sabato 4 settembre 2010

La religiosità è più alta nelle Nazioni più povere del mondo

Molti ricorderanno l'episodio della vita di Gesù in cui un giovane gli si avvicina e gli chiede in che modo ottenere la vita eterna. Gesù risponde di seguire i comandamenti e poi aggiunge: «Va', vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (Vangelo secondo Marco, 10:21).

Mi è venuto alla mente questo brano quando ho letto i risultati di un recente sondaggio Gallup: «Religiosity Highest in World's Poorest Nations», "la religiosità è più alta nelle Nazioni più povere del mondo". Nel 2009 hanno chiesto alle persone di 114 Paesi se la religione fosse importante nella vita quotidiana, e hanno poi messo a confronto questi risultati con il reddito pro-capite annuo di quei Paesi. Il risultato è una forte correlazione tra religiosità è povertà: mediamente, più un Paese è povero più i suoi abitanti si dicono religiosi (e viceversa).

I Paesi più religiosi sono: Bangladesh, Niger, Yemen, Indonesia, Malawi e Sri Lanka (tutti oltre il 99%); quelli meno religiosi: Estonia (16%), Svezia (17%), Danimarca (19%), Giappone e Hong Kong (24%).

Il New York Times ha pubblicato un'interessante diagramma riassuntivo. In ascissa c'è il reddito annuo pro-capite (dunque i più poveri a sinistra e i più ricchi a destra), in ordinata la percentuale di intervistati per i quali la religione è un aspetto importante nella vita quotidiana (in alto i più religiosi, in basso i meno religiosi); la dimensione del simbolo è collegata alla dimensione della popolazione di quel Paese, mentre il colore è relativo alla religione dominante.



Interessanti eccezioni sono i Paesi del blocco ex-sovietico, che hanno basso reddito e bassa religiosità, e Stati Uniti, Italia e Grecia, ad alto reddito e alta religiosità; in particolare l'Italia, col 72% di persone "religiose" è il Paese ricco più religioso, dato che nessun paese con una religiosità maggiore raggiunge i 25.000 dollari annui di reddito pro-capite.

Una possibile spiegazione di questa correlazione è che nei Paesi più poveri la religione sia utile a sopportare la lotta per la sopravvivenza quotidiana: un altro sondaggio Gallup («Religion Provides Emotional Boost To World's Poor») ha dimostrato che per le persone che vivono con meno di duemila dollari l'anno l'essere religiosi aiuta a mantenere un atteggiamento positivo, mentre quando il reddito supera i venticinquemila dollari annui l'influenza della religione è irrilevante o addirittura è negativa.

Insomma, pare che la religiosità di una persona sia collegata (mediamente) al vantaggio morale che la religione dà a quella persona.

Post ispirato da «A correlation between religiosity and poverty», dal blog Why Evolution Is True di Jerry Coyne.

6 commenti:

  1. La scoperta dell'acqua calda...

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  2. mi pare che questi dati non dicano assolutamente nulla.

    Gli USA sarebbero una eccezione inspiegabile.

    Manca una "bolla" importantissima, che se ci fosse stata sarebbe stata più grande di quella dell'India: la Cina, ovvero un quinto della popolazione mondiale. Ovviamente il partito comunista cinese si guarda bene dal rilasciare certi dati, ma possiamo immaginare che avrebbe riempito il vuoto in basso a sinistra del grafico, come vietnam e russia. E anche il NYT ben si guarda dal precisarlo!

    Non vedo neanche una vera correlazione statistica (includendo Cina) fra le due grandezze: se non il fatto che la gran parte dei paesi sono poveri (PIL procapite).

