland Wright, «The Marathon Stone», Surprised by Time, 9 aprile 2011; Nikolaos Markoulakis, «The Tumulus of Marathon a creation of Herodes Atticus», Sparta, 9 maggio 2009. La foto della stele proviene dalla pubblicazione Horos [17-21 (2004-2009) 679-692].