    Mi permetto anche di mettere in dubbio la reale sostanza del "sondaggio": in quanto la risposta alla domanda può avere sensibilità diverse nei vari paesi; invece che vedere la "dichiarazione di religiosità" bisognerebbe andare a vedere la pratica reale di una religione. L'Italia ad esempio dichiara un 70%: ne sono davvero stupito: si sa che la pratica alla messa domenicale si aggira intorno al 10% e io vedo sempre piu pochi vecchietti. L'adesione alla IRC sarà pure alta, ma quando mi capita in pubblico di parlare di Dio, mi sento visto come un alieno.
    In paesi islamici dove esiste un forte controllo sociale sulla religione (Arabia Saudita, dove esiste perfino la "polizia religiosa") quasi nessuno avrebbe il coraggio di dichiarare che la religione è poco importante: ma quanti veramente sono buoni mussulmani?
    In India ad esempio dichiararsi indifferenti alla religione o atei è considerato disdicevole, perchè l'ateismo/agnosticismo viene associato alle cose più negative dell'occidente etc...

    Mi pare piuttosto che le ragioni storiche e culturali fra i vari paesi spieghino meglio certe differente che non un mero rapporto evidenziato su un grafico, del tutto stiracchiato.

    Piu interessante sarebbe stato mettere in relazione i trend relativi: ovvero aumento (derivata) della ricchezza con aumento del secolarismo: ma non sono certo del risultato.

    Quella del NYT (noto giornale anti-religioso) mi sembra una operazione mediatica, che rimane della superficie delle cose, senza un serio fondamento ne statistico ne reale.

    La verità è che il potere econonico e i templi della finanza di cui il NYT è una delle tante faccie, hanno paura del risveglio religioso che un po' si respira in tutto il modo, dopo la caduta delle ideologie. Il gigante si accorge di avere i piedi di argilla; non può permettersi di perdere potere e deve far credere alla gente che ricchezza e religione non vanno d'accordo: il messaggio subliminale quindi che si vuole lanciare è "se credete sarete più poveri; se non credete sarete piu ricchi, quindi non tornate alla religione perchè senno perdete la ricchezza". Il messaggio è rivolto sopratutto ai paesi ricchi (i lettori del NYT), per impedire il più possibile il ritorno al sacro, dopo le delusioni che il mondo ricco ha dato e continua a dare.

    Il demonio, si sa, è sempre astuto e sa come far leva sugli istinti più bassi.

    Come invece ci insegna Gesù, che mai prende di mira la ricchezza in se, non è questa il vero problema, ma la relazione che instauriamo con essa che si pone difronte alla nostra libertà di uomini: o si ama Dio o mammona.

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  3. «mi pare che questi dati non dicano assolutamente nulla.»

    "Assolutamente nulla"? Sono dati parziali, certo, ma "assolutamente nulla"???

    «Gli USA sarebbero una eccezione inspiegabile.»

    Sono nella stessa classe di Italia e Grecia. Sono, appunto eccezioni. Il risultato di questa analisi è la scoperta di una correlazione, non di una legge matematica. E la correlazione c'è.

    «Manca una "bolla" importantissima [...]: la Cina [...] Ovviamente il partito comunista cinese si guarda bene dal rilasciare certi dati, ma possiamo immaginare che avrebbe riempito il vuoto in basso a sinistra del grafico, come vietnam e russia. E anche il NYT ben si guarda dal precisarlo!»

    Hai letto l'articolo? Si tratta di un sondaggio, non di dati "ufficiali" sulla religione; quindi il partito comunista cinese non c'entra nulla, i dati non ci sono perché non hanno potuto telefonare ai cinesi.

    Inoltre si parla di percezione dell'importanza della religione nella vita quotidiana, non di religione professata, quindi non "possiamo immaginare" come dici tu.

    «Mi permetto anche di mettere in dubbio la reale sostanza del "sondaggio": in quanto la risposta alla domanda può avere sensibilità diverse nei vari paesi; invece che vedere la "dichiarazione di religiosità" bisognerebbe andare a vedere la pratica reale di una religione.»

    Non è quello che interessa. Io posso essere un cristiano non praticante, ma pregare quotidianamente Dio: sono comunque religioso anche se non seguo passo passo i dettami della Chiesa. Tu stesso fai poi notare che c'è una forte differenza tra percezione religiosa personale e manifestazione pubblica della propria fede: mi pare più importate la prima, che è proprio quello che questo sondaggio va ad indagare.

    «Quella del NYT (noto giornale anti-religioso) mi sembra una operazione mediatica, che rimane della superficie delle cose, senza un serio fondamento ne statistico ne reale. La verità è che il potere econonico e i templi della finanza di cui il NYT è una delle tante faccie [...] Il messaggio è rivolto sopratutto ai paesi ricchi (i lettori del NYT), per impedire il più possibile il ritorno al sacro, dopo le delusioni che il mondo ricco ha dato e continua a dare.»

    Il NYT ha semplicemente fatto il grafico. Dati e correlazione sono del Gallup, noto centro di indagini statistiche. Possiamo per una volta evitare dietrologie? O il fatto che questa notizia non sia stata data dall'Osservatore Romano dovrebbe farmi pensare che la Chiesa vuole occultare questi fatti?

    «Il demonio, si sa, è sempre astuto e sa come far leva sugli istinti più bassi.»

    Concordo.

    «Come invece ci insegna Gesù, che mai prende di mira la ricchezza in se, non è questa il vero problema, ma la relazione che instauriamo con essa che si pone difronte alla nostra libertà di uomini: o si ama Dio o mammona.»

    Secondo il tuo ragionamento, in America amano Mammona, in Cina no...

    Riassumendo, neghi il fatto che ci sia una correlazione tra religiosità e reddito pro-capite?

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  4. Secondo il tuo ragionamento, in America amano Mammona, in Cina no...

    c'è un detto che dice: in America non amano molto il Dio Trino... ma il Dio quattrino.... :)

    Riassumendo...

    Dico e ripeto che
    1. la correlazione è debole,
    2. non si può misurare facilamente il grado di "religiosità" della gente mentre invece il reddito è facilmente e oggettticamente quantificabile.
    3. il motivo per cui certi paesi si trovano in un quadrante piuttosto che in un altro si può spiegare più facilmente andando a vedere la storia di ogni singolo paese.
    4. sulla cina: sarà stato pure un sondaggio, ma intanto non c'è. e perchè? non sarà forse per la censura religiosa asfissiante che c'è in quel paese?

    sul NYT: non è dietrologia, è costatazione della realtà; ribadisco che a mio avviso ha molti pregiudizi antireligiosi, un po' come Repubblica in italiana: ogni tanto pubblicano qualche lettera di qualche cardinale giusto per rifarsi il trucco, ma per il resto hanno una visione culturale massonico-liberal(USA) che vede la religione in un certo modo: nulla di scandaloso, è così e basta.

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  5. «1. la correlazione è debole, »

    Non mi pare, a me pare anzi molto forte.

    «2. non si può misurare facilamente il grado di "religiosità" della gente mentre invece il reddito è facilmente e oggettticamente quantificabile.»

    Credo che chiedere alle persone se la religione sia importante nella loro vita quotidiana sia un indicatore eccellente.

    «3. il motivo per cui certi paesi si trovano in un quadrante piuttosto che in un altro si può spiegare più facilmente andando a vedere la storia di ogni singolo paese.»

    Vero, ma in media la correlazione esiste e va spiegata. Il fatto che vi siano delle influenze "storiche", non inficia il collegamento tra povertà e religiosità

    «4. sulla cina: sarà stato pure un sondaggio, ma intanto non c'è. e perchè? non sarà forse per la censura religiosa asfissiante che c'è in quel paese?»

    Forse perché c'è una dittatura? Non credo più come prima alla favola della Cina atea: ci sono cristiani, musulmani, buddisti e taoisti; finché non fanno riferimento ad autorità esterne (Dalai Lama o Papa) sono lasciati in pace.

    Ciao.

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  6. "la correlazione è debole"

    Immagino tu lo dica in base a studi approfonditi di statistica e a un'analisi esaustiva dei dati...

